NINUCCIA RIPARTE DA ZERO: III PARTE

Se non avete niente di meglio da fare in queste giornate torride ed afose, se nessuno vi ha invitato per la classica e.oramai obsoleta grigliata di Ferragosto, vi consiglio ” caldamente” di mettervi comodi vicino ad un condizionatore e leggere dal principio ed in fila, il mio romanzo. Buona lettura

Sapeva bene che Greta odiava i bambini piccoli, sapeva che faceva uso di contraccettivi e sapeva che se fosse rimasta incinta….non lo avrebbe sicuramente tenuto. ” la odio quando dice e pensa queste cose! Ma a chi assomiglia questa benedetta figlia? Io per tutta la vita ho rimpianto e cercato il mio bambino , lei se rimanesse gravida e sarebbe anche ora, data l,,,’età! Non lo vorrebbe. Ma che cosa le ho insegnato io? Che cosa ha capito dei miei libri dei miei insegnamenti? Mi rifiuta come mamma e come donna, come amica e confidente, rispetta sicuramente di più un cagnolino che le passa davanti che la sottoscritta!Mi ha sempre detto che ciò che vado predicando sono eresie e che con I bambini ci vorrebbero solo schiaffi e punizioni. Io non la penso certamente così e via a litigare…

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Lo so con certezza: non sono una buona madre,te l’ho sempre detto Rosina, mi meraviglio di coloro che leggono i miei libri” Rosina con la solita pazienza e saggezza anche se abuffava era solita ripeterle” vuoi dei complimenti oggi cara Ninni? Che cosa è successo in ufficio per farti andare il morale sotto alla tomaia delle scarpe? Certo che la tua menopausa è più violenta della mia dati i chiari sintomi anche di disistima che hai…perciò vai a farti una doccia ed ascolta un disco, non pensare a Hreta, quello che ti dice non è quello che ha nel cuore, dovresti saperlo bene! Invece devo sempre essere io a ricordartelo: sei una mamma molto in gamba, una donna forte e volitiva con le palle che non sono solo dentro ai tuoi slip ama anche dentro al tuo cervello. Sei la signora Quattropalle, sono stata chiara Ninni?”

A queste parole Ninuccia rideva sempre, la faccenda delle palle chissà perché riusciva sempre a tranquillizzarla e d’impeto correva nel primo specchio che trovava per verificare la grandezza delle stesse.” Ma tu lw vedi Rosina queste super palle? Dove sono attaccate. Alle tempie o proprio dentro la testa? ” Mentre rideva abbracciva Rosina e le faceva il solletico cosa che lei proprio non sopportava e cercava di divincolarsi dicendole ” Ho da fare Ninni,basta ti prego,Non sopporto il solletico,lasciami andare via” e ridevano tutte e due ancora di più. Era veramente forte il legame tra di loro, senza Rosina al fianco Ninuccia non avrebbe fatto un passo così grande come abbandonare il paese e venire su al Nord esenza Ninuccia Rosina si sarebbe sentita un’anima persa e sola al mondo dato che era una trovatella sola.senza nessun parente. Angelica e Biagio l’avevano adottata all età di sei anni per aiutarli nei lavori domestici ed ottenere così il contributo dl Comune per gli orfanelli. Conosceva Ninuccia fin nella piega più intima del suo cuore, sapeva prevederne gli stati d’animo e le leggeva con facilità nel pensiero. Per Rosa Giudici la sua amica era un libro aperto,forse anche per quella specie di dono di natura che aveva: leggeva nelle menti delle persone e diceva che comunicava con i defunti. Che potesse leggere nelle menti Ninuccia lo poteva anche credere, forse perché Rosina, abbandonata e rifiutata dai genitori, era dotata di una sensibilità fuori dal comune. In più le tecniche imparate stando al fianco di Ninuccia avevano affinato ancora di più le sue doti naturali. Che potesse conferire con i morti invece era un pensiero che andava fuori dagli schemi rigidi di Ninuccia, ma per farla felice ogni tanto lechiedeva di poter parlare con suo padre Biagio..Nessuno sulla faccia della terra aveva un simile dono,questo era fuori discussione e Ninuccia dotata di razionalità e con una mente forgiata ed inquadrata scientificamente non avrebbe mai accettato una simile tesi.

La valigia era asciutta e con essa tutto quello che conteneva. Prese il maglione,controllo’ il. Doppio fondo e vide che era tutto a posto: ora doveva iniziare seriamente a lavorare e a guadagnarsi il ritrovamento di suo figlio. Per prima cosa si lavo’ il viso con l’acqua gelata del catino sbeccato in smalto appoggiato nel bagno adiacente a quella specie di camera da letto. Si pettino’ i capelli cortissimi con le mani e Cercò per tutta la canonica una vestaglia da lavoro o quantomeno un grembiule scuro. Inciampo per caso su un attaccapanni dove ve n’era appeso uno nero e logoro,sporco ma abbastanza lungo e largo per coprirla tutta da quella sporcizia che spostava con i piedi mentre cercava di familiarizzare con l’ambiente.in seguito si sarebbe premunita anche di lavare il grembiulone nero. Mentre camminava scrutava con occhio attento il susseguirsi delle stanze della Parrocchia. Voleva memorizzare perbene il percorso e aprendo le porte si poteva rendere conto del lavoro da svolgere per poter tentare di essere accettata da Don Pasquale, alias il capo chiesa. Voleva avere ben chiaro fin da subito l’ordine ed il numero delle stanze, la propria collocazione, l’arredamento che le componeva, ma.soprattutto voleva capire subito dove si trovava l ‘archivio storico della Parrocchia. Le troppe medicine prese nella sua vita alle volte le facevano perdere un poco di memoria. Avrebbe telefonato a Rosina quanto prima per chiedere a Rosina il nome di quel medicinale che assumeva quando stava preparando la tesi di laurea: non avrebbe potuto farle che bene! Già! Perché ora ne era sicura; quella era la sua vecchia Parrocchia,ora ne era certa, la parrocchia di Santa Liberata in Campo( continua)

Buon Ferragosto a voi tutti!

L

L’avevate dimenticata?

CARI AMICI E AMICHE OGGI COMPLICE LA GIORNATA UGGIOSA ED UMIDISSIMA, FORIERA DI PIOGGIA E MALUMORI, CONTINUO CON LA CORREZIONE DELLA NS AMATA NINUCCIA. CHI NON RICORDA DOVE ERAVAMO ARRIVATI VADA AL GIORNO 11 MARZO PER RINFRESCARE LA MENTE CON ULTIMO CAPITOLO SCRITTO. MI SCUSO CON CHI STAVA SEGUENDO IL ROMANZO COSÌ BRUTALMENTE INTERROTTO.

Iniziava così….buona lettura per il capitolo odierno.
NINUCCIA RIPARTE DA ZERO. I..PARTE.

Dopo una quantità imprecisata di ore di sonno a Ninuccia parve di aver dormito almeno una settimana anche se con l’aiuto di parecchie gocce di sonnifero. All’improvviso un rumore assordante di campane la fece trasalire e si svegliò nel peggior modo che ricordasse negli ultimi quarant’anni. Si alzò di scatto dal divano e quasi casco’ in terra, buttò la coperta all’indietro che per poco non prese 🔥fuoco nel camino e cerco il suo Patek Philippe per guardare l’ora. Guardandosi attorno si accorse che quella non era la sua stanza a Palazzo Ercolani, quel divano non era il suo letto a baldacchino…e l’orologio? Ma dove era andato a finire il suo orologio ? Stropicciandosi con violenza gli occhi come per svegliarsi da un incubo,realizzò finalmente che era a Castrolibero, nella Chiesa dei Beati Martiri con un capo chiesa, cioè il Parroco che odiava le donne: don Pasquale Alessi.. Si ributto’ giù sul divano tappandosi le orecchie per il frastuono terribile delle campane che battevano otto rintocchi invitando i fedeli alla prima Messa della giornata. Guardando fuori dalla finestra vide un panorama triste e vuoto” ma dove mi trovo? In un campo di concentramento? Sono già pentita della.mia decisione di venire fin quaggiù: voglio tornare a casa 🏡mia , da Rosina e dalle ragazze. Beniamino perdonami ma io qui non ci resisto un minuto di più. Preferisco morire ma questo scenario non lo voglio più vedere davanti ai miei occhi!

La finestra era composta da un vetro semplice sbilenco, ne’ doppio e nemmeno blindato come erano quelli di casa sua. Era rotto in un angolo facendo spifferare un gelo atroce che le entrò subito nelle narici e nelle tempie che le battevano come avesse dentro un martello pneumatico. Non le riuscì possibile fermare il primo attacco di panico che aveva già iniziato la sua inarrestabile ascesa. Con le mani che le tremavano ed il petto che si spaccava in due, Cercò un ansiolitico che Rosina aveva nascosto nel doppio fondo della valigia. Prese un altro maglione da infilarsi e si mise vicina al camino per respirare a fondo quel calore naturale mentre contava i minuti che le occorrevano per far passare la.punta più alta dell’attacco di panico. Sapeva con esattezza che questo era un attacco di media entità e che sarebbe durato non più di dieci minuti, 3 erano già passati, ne rimanevano soltanto sette che sarebbero stati comunque interminabili. ” ora sto calma, mi concentro conto da uno sino a sessanta, respiro dentro alle mani,alzo il petto adagio ed i inarco la schiena. Lo so che passa, non è il primo e non sarà purtroppo l’ultimo. Non è un infarto e non morirò per questo, è solo una rottura di scatole in più. In verità di primo mattino avrei preferito una tazza di ☕caffè forte! Ma quanto ci vorrà prima che il cuore ❤ inizi a calmarsi? Oramai dovrei esserci..

Queste parole pronunciate da Ninuccia, ben scandite l’una dall’altra, erano una delle strategie che il prof. Ugoletti le aveva insegnato per far fronte a questi disturbi. Lo aveva imparato a memoria negli anni con molta volontà e disciplina oltre a diversi milioni di lire spesi in sedute psico analitiche, che fortunatamente avevano dato i loro frutti. Molti dei farmaci che assumeva sin da ragazzina, prescritte dal.dottor Baroni dopo lo stupro, non doveva più prenderle. Così come raramente le capitava di avere incubi notturni che la.costringevano ad urlare, ricordando sempre ciò che le era successo decenni prima.

Terminato anche questo attacco che era durato un pochino più della.sua previsione, si alzò di scatto dalla sedia e senti’ di essere affamata. L’errore sulla stima della durata dell’adp le diede molto fastidio, e si diceva che stava invecchiando. ” oramai sono proprio diventata vecchia e dovrei accettarlo, fare la.nonna e ricamare ma non sono ancora pronta a questo passaggio”. Alla parola ” nonna” si fermo’ ed ebbe uno scatto mentre le si accendeva una 💡lampadina in testa. Sua figlia Greta aveva mal di stomaco

e forte nausea, non mangiava più ed era molto debole….per un attimo pensò che poteva anche essere incinta, ma poi scaccio’ subito quell’ipotesi.

Ecco Ninuccia

Oggi 11 marzo 2021, riprendo il capitolo di Ninuccia lasciato in sospeso per darvi modo di ricordare ” Dove eravamo rimasti “? Aspetto da voi molti commenti ed impressioni scusandomi se non sono riuscita a proseguire prima.

NINUCCIA E GLI ANGELI: I PARTE DEL VII SETTIMO CAPITOLO. ALL RESERVED RIGHT

La sua filosofia di vita era fondata su una regola ben precisa: circondarsi di poche ma preziose ed intelligenti persone e rispettarle sempre pagandole profumatamente a seconda dei meriti conseguiti. In cambio chiedeva ed otteneva fedeltà assoluta. Questo era il ferreo comportamento ed il rispetto che il Commendator Sangalli aveva nei confronti dei suoi dipendenti, non dimenticando mai che essi lavoravano da decenni esclusivamente per il suo bene, per la sua persona e per il suo impero senzamao tradurlo. Mai in nessuna occasione si erano fatti comprare dalla concorrenza per qualche lira in più. E di occasioni nella vita di Sangalli ve ne erano state parecchie, soprattutto quando si trattava di avvicinarsi troppo alle mogli dei presunti amici. Di conseguenza poteva essere facilmente ricattabile, se non avesse avuto l’aiuto della sua solida famiglia,come la chiamava lui.

Il dottor Ambrosetti convocò nell’ufficio di rappresentanza del Palazzo tutto il personale uno ad uno, chiamandoli per nome e cognome con il ruolo che essi rappresentavano. Uscivano dalla stanza dopo circa trenta minuti cadauno, per lasciare il posto al collega seguente. Avevano tutti le lacrime agli occhi e non solo per la dipartita del loro Principale, ma soprattutto per quanto avevano avuto in dono, ben lontano da ciò che avevano immaginato di ricevere. Non aveva dimenticato nessuno e non si sarebbe fatto dimenticare da nessuno. Pietro Sangalli arrivato oramai alla settantina, stanco di lavorare ed accumulare, saturo di ogni più sfrenato lusso, avrebbe desiderato una famiglia vera ed una compagna devota. Quando vide Ninuccia per la.prima volta perse il lume della ragione anche se tra lui e quella splendida creatura fatta di carne e cervello vi erano ben trentotto anni di differenza. La conobbe in un periodo della sua vita nel quale lei era al massimo della forma fisica e nel pieno del suo fulgore nonché vigore fisico, che le usciva da ogni poro della sua pelle di porcellana. Le gemelle avevano quasi tre anni ed erano deliziose nei loro abitini da bambole cuciti da lei stessa. Non le assomigliavano per niente: erano la fotocopia della nonna paterna, l’ex suocera Iones Acerro. Quando Sangalli la conobbe perderla testa in meno di un secondo e non esitò a decidere di pubblicarle subito il primo dei suoi manoscritti quello che aveva conservato per anni in cassaforte senza mai segnarsi di studiarlo. Era il primo libro di Ninuccia, scritto di notte sulle pezze bianche di cotone delle bambine, sulle tomaie delle scarpe, sulle carte del fornaio e ovunque ci fosse una superficie per scrivere. Assemblava gli appunti con lo spago della Fabbrica per far sì che quell’ammasso di pseudo fogli sembrasse almeno un brogliaccio. Il manoscritto lo aveva recapitato Tirotta Mafaldo in uno dei suoi viaggi su al Nord, quando per ordine del Padrone andava a chiedere le sovvenzioni alle.tonache nere per far sì che la Fabbrica delle Scarpe non chiudesse i battenti. E questi diciamo così prestiti venivano fatti non senza interessi da usurai quali erano o in cambio di pericolosi favori. Si conosceva bene in tutta la Calabria del bassissimo costo delle scarpe ” e Castrufrancu” così come se ne conosceva la bassa qualità ma i Calabresi non potevano ancora permettersi di acquistare le scarpe confezionate su a Torino. In particolar modo a rompere le uova nel paniere agli Scarpari di Castrolibero vi erano anche i LUZZITANI,cioè i calzolai di Luzzi che erano i loro più acerrimi concorrenti nonche’ rivali.

Sangalli dopo aver letto il.manoscritto non più di 2 volte e averlo fatto evitare dai suoi collaboratori ne fece stampare subito una notevole quantità di copie. Gli piacque moltissimo e si dava dello stupido per non averlo letto prima e per non aver dato credito a.quella sconosciuta ma testarda ragazza di Castrolibero. Le.copie stampate e distribuite nelle varie librerie non furono sufficienti nemmeno a soddisfare le richieste di Bologna, ne fece fare parecchie ristampe ed in brevissimo tempo vendette 3 milioni di copie! Un successo inaudito per una principiante per di più sconosciuta. Il libro sui.primi rudimenti che Ninuccia aveva imparato a sue spese dove spiegava come allevare un figlio in modo dolce ed amorevole. Il libro ando’ a ruba e non solo.in Italiama anche in vari stati del Mondo e sui giornali non si faceva che parlare d’altro. PIETRO SANGALLI ancora una volta aveva visto giusto sia negli scritti che nei seni pieni e turgidi di Ninuccia Ercolano. Comprese ben presto che era lui quello che stava facendo un investimento di sicuro successo per la sua rimanente vita e non il contrario, ma la.cosa si rivelò reciproca. Ninuccia aveva scritto sei veri capolavori in tutti questi lunghi anni trascorsi a Castrolibero, tra le botte e i tradimenti di Fornasetti.

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In tutta probabilità le esperienze vissute in giovine età l’avevano sì traumatizzata ma anche forgiata per la sua vita futura. La violenza carnale subita da bambina, il veder uccidere suo figlio appena nato per mano di una madre pazza e psicotica,l’essere stata ricucita come si cuce un pezzo di stoffa per dimostrare ad un ubriacone qualsiasi che era ancora vergine, perciò ” donna d’onore”,l’insignificante figura di suo padre Biagio…. tutte queste dolorose prove le avevano ispirato quanto aveva partorito nei suoi magnifici manoscritti. Achille Fornasetti ubriaco com’era di solito,non si.sarebbe manco accorto se lei avesse perso sangue la.prima notte di nozze come palese dimostrazione della sua verginità. A lui bastava eiaculare dentro ad una vagina quelle due gocce di sperma ammalato e non di prima qualità per poi soddisfarsi completamente con le puttane della locanda. Con sua moglie giusto due o tre spinte date maldestramente ed in fretta per metterla subito incinta e perciò farla stare fin da subito zitta e docile. Ma non era da Ninuccia essere sottomessa e zittita da un porco come lui. Rimase però gravida subito, stramaledicendo il.pene sgraziato di Formasetti! Quanto avrebbe desiderato avere Vindenzo Cordua per marito e padre dei suoi futuri figli! Dalla sua esperienza e dai suoi atroci dolori era scaturita una scuola di pensiero che non solo le.permise di essere letta in tutto il.mondo,ma l”aiuto’ ad elaborare il dolore subito, evitandole di divenire anch’Ella una bestia feroce ed aggressiva. In questo modo spiegò alle persone come.lei che avevano subito sevizie ed abusi da parte dei genitori come fare e come comportarsi con i figli in modo.dolce ed ovattato, spezzando così il circolo vizioso degli abusi. Insegnava le tecniche ” dolci” che lei stessa aveva elaborato e sperimentato su di sé e che l’avrebbero poi portata al.premio Nobel. Dopo il successo strepitoso del.primo libro il.Commendator SANGALLI chiese ufficialmente la.mano di Ninuccia ora Dottoressa laureata in scienze pedagogiche ed educazione dell’infanzia, nonché insegnante di italiano, storia e filosofia all’università di Bologna. Il.matrimonio da favola fu celebrato al teatro Romolo Valli di Reggio Emilia, città del Tricolore,nella sala degli specchi.

Sala degli specchi, teatro municipale ossia ROMOLO VALLI di Reggio Emilia

.L’imponente e sfarzoso ricevimento ebbe luogo sulle colline di Albinea a Villa Aurora,e fu per tutti una festa principesca! Sangalli non aveva certo badato a spese e Ninuccia splendida come una modella ma.glaciale ed altera con gli invitati riusci’ a far piangere la sua amata e fidatissina amica Rosina.

La.sua nuova vita inizia a così a 33 anni con le sue gemelle vicine, un marito stra miliardario che la.adorava ed il mondo ai suoi piedi. Con queste nuove nozze avrebbe finalmente messo la.parola ” FINE ” allo stupro e a Castrolibero per sempre. O almeno così credeva.

A

Ninuccia e gli ANGELI ( VI ed Ultimissima parte del IV cap)

Tutti i diritti RISERVATI.@ all Rights Reserved by Fabiana Schianchi UGOLETTI.

Ninuccia iniziò a ricambiare i suoi baci ardenti ed appassionati. Dopotutto aveva solo trentuno anni, era di una bellezza prorompente e devastante per gli uomini e soprattutto per Vincenzo. Erano diversi mesi che non faceva più l’amore con un uomo vero e Vincenzo le era sempre piaciuto per la sua mascolinità e per il suo carattere forte e volitivo, nonché per la bellezza esteriore ed interiore che poasedeva. Si abbandonò completamente a lui, che nel frattempo aveva chiuso la porta del suo ufficio a chiave. Lei sbottonandogli la camicia e iniziando ad accarezzarlo con voluttà ovunque, gli procurava dei sospiri e dei gemiti fortissimi. Diverse volte lui le disse ” Ti amo da impazzire Ninuccia, ti ho sempre amata, sei tu la donna della mia vita. Amami ancora come sai fare solo tu, regalami i tuoi orgasmi e mi farai l’uomo più felice della Terra.”. Ninuccia obbedi’ ed iniziarono piano piano ad uscirle i suoi meritati orgasmi: il primo fu maestoso, abbondante e lunghissimo: l’urlo che uscì spontaneo dalla gola di lei fu talmente forte che un secondino, sempre di guardia davanti all’ufficio del Colonnello, busso’ lievemente chiedendo se era capitata una disgrazia.incenzo Cordua con la mente su un altro pianeta ma per nulla imbarazzato, rispose che era la radio che trasmetteva un film di guerra e gli disse di non disturbarlo più per nessun motivo, sino a che era in ufficio con la porta chiusa. Il secondino disse immediatamente ” sissignore” anche se la versione del film di guerra alla radio non era molto credibile dal momento che nella sala d’aspetto vi era appoggiato sulla sedia di ferro lo scialle nero di Ninuccia fatto al tombolo, ed era diverso da tutti gli altri scialli delle donne del paese perciò era molto ben riconoscibile.

Il carabiniere scelto Colonna Esmeraldo lo aveva riconosciuto e comprese subito chi c’era nell’ufficio ad urlare di piacere, fece finta di nulla e si accese una sigaretta. Dopo tutto non erano affari suoi e tutti in paese sapevano che per Ninuccia il Colonnello avrebbe fatto qualsiasi cosa, qualsiasi cosa lei gli avesse chiesto. Ripresero a fare l’amore selvaggiamente e arrivarono altri orgasmi senza farsi pregare: finalmente aveva aperto la gabbia permettendo a loro di uscire allo scoperto dopo secoli di forzata prigionia. Arrivavano in fila uno dopo l’altro, come un fiume in piena che non conosce ostacoli, per ogni orgasmo lei chiudeva gli occhi e Vincenzo lo sentiva bene dalle contrazioni della vagina di lei che gli avvolgevano il suo superbo pene come in una morsa serrata. Ninuccia era in estasi, un leggero rigolo di saliva le usciva dalla bocca. Gli occhi facevano cadere lacrime calde di piacere e lei si abbandonava sempre di più al corpo di Vincenzo che oramai era al limite della sopportazione e temeva di eiaculare da un secondo all’altro.” NINUCCIA ti supplico, lasciami uscire da te, mi fai morire e non voglio venire proprio ora. Non prima di vederti completamente felice ed appagata, ti prego di non toccarmi per qualche minuto o esplodero’. Così dicendole uscì da lei a malincuore e continuando a baciarla con la lingua ovunque. Le procurò altri orgasmi altettanto intensi, prendendosi il tempo per calmarsi un poco al solo scopo di rientrare dentro di lei. Andarono avanti così ad amarsi come ragazzini per diverse ore quando lui, stremato e sudato fradicio esplose con la furia di un vulcano in eruzione bagnandola dappertutto con la Potenza del suo liquido che lei leccava ardentemente. Sembrava nata per fare l’amore e rendere felice il suo uomo, sapeva amare ed amava l’amore mescolato al sesso. Era spontanea, sincera, per niente costruita, i suoni primordiali , le urla ad ogni orgasmo erano veri, le movenze e le sensazioni che sapeva donare al suo uomo pareva le avesse imparare nei libri di scuola. Invece non vi è nessun libro che spiega come amare. Si nasce con l’amore dentro di sé, ce l’hai dentro le vene ed è mescolato al tuo sangue. Devi esserne intriso d’amore se vuoi donarlo all’altro! Non si va a scuola di sesso a meno che tu non sia una puttana e lo fai secondo un codice di comportamento ben preciso al solo scopo di ricevere in cambio sporchi soldi. Ma questo non è amore e non è nemmeno sesso, è vendere un pezzo della tua carne come fa il macellaio. Queste erano le idee di Ninuccia ben incise nella sua testa. ” Null’altro conta” diceva ” ma non devi fingere mai, saresti una donnina molto misera e finta….una di quelle che Ninuccia odiava, pagate x fingere l’orgasmo, pagate solo per miagolare come gatte in calore. Ninuccia ce lo aveva dentro di sé sin dalla nascita questo dono che madre natura le aveva fatto. S

Sua madre Angelica non glielo aveva CUCITO addosso come le aveva ricucito l’imene. Questo era un suo dono e nessuno glielo avrebbe rubato. Lei stessa era un dono della vita, era nata per amare e per essere amata. Il suo compito era quello di rendere felice ed appagata il proprio uomo e pretendeva altrettanto da lui, nonostante le violenze fisiche e psicologiche che aveva dovuto subire da bambina era rimasta dentro al suo cuore un’anima pura che credeva ancora all’amore vero e passionale. Vincenzo Cordua questo lo aveva capito fin da ragazzino quando verso sera, correvano felici entrambi per arrivare nel bosco dei ciliegi di Don Gaudenzio. Trascorrevano sotto alle foglie del grande ciliegio le ore pomeridiane libere dalla Fabbrica delle Scarpe. Sì strappavano i vestiti di dosso ed in un battibaleno erano nudi ed abbronzati dal sole cocente di Castrolibero. Felici e giovanissimi erano sempre avvinghiati come due edere, i loro corpi perfetti bramavano per imparare insieme giorno dopo giorno, tramonto dopo tramonto i primi giochi sessuali. Per ogni nuovo gioco che sperimentavano lei rideva ed urlava come una selvaggia, facendo impazzire ancora di più lui. Ora in quell’ufficio chiuso a chiave senza il ciliegio, lei doveva liberarsi di tutto quel piacere che per anni gli aveva dovuto negare. Finalmente era giunto il momento per rimettere i conti in pari e ridare a lui le gioie troppo a lungo negate. Completamente e senza remore, senza falsi pudori: stava facendo l’amore con il colonnello Cordua Vincenzo. Si sedeva ora sulla scrivania, si sdraiava in terra come una gatta innamorata conn

la schiena inarcata aprendosi da sola le piccole labbra ed inumidendole con la saliva per facilitargli l’entrata. Sinoffriva a lui di schiena perché sapeva bene che questa posizione lo faceva andare giù di testa, in modo tale che lui potesse penetrata meglio mentre con le dita lei si masturbava, cosicché Vincenzo affondava sempre di più i suoi colpi dentro alla vagina di lei. Persino sull’orlo del lavandino del bagno adiacente all’ufficio, davanti allo specchio mentre guardavano eccitati il pene di lui che entrava ed usciva ritmicamente dalla sua intimità più segreta che si era gonfiata a dismisura. Ogni tanto lei glielo prendeva in bocca e glielo succhiava avidamente, godeva così tanto che anxhe lei perdeva liquido che lui prontamente bacuaba. Era sbigottita ed eccitatissima per le imponenti dimensioni del pene di Vincenzo, non se lo ricordava più, adorava quelle parti così intime di lui , così come adorava la sua lingua quando la leccava in profondità nella vagina e nel suo adorabile culetto. Gli piaceva moltissimo non solo sessualmente e avrebbe voluto sposare lui e non quel buono a nulla di Fornasetti ma sua madre ancora una volta si era messa di traverso e glielo aveva fortemente impedito. In questo momento della sua vita forse non era più l’amore tenero ed ingenuo dei 15 anni, forse era solo una passione sfrenata sessuale ed ardita della quale Ninuccia ora ne aveva un dannato bisogno.

Il resto non le importava e l’amore del ciliegio non sarebbe più tornato per lei. Dopo quello che aveva dovuto subire aveva deciso a tavolino che non si sarebbe mai più innamorata. Ora si stava semplicemente prendendo ciò che le occorreva per tirare avanti. In quell’interminabile giornata Ninuccia volle dentro di se’ Vincenzo in tutti i modi possibili, anche in piedi mentre era saldamente attaccata al suo appendiabiti….pretese di essere amata in tutti gli angoli di quella stanza di venticinque metri quadrati. Sì donava a lui senza false riserve, senza falsi pudori o inutili vergogne e riceveva in cambio molto di più di QUELLO che lei gli stava regalando. Tutto in quei muri scrostati una volta che lei era uscita doveva avere il suo sapore, il suo odore, tutto doveva parlare di lei in modo che Vincenzo non la dimenticasse mai. Ma su questo punto Ninuccia poteva stare certa: Vincenzo da quando era un ragazzino e fino alla fine dei suoi giorni non l’avrebbe mai e poi mai dimenticata. Questo le avrebbe permesso di liberarsi in fretta ed in modo definitivo di Achille Fornasetti e…chissà.! Forse sarebbe riuscita ad amarlo ancora anche se il viaggio su al nord che aveva in programma l’avrebbe portata molto lontana da lui. Dopo diversi giorni da quegli amplessi di fuoco, Fornasetti fu arrestato e passò in carcere diversi mesi con parecchi capi d’imputazione. Primo tra tutti quello di furto e tentata vendita d’opera d’arte, loschi traffici con delinquenti di basso rango, stato d’ubriachezza molesta, furto di denaro dalla Parrocchia, percosse alla moglie, tradimento e altre piccole cosette che il Colonnello aveva aggiunto al curriculum del Fornasetti. Con evidente soddisfazione e una punta d’orgoglio lo mise in gattabuia personalmente dandogli anche un paio di sonori ceffoni senza essere visto dalle guardie. Dopo aver chiuso bene la cella con i dovuti catenacci si fumo’ un sigaro in santa pace, pregustando il momento in cui avrebbe fatto di nuovo l’amore con Ninuccia. E come sempre quando pensava a lei l’erezione arrivava di colpo e non riusciva a contenerla e né a domarla. Infatti dopo giorni e giorni di lontananza per mettere a tacere le malelingue, dato che lei non era ancora ufficialmente divorziata, decisero di rivedersi ancora per amarsi sino a non avere più fiato. Il viaggio al Nord era imminente e Ninuccia voleva sfruttare ogni minuto libero con Vincenzo, che felice per essersi tolto dai piedi un ostacolo alla passione tra lui e la sua donna cominciava ad intravedere un futuro e dei figli assieme a lei, ignaro della sua prossima partenza. Ma il giorno della partenza arrivò in un battibaleno così Ninuccia assieme a Rosina, Greta e Celeste se ne scappò via come una ladra, senza avvertire Vincenzo, certa che se lo avesse rivisto avrebbe desistito dal partire. Angelica le salutò lanciando loro improperi e maledizioni e non AUGURI o saluti benevoli e per la gran rabbia che provava ebbe un altro ictus ancor più grave del primo che arrivo a paralizzarla totalmente. Ma nemmeno questa volta chiuse gli occhi per sempre per andare a trovare in cielo il povero Biagio Ercolano, marito manipolato da lei per una vita intera come fosse un burattino con i fili ROTTI. Questo ulteriore incidente di percorso così come lo chiamava lei non le impedì di andarsene in Emilia Romagna precisamente a Bologna, dove aveva la casa editrice principale il Commendator Sangalli Pietro. Il cervello di Ninuccia era una calcolatrice perfetta e con le pile che funzionavano a meraviglia: d’ora in poi bando ai sentimentalismo, stop alle lacrime per il suo amore Vincenzo ma solo obiettivi chiari e precisi da raggiungere. In questo non era seconda a nessuno, con la determinazione e la tenacia che aveva sarebbe arrivata in cima alla vetta più ambita. La squadra femminile al completo firmata da Ercolano Ninuccia, Rosa Giudici, Greta e Celeste Fornasetti partì per Bologna accompagnata dal fedele e devoto Tirotta Mafaldo alla guida del suo camioncino rosso carminio. Era felice ed orgoglioso di accompagnare Ninuccia laddove lui stesso tanti anni prima aveva recapitato i manoscritti di Ninuccia. Borsalino in testa, camicia bianca della domenica e calzoni blu schiarendosi la voce disse ” ragazze, salite, si parte per il Nord. Avviò non senza fatica il suo fedele camioncino con il sorriso sulle labbra, in quella mattina di giugno, fiero di farle da autista. La squadra al completo partì per il nuovo viaggio lasciandosi alle spalle il passato. Pochi mesi dopo, inevitabilmente Sangalli innamorato pazzo di Ninuccia chiese la sua mano. Lei dapprima finse di negarsi per non apparire ai suoi occhi un avvoltoio che mirava solo al suo smisurato patrimonio. Poi portandolo con i suoi continui rifiuti anche ad ammalarsi data la non più giovine età, cedette le armi davanti ad un solitario da 15 carati, contornato da rubini birmani grandi come i grani del Santo Rosario. Sangalli non era capace di mezze misure: faceva le cose in grande o rinunciava. Ed a Ninuccia non avrebbe rinunciato per niente al mondo. Egli non sapeva della riluttanza di Ninuccia per il colore rosso, ma lei non diede a vedere nulla e asciugandosi una lacrima di finta commozione più che altro per il valore inestimabile dell’anello disse” Sì, ACCETTO di diventare tua moglie. Subito dopo le nozze, la nominò unica e sola erede universale di tutti i suoi beni, non dimenticandosi delle sue gemelle che avevano anche RICEVUTO da lui il cognome ” Sangalli”. Lui ed il suo fidato collaboratore dottor Ambrosetti, impiegarono un mese per stilare l’inventario di tutti i suoi averi, certi di aver dimenticato qualcosa di sicuro. ” Lo darete agli orfanotrofi dell’Emilia Romagna e farete costruire un ospedale in mia memoria, oppure distribuite voi a chi credete sia più meritevole. Quando io non ci saro’ più poco importa a chi andranno le briciole, a me preme soltanto di sapere che la mia adorata moglie è al sicuro con le ragazze. Quando all’età di 99 anni Sangalli Pietro chiuse gli occhi per sempre, in seguito a complicazioni sopraggiunte in seguito ad una banale influenza, tutto era già pronto per festeggiare i 100 anni, ma non fecero in tempo! Ninuccia, Rosina, le gemelle e tutto il personale di Palazzo Sangalli piansero lacrime di sincero affetto per quell’uomo che aveva dedicato tutta la sua vita al lavoro e negli ultimi anni a Ninuccia. Il palazzo d’ora in poi si sarebbe chiamato “Palazzo Ercolano Sangalli” così come aveva disposto nel testamento. Pietro Sangalli oltre alle belle donne allo champagne e alle notti brave quando era in gioventù, aveva saputo lavorare con intelligenza e fiuto, onestà ed astuzia, dedizione e tenacia costante. Questi ingredienti mescolati insieme, erano stati in grado di farlo arrivare alle vette più alte e fargli ottenere sempre un cocktail esplosivo di miliardi e ricchezze in suo favore. Dormiva solo tre/ quattro ore per notte, mangiava mentre lavorava, e persino mentre si faceva la barba o il bagno voleva accanto a sé Ambrosetti o Aristide con i telefoni che squillavano in continuazione da tutto il mondo, dal mondo che lui stesso aveva saputo creare e rispondeva a tutti senza lamentarsi mai.

Vivere per lui significava lavorare ed accumulare, comprare e vincere sempre su tutti. Questo sino all’arrivo di Ninuccia. Aveva settant’anni, trentotto in più di lei quando la conobbe e la vita per come la aveva sempre vista e vissuta lui, cambiò rotta e prospettiva di colpo. Apparententemente poteva sembrare burbero e tirchio ma nel profondo del suo animo era molto generoso e non si era mai dimenticato di un compleanno, di una nascita, di un battesimo dei figli dei suoi collaboratori. Tutti chi più chi meno lo avevano dovuto sopportare quando era uno scapolo ribelle, impertinente e donnaiolo facendoli dannare di continuo. La sua filosofia di vita era fondata su una regola ben precisa sulla quale non si poteva transigere mai: circondarsi solo di poche e capaci persone, pagarle molto bene e rispettarle sempre. In cambio chiedeva e pretendeva fedeltà assoluta o sarebbero stati guai per loro.

In assenza del cine panettone…( NINUCCIA E GLI ANGELI IV PARTE DEL IV CAPITOLO)

Foto album di nozze di Corrado e Fabiana: Montegrotto Terme, 10 novembre 2005.

Un classico rito del pomeriggio di Natale, dopo aver mangiato a scoppiare, era quello di andare al cinema a farsi 2 risate! Io in genere non amo i cine panettoni ma ” NATALE A LONDRA” con Nino Frassica e ” QUO VADO”con Checco Zalone mi fecero ridere moltissimo! Oggi pomeriggio (25/12/2020…)causa cinema chiusi e atmosfera grigia e bigia per motivi noti, per arrivare a sera mi dedico con piacere alla mia amata Ninuccia sperando di terminare il IV CAPITOLO. PROVIAMO? BUONA LETTURA STIMATA IN CIRCA. 15 minuti.

Sa caro Ponzi per ricostruire un albero genealogico occorre molta concentrazione e molta tranquillità, lei mi capisce vero? “Che cosa significa un tempo mediamente lungo? Devo capire bene che tipo di alloggio suggerirle, vorrei indicarle un’adeguata sistemazione e non una camera per 15 giorni, come di solito mi chiedono. A proposito scusi se glielo chiedo ma quanto vorrebbe spendere per questa sistemazione?”

” Non si preoccupi di questo aspetto, il Comune mi ha rifornito di molto danaro e questo non rappresenta di certo un problema! Mi dica piuttosto, ce l’ha questa abitazione da suggerirmi oppure no?” Martino si guardò attorno con fare circospetto e con aria di rivelare il segreto più segreto del mondo, facendole cenno di avvicinarsi le sussurro’ in un orecchio” So per certo che don Gaudenzi Pasquale monsignore della parrocchia dei Beati Martiri cerca da tempo una per così dire perpetua, anche se non lo ammetterà mai! Il termine è certamente desueto, diciamo che vorrebbe una collaboratrice per aiutarlo in sagrestia. In cambio offrirà vitto ed alloggio, cioè una bella camerà da letto con annesso bagno personale. Che ne dice Dora? ” Direi che è perfetto per me! Anzi se mi indica la strada ci vado subito e chiedo se il posto è ancora vacante. ” Lo è lo è, altro che vacante! Quello è un posto di lavoro proprio assente!” Disse Martino sorridendo ” A quel pretone non si vuole avvicinare nessuna donna tanto è cattivo e burbero. Odia le donne per principio ma suo malgrado ammetterà che di una ne ha bisogno, quindi dovrà adattarsi ad averla tra i piedi se vuole andare a letto con le lenzuola pulite e piantarla di mangiare cime di rapa crude. Si dice in giro che da quando non c’è più il fratello gemello cioè Don Gaudenzio, la chiesa, la canonica e la sagrestia siano diventati un nido di topi e di sporcizia. ” Ce ne vorrebbe una squadra di donne con lo spazzolone in una mano e l’acido muriatico nell’altra, per far tornare tutto lucido e splendente come ai bei tempi!

” Una donna sola basterà e avanzerà se sarà quella giusta! La ringrazio di tutte queste informazioni e a presto.”. Ninuccia uscì in tutta fretta e molto soddisfatta dal ” Bar degli Amici”. Il nome di era rivelato all’altezza della situazione pensava molto felice Ninuccia e così in pochi minuti aveva di proposito rivelato il motivo per cui si trovava a Castrolibero, sperando che la notizia facesse presto il giro del paese. Forse aveva anche trovato una dignitosa dimora e per essere li’ solo da poche ore, l’inizio era promettente e poteva solo migliorare. Percorse tre stradine al di fuori del centro abitato, l’ultima delle quali era più sconnessa delle altre, con steli di erbacce ghiacciate. Strani sassi e inusuali detriti di ogni forma e colore spuntavano dalla neve. Per terra vi erano mattoni di case, tegole e vetri ridotti in briciole di pane. Se non fosse stata bene attenta a dove metteva i piedi quei residui di vetro camuffati da ghiaccio avrebbero potuto tagliarle anche un piede, dal momento che addosso oramai aveva solo un pezzo di tela. Era quel che le rimaneva delle scarpe espadrillas estratte da un cassonetto della spazzatura diverse ore fa. Questo sentiero portava dritto dritto in mezzo ad una campagna e Ninuccia che non connetteva più molto lucidamente per la stanchezza, si chiedeva se era possibile che fosse proprio quella la Parrocchia di quando era bambina, di quando in un tempo assai remoto aveva dato alla luce Beniamino? Ma la cosa che maggiormente la tormentava era non scorgere il tetto della ” FABBRICA DELLE SCARPE”. Come se il tempo l’avesse inghiottita, come non fosse mai esistita. Quell’edificio si era volatilizzato nel nulla come avrebbe voluto per il suo stupro. Non ricordava che fosse così lontana, come non ricordava più che si chiamasse ” Chiesa dei Beati Martiri”. Ma la sua parrocchia, quella di Don Gaudenzio Alessi, si chiamava ” Chiesa di Santa Liberata” e su questo non aveva alcun dubbio. Il tempo era trascorso e con esso era fortunatamente terminata anche la grande pandemia di asiacella che coinvolse tutta Italia e tutta l’Europa e Castrolibero non fu da meno. Ninuccia per farsi coraggio si diceva che tutto quanto era stato bruciato come nei Promessi sposi quando i lanzichenecchi portarono la peste a Milano quindi i Monatti nel portare via i morti dove passavano bruciavano e dusteuggevano case ed ogni cosa vi fosse all’interno.” Per evitare il contagio” continuava a ripetersi Ninuccia per farsi coraggio” dunque anche qui sarà successa la stessa cosa ma sono sicura che qualche resto che mi farà ricordare lo troverò sicuramente. Date le terribili e dolorose caratteristiche dell’asiacella non si sa come ma nella vecchia farmacia del paese vi erano ancora scatole di Talidomide, la micidiale medicina anti nausea che si somministrata in quegli anni alle donne gravide.

Buon Anno nuovo 2021@ con speranza, pazienza e tanta costanza! Non togliete ancor la mascherina o vi arriva la febbricina, lavatevi sempre le manine o vi arriveranno le punturine, state lontani ad amici e parenti o x davvero vi tolgono anche i denti! Questo corona non è INGLESE e non è Fabrizio, ma di certo esso ha un brutto vizio! Prima lo uccidiamo e prima noi tutti gioiamo! Augurissimi!

Nonostante la dannosissima medicina fosse stata tolta dal commercio per le gravissime conseguenze sui feti che nascevano focomelici, il vecchio farmacista continuava a farsene mandare dalla casa madre tedesca per aiutare le donne gravide a sopportare le nausee. Era in contatto con certi ex soldati tedeschi che gliele procuravano a prezzi molto bassi pur di smaltirle tutte e visto che le donne del paese miglioravano come sintomi, lui noncurante delle conseguenze tremende, continuava a spacciarne a prezzi stracciati. Nel periodo della pandemia cambiò solo la scatola facendola passare per Imperidone, altro medicinale che serviva per placare i sintomi di nausea forte e vomito. Purtroppo gli effetti furono anche questa volta devastanti, procurando moltissime morti su uomini e donne. Le pochissime donne che riuscivano a portare a termine la gravidanza partorivano bambini non formati del tutto, ossia privi di qualche arto, o con malformazioni in qualche punto del loro corpicino. Questi sfortunati bimbi venivano chiamati ” Gli Angeli di Castrolibero” e se da un lato la natura malvagia aveva tolto loro alcune parti del corpo, dall’altro li aveva dotati di una sensibilità e creatività definite eccezionali. Questi ANGELI facevano parte del coro di Castrolibero e imparavano guarda caso a suonare e a cantare diretti ed istruiti dal maestro Gaudenzio, quell’uomo che amava fissare il pavimento. Le faceva ancora male pronunciare quel nome sapeva che prima o poi lo avrebbe rivisto: era inevitabile. Mentre le sue gambe affondavano sempre più nella neve e oramai era congelata dalla testa ai piedi, si trovò in un vecchissimo rudere abbandonato che costeggiava la Chiesa. Sembrava un capannone a prima vista, che ne so, forse un’autofficina per riparare le auto. Certamente era uno stabile che nessuno usava più da diversi anni. Il tetto non c’era più, al suo posto vi era un cratere lungo come tutta la lunghezza deĺ rudere: sembrava la bocca aperta di un vulcano pronta per esplodere di nuovo! I finestrini erano ridotti ad una valanga di vetri.

Il portone d’ingresso in ferro battuto era completamente arrugginito e le colonne un tempo in legno massello ora erano divenute legno marcio come mele. Il portone era chiuso con un catenaccio a forma di campana, anch’essa arrugginita. Forse era servito un tempo per legare un toro di qualche contadino dei dintorni. Ninuccia avrebbe dato qualsiasi cosa per poter entrare dentro e vedere

manca ancora l’ultimo e più interessante pezzo del IV capitolo. Essendo un pezzo solo per adulti vi consiglio di leggerlo con il giusto spirito e prometto di pubblicarlo entro oggi.

Continuo con Ninuccia..III PARTE DEL IV CAPITOLO

Buona serata di martedì 22 dicembre 2020 a voi tutti. Oggi mi devo rilassare e dedicare il mio tempo libero, poco in verità a Ninuccia che mi reclama prepotente. Vi consiglio di rileggere la II parte del IV cap. o almeno un pezzettino x agganciarvi a questo nuovo. Buona lettura stimata in….

Ma se esistesse qualche dannata anima che sa, di certo non parlerà mai!Dovessero tagliargli la lingua ed amputare i testicoli, non li conosci ancora i nostri compaesani?” Rosina sembrava un fiume in piena, usava un linguaggio che raramente Ninuccia le aveva udito proferire

Sembrava come impazzita, e non riusciva a trattenere con la diplomazia che le era consona, ciò che la sua mente covava. Vomitava tutto addosso a Ninuccia senza trattenere più nulla. E continuò imperterrita anche se il dolore alla gamba era lancinante” Hai persino consultato diverse sensitive, hai assunto detective, basta te ne prego. Torna in te, non ce la faccio più a saperti in questo stato! Torna a casa se non vuoi che stavolta il cuore ti si spezzi del tutto.” Rosina dovette trattenere un singhiozzo improvviso simile ad un pianto. Bevve un sorso di camomilla e tentò di proseguire, prese tutto il fiato che le restava in gola e disse” tu sei da sola senza me. Lo vuoi capire o no? ” Rosina deglutì ancora forte nella speranza si trovare una voce forte e ferma da usare, ma all’improvviso sentì come se un nocciolo di pesca nella gola la stesse strangolando e dovette chiamare Aristide con il cerca persone per farsi portare altra camomilla ed un antidolorifico forte. Allo stremo delle forze la povera donna si ritrovò con in bocca il lembo del lenzuolo ricamato, ora strappato dai continui morsi che Rosina Giudici gli dava per non urlare e far capire a Ninuccia che era disperata. Anche se non aveva più fiato continuò a conversare senza arrendersi. “Di conseguenza ci vedremo molto prima di un anno, i tuoi sessanta li festeggerai con noi a Palazzo, come ogni anno e non certo dove ti trovi ora. Abbi cura di te Ninni. Quando avrai bisogno di me, ammesso che tu ne abbia, sai dove trovarmi ma per saluti o scemenze ti chiedo di non disturbarmi più dal momento che la decisione che hai preso è una sentenza di morte per te. Io mi devo solo rassegnare e prenderne atto e così sia!”.

La conversazione era terminata ancor prima che Ninuccia potesse dire a Rosa che le voleva un bene dell’anima. Voleva urlare che ora sarebbe tornata a Bologna a casa, da lei e dalle sue figlie. Cercava in ogni modo la voce per dirle che era folle quello che stava per fare ma le parole non le uscivano dalla bocca, nemmeno una. Voleva anche rassicurarla che era la verità tutto ciò che aveva detto, ma era pur vero che indietro non sarebbe ritornata. Non aveva tagliato i capelli a zero causa un valzer degli ormoni, non si era fatta quel viaggio orribile per una voglia passeggera. Nulla di tutto questo: lei ora voleva solo trovare suo figlio, punto e basta. Anche se era in ritardo di 46 anni! Aveva come un fuoco che le squarciava il petto e non la lasciava respirare. Doveva trovarlo a tutti i costi anche se avesse dovuto rovistare e mettere a soqquadro tutta Castrolibero e la Calabria intera. Chiese al barista una toilette per prendere tempo e lui, asciugando distrattamente una tazzina gliela indicò dicendole ” In fondo a sinistra c’è il bagno, ma scusi noi due non ci conosciamo? Io sono Martino! Martino Ponzi e tu non sei…..

Ma sì che sei….tu sei Nin….” Prima che il barista potesse finire la frase Ninuccia scappò in bagno con la fronte imperlata di sudore. Stava per svenire, ma il pensiero degli occhi imploranti di Beniamino che l’avevano guardata solo per pochi minuti prima di esserle strappato via, le impedi’ di cadere. In un lampo le venne un’idea: si bagno’ le tempie ed i polsi con acqua fredda, si asciugò per bene ed uscì sicura di sé e determinata come non mai.” “La ringrazio per il telefono e per il bagno,signor…come ha detto che si chiama? ”

” Sono Martino Ponzi, ma non ti ricordi più di me Ninuccia?”

” Guardi che io non mi chiamo Ninuccia,mi sta confondendo con un’altra donna, io sono la dottoressa Scalzi Dora e sono qui per ricostruire l’albero genealogico della mia famiglia. Sono stata incaricata dal Comune di Modena per il quale lavoro e visto che sembra, dico sembra che io abbia la famiglia più antica come origini nel mio settore, quest’anno hanno scelto me per le ricerche! L’uomo del bar la fissò stupito. La riguardò ancora e disse dispiaciuto” In effetti ora che la guardo meglio non può essere lei,anzi! Lei non aveva queste forme e questi connotati. Anche se dopo tanti anni sarà cambiata certamente, ma ricordo che odiava i capelli rasati a zero come un soldato e so per certo che mai e poi mai se li sarebbe tagliati..Lei li portava sempre lunghi aveva dei boccoli meravigliosi anche se sua madre la obbligava a raccoglierli a crocchia come una vecchia nonna e voleva che li tenesse sempre nascosti con un foulard nero, in segno di lutto. Quale lutto poteva aver avuto una ragazzina? Alla mia rispettabile età non l’ho ancora capito: NINUCCIA era bellissima! Lei era la vita ed il sole di Castrolibero e non ce ne sarà mai più un’altra come lei. Era talmente bella che tutti noi ragazzi avevamo perso la testa, ma Ninuccia non ci credeva e diceva che si sentiva orribile con quella gobbetta sul naso. ” Me la farò togliere prima o poi, voglio un profilo perfetto ed il naso all’insù: così sembro una strega e temo di spaventare i bambini! Lo farò a Cosenza con i guadagni della vendita del mio primo libro”. Così diceva sempre lei, fiduciosa e certa che sarebbe riuscita a pubblicare il suo primo libro. Martino tornò in sé e smise di guardare il soffitto; aveva avuto una visione celestiale nel ricordare Ninni ma doveva tornare con i piedi per terra o avrebbe fatto avere a sua insaputa un attacco di panico alla donna che gli stava di fronte. “Mi scusi signora ma lei ha un naso troppo perfetto, capelli troppo corti quasi ehm….da uomo, lei è troppo dove dovrebbe essere poco ed è poco dove lei era il massimo, mi scusi la franchezza! Con la mia amica Ninuccia lei non c”azzecca proprio nulla.” Martino terminò il suo lungo discorso dopo aver onorato e santificato una donna che agli occhi di Ninuccia pareva già morta e beata. Era anche molto sollevata per non essere stata riconosciuta dal suo migliore amico. La trasformazione totale stava dando i suoi frutti.

Dovevano averla amata molto al paese i suoi pochi ma veri amici! Mi scuso tanto signora Dora Scalzi, come posso fare per farmi perdonare? ” beh, visto che me lo chiede, una cosa per me potrebbe farla e sarebbe molto gradita”

.

“Tutto quello che desidera” rispose prontamente Martino, aggiustandosi il grembiule e posando sul bancone la.tazzina del caffè che oramai doveva essere asciuttissima e molto lucida! ” Avrei bisogno di trovare un alloggio che non sia una locanda o un albergo, mi accontenterei di qualunque abitazione, purché confortevole e pulita. Per svolgere il mio incarico avrò bisogno di diversi mesi di studio, quindi la mia abitazione dovrebbe essere diciamo per un periodo mediamente lungo e se possibile, in un luogo tranquillo lontano dalla confusione.

NINUCCIA e GLI ANGELI: II PARTE DEL IV CAPITOLO

Tempo di lettura stimato in 20 minuti tranquilli

Buona lettura a tutti, con amore e pace.

L’identità che Ninuccia aveva deciso di assumere era quella della dottoressa Dora Scalzi. Per prima cosasi si era prefissata di trovare una dimora non lussuosa, quindi niente alberghi, dove senz’altro l’avrebbero riconosciuta, ma solo una ” cuccia confortevole e calda” le aveva raccomandato Rosina. Decise di chiedere aiuto al Parroco di Castrolibero, ma di quale Parrocchia? Si ricordava della chiesetta di Santa Liberata dove un tempo c’era don Gaudenzi Alessio come parroco e decise che quella parrocchia andava benone e per il nome che aveva, pensò che sarebbe stata di buon auspicio. ” Ma prima devo assolutamente telefonare a Rosina e sapere come sta. Ora cerco un bar con il telefono, dato che il cellulare me lo ha buttato via quel…quell’elemento di uomo che fissava il pavimento che spero di non rivedere per un bel pezzo a venire!”La sua bocca diceva queste parole ma il suo cuore pensava tutt altro: anzi si chiedeva come mai non si era ancora fatto vedere o non lo incontrava in nessun angolo del paese per ora.

Si aspettava che da un momento all’altro uscisse dal cilindro come fa il prestigiatore con il coniglio, almeno per chiederle come stava e se aveva freddo ai piedi. Entrò dentro al primo bar che incontrò sul suo cammino, l’insegna diceva” GLI AMICI DEL BAR” ed anche questo le sembrò di buon auspicio perciò entrò subito e chiese di poter telefonare. Acquisto’ dal gestore del bar diverse monete da due euro usando parte del resto che Mafaldo le aveva cambiato sulla corriera e che aveva conservato sul doppio fondo della valigia. Glielo aveva cucito Rosina, era di stoffa a quadri blu e bianchi

Sembrava una tovaglia da pic nic ma fungeva perfettamente da ripostiglio segreto. Dentro vi era la sua carta d’identità vera, la patente, le medicine e una fotografia di lei e Rosina da bambine. Inoltre aveva anche i documenti falsi di Dora Scalzi che le aveva procurato Aristide con l’aiuto di certi suoi vecchi amici fidati. Scalzi Dora, residente a Modena, nata il 14 ottobre 1950 ivi residente, in via Emilia Ovest n

55, professione: dirigente di primo livello. Stato civile: vedova

Fabiana a.22 anni nel 1986.

Nella fattispecie Dora era dirigente all’assessorato per l’istruzione, reparto politiche per l infanzia e l’ adolescenza. Prese in mano il telefono e compose il numero di casa, per fortuna fu proprio Rosina a riapondere” Pronto, Palazzo Ercolano, chi parla? ” con un sorriso che le avvolgeva tutto il viso, Ninuccia quasi urlò dentro al telefono ” Sono io Rosa, sono arrivata circa un paio d’ore fa, il viaggio è andato bene. Tu come stai? Che cosa ti ha fatto quella screanzata di Greta? Come sta Celeste? Ma soprattutto come stai tu! ” Ehi piano con la raffica delle domande, risponderò a tutto ma vai adagio con le parole altrimenti ti verrà uno dei tuoi attacchi ed io non sono lì con te ad aiutarti” disse Rosina cercando di dare un contegno alla voce già rotta dal pianto e dall’emozione di sentire la sua Ninni.” Tutto sommato non sto malissimo, ma ciò non vuol dire che io stia benone. Le lastre hanno evidenziato la rottura scomposta della caviglia, del crociato, ed anche la parte superiore del menisco. Ne avrò per almeno sei mesi con il gesso che mi hanno messo, poi ci sarà un intervento chirurgico abbastanza complicato e poi dovrò fare moltissima fisioterapia e poi…poi sono nelle mani del Signore. Parlando di persone sgradevoli come ua figlia Greta vorrai perdonarmi l’aggettivo? Sta facendo degli accertamenti in clinica per capire l’origine della sua nausea e soprattutto da dove le deriva tutto quel nervosismo che ha. Non sono dunque partite per Saint Moritz quindi ergo,se non sono rimbecillita del tutto che mi ha spinta per niente quella….quella..non oso definirla! Comunque tutto sommato stanno bene entrambe e ce la caveremo egregiamente anche senza di te! Io e Aristide temiamo per la tua salute ma tu questo lo sai benissimo, lo hai messo in preventivo che soffrirai molto?

Tu lo sai benissimo che la tua delusione sarà immensa quando avrai la certezza che lui è morto e non esiste. Non è mai esistito, se non per brevissimi istanti

Tu lo hai potuto vedere solo per un attimo, anche se il suo volto e’ stampato nella tua memoria da ben 46 anni. Hai deciso di partire da sola, di lasciarti tutto alle spalle, piantando in asso chi ti ama veramente, quasi per una rivalsa per dimostrare a te stessa che potevi essere anche per lui una buona mamma? Dovevi pensarci prima cara mia, non puoi più permetterti alla tua età di giocare con la vita degli altri, me compresa, per cercare un uomo che nemmeno conosci e che non puoi amare così tanto solo per averlo visto pochissimi minuti ” Rosina disse queste parole arrabbiata e tutte d’un fiato prima di perdere il coraggio per proferirle” Tu a questo punto vieni a dire a me che cosa è giusto e cosa non lo è? Sono io che non te lo permetto dal momento che quello stramaledetto mattino tu non l’hai fermata con la tinagliozza di mio padre, piantandogliela nella pancia, mentre io urlavo dal dolore come un’indemoniata.”

“Ma ti rendi conto Ninuccia di quello che dici? Noi eravamo piccole, impaurite in mezzo a quel fiume di sangue. Lei invece era un mostro di tre taglie più grande di noi messe assieme. Era pure ubriaca fatta, piena di forza e di odio. Non saremmo mai riuscite a batterla, nemmeno se tu fossi stata in piedi anche se sanguinante.” Non si lasciavano parlare a vicenda, quella telefonata si stava rivelando molto pericolosa perché erano ancora troppo arrabbiate con la. vita e con il destino ma si amavano profondamente e nessuna delle due voleva avere la responsabilità del dolore dell’altra e così finivano spesso per bisticciare.:” Ti chiedo la cortesia di lasciarmi finire di parlare, ti sottolineo che dovevi pensarci prima a compiere questo folle ed insensato gesto. Che cos’è questa improvvisa voglia di maternità tardiva, non ti bastano le tue figlie? Ora starai doppiamente male, la.tua salute come la mia non è più quella di un tempo e tu lo sai. Tu sei voluta partire da sola. Sì beh insomma tu per la.prima volta non sei partita con me.vicina, ecco sono riuscita a dirlo accidenti a te! Te lo hanno ripetuto fior di detective privato a suon di cifre folli, spese per sentirti dire che di lui non vi è traccia, non hanno trovato nemmeno una piccola lapide sulla quale piangere, non abbiamo nessun fottutissimo indizio di qualcuno che abbia sentito o visto qualcosa.Niente di niente a conti fatti tu non lo hai nemmeno partorito. Nessuno a Castrolibero ti vide con la pancia e lei non parlò con anima viva della tua gravidanza. O almeno così abbiamo creduto per mezzo secolo.

CONTINUO??

Quell

Ti

Ninuccia e gli Angeli: I parte del IV CAPITOLO.

Camminando di buon passo si ritrovò in contrada Santa Annunciata, lo capiva sentendo in lontananza le campane della chiesa di San Paolo. Forse oggi la chiesa era in disuso, chissà!Ricordava di aver letto da qualche parte che era di proprietà degli Eredi Mielilupo e ricordava che non veniva più utilizzata da tempo memorabile per recitare ls Santa Messa. Le campane con il.loro disarmonico suono che lei riconosceva ancora molto bene nelle orecchie, funzionavano anche se con il battacchio rotto oramai da decenni. Si chiedeva come mai dopo trent’anni non era ancora stato riparato, così come il suo cuore non era ancora guarito per le atrocita’ subite nonostante i numerosi rammendi qua e là. Senti’ che nove rintocchi suonavano. A quell’ora lei di solito era già in piedi da almeno un paio d’ore. Mentre camminava adagio, guardava con curiosità ed attenzione il paesaggio che le si prospettava davanti. Cercava con uno sforzo sovrumano di ricordare se tutto quanto fosse ancora al proprio posto se negli anni qualcosa fosse cambiato in quel paese. Ogni tratto delle stradine ghiacciate sembrava che le parlasse dicendole ” guarda che sei tu che te ne sei scappata, sei tu che ci rinneghi da anni e sei profondamente cambiata. Noi ci siamo ancora tutti, o quasi, e ti aspettavamo da molto tempo dolce Ninuccia. Ogni viso che passava in fretta, ogni colore che intravedeva nel grigio e nel bianco di quella giornata invernale, ogni pezzetto di sasso messo lì sulla sua strada le parlava e le domande che le venivano rivolte non avevano ancora le risposte. La sua più grande preoccupazione era quella di non venire riconosciuta da anima viva, nessuno doveva sapere che era lì per cercare suo figlio, in modo tale che se qualcuno aveva qualcosa da spifferare per errore o per la voglia di chiacchierare del passato, lei lo avrebbe captato subito. Doveva ascoltare ogni.parola attentamente e raccogliere il maggior numero di informazioni possibili, da qualunque fonte arrivassero. Poi lei con arguzia ed intelligenza avrebbe scartato le sciocchezze e tenuto a mente le notizie che potevano riportarle Beniamino.

Papà Antonio, nonna Ione Corvini con un bimbo del quale lei era la sua baby sitter. Li ho trovati i miei Angeli Custodi.

Purtroppo sarebbero uscite di bocca dagli abitanti anche le nefandezze che don Raffaele Quadri compieva non solo all’interno della Fabbrica,ma anche all’interno delle tenere cosce delle sue lavoranti. Chissà che fine aveva fatto, se era morto o vivo,avrebbe voluto saperlo certa che se lo avesse rivisto lo avrebbe ucciso con le sue mani. Lo.stupro da lei subito era stato occultato e mascherato a dovere da Angelica e da Rosina, che a suo tempo si premunirono di mandare via dal paese Ninuccia quando lo stato interessante si fece evidente, dicendo a tutti che era andata a Reggio Calabria da una zia per evitare di riprendersi l’ennesima broncopolmonite. In paese nessuno secondo i suoi ricordi si era accorto della gravidanza. Angelica aveva sparso la voce che un residuo della.pandemia di asiacella l’aveva deformata per giustificare le sue prime rotondità. Aveva.pagato profumatamente i dubbi con l’indennizzo ricevuto da mastro Raffaele per il gravissimo torto subito. E se qualcuno avesse avuto il benché minimo sospetto di una gravidanza di Ninuccia ci avrebbe pensato la “dolce” Angelica a zittire le petulanti bocche. Dove non arrivava lei con i suoi metodi ci arrivava mastro Raffaele con il suo denaro ed il suo potere. Passarono così gli anni e quel mistero tanto ambiguo quanto inconsueto cadde per così dire, in prescrizione e man mano che Ninuccia cresceva e dimagriva a.vista d’occhio, non se ne riparlo’ più. Di bambini piccoli in casa in via dei Tigli n. 8 a casa

Ercolano nemmeno l’ombra, Di conseguenza ogni dubbio o sospetto era svanito come neve al.sole

Ora doveva cercare di ricomporre un .mosaico lungo 46 anni e doveva trasformarsi in una perfetta ed abile investigatrice, forse uno dei pochi mestieri che non aveva ancora svolto in vita sua. Se il bambino si fosse salvato dalle mani dell’assassina, in modo a questo punto inspiegabile, potevano stare tutti certi che sua madre lo avrebbe ritrovato. Ma Rosina scuoteva sempre la testa e abbassava lo sguardo” il bambino è morto, non c’è più, in che lingua te lo devo dire? Per me è uno strazio ogni volta che te lo ricordo!” In questa situazione non si trattava di vendere migliaia di libri o di acquistare una banca;era in gioco la carne della sua carne che ancora gridava vendetta per quello.che era stato fatto ad entrambi……continua…

…se lo gradite. Continuerò la scrittura. Non pensiate sia una passeggiata correggere e riscrivere un romanzo così intricato e forte! È x me fonte ogni volta di fatica fisica e psicologica ripagata non so come e in che misura. Mi piace scrivere, mi piace far conoscere questo personaggio così complicato,ma.vi assicuro che non è semplice per niente. Buon pranzo a tutti, proseguirò nel pomeriggio! Attendo come sempre vostri graditi pensieri che non arrivano ma io vado avanti per la mia strada con Ninuccia vicina.

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NINUCCIA E GLI ANGELI ( VI ed ultima parte del III CAPITOLO)

Giochi di luce e neve.

Buongiorno ai miei lettori! Mi scuso x la lunghezza della V parte del III cap che in sede di eventuale stampa del libro verrà sicuramente ridimensionato. Scrivo ora le ultime righe, invitandovi a suggerire vs. Graditi commenti. Negativi o positivi che siano, ma pur sempre costruttivi. Prima di terminare questo lunghissimo capitolo mi preme dirvi che il tablet o word press o la memoria del blog che ha 8 anni, non stanno più al passo con la mia velocità di scrittura. Dovrà metterci le mani San Corrado ( il mio informatico personale ndr) per capire come mai! Vado troppo in fretta a scrivere per questi strumenti già obsoleti x me! Memore di quando lavoravo in un CED, praticamente a cottimo! Credo di essere stata una delle più veloci tastieriste che l’azienda aveva! Sarei molto più avanti nella correzione del romanzo e voi sareste già entrati nel cuore vero della storia.

Finestrino esterno di casa mia.

Devo dirvi però che arrivati a questo momento del film, qualche boccia è ferma e i punti cruciali sono emersi. La trama si continuerà ad allargare a ragnatela con colpi di scena continui,flash back,personaggi nuovi che contribuiranno a rendere affascinante e mai banale la storia. Ne approfitto ora x citare il sig. ALBERTO ANELLI, Dio non volesse mai che io me ne dimentichi che è la.fonte di Castrolibero ove ho attinto nomi reali degli attrezzi che gli Scarpari usavano in quel periodo. Nomi e modi di dire riguardo alle scarpe sono perciò fonti veritiere e attendibili. Il perché io abbia poi voluto mescolare la storia di Ninuccia con quella degli Scarpari è un altra faccenda ed ora non è il momento giusto x rivelarlo. Andiamo ora a finire sto benedetto III CAPITOLO. Una raccomandazione: se non ricordate dove eravamo rimasti vi consiglio di rileggere un pezzetto del post precedente x non perdere MAI il filo del discorso. Buona lettura stimata in circa 13 minuti

Sperando che non mi faccia addormentare proprio ora che sono quasi arrivata, dopo questo interminabile e terribile viaggio. In fin dei conti aveva semplicemente conosciuto una persona molto in gamba che se dapprima sembrava rozza e tetra, si era si era rivelata con un’intelligenza profonda ed un aspetto fisico che la faceva vibrare. Un uomo con mani affusolate che conosceva ed insegnava la musica a bambini, da lui definiti ” Angeli” nati con handicap non banali. Un uomo così doveva essere dotato per forza di cose di una sensibilità straordinaria. Tanto terribile la faccenda in sé non era, potevano invece risultare terribili le conseguenze che sarebbero nate se continuavano a vedersi o a frequentarsi. Ma come fare,dato che Castrolibero conteneva solo 10368 anime, stando ai dati ISTAT del 31 agosto 2008? Dati che Ninuccia aveva appreso documentandosi accuratamente prima della partenza. Se paragonato al milione di abitanti di Bologna, quelle creature si vedevano e si conoscevano tutte. Non sarebbe riuscita perciò ad evitare di incontrarlo una volta o l’altra e questo per lei era un grosso problema. Doveva prepararsi ad una simile eventualità, ma ora il Capotreno avvertiva che finalmente erano arrivati Cosenza e bisognava scendere definitivamente dal treno.

Coppia vintage di elfi.

Ninuccia scese con calma e si diresse subito al bar della stazione per fare una colazione abbondante.” Prima andrò in toilette anch’io a darmi una rinfrescata. Non voglio sembrare una prostituta che ha passato la notte ” a lavorare”….memore delle parole udite da Gaudenzio. Raggiunse la toilette dove fortunatamente vi erano anche le docce. Con due gettoni la poteva fare calda, ma non avendo tempo da perdere decise di sfidare la sorte e le sue cervicali e la fece gelida. Si friziono’ per bene ciò che le rimaneva dei capelli con un campioncino di Dior che aveva nella valigia di cartone e con una sua maglia pulita, si asciugò come pote’, visto che di salviette di carta non ce n’erano. Guardo’ la sua immagine riflessa nello specchio sbeccato e decise di truccarsi in modo molto leggero, dando al viso segnato dalle occhiaia un poco di ” salute in scatola” come amava definire gli intrugli femminili per camuffare le donne. Non vedeva Gaudenzio in giro mentre si stava truccando ed una volta uscita dal bagno nemmeno lì c’era la sua ombra. Era certa che per un bel lasso di tempo non lo avrebbe incontrato.

Nel. Bosco Verde 2 anziani gnomi si fanno compagnia.A stufa spenta naturalmente!

Rinvigorita nell’aspetto e contenta per aver mangiato al bar tre brioche integrali ancora calde e bevuto due caffè cremosi,si accese la prima sigaretta del mattino, stupita di non dover ricorrere alle sue compresse. Si avviò così per le strade di Cosenza più di trent’anni dopo aver lasciato quei luoghi. Ora era alla ricerca di un mezzo che la portasse finalmente a Castrolibero. Chiese ad una passante un’informazione” Scusi signora, a Castrolibero come ci arrivo?” La donna scrutandola da capo a piedi le rispose” se non vuole andarci in carrozza con i cavalli, alla stazione degli autobus c’è la linea “Cosenza-Marano Marchesato. Prima del capolinea troverà Castrolibero,ma se come credo non è pratica di questi luoghi, chieda all’ autista.” Ninuccia la ringraziò e tirò dritto per la sua strada. La.donna continuava a fissarla come fosse un extra terrestre. Di questo Ninuccia se ne rendeva perfettamente conto e pensò che doveva crearsi una nuova identità ed un motivo più che valido per Dora che da quel momento, di cognome faceva Scalzi. Doveva pensare a chi era e perché si trovava lì. Con il suo accento bolognese, glielo avrebbero chiesto non appena avesse messo i piedi giù dall’autobus e lei, organizzata e precisa come sempre, doveva già avere in mente tutto quanto che fosse il più possibile vero e credibile. Ora non si poteva barare: l’acqua calda era arrivata anche lì,le linee adsl pure, le tv le avevano in casa anche i meno abbienti, di conseguenza pochi dati ma precisi ed attendibili. Non fece in tempo a terminare i suoi pensieri che si accorse di essere arrivata in un battibaleno alla stazione degli autobus.Parcheggiata sul lato destro vi era già la corriera Cosenza-Marano Marchesato, vi salì immediatamente senza tanti ripensamenti e pagò il biglietto direttamente al controllore, dato che non aveva fatto in tempo a comprarlo alla biglietteria. Il Controllore molto stupito per il bigliettone da 500 €, disse con aria interrogativa alzando la banconota controluce e contemporaneamente un sopracciglio” E lei pretende che io alle 8.05 del mattino abbia già avuto il tempo di andare in Banca a cambiare in spiccioli? ” Ninuccia sapeva molto bene che non doveva più usare quei soldi così ingombranti ma ancora non sapeva come fare per cambiarli con tagli più piccoli. Avrebbe dovuto aprire un conto in banca, dare perciò le vere generalità e il suo piano sarebbe andato a farsi fottere.”E’ bastata una volta x prendersi gioco di me, penserò più tardi al da farsi”. Tutti e due si guardarono seri, ma dopo pochi istanti scoppiarono a ridere entrambi! Non era una tragedia ed il controllore le disse che gli avrebbe cambiato lui quel pezzettone!

Mentre si aggiusto’ il nodo della cravatta decise di presentarsi

le chiedo scusa per l’arroganza, ma sa da queste parti non siamo molto aperti nel dare confidenza agli estranei e non cambiamo così d’acchito biglietti di questo calibro al mattino presto. Soprattutto agli sconos… volevo dire se non conosciamo il possessore. A proposito io mi chiamo Tirotta Mafaldo, per servirla, signora?? Con chi ho il piacere di parlare invece io?” A Ninuccia si rigirarono le budella nello stomaco a sentire nome e cognome, le tre brioches inghiottite al bar cominciavano a farle il girotondo nello stomaco.

” Ma se mi riconosce come faccio? Non sono ancora pronta con la nuova identità, ma di tante anime proprio Mafaldo dovevo incontrare per primo? Poi proprio a quest’ora del mattino su questa corriera scalcinata.” Fece finta di nulla e si calò sulla fronte il colbacco di pelo in modo che il viso fosse parzialmente coperto e pregò la Madonna di non essere riconosciuta. Si diedero la mano e il controllore finalmente cambio’ il biglietto da cinquecento a Dora. Ninuccia sudata ed agitata per quel breve colloquio, si sedette sulla prima poltrona libera impaziente di arrivare. Lui continuò a convalidare gli altri biglietti dei passeggeri e non si curò più di lei. Ringraziando il cielo anche lui era invecchiato parecchio e con quei fondi di bottiglia che aveva sugli occhi, poteva stare tranquilla. Si era anche ricordata che oltre ad essere storpio, Mafaldo soffriva sin da giovanissimo di una malattia agli occhi rara ed ereditaria che lo avrebbe portato alla cecità quasi completa. A giudicare dagli occhiali che indossava e dalle gomitate che dava alle persone in piedi, senz’altro aveva ragione: non avrebbe potuto riconoscerla in quelle condizioni. Quel viaggio così pieno di imprevisti e di situazioni nuove da affrontare la stava già mettendo a dura prova, ed era solo agli inizi! Qui non c’erano Rosina o Aristide a consigliarla, qui non c’erano i suoi fidati collaboratori. Era sola e doveva prendere da sola le sue responsabilità. “Già Rosina! Non la vedo da un giorno e mi sembra un’eternità! Appena arrivo al paese cerco una cabina telefonica e la chiamo, voglio sapere come sta, e se quella nevrotica di Greta le ha fatto un danno veramente importante! ” Serve niente signora Dora? Tutto a posto? A proposito, lei dove scende?” ” Tutto bene, la ringrazio, scenderò a Castrolibero, spero tra poco.” ” Si’ in effetti è un viaggio breve, tra 5 fermate tocca a lei e me ne rammarico molto! Chissà speriamo di incontrarci ancora se lei prenderà di nuovo questa linea”.Così le disse il sig. Mafaldo Tirotta, vecchio amico e spasimante di gioventù. Finalmente annunciò la fermata di Castrolibero e lei con il cuore che le batteva all’impazzata, si alzò dalla poltrona, raccolse le Sue cose e salutando in modo assai caloroso Tirotta, scese. Lui fece appena in tempo a gridare sporgendosi dalle porte” Ma noi non ci siamo già conosciuti? Ma noi ci conosciamo perbacco!”.Nel gelo di quel mattino del 16 gennaio 2010, dove il termometro segnava meno dieci gradi Ninuccia e Dora erano già lontane diversi metri per sentire quella importante domanda.

Fine finalmente del III CAPITOLO

NINUCCIA E GLI ANGELI ( V PARTE DEL III CAPITOLO)

Tempo di lettura stimato in circa 35 minuti. Per problemi di spazio word press non mi consente di terminare il capitolo, ma mancano ancora poche rughe, poi anche il III e’ terminato. Buona lettura!

Recitava un’ Ave Maria dopo l’altra in modo meccanico e poco convinta, mentre controllava di continuo l’orologio del corridoio. Alle quattro del mattino circa sarebbe arrivata a Paola, sempre che il treno facesse il suo dovere senza intoppi! Quel bellissimo ROSARIO antico di granate viola scure le faceva ricordare quando nei giorni del Natale andava con Rosina per le stradine di Castrolibero a piedi nudi a chiedere l’elemosina per comprare i dolcetti che tanto piacevano a tutte e due! Era perfettamente sveglia e aveva ben chiara e nitida la scena: Ninni e ROSA con il grembiulino rosso ben stirato, i capelli raccolti con uno spago della fabbrica che serviva per cucire le tomaia. Rosa suonava l’armonica e Ninni ballava con grazia innata. Gli applausi dei passanti fioccavano in un concerto di mani, erano molto conosciute in paese e ricevevano molte monetine che si apprestavano a mettere nelle tasche dei grembiuli. Questi ricordi facevano sorridere Ninuccia e mentre recitava l’ultima decina di Ave Maria, sentì bussare lievemente al vetro della porta del suo scompartimento. Era talmente assorta che non si accorse subito chi era che bussava, pensava fosse il controllore del turno di notte che effettuava il solito giro per accertarsi che tutto andasse per il meglio. Prima di guardare chi fosse sentì dire” Posso entrare, ti disturbo?”la voce conosciuta poche ore fa la fece girare di scatto e rispose” Sì, entra pure, stavo recitando il Rosario, non mi disturbi affatto.” Pronunciò queste parole come fosse la cosa più naturale del mondo, svelando un lato di sé intimo, semplice ed umile e finalmente riuscì a dargli del tu. Gaudenzio dovette abbassare la testa e chinarsi parecchio per entrare nel piccolo abitacolo. ” Sarà alto almeno un metro e novantatre” pensò Ninuccia in quell’ istante, squadrandolo da capo a piedi come se lo vedesse per la prima volta. Con la sua altezza e corporatura occupava tutto il piccolo e stretto scompartimento, era imponente e massiccio sotto a quell’ andatura goffa e triste che certamente mascherava un altro uomo, ben diverso dall’immagine che voleva dare al mondo. Perché voleva mimetizzarsi a quel modo? Perché celare dietro ad una maschera di nullità la sua imponente ed importante figura maschile? Mentre lui si accarezzava la barba per l’ennesima volta, Ninuccia notò anche le mani con dita lunghe e regolari da chirurgo, a parte le unghie che erano sporche di terriccio. Erano in ogni caso mani meravigliose senza alcun segno di vecchiaia sul dorso, senza nodi, senza macchie, mani salde e forti che avrebbero saputo come prenderla e come farla urlare di piacere. Ma non poteva permetterselo, ora non era il tempo per provare nessun tipo di sentimento, nessuna forza andava sprecata, nessun orgasmo voleva provare: solo amore materno e affetto per suo figlio e per le sue gemelle. Ora era il momento di fare solo la mamma. La donna, la femmina che sapeva regalare orgasmi a volte senza essere ricambiata era andata via e non sarebbe ritornata per molto tempo. L’ uomo con la barba folta che di nome faceva Gaudenzio, possedeva di certo anche un cognome. La guardava fissandola, cercando di spogliarla con la sola forza dei suoi magnetici occhi, per carpirne i suoi più reconditi segreti. Bella pretesa per uno sconosciuto! Quando nemmeno il suo analista dopo anni di sedute e colloqui non era ancora riuscito del tutto a svelare il mistero chiamato Ninuccia Ercolano.

Gaudenzio aveva il potere di farla sentire nuda come un verme, pur con la sua finta goffaggine la faceva sentire a disagio ogni qualvolta le si avvicinava. ” Come faccio a mascherarli tutti questi segreti, sono troppi e troppo pesanti da portare, solo Rosina e Dio lo sanno! Gaudenzio non capirebbe mai il perché di tutte queste bugie perciò mi devo rassegnare e metterci una pietra sopra e una volta arrivati a Castrolibero spero di non incontrarlo mai più”. Il nome di quest’uomo, i modi di fare e l’imponente figura per un attimo le sembrarono famigliari ed ebbe un flash davanti agli occhi. Era come se rivedesse Don Alessio Gaudenzi, il parroco di quando lei era piccina.. Aveva persino il tic nervoso di toccarsi la barba in continuazione, da sinistra a destra e non viceversa. ” che stranezza, si grattano la barba nello stesso identico modo…Ma sarà solo una coincidenza.” Poi invece pensò che la stanchezza le stava giocando dei brutti scherzi. Lui non accennava a smettere di guardarla con introspezione, di botto lei gli chiese” Ma tu ce l’hai un cognome? O sei Gaudenzio e basta?” ” E tu ce l’hai un cognome o sei Dora e basta?” Rispose prontamente lui. Stabilirono di comune accordo che per ora erano semplicemente Dora e Gaudenzio, una donna ed un uomo. ” sono venuto a chiederti se hai freddo ai piedi e se vuoi un altro paio di calze di lana mie, ne ho nel mio sacco di pesantissime. Inoltre volevo accertarmi se stai bene e se hai fame e a ricordarti che tra un po’ dobbiamo scendere. Pensavo ti fossi addormentata di nuovo e pensavo che dovresti scendere come me a Paola. O hai cambiato idea?” Ninuccia era molto sorpresa per tutte le attenzioni che quest ‘uomo così cupo e originale le riservava, perciò rispose con tutta tranquillita” Io sto bene e non ho freddo per ora. Non mi sono addormentata però sono felice che tu sia venuto a chiedermi come sto. Quanti anni hai Gaudenzio? Chiese in un sussurro?” Lui rispose tranquillo ” Ne ho cinquantacinque, perché fa differenza che io ne abbia settanta, venti o cinquantacinque?” ” No, non fa differenza, io ne ho quasi sessanta, così non me lo devi chiedere tra cinque minuti e siamo pari. Tu mi dici qualcosa di te ed io ti dico qualcosa di me, sei d’accordo? ” Gaudenzio scosse la testa e le rispose ” Questo è un gioco che non mi piace, io ti dico quello che mi pare e anche tu farai lo stesso, mica siamo in debito l’uno nei confronti dell’altra! Io ti ho solo aiutata a salire su questo dannato treno e ti ho procurato un paio di scarpe, ti ho allungato le gambe per farti riposare meglio: non mi devi proprio nulla. ” Perché dannato? Non sei sereno? Sono io che ti sto procurando ansia e rabbia per chiamare dannato un mezzo che in fin dei conti ti sta riportando a casa? ” purtroppo la parola casa se casa si può chiamare per me significa ” famiglia” perciò il treno è dannato. E così dicendo si alzò dallo scomparto e se ne andò. Ninuccia ancora una volta rimase sbalordita ed incredula davanti all’atteggiamento di quest’uomo così lontano dal suo mondo ma che inspiegabilmente sentiva vicino come non le accadeva da troppo tempo. A Dora e basta poteva anche andare bene a Ninuccia Ercolano no, mai più sarebbe andato bene uno così. Queste due ore e mezzo trascorsero molto in fretta e si ritrovò con le espadrillas ai piedi sfilacciate e senza suola. I suoi piedi erano diventati un pezzo di ghiaccio, nonostante le varie paia di calze sovrapposte: quattro paia per la precisione! La valigia di cartone nella mano scarlatta le pesava come un macigno in quella stazione di Paola, da sola, spaurita e gelata, alle 4.15 del mattino. Sebbene fosse ora assonnata e molto stanca lesse il tabellone: il primo regionale per Cosenza arrivava alle 6.30, quindi mancavano ancora due ore e quindici minuti di freddo e solitudine. DI Gaudenzio nessuna traccia, di Ninuccia nemmeno l’ombra, mentre Dora batteva forte i piedi per il freddo. Decise di sdraiarsi in una panchina della saletta d’attesa della Stazione, almeno era al chiuso.

Dato che a quell’ora la saletta era semi deserta pensò che non avrebbe dato fastidio a nessuno se avesse allungato le gambe per riposare. Ora non c’era Gaudenzio a sistemarla e non sarebbe venuto a svegliarla, perciò avrebbe dovuto puntare la sveglia del cellulare che teneva ben nascosto dentro ai pantaloni. Non lo aveva ancora gettato via, doveva almeno arrivare a Castrolibero, poi si sarebbe liberata degli ULTIMI euro da 500 e del cellulare, ma ora no. Chissà perché ma Gaudenzio era sparito nel nulla, forse se ne era andato via piedi per non vederla più. Era completamente uscito dalla sua vita e dai suoi pensieri finalmente, in modo che potesse portare a termine il suo compito senza distrazioni stupide ed inutili. Mise la suoneria del cellulare per le 5.50 del mattino e cercò di addormentarsi con la valigia addosso come una coperta, per sentire meno freddo. Sistemo’ in seno il cellulare in modo da udirlo vibrare non appena avesse iniziato e poi chiuse gli occhi. I giorni alla fabbrica delle scarpe erano sempre più lunghi, il lavoro scarseggiava e Mastro Raffaele era diventato ancora più cattivo ed insopportabile. Dell’accaduto a Ninuccia non ne parlava mai, come non fosse mai successo, imprecava solo contro la madre che causa malattia gravissima, non si presentava più al lavoro. Ogni giorno chiedeva a Ninuccia” Ma tua madre come sta? Non si riprenderà mai più? Non è in grado nemmeno di tenere in mano una tinagliozza? “

” Mia madre ringraziando Dio, non potrà più muoversi dal letto, al massimo se ce la mettiamo io e Rosina, sta in poltrona, legata tutto il giorno in modo che non si faccia altro male. Ha la bava alla bocca e la pezza in mezzo alle gambe come un bambino piccolo. Se con me non ci fosse Rosina ad accudirla nemmeno io verrei più dentro a questo mattatoio, ma per mangiare e darne anche a lei devo continuare a vedere la vostra faccia da bastardo! Da quando mio papà pover’anima! È morto non sappiamo più come fare x tirare avanti e credo di fare il mio dovere per tutta la famiglia, che ora è composta solo da me e da Rosina. Il cane legato alla sedia non c’entra nulla con me, questo voi lo sapete molto bene”. ” potresti avere molti più soldi se solo tu lo volessi, potrei farti diventare ricca, la più ricca del paese,” disse Mastro Raffaele, scostandole una ciocca di boccoli biondi che era sfuggita al foulard nero che portava sempre sul capo. ” Se solo provate a toccarmi anche con un’unghia vi uccido” Ninuccia non era più la bimba di tredici anni che aveva subito due abusi, ma era diventata una donna forte e robusta, Aveva sempre un martelĺo nascosto sotto alle nere vesti che gli puntò dritto alla tempia. Lui alla vista del martello indietreggio’ subito. ” Stavo scherzando, continua a cucire, dobbiamo terminare dieci paia di rivali entro stasera. Sono per i figli e la moglie del Sindaco, lavora e taci.” Imprecando ancora uscì dalla fabbrica per riprendersi dalla minaccia di morte, sicuro che se lui l’avesse sfiorata lei lo avrebbe fatto senza remora alcuna. In quel preciso istante arrivò Rosina con il cestino di vimini per il pranzo: era quasi l’ora della piccola pausa della quale poteva usufruire per mettere qualcosa sotto ai denti e dentro allo stomaco. Appena scesa dalla bicicletta Rosina corse dentro e abbraccio’ l’amica che prontamente le chiese” come va? Ti ha lasciata in pace stamane? ” “guarda ti dico che stamane ho avuto il mio bel da fare con Angelica, non ne voleva sapere di stare legata. Ha starnazzato e grugnito più del solito e stranamente chiedeva o meglio, mi faceva capire che voleva te e non me. ” Lascia stare questo discorso Rosina, non mi importa nulla di lei, l’ictus e le paresi sono stati eventi importanti e i danni fisici e neurologici che ha riportato credo che non la facciano ragionare sul chi vuole accanto a sé. Secondo il mio modesto parere non vede nemmeno chi c’è accanto a lei, non sa più chi è e che cosa sta a fare dentro quella stamberga. Ha avuto quello che si meritava: una lenta ed insopportabile agonia prima della morte. “Ma potrebbe campare ancora molti anni prima di tirare le cuoia, è tenace e l’appetito non le manca. A furia di stare immobile e di non lavorare più è diventata grassa come un maiale pronto per essere macellato. ” Ninuccia la guardò con aria severa pregandola di non parlare più di sua madre quando veniva a portare il pranzo. ” Parliamo di noi due e del nostro futuro prossimo che sarà molto vicino, te lo assicuro!” E così dicendo iniziarono a mangiare gli squisiti panini al formaggio di pecora che Rosina sapeva preparare con quel poco che avevano in casa. Ridevano e parlavano del ballo che ci sarebbe stato la domenica seguente, cioè il 24 ottobre, festa del patrono di Castrolibero. Si sarebbe festeggiato San Raffaele Arcangelo, che malauguratamente per il santo aveva lo stesso nome del bastardo. O meglio per così dire, il bastardo portava lo stesso nome di un Santo e questo a Ninuccia proprio non andava giù. ” A proposito..” disse Rosina che si era fatta rossa sulle guance” lo sai chi ti voleva portare il pranzo oggi? Tu non lo immagini nemmeno! Te lo voleva portare Fornasetti, te lo ricordi il figlio della Iones?” ” Chi?” Chiese Ninuccia mentre scoppiò a ridere di gusto ed una briciola di pane finì diritta in un occhio di Rosina! ” Fornasetti Achille detto il furbo? Ma non era quello che era andato su al nord a cercare fortuna?” Rosina rispose ” Non te lo avevo detto, ma è tornato la settimana scorsa. Non l’hai sentito tossire per tutto il paese e soprattutto al bar davanti ai cordiali che si fa ogni giorno ad ogni ora? ” Ninuccia era sbigottita dalla notizia e ascoltò attentamente Rosina che proseguiva felice nel raccontare le ultime notizie. ” Al nord più che trovare fortuna ha trovato solo delle brutte malattie dato il clima caldo umido che si ritrovano! È dovuto ritornare qua a casa gracile com’è, al nostro caldo insopportabile ma secco e mai umido! La Iones lo ha riaccolto, così gli si sono asciugati tutti i focolai che aveva nella schiena e aggiungo, che non si sono asciugati solo quelli!” ” spiegati meglio ROSA!” ” A furia di bere e di giocare a carte gli si è asciugato anche il portafoglio con i risparmi che gli aveva dato sua madre, ora dovrà supplicare mastro Raffaele di riprenderlo alla fabbrica se vuole mangiare!” ” E non solo bere! Disse Ninuccia ridacchiando di gusto! ” E così voleva portarmelo lui il pranzo, perché non glielo hai permesso Rosina? Mi piacerebbe rivederlo e capire se è rimasto quel bel ragazzo che era una volta! Anche se oggi a 30 anni presumo che sia un poco cambiato! Come noi due non ti pare?” Finirono i loro panini e fecero appena in tempo a trangugiare un sorso di limonata fresca, che il padrone con uno schioccare di dita ordinava agli operai di tornare al lavoro e così si abbracciarono e Rosina salendo in bici tornò a casa. Ninuccia riprese a lavorare alla sua postazione, oggi era lei alla macchina Landus per cucire le suole alle tomaia. Doveva stare particolarmente attenta perché la Landus era costata un patrimonio al padrone, l’aveva acquistata in America con le sovvenzioni delle tonache nere ed era una delle più sofisticate per l’epoca, perciò niente pensieri o distrazioni. Mentre con il suo piede velocissimo nel muovere la pedivella della macchina lavorava, riusciva con gli occhi e con la mente ad osservare che tutti gli attrezzi fossero al proprio posto, nelle loro cassette numerate da lei con il gessetto bianco. Nemmeno una simice doveva essere fuori posto. In questo era maniacale, precisa e con una memoria di ferro. Mastro Raffaele sapeva che su di lei poteva contare sempre, in ogni minuto aveva sotto controllo la situazione, conosceva la giacenza dei bottoni rapidi e quanti ne doveva ordinare il lunedì successivo. Era lei che con la sua professionalità e padronanza assoluta avrebbe potuto dirigere benissimo la Fabbrica delle Scarpe e senz’altro le avrebbe reso molti più soldi di quanti Don Raffaele riuscisse a metterne da parte. Su questo aspetto ogni santo del paradiso poteva scommetterci: Ninuccia Ercolano era nata per dirigere con forza e passione qualsiasi attività, ce l’aveva nelle vene e nella pancia l’astuta intelligenza per comandare con giudizio e arguzia qualsiasi essere femminile o maschile. Aveva il dono raro che le donne in genere non possiedono: quello di non conoscere invidie, gelosie o rivalità se qualche altra femmina era più bella e brava di lei. Anzi! Sarebbe stata orgogliosa e felice di avere nella sua squadra donne al suo pari e le avrebbe senz’altro promosse a ruoli importanti se le avessero dimostrato di avere un bel paio di palle oltre che di tette! Onore al merito, meritocrazia sempre e comunque a donne, uomini, bambini, non faceva differenza né il colore della pelle, né il ceto sociale, né la condizione fisica. Per Ninuccia chi valeva doveva essere premiato come le aveva insegnato il buon Sangalli prima di passare a miglior vita. Ninuccia sapeva sempre ed in ogni momento se qualche materiale scarseggiava, eppure era una donna, una donna che aveva sofferto ma che ora non avrebbe mai più pianto a causa di nessun uomo. La produzione sfornava scarpe molto economiche perché i soldi erano pochi, gli Scarpari tentavano di fare del loro meglio per ottenere calzature decenti ma invano. Non potevano permettersi di usare pellami morbidi di prima scelta, tant’è che Ninuccia nutriva seri dubbi se la Fabbrica avesse avuto lunga vita! Le scarpe o meglio i contenitori per i piedi come li chiamava lei, erano note a tutti come “Le scarpe nzippate con i guarduncelli” nel loro dialetto di Castrolibero. Scarpe dunque di modestissima qualità, non adatte a persone raffinate e di buon gusto. A Fornasetti Achille avrebbe pensato più tardi, ora doveva pedalare sulla Landus. Era ancora assorta nei suoi pensieri e si rivedeva pedalare quando all’improvviso si sentì tirare un braccio con fare discreto che la fece svegliare di soprassalto. ” Guarda che tra poco arriva il regionale per Cosenza, te lo sei forse dimenticata? Non vuoi più andare laggiù? ” Ninuccia si stropiccio’ bene gli occhi per mettere a fuoco chi era che la strattonava così forte, ed in pochi istanti realizzò che era Gaudenzio. Questo le provocò subito un nodo allo stomaco ed il suo comportamento la infastidi’ non poco. ” “Senti, chi ti ha autorizzato a strapazzarmi così? Non sono mica una bambina, lo so benissimo che il regionale è alle 6.30 e so che non aspetterà certo me! E poi tu da dove sei sbucato fuori? Credevo ti fossi avviato a piedi per Cosenza, così avresti fatto un poco di ginnastica.” Sapeva di essere stata cinica e sarcastica visto che prima l’aveva lasciata sola e con una paura addosso tremenda, ed ora voleva fargliela pagare. ” In effetti avevo voglia di sgranchirmi le gambe e dato che le toilette sono munite di doccia, ne ho approfittato per farmene una come si deve” ora che era completamente sveglia, notò che aveva un aspetto più curato si era fatto anche la barba e tagliato i capelli quel tanto che bastava per farle battere forte il cuore. Odorava di sapone di Marsiglia e le venne in mente subito Rosina e il grande lavatoio in pietra che avevano in cortile. Si era persino cambiato i pantaloni e lei per un attimo pensò che l’avesse fatto per rendersi presentabile ai suoi occhi. ” Ti piaccio di più così Dora? Sono più adatto a una come te che lavora in un night? ” Quasi urlò nel pronunciare queste parole e una vena gli era spuntata nel collo facendolo muovere in maniera cadenzata. Era una grossa vena blu scura, la si poteva vedere chiaramente perché lì, in quel preciso punto non cresceva più barba. ” O per te rimarrò sempre quel pezzente che per vivere deve svuotare i cassonetti dell’immondizia?” Gaudenzio pronunciò queste parole con rabbia e determinazione, il suo viso si stava trasformando in un viso autentico e fortemente mascolino, rude ed elegante allo stesso tempo. Da vero uomo perbene e non certo da pezzente. Ninuccia intravedeva in lui un grosso ostacolo al ritrovamento di Beniamino e decise seppure a malincuore di interrompere con lui ogni sorta di rapporto, anche di pura e semplice conversazione. Troppo rischioso innamorarsi ora, troppo tardi per lei, doveva assolutamente calmarsi e ritrovare la sua fermezza mentale pensando agli anni trascorsi senza suo figlio che lei pensava vivo. Doveva avere 46 anni oggi Beniamino, probabilmente era già padre o forse anche nonno, ma in ogni modo niente e nessuno doveva impedirle di conoscerlo prima che fosse troppo tardi! Gli anni trascorsi senza di lui erano stati infiniti, non li avrebbe mai recuperati ma voleva trascorrere Gli ULTIMI che le rimanevano con lui e con le sue figlie, null’altro le importava ora. Per l’amore c’era ancora tempo, c’era la prossima vita nella quale lei credeva fortemente e in quella vita si sarebbe ripresa tutto l’amore che le spettava. Cercò un modo il più sgarbato possibile per scacciare Gaudenzio e gli rispose” ora io di te non ho più bisogno, ti pregherei di farti da parte e di lasciarmi proseguire il mio viaggio in santa pace, da sola. In fin dei conti io e te non ci conosciamo a sufficienza per.. ” Mentre terminava con ansia e fiato corto la frase , una suoneria iniziò a trillare: erano le 5.50 del mattino e lei cercò di fermarla subito ma non vi riuscì. Questo suono fu udito chiaramente anche da Gaudenzio. Mentre cercava disperatamente di zittirla, fingeva di sistemarsi la maglietta simulando una donna che cerca di allacciare il reggiseno. Ma con tutte quelle manovre, riusci’ solo a far scivolare fuori dal reggiseno il cellulare! Gaudenzio lo guardò girandolo come avesse visto un mostro, Ninuccia cercò di buttarlo lontano da lei, ma lui le fermo il piede e lo prese subito in mano, chiedendole serio” E questo da dove sbuca? A cosa ti serve? Devi prenotare un ristorante o sono i tuoi clienti affezionati clienti che ti chiamano? Non ti lasciano in pace nemmeno in vacanza? ” Disse queste parole con grande disappunto e molto sarcasmo, sempre tenendo ben stretto il telefonino in una mano mentre con l’altra si grattava la barba. Ninuccia a questo punto della conversazione non ci vide più dalla rabbia e gli mollo’ in pieno viso un ceffone,così sonoro che gli fece cadere a terra l’oggetto del diverbio. Non si aspettava di certo una simile reazione da parte di Dora, ma nemmeno Ninuccia si aspettava di compiere un gesto così istintivo ed inusuale per lei. Nemmeno alle figlie aveva mai potuto mollare un ceffone, figurarsi ad un uomo estraneo! ” Scusami non volevo farlo, non è da me! Ma per il solo fatto che non voglio più aver nulla a che fare con te, non e’corretto darmi della prostituta. Per quanto tu mi conosca io potrei essere una suora, cosa ne sai tu di me che mi conosci solo da pochissime ore? Cosa sai tu della mia vita ed io cosa ne so della tua? ” Gaudenzio colpito nel vivo abbassò gli occhi fissando il pavimento della saletta d’aspetto e riuscì solo a prenderle la mano e a dirle” Perdonami, io non so e non conosco nulla di Dora, so solo che sta andando a Castrolibero come me e che ha sessant’anni quasi! Inoltre so che è salita a Bologna alla Stazione Centrale, inoltre, capisco che mi piace moltissimo. Di te, quella vera che non è Dora sicuramente non so nulla per il momento.” Così dicendo lanciò il cellulare il più lontano possibile da loro, stramaledicendo ancora il treno.” Io insegno a suonare il pianoforte ai bambini del paese, quelli che hanno tutte e due le mani. Agli altri bambini non vedenti insegno invece a cantare, a chi invece ha solo una manina insegno a suonare la chitarra con la mano e con i piedi. Sono i nostro Angeli, quelli che hanno subito queste gravi amputazioni causa la pandemia di asiacella, quando le loro madri erano incinta. Ah, dimenticavo che a tempo perso svuoto i cassonetti della spazzatura e raccolgo le cose più impensate che qualche persona distratta ci butta dentro, così tanto per aggiungerle alle mie collezioni. Ti basta di me questo Dora?” Ninuccia dovette accendersi una sigaretta, diede un’occhiata veloce al grande orologio della Stazione e disse con voce rauca e gracchiante” per ora mi basta, andiamo a prendere il regionale per Cosenza o lo perderemo. ” Erano le 6.30 precise di quel mattino del 16 Gennaio quando un uomo ed una donna presero quel treno, si sedettero in due scompartimenti diversi, ma le loro menti erano vicine per uno strano gioco del destino. Lei era molto nervosa: fra trenta minuti sarebbero scesi e avrebbero preso un ultimo mezzo per Castrolibero, non sarebbe stato l’ennesimo treno ma un pullman o un taxi o qualcosa del genere. La preoccupazione di respirare ancora l’aria che respirava Gaudenzio, il pensiero di arrivare dove lei doveva arrivare la turbava a tal punto che dovette prendere una compressa per calmarsi.