Viaggio nelle Marche (Recanati parte seconda).

Non ho dimenticato di riportarvi a puntate, per non annoiarvi troppo, il mio viaggio storico/culturale, nonché introspettivo nella dolce regione Marche. Come già vi dissi nella prima parte, sarà stata la giornata poco clemente, saranno stati i ricordi dei trent’anni trascorsi o le sensazioni che quel Sommo e triste Poeta mi ha trasmesso,ma il Paese seppur grazioso e mi ha comunicato poca allegria. Proseguendo il nostro itinerario con la guida, si arriva alla seconda sala, (dopo l’alcova)quella contenente libri prevalentemente di teologia.Tra le centinaia colpiscono i sei volumi molto preziosi della Bibbia, tradotti in otto lingue diverse. Giacomo Leopardi le studiò da solo, per sapere ed imparare anche l’ebraico ed il greco. Il padre Monaldo acquistò per pochi danari tutti questi testi, dopo la chiusura di diverse parrocchie e conventi in seguito ad atti di ribellione nei confronti della Chiesa. Ho potuto ammirare tra una finestra e l’altra anche uno scaffale alto al soffitto,molto stretto contenente i libri (sempre protetti da una rete metallica) proibiti dalla Chiesa stessa (ricordate “Il nome della rosa?”).Giacomo e i suoi fratelli, compresa la sorella Paolina ebbero ugulmente una dispensa speciale dal padre per poterli consultare. Segue la prima sala, che contiene le enciclopedie del tempo.Abbiamo visto il tavolino sul quale Leopardi soleva studiare, aveva l’abitudine di spostarlo da una finestra all’altra per usufruire della luce del sole. Riusciva inoltre ad ascoltare l’allegro cicaleccio della piazzola antistante la sua casa e l’allegra voce di Teresa. Si arriva così alla sala dei manoscritti, chiamata sala dei manoscritti perché in una teca centrale sono esposti numerosi autografi del poeta, le prime composizioni puerili e altre opere in età più adulta. Fra essi anche il passaporto per Milano e ho visto, l’unica sua vera foto esistente, eseguita dal ritrattista Lolli. Continua a leggere “Viaggio nelle Marche (Recanati parte seconda).”

Viaggio alla scoperta delle Marche (Recanati parte prima).

Questo famosissimo paesino delle Marche è uno di quelli da me visitati nella  mia vacanza nella regione Marche. A mio vedere tra tutti quelli visitati è quello che mi ha trasmesso maggior tristezza e malinconia. E’ comunque famoso e rinomato, molto visitato dai turisti italiani e stranieri  e tale rimarrà per aver dato i natali il 29 Giugno 1798 al poeta per eccellenza Giacomo Leopardi. Primo maschio di sette figli, nato dal conte Monaldo e da Adelaide Antici, madre solo biologica. “Le uniche carezze fatte da nostra madre erano con gli occhi”, soleva dire Giacomo, non avendo mai ricevuto un gesto gentile o affettuoso dalla madre. Recanati è poco distante da Sirolo e si trova,come tanti altri paesini sulla vetta di un colle. Si entra nella parte antica tramite un arco molto alto, o porta della città,  si cammina su stradine in salita formate da sassi storici, sanpietrini e percorsi sconnessi che si snodano in vari vicoli e portano al cuore del paese. Ricordo con una sorta di melanconia struggente quei luoghi, nei quali Giacomo ha vissuto pochi anni, (m.14/06/1837 a Napoli) trascorsi tutti a studiare, a conoscere e ad imparare. Palazzo Leopardi si trova in una piazzetta a Montemorello, chiamata “Il sabato del villaggio”, la struttura esterna non è particolarmente sontuosa ed arzigogolata, ma presenta linee severe e diritte, anche se signorili. L’ultimo restauro si dice sia stato eseguito da un prozio del Poeta, tale architetto Carlo Orazio Leopardi nel settecento. Alla sinistra del Palazzo troviamo la chiesa di S. Maria di Montemorello, costruita anch’essa da un avo del sommo Poeta,  tale Pier Niccolo’ Leopardi, nel cinquecento. Di fronte all’entrata principale del Palazzo c’è ancora l’edifico dei domestici, scudieri e cocchieri di casa Leopardi. Vi abitava anche la figlia, Teresa Fattorini che ispirò la famosissima poesia “A Silvia”. Ho visitato anche i giardini, quieti, verdissimi, immensi, lunghissimi e custodi delle passeggiate di Leopardi, che sono situati nella parte posteriore del Palazzo, ho visitato l’Ermo Colle, con  la scritta incisa su pietra “SEMPRE CARO MI FU QUEST’ERMO COLLE” ed ho immaginato lui, che solo e ricurvo, si fermava a scriver le parole e ad osservare “il mar da lungi e quindi il monte”che ispirò l’altra meravigliosa poesia “L’infinito”. In quei momenti ho pensato e sentito una presenza imponente, una guida che mi metteva la solita mano sulla spalla e mi incitava ad andare avanti in questa battaglia terrena che noi tutti combattiamo ogni giorno. L’intero primo piano del Palazzo sopra alle cantine è invece occupato dalla famosa biblioteca, che contiene ad oggi circa 20.000 volumi, pur non avendoli potuti vedere tutti, dal momento che egli è morto dieci anni prima di suo padre. Che con una febbre e una fame del sapere mai placata, continuava a comperarne e a procurarsene a carovane, per lasciare ai discendenti e ai posteri quell’immenso tesoro di cui tutto il mondo può godere, studiandolo. Di questi ventimila libri, per usare un eufemismo, ma io li definirei tesori preziosi, la nostra guida ci ha detto che il poeta ne ha letti 8.400 circa, se ho ben sentito la sua voce. E’ comunque una quantità impressionante per un uomo qualunque, un numero altissimo di nozioni e conoscenze che possano rimanere tutte nel cervello di un essere umano Continua a leggere “Viaggio alla scoperta delle Marche (Recanati parte prima).”

Viaggio alla scoperta delle Marche (Sirolo e Numana).

Sirolo.
Le automobili di oggi non sono più quelle del 1984, viaggiano a velocità impressionanti, non sono rumorose e non necessitano di assidue fermate per far raffreddare il motore. Ma anche noi umani non siamo più quelli del 1984 e al contrario dei mezzi di circolazione, necessitiamo invece di soste. Le vesciche non sono più contenitive come le pance dei dromedari, le ernie al disco gridano vendetta, gli intestini sono mossi cause le colazioni troppo abbondanti, lo stomachino deve essere riempito ad intervalli regolari, causa una gastrite primaverile, ah! dimenticavo! la Vergine di allora non c’è più: la prova evidente è la biondina seduta sul sedile posteriore che reclama pure lei una toilette e le patatine! Morale della favola: Reggio Emilia/ Sirolo, tre ore e quindici minuti, avrei pensato di peggio! Mi guardo intorno, per cercare di capire se sono in quei luoghi che voglio rivedere o se sono in altri sconosciuti per me. Quello che vidi ,lo vidi poco e male e con il buio, dal momento che andavamo in spiaggia verso le dodici circa, si pranzava “al sacco” in spiaggia, ala bagno “La Perla” e verso sera, a piedi ci incamminavamo per ritornare al Taunus, preparare cena e preparare noi stesse, per l’uscita serale! Scorgo dal finestrino dell’auto, un panorama mozzafiato che sembrava mi aspettasse, speranzoso di potersi mostrare alla luce del sole, in tutta la sua fierezza e maestosità. Arrivando in quel di Sirolo, comincio a guardarmi intorno per osservare se riesco a ricordare qualcosa, ma ancora nulla mi sovviene. Le collinette, tipiche delle Marche, dolci ma susseguenti, almeno loro ci sono ancora a farmi compagnia e sono ancora al loro posto. E’ tutto un saliscendi di valli e colline, Paesini che si affacciano sul mare, piccoli borghi antichi, arroccati su colline stanno a fare le vedette e dominano il mare e noi curiosi di toccarli da vicino. Prendendo le chiavi del nostro alloggio che si trova nella parte alta di Sirolo, disfatte alla bell’ e peggio le valigie, ne approfittiamo per andare subito a passeggiare per il centro di Sirolo, che culmina nella grande e panoramica piazza al centro del paese, una vera e propria terrazza sul mare! Da lì ho potuto osservare tutta la Riviera del Conero, le spiagge, e se ci fosse stato un cielo limpidissimo avrei potuto vedere anche le Isole Kornati e la Croazia. Ho camminato, pensierosa e curiosa, tra quei “vigoli” che formano il centro storico, decisamente di tipo medievale. Un tempo Sirolo era un vero e proprio Castello fortificato, ed oggi è naturalmente percorribile solo a piedi!A Sirolo ci sono anche tesori storici come la Chiesa di San Nicola da Bari, la Chiesa del Sacramento e l’antica torre campanaria. Percorrendo la strada a piedi, con fatica ma con volontà, dalla frazione di San Lorenzo quella che porta al Conero, si può arrivare all’Abbazia di San Pietro, che fu fondata dai monaci benedettini. Non posso parlarvi dettagliatamente delle spiagge, dal momento che ho inteso la vacanza come percorso storico/culturale, una specie di vacanza del conoscere e dell’apprendere ciò che non mi fu possibile trent’anni fa! Vorrei però precisarvi che esse, pur belle, spaziose, amorevoli ed accoglienti dispongono di un mare pulito e degno del riconoscimento della Bandiera Blu e delle 4 vele di Lega Ambiente. Vi riporto i nomi che leggo sul libro guida al territorio della Riviera del Conero:la spiaggia delle due Sorelle, la spiaggia di San Michele, la spiaggia Urbani con le sue sue rocce bianche che si tuffano direttamente dentro al mare, formando alcune baie ed insenature affascinanti! Continua a leggere “Viaggio alla scoperta delle Marche (Sirolo e Numana).”

Viaggio alla scoperta delle Marche (Prefazione).

Metti che avevi in programma di andare alle Canarie e sei desiderosa di esplorare un luogo mai visitato, hai voglia di sole, di caldo, di acqua salata e di abbronzare il tuo pallido e scavato corpo. Aggiungi che il viaggio non è lunghissimo, (4 ore circa), il clima è favorevole tutto l’anno, ora a Tenerife ci sono circa trenta gradi. Valuta anche che in un Villaggio si va al desco già apparecchiati, serviti et riveriti. Metti però anche che le Canarie pur belle e caldine che siano, non sono la nostra stupenda e poco valorizzata Italia che conosco e conosciamo molto poco. Condisci il tutto con un prezzo sui 3.000,00 euro circa che di questi tempi non son pochi! Considera anche il fatto, non ultimo in ordine di importanz,a che su una settimana di vacanza perdi quasi tutto il primo e l’ultimo giorno, tra viaggio per l’aeroporto, check in, viaggio in pullman per raggiungere il villaggio, disfare e rifare le valigie, acclimatamenti vari. Alla fine, però ti si illuminano la mente ed il cuore e decidi per rivisitare in tutta tranquillità e con la maturità di oggi, un pezzo di una Regione che hai visto solo attraverso una spiaggia e discoteche notturne quando avevi vent’anni. Per tradurvi in cifre, l’ho visitata di striscio trenta anni fa, eh sì amici cari ed increduli!  Correva l’agosto 1984 e con le altre quattro amiche fidate della Parrocchia di Rivalta, (paese natio..) decidemmo di andare a trascorrere le vacanze d’Agosto in quel di Numana, riviera del Conero, Regione Marche, villetta posizionata nel nuovissimo (allora!) Villaggio Taunus. Non vi dico le fatiche per convincere Donna Bianca (mia mamma, ndr) a lasciarmi andare con le mie amiche, ma dopo averla minacciata che sarei partita lo stesso, dopotutto ero maggiorenne da due anni e dopo la causa perorata da mia sorella G., riuscii a partire. Eravamo cinque ragazze molto carine, ognuna con colori di capelli, pelle, ed occhi diversi dalle altre. Eravamo le classiche brave ragazze, simpatiche, spontanee, tuttofare in casa, dotate di quel pizzico di sensualità ingenua a noi sconosciuta, che non sapevamo di possedere, ma che evidentemente trapelava anche da una nostra risata! Ed i ragazzi di allora, forse più genuini ed ardimentosi  di quelli di oggi, con meno “seghe mentali” e più concretezza gentile nell’abbordarci, se ne accorgevano! Eccome, se se ne accorgevano: i nostri feromoni erano sparsi per tutto il Conero e loro, come api maschie, ne erano catturati ed irretiti. Alla sera, in passeggiata, per raggiungere a piedi la mitica Piazzetta di Numana, contavamo ciascuna dai tre ai sei agganci, poi sceglievamo il cavaliere con il quale chiacchierare tutta la serata, mangiare un gelato o andare a ballare! Soprattutto avevamo una dote oramai in via d’estinzione oggigiorno: vuoi per religione cristiana cattolica, vuoi per non aver trovato il ragazzo adatto, vuoi per paure e retaggi culturali retrogradi, per non dire obsoleti, insomma per farvela breve ma veritiera:eravamo tutte vergini. Vi potrei fornire i certificati ginecologici dell’epoca: intonse ed intatte come natura crea. Continua a leggere “Viaggio alla scoperta delle Marche (Prefazione).”

La mia regione: l’Emilia Romagna.

 

E’ una fetta d’Italia padana, aperta alle brezze dell’Adriatico, squisita come il suo culatello di Langhirano, procace come i seni di una mamma che allatta il suo bambino, lavoratrice instancabile, schietta e un poco rude! Sono fiera di farne parte, nessuno ferma la grinta degli emiliano/romagnoli, nemmeno dopo i terremoti si arrendono, ma si mettono in ginocchio dicendo un’ Ave Maria, al posto di una bestemmia.Poi in tutta velocità  si rialzano in piedi e iniziano a ricostruire. Paese di  comunisti che non ci sono più, ma io non ci credo molto! Caro vecchio e scalcinato Brescello, patria  di Peppone e di Don Camillo, ma la religione e i Sacramenti non si toccano! Molti tesserati, vecchi e nuovi, la falce e martello, il simbolo del PCI è il secondo Vangelo da appoggiar sul comodino, accanto al Rosario da sgranare e alla dentiera da mettere nella scodella. Macché morto il Comunismo, non ci credete nemmeno voi amici miei rossi da urlo! Siete simpatici quando lo dite, con quell’accento bolognese e reggiano riconosciuto appena apriamo bocca. Cambiare il nome non significa che dovete rinnegar la vostra fede. Vi voglio bene perché anche voi, siete figli di contadini, anche voi siete nati nella stalla e pregate come me,  sperando che le cose cambino. Le parole d’ordine della mia Regione erano poche e chiare: lavorare e cucinare bene!. Peccato che ci stiamo rovinando con le nostre stesse mani, quelle mani che nel dopo guerra han piantato grano ed orzo, vite e frutta, verdure, crescendo mucche e maiali come fossero i nostri figli! Mani grandi e salde come quelle di Gianni (Morandi), mani che rovinate dal freddo e piene di tagli, hanno seminato il granturco ed han pianto i loro defunti, quelle mani callose che con uno sputo di saliva siglavano accordi ed erano come un rogito di Notaio. Gente sincera la nostra, amici leali da bar e da taverna, si fa una briscola e si beve un bicchierino di Trebbiano, si canta e si balla con Casadei alle feste di ogni Paese. Che due belle donne questa signora Emilia e l’amica, signorina Romagna! Fertili e chiacchierone, ballerine di mazurca e di valzer, polca e tango, cuoche inimitabili con quei grembiuli, provocanti e  slacciati nei primi due bottoni sul petto, se c’è qualche macchia di unto non fa niente! Cerchiamo sempre un bel grembiule sia per fare i “cappelletti e lo scarpazzone“, sia per servire in tavola nel giorno di Pasqua! Mamma mia quanti grembiuli ho visto nella mia vita, quanti ne ho indossati e quanti ne vorrò mettere ancora, non sarei una cuoca senza quest’indumento per eccellenza! Leale e simpatica Emilia Romagna! Incanti tutti con la tua parlantina e le tue lasagne saporite! Ci convivono insieme le ombre di Pascoli e quelle del Carducci, il Passatore (Stefano Pelloni) e L’ Artusi. Tu Emilia sei pianeggiante e con poco seno (colli), tu Romagna mia hai l’Appennino ed il mare, sei più sensuale con la tua “Piadina” , una rotonda e croccante focaccia di acqua e farina cotta al fuoco di legna su di una piastra bollente e farcita di prosciutto, di rucola, di formaggio e di nutella. Si usa molto lo spiedo in Romagna, si infilza tutto ciò che la generosa e prosperosa terra ed il Mar Adriatico partoriscono: dal pesce, alle verdure, alle carni, ai formaggi! Ma tutte le città hanno un comune denominatore:la pasta sfoglia, tirata dalle autentiche “redzore” (cuoche e Dirigenti Casalinghe di Famiglia), in via d’estinzione. Adoriamo la pasta con i ripieni, la tiriamo sottile, ci proviamo anche noi figlie del grembiule, la lavoriamo a lungo con le mani, Ci impiastricciamo il viso e le braccia e ne buttiamo ovunque Poi la farciam, la riempiamo di bontà e qui esce tutta la nostra carnalità: ripieno magro, di ricotta e spinaci, di carne, di zucca, di selvaggina, di frattaglie di pollo, di maiale, di formaggio Parmigiano Reggiano (altro prodotto denominato patrimonio dell’Umanità..). Le nostre nonne, le suocere e le nostre mamme hanno tirato tanti di quei chilometri di sfoglia a mano, che potremmo ricoprire l’autostrada che da Reggio Emilia ci porta a Rimini! Facevano la gara a chi rivestiva il tavolo di cucina, come fosse un lenzuolo di sfoglia, tutto un pezzo, senza mai romperla! Chi la rompeva non era pronta per maritarsi! Di città in città ci contendiamo il primato per le pietanze migliori e ciascuna delle sorelle, sostiene di essere la migliore a tirar la sfoglia! E le nostre uve, quel buon Lambrusco che accompagna un piatto di salumi e gnocco fritto! Nel parmense i miei genitori (nativi di Langhirano, ndr) la chiamavano la torta fritta ma gli ingredienti sono i medesimi. Il Trebbiano per i piatti di pesce, il Sangiovese per le carni rosse, la cacciagione e la pasta. Ciao Piacenza con i tuoi tortelli con la coda lunga ed il buon pane di pasta dura, mi inchino a te Parma e dintorni! Mi hai dato il tuo sangue e le mie origini sono tue, grazie al tuo clima ci regali il culatello, il crudo di Parma noto nel mondo, la sopressata, il salame di Felino (PR), la coppa di Langhirano, ci cospargi di ciccioli caldi profumati con le foglie d’alloro. Bentrovata Reggio Emilia, mon amour con il mio stracotto e l’ erbazzone, buon appetito a Modena che non hai l’ erbazzone ma in compenso cuoci i bolliti e li servi nel carrello caldi, ghiotti gustosi e prelibati come lo zampone ed il cotechino. Bella Modena che avevi il tuo Luciano, hai l’aceto balsamico, lo ottieni dal vino cotto stagionato nelle acetaie e messo nelle botticelle di legno chiamate “caratelli”, a riposare per almeno 15 anni! Hai pazienza tu Modena severa, quandovuoi il balsamico denso, profumato, l’aroma penetrante, ce la fai e ti vanti, ha iragione! Hai ottenuto una crema densa che è volgare e riduttivo chiamare aceto. Tramandi il segreto di generazione in generazione, ora però non è più dominio delle sole famiglie facoltose, lo fanno in tanti, tanti ci provano, in pochi vi riescono, molti te lo imitano, ma il tuo Balsamico è tuo e solo tuo,  come un elisir di lunga vita, è buono anche sul gelato! Ti riesce meglio di un amplesso amoroso e ricevi lodi ed applausi dal mondo intero! Se è cattivo lo butti via, nulla deve rovinarti il nome! Bologna nostro capoluogo di regione con le Torri ed il petto di tacchino farcito, sei regina nelle lasagne, onore a Ferrara con la salama da sugo piccante! Sai fare il miracolo in quest’arte antica di insaccare le carni di maiale, le conservi a lungo nel Marsala e nel vino rosso! E se qualcuno mi chiama “salama da sugo” non mi offendo di sicuro, più gustosa e buona di così si muore….Lodi a Comacchio e alle sue valli, alle anguille che sgusciano via, ma le prendi poi le cucini in mille modi! Care città, che vi amate e lottate sempre, alla fine del pasto una zuppa inglese con l’ Alkermes ed i savoiardi e poi tutti d’accordo nel bere un paio di bicchierini di digestivo fatto in casa. Il nocino fatto con le noci ancora fresche, (si usa solo il mallo verde!) raccolte secondo un rituale magico, solo nella notte di San Giovanni, il 24 Giugno. Generoso il cielo con l’Emilia Roma
gna, terra di contadini e di cantanti, musicisti e poeti, terra di cuochi e di scrittori, dimora di belle donne, casa di generosi lavoratori! Abbiamo un difetto grande però: vogliamo mangiare saporito e ben condito, usiamo molto, troppo,  condimento a sfavore della linea e del colesterolo. Ma quando vedi la nostre terra ed il nostro mare, se ne vanno via tutti i dispiaceri e le melanconie. E allora, cosa c’è di meglio che tuffarsi in un mare di burro fuso, in un tegame colmo di ragù alla Bolognese, affondare le dita e la bocca in un piatto di lasagne? Annaffiamo tutto con caraffe di Lambrusco e di Sangiovese. Questi siamo noi, la mia Terra sono io, sempre con il grembiule addosso, anche quando vado a letto. Queste sono le nostre usanze culinarie, questi sono i nostri sapori e aromi antichi, tramandati dalla notte dei tempi, unici e magici per noi Emiliani e Romagnoli. In casa mia c’è sempre un gas acceso con una pentola che cuoce qualcosa di succulento, odio le diete e amo la buona cucina, non sono in pace con me stessa se non uso il tagliere un giorno sì e uno no, non è domenica se non cucino almeno un buon bollito con la salsina verde. Mi insegnate anche voi ad amare e ad apprezzare le vostre stupende Regioni?

 

Il consiglio del giorno: oggi parliamo di proverbi e di giardini.

 

C’è sempre un fondamento di verità nei proverbi, soprattutto in quelli più antichi. I nostri nonni e genitori, si basavano su leggi intuitive e su fatti sperimentati da loro, poi traevano spunto per formare detti e frasi che si tramandavano di generazione in generazione. Rimaneva così a loro disposizione una traccia già seguita, un percorso compiuto e gli esiti ottenuti. Si basavano su eventi e fatti naturali ed avevano il dono prezioso dell’osservazione. A seconda della luna, se era calante o crescente, potevano effettuare vari lavori di semina, potatura, innesto, concimatura, sapevano dove e come seminare. camminataautunnale 027

Potevano contare sull’andamento delle stagioni, che un tempo erano quattro e ben scandite, toccavano ed annusavano la terra e capivano che semenza poteva ospitare. camminataautunnale 029

Non usavano artifici, non conoscevano Internet e non c’era il telefono, né tanto meno il cellulare! Buon senso, spirito di osservazione, intuito e tanta buona volontà. Solo così ottenevano raccolti abbondanti, frutti genuini, piante rigogliose e fiori con i colori dell’arcobaleno. Rispettavano la Natura, la amavano, nutrendola e coccolandola, indubbiamente essa era meno severa di oggigiorno e restituiva loro molto più di quanto farebbe oggi .lemieaiuole 008lemieaiuole 005lemieaiuole 010lemieaiuole 004Proverbi di gennaio: A San Sebastiano (20 gennaio) la violetta è in mano!fiorinelbagnodiGianpaolo 008

Gennaio fa il ponte, febbraio lo chiude o lo rompe.

Gennaio fa il peccato, maggio ne è incolpato.

Gennaio asciutto, grano dappertutto.

Natale al balcone, alberodinatale

Pasqua davanti al fuocone.

Tempo chiaro e dolce a Capodanno, assicura bel tempo tutto l’anno.

Non c’è gallina n’è gallinaccia che a Gennaio le uova non faccia.

Gennaio non lascia nessuna gallina nel pollaio.

Pota a la luna di Gennaio se vuoi riempir le botti e il granaio.

Chi vuole un buon agliaio, lo ponga di Gennaio.

Gennaio ingenera, Febbraio intenera.

Guardati dalla primavera di Gennaio.

Non ha timor dell’orrido Gennaio, chi ha buona pelliccia addosso e doppio saio.Ed ora parliamo dei giardini:fate gif fairies glitter 9Seminare in semenza ben riscaldati: begonia, cineraria, garofani, petunie, salvia ornamentale, piante annuali da fiori. Si possono piantare alberi, arbusti, rampicanti e rosai. Si può potare il glicine, asportando i getti laterali dei rami più grandi fino a lasciare 3 germogli. Si possono inoltre pulire tutte le piante dalle foglie e rami secchi. Si vangano le aiuole o le fioriere, per prepararle alla prossima stagione di semina e far risaltare eventuali uova di insetti nocivi, in modo tale da impedirne lo sviluppo. Si potano le rose,roseacolori

se le gemme appaiono già ingrossate, eliminando i rami secchi o attaccati da batteri, i rami troppo sottili o quelli interni che sottraggono luce ed aria alla chioma. cancellatediCanalieancoraautunno! 055

Controllare i bulbi messi a dimora a novembre ed eliminare quelli che sono stati intaccati da muffa e marciume. Tagliare i culmi del bambù nelle regioni meridionali.cancellatediCanalieancoraautunno! 035preparatividi Halloweenebiancheriadastirare 025

 

 

 

Gita premio a Cattolica.

La gita tanto sospirata

era finalmente arrivata.

All’orizzonte si profilavano nubi oscure

ma la fam. M. senza più paure,

inforcando la loro vetturetta,

partirono alla volta della Loretta.

L’auto stracolma era:

valigie ,valigette,

scarpe e borsette,

anche le uova c’erano!

ed eran fresche di giornata,

pero’ nel gran trambusto

fu fatta una frittata!

Il viaggio era così iniziato,

la pioggia non aveva cessato,

ma la speranza dei 4 gitanti

era di trovare il sole più avanti.

AHIME’!

Speranza inutile e vana:

arrivando in quel di Cattolica

soffiava pure la tramontana!

I bagagli furono comunque scaricati,

passeggeri e passeggini sistemati,

per dare inizio al pranzo domenicale

sotto un’incessante pioggia torrenziale.

Cos’ nel pomeriggio, per romper la monotonia,

si decise di prender l’auto ed andare via.

Se nonché all’improvviso,

un triste evento

ci spense il sorriso.

La Fabiana, con fare maldestro

e assai distratto,

blocco’ la leva dell’ IBIZA

con un sol scatto.

Le ire del M. furono scatenate

le risa dei 4 raggelate,

ma la Loretta con destrezza e maestria

riparo’ la leva, che cosi’ non volo’ più via. Continua a leggere “Gita premio a Cattolica.”