Ninuccia e gli ANGELI ( VI ed Ultimissima parte del IV cap)

Tutti i diritti RISERVATI.@ all Rights Reserved by Fabiana Schianchi UGOLETTI.

Ninuccia iniziò a ricambiare i suoi baci ardenti ed appassionati. Dopotutto aveva solo trentuno anni, era di una bellezza prorompente e devastante per gli uomini e soprattutto per Vincenzo. Erano diversi mesi che non faceva più l’amore con un uomo vero e Vincenzo le era sempre piaciuto per la sua mascolinità e per il suo carattere forte e volitivo, nonché per la bellezza esteriore ed interiore che poasedeva. Si abbandonò completamente a lui, che nel frattempo aveva chiuso la porta del suo ufficio a chiave. Lei sbottonandogli la camicia e iniziando ad accarezzarlo con voluttà ovunque, gli procurava dei sospiri e dei gemiti fortissimi. Diverse volte lui le disse ” Ti amo da impazzire Ninuccia, ti ho sempre amata, sei tu la donna della mia vita. Amami ancora come sai fare solo tu, regalami i tuoi orgasmi e mi farai l’uomo più felice della Terra.”. Ninuccia obbedi’ ed iniziarono piano piano ad uscirle i suoi meritati orgasmi: il primo fu maestoso, abbondante e lunghissimo: l’urlo che uscì spontaneo dalla gola di lei fu talmente forte che un secondino, sempre di guardia davanti all’ufficio del Colonnello, busso’ lievemente chiedendo se era capitata una disgrazia.incenzo Cordua con la mente su un altro pianeta ma per nulla imbarazzato, rispose che era la radio che trasmetteva un film di guerra e gli disse di non disturbarlo più per nessun motivo, sino a che era in ufficio con la porta chiusa. Il secondino disse immediatamente ” sissignore” anche se la versione del film di guerra alla radio non era molto credibile dal momento che nella sala d’aspetto vi era appoggiato sulla sedia di ferro lo scialle nero di Ninuccia fatto al tombolo, ed era diverso da tutti gli altri scialli delle donne del paese perciò era molto ben riconoscibile.

Il carabiniere scelto Colonna Esmeraldo lo aveva riconosciuto e comprese subito chi c’era nell’ufficio ad urlare di piacere, fece finta di nulla e si accese una sigaretta. Dopo tutto non erano affari suoi e tutti in paese sapevano che per Ninuccia il Colonnello avrebbe fatto qualsiasi cosa, qualsiasi cosa lei gli avesse chiesto. Ripresero a fare l’amore selvaggiamente e arrivarono altri orgasmi senza farsi pregare: finalmente aveva aperto la gabbia permettendo a loro di uscire allo scoperto dopo secoli di forzata prigionia. Arrivavano in fila uno dopo l’altro, come un fiume in piena che non conosce ostacoli, per ogni orgasmo lei chiudeva gli occhi e Vincenzo lo sentiva bene dalle contrazioni della vagina di lei che gli avvolgevano il suo superbo pene come in una morsa serrata. Ninuccia era in estasi, un leggero rigolo di saliva le usciva dalla bocca. Gli occhi facevano cadere lacrime calde di piacere e lei si abbandonava sempre di più al corpo di Vincenzo che oramai era al limite della sopportazione e temeva di eiaculare da un secondo all’altro.” NINUCCIA ti supplico, lasciami uscire da te, mi fai morire e non voglio venire proprio ora. Non prima di vederti completamente felice ed appagata, ti prego di non toccarmi per qualche minuto o esplodero’. Così dicendole uscì da lei a malincuore e continuando a baciarla con la lingua ovunque. Le procurò altri orgasmi altettanto intensi, prendendosi il tempo per calmarsi un poco al solo scopo di rientrare dentro di lei. Andarono avanti così ad amarsi come ragazzini per diverse ore quando lui, stremato e sudato fradicio esplose con la furia di un vulcano in eruzione bagnandola dappertutto con la Potenza del suo liquido che lei leccava ardentemente. Sembrava nata per fare l’amore e rendere felice il suo uomo, sapeva amare ed amava l’amore mescolato al sesso. Era spontanea, sincera, per niente costruita, i suoni primordiali , le urla ad ogni orgasmo erano veri, le movenze e le sensazioni che sapeva donare al suo uomo pareva le avesse imparare nei libri di scuola. Invece non vi è nessun libro che spiega come amare. Si nasce con l’amore dentro di sé, ce l’hai dentro le vene ed è mescolato al tuo sangue. Devi esserne intriso d’amore se vuoi donarlo all’altro! Non si va a scuola di sesso a meno che tu non sia una puttana e lo fai secondo un codice di comportamento ben preciso al solo scopo di ricevere in cambio sporchi soldi. Ma questo non è amore e non è nemmeno sesso, è vendere un pezzo della tua carne come fa il macellaio. Queste erano le idee di Ninuccia ben incise nella sua testa. ” Null’altro conta” diceva ” ma non devi fingere mai, saresti una donnina molto misera e finta….una di quelle che Ninuccia odiava, pagate x fingere l’orgasmo, pagate solo per miagolare come gatte in calore. Ninuccia ce lo aveva dentro di sé sin dalla nascita questo dono che madre natura le aveva fatto. S

Sua madre Angelica non glielo aveva CUCITO addosso come le aveva ricucito l’imene. Questo era un suo dono e nessuno glielo avrebbe rubato. Lei stessa era un dono della vita, era nata per amare e per essere amata. Il suo compito era quello di rendere felice ed appagata il proprio uomo e pretendeva altrettanto da lui, nonostante le violenze fisiche e psicologiche che aveva dovuto subire da bambina era rimasta dentro al suo cuore un’anima pura che credeva ancora all’amore vero e passionale. Vincenzo Cordua questo lo aveva capito fin da ragazzino quando verso sera, correvano felici entrambi per arrivare nel bosco dei ciliegi di Don Gaudenzio. Trascorrevano sotto alle foglie del grande ciliegio le ore pomeridiane libere dalla Fabbrica delle Scarpe. Sì strappavano i vestiti di dosso ed in un battibaleno erano nudi ed abbronzati dal sole cocente di Castrolibero. Felici e giovanissimi erano sempre avvinghiati come due edere, i loro corpi perfetti bramavano per imparare insieme giorno dopo giorno, tramonto dopo tramonto i primi giochi sessuali. Per ogni nuovo gioco che sperimentavano lei rideva ed urlava come una selvaggia, facendo impazzire ancora di più lui. Ora in quell’ufficio chiuso a chiave senza il ciliegio, lei doveva liberarsi di tutto quel piacere che per anni gli aveva dovuto negare. Finalmente era giunto il momento per rimettere i conti in pari e ridare a lui le gioie troppo a lungo negate. Completamente e senza remore, senza falsi pudori: stava facendo l’amore con il colonnello Cordua Vincenzo. Si sedeva ora sulla scrivania, si sdraiava in terra come una gatta innamorata conn

la schiena inarcata aprendosi da sola le piccole labbra ed inumidendole con la saliva per facilitargli l’entrata. Sinoffriva a lui di schiena perché sapeva bene che questa posizione lo faceva andare giù di testa, in modo tale che lui potesse penetrata meglio mentre con le dita lei si masturbava, cosicché Vincenzo affondava sempre di più i suoi colpi dentro alla vagina di lei. Persino sull’orlo del lavandino del bagno adiacente all’ufficio, davanti allo specchio mentre guardavano eccitati il pene di lui che entrava ed usciva ritmicamente dalla sua intimità più segreta che si era gonfiata a dismisura. Ogni tanto lei glielo prendeva in bocca e glielo succhiava avidamente, godeva così tanto che anxhe lei perdeva liquido che lui prontamente bacuaba. Era sbigottita ed eccitatissima per le imponenti dimensioni del pene di Vincenzo, non se lo ricordava più, adorava quelle parti così intime di lui , così come adorava la sua lingua quando la leccava in profondità nella vagina e nel suo adorabile culetto. Gli piaceva moltissimo non solo sessualmente e avrebbe voluto sposare lui e non quel buono a nulla di Fornasetti ma sua madre ancora una volta si era messa di traverso e glielo aveva fortemente impedito. In questo momento della sua vita forse non era più l’amore tenero ed ingenuo dei 15 anni, forse era solo una passione sfrenata sessuale ed ardita della quale Ninuccia ora ne aveva un dannato bisogno.

Il resto non le importava e l’amore del ciliegio non sarebbe più tornato per lei. Dopo quello che aveva dovuto subire aveva deciso a tavolino che non si sarebbe mai più innamorata. Ora si stava semplicemente prendendo ciò che le occorreva per tirare avanti. In quell’interminabile giornata Ninuccia volle dentro di se’ Vincenzo in tutti i modi possibili, anche in piedi mentre era saldamente attaccata al suo appendiabiti….pretese di essere amata in tutti gli angoli di quella stanza di venticinque metri quadrati. Sì donava a lui senza false riserve, senza falsi pudori o inutili vergogne e riceveva in cambio molto di più di QUELLO che lei gli stava regalando. Tutto in quei muri scrostati una volta che lei era uscita doveva avere il suo sapore, il suo odore, tutto doveva parlare di lei in modo che Vincenzo non la dimenticasse mai. Ma su questo punto Ninuccia poteva stare certa: Vincenzo da quando era un ragazzino e fino alla fine dei suoi giorni non l’avrebbe mai e poi mai dimenticata. Questo le avrebbe permesso di liberarsi in fretta ed in modo definitivo di Achille Fornasetti e…chissà.! Forse sarebbe riuscita ad amarlo ancora anche se il viaggio su al nord che aveva in programma l’avrebbe portata molto lontana da lui. Dopo diversi giorni da quegli amplessi di fuoco, Fornasetti fu arrestato e passò in carcere diversi mesi con parecchi capi d’imputazione. Primo tra tutti quello di furto e tentata vendita d’opera d’arte, loschi traffici con delinquenti di basso rango, stato d’ubriachezza molesta, furto di denaro dalla Parrocchia, percosse alla moglie, tradimento e altre piccole cosette che il Colonnello aveva aggiunto al curriculum del Fornasetti. Con evidente soddisfazione e una punta d’orgoglio lo mise in gattabuia personalmente dandogli anche un paio di sonori ceffoni senza essere visto dalle guardie. Dopo aver chiuso bene la cella con i dovuti catenacci si fumo’ un sigaro in santa pace, pregustando il momento in cui avrebbe fatto di nuovo l’amore con Ninuccia. E come sempre quando pensava a lei l’erezione arrivava di colpo e non riusciva a contenerla e né a domarla. Infatti dopo giorni e giorni di lontananza per mettere a tacere le malelingue, dato che lei non era ancora ufficialmente divorziata, decisero di rivedersi ancora per amarsi sino a non avere più fiato. Il viaggio al Nord era imminente e Ninuccia voleva sfruttare ogni minuto libero con Vincenzo, che felice per essersi tolto dai piedi un ostacolo alla passione tra lui e la sua donna cominciava ad intravedere un futuro e dei figli assieme a lei, ignaro della sua prossima partenza. Ma il giorno della partenza arrivò in un battibaleno così Ninuccia assieme a Rosina, Greta e Celeste se ne scappò via come una ladra, senza avvertire Vincenzo, certa che se lo avesse rivisto avrebbe desistito dal partire. Angelica le salutò lanciando loro improperi e maledizioni e non AUGURI o saluti benevoli e per la gran rabbia che provava ebbe un altro ictus ancor più grave del primo che arrivo a paralizzarla totalmente. Ma nemmeno questa volta chiuse gli occhi per sempre per andare a trovare in cielo il povero Biagio Ercolano, marito manipolato da lei per una vita intera come fosse un burattino con i fili ROTTI. Questo ulteriore incidente di percorso così come lo chiamava lei non le impedì di andarsene in Emilia Romagna precisamente a Bologna, dove aveva la casa editrice principale il Commendator Sangalli Pietro. Il cervello di Ninuccia era una calcolatrice perfetta e con le pile che funzionavano a meraviglia: d’ora in poi bando ai sentimentalismo, stop alle lacrime per il suo amore Vincenzo ma solo obiettivi chiari e precisi da raggiungere. In questo non era seconda a nessuno, con la determinazione e la tenacia che aveva sarebbe arrivata in cima alla vetta più ambita. La squadra femminile al completo firmata da Ercolano Ninuccia, Rosa Giudici, Greta e Celeste Fornasetti partì per Bologna accompagnata dal fedele e devoto Tirotta Mafaldo alla guida del suo camioncino rosso carminio. Era felice ed orgoglioso di accompagnare Ninuccia laddove lui stesso tanti anni prima aveva recapitato i manoscritti di Ninuccia. Borsalino in testa, camicia bianca della domenica e calzoni blu schiarendosi la voce disse ” ragazze, salite, si parte per il Nord. Avviò non senza fatica il suo fedele camioncino con il sorriso sulle labbra, in quella mattina di giugno, fiero di farle da autista. La squadra al completo partì per il nuovo viaggio lasciandosi alle spalle il passato. Pochi mesi dopo, inevitabilmente Sangalli innamorato pazzo di Ninuccia chiese la sua mano. Lei dapprima finse di negarsi per non apparire ai suoi occhi un avvoltoio che mirava solo al suo smisurato patrimonio. Poi portandolo con i suoi continui rifiuti anche ad ammalarsi data la non più giovine età, cedette le armi davanti ad un solitario da 15 carati, contornato da rubini birmani grandi come i grani del Santo Rosario. Sangalli non era capace di mezze misure: faceva le cose in grande o rinunciava. Ed a Ninuccia non avrebbe rinunciato per niente al mondo. Egli non sapeva della riluttanza di Ninuccia per il colore rosso, ma lei non diede a vedere nulla e asciugandosi una lacrima di finta commozione più che altro per il valore inestimabile dell’anello disse” Sì, ACCETTO di diventare tua moglie. Subito dopo le nozze, la nominò unica e sola erede universale di tutti i suoi beni, non dimenticandosi delle sue gemelle che avevano anche RICEVUTO da lui il cognome ” Sangalli”. Lui ed il suo fidato collaboratore dottor Ambrosetti, impiegarono un mese per stilare l’inventario di tutti i suoi averi, certi di aver dimenticato qualcosa di sicuro. ” Lo darete agli orfanotrofi dell’Emilia Romagna e farete costruire un ospedale in mia memoria, oppure distribuite voi a chi credete sia più meritevole. Quando io non ci saro’ più poco importa a chi andranno le briciole, a me preme soltanto di sapere che la mia adorata moglie è al sicuro con le ragazze. Quando all’età di 99 anni Sangalli Pietro chiuse gli occhi per sempre, in seguito a complicazioni sopraggiunte in seguito ad una banale influenza, tutto era già pronto per festeggiare i 100 anni, ma non fecero in tempo! Ninuccia, Rosina, le gemelle e tutto il personale di Palazzo Sangalli piansero lacrime di sincero affetto per quell’uomo che aveva dedicato tutta la sua vita al lavoro e negli ultimi anni a Ninuccia. Il palazzo d’ora in poi si sarebbe chiamato “Palazzo Ercolano Sangalli” così come aveva disposto nel testamento. Pietro Sangalli oltre alle belle donne allo champagne e alle notti brave quando era in gioventù, aveva saputo lavorare con intelligenza e fiuto, onestà ed astuzia, dedizione e tenacia costante. Questi ingredienti mescolati insieme, erano stati in grado di farlo arrivare alle vette più alte e fargli ottenere sempre un cocktail esplosivo di miliardi e ricchezze in suo favore. Dormiva solo tre/ quattro ore per notte, mangiava mentre lavorava, e persino mentre si faceva la barba o il bagno voleva accanto a sé Ambrosetti o Aristide con i telefoni che squillavano in continuazione da tutto il mondo, dal mondo che lui stesso aveva saputo creare e rispondeva a tutti senza lamentarsi mai.

Vivere per lui significava lavorare ed accumulare, comprare e vincere sempre su tutti. Questo sino all’arrivo di Ninuccia. Aveva settant’anni, trentotto in più di lei quando la conobbe e la vita per come la aveva sempre vista e vissuta lui, cambiò rotta e prospettiva di colpo. Apparententemente poteva sembrare burbero e tirchio ma nel profondo del suo animo era molto generoso e non si era mai dimenticato di un compleanno, di una nascita, di un battesimo dei figli dei suoi collaboratori. Tutti chi più chi meno lo avevano dovuto sopportare quando era uno scapolo ribelle, impertinente e donnaiolo facendoli dannare di continuo. La sua filosofia di vita era fondata su una regola ben precisa sulla quale non si poteva transigere mai: circondarsi solo di poche e capaci persone, pagarle molto bene e rispettarle sempre. In cambio chiedeva e pretendeva fedeltà assoluta o sarebbero stati guai per loro.

Autore: Fabiana

Sono nata il 6/6/64. tutto il resto é noia, mi trovi su SHPOCK, su VINTED, SUBITO.IT. SE HAI BISOGNO CHIAMAMI X COSE SERIE al 3204380039!

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