NINUCCIA E GLI ANGELI (IV PARTE DEL TERZO CAPITOLO)

Buongiorno e buona lettura, sempre in fila mi raccomando! TEMPO di lettura tranquilla stimato in 18 minuti circa.

Alla risposta dell’uomo Ninuccia sobbalzo’ e per tutta risposta gli chiese” poi dove è diretto, se non sono troppo indiscreta? Non dico che stiamo per diventare amici ma compagni di treno, sì. Anche io prendo per Paola, poi andrò a Cosenza. E da lì non so come ma devo arrivare a Castrolibero, lo conosce quel piccolo paesino?” Pronunciò le ultime parole molto in fretta senza dare all’altro il tempo di replicare, come volesse fare una confessione spontanea dicendo a lui per primo, un perfetto sconosciuto, che stava per ritornare a casa. Gaudenzio toccandosi i capelli e la barba, segnale di profondo disagio e di imbarazzo mentre si accendeva una sigaretta, disse” Tra tutti i milioni di destinazioni che ci sono purtroppo anch’io faccio lo stesso tragitto e arriverò a Castrolibero diavolo! Dove peraltro abito, contenta di saperlo? ” Lo disse con la solita voce stanca e bassa, come se la sua mente fosse da un’altra parte e lì solo l’involucro esterno, cioè il suo corpo. ” Una signora come lei che cavolo ci va a fare in un Paese come quello dove non c’è nemmeno un night o una balera, ma solo puzza e rottami ovunque, lasciati per ogni vicolo. Perché è di una balera vero che lei abbisogna per campare? Una come lei dovrebbe tornarsene a Bologna subito! E poi scusi, alla sua rispettabile età che lavoro pretende di fare laggiù? Ma quanti anni ha, se non sono troppo indiscreto? Forse nella trattoria di Martino avranno bisogno di una lavapiatti….” D’improvviso sembrava che a Gaudenzio fosse nata un’insolita e convulsa voglia di chiacchierare che non gli era famigliare per niente. Un timido sorriso si affacciava sulla sua bocca, carnosa e ben disegnata anche se con labbra molto screpolate e denti non immacolati per le troppe sigarette fumate. ” Avrebbe bisogno di una bella ripulita o di un paio di miracoli, inoltre dovrebbe passare dal mio dentista e Fernando potrebbe fare un ottimo lavoro su quella foresta incolta di barba e capelli! Non dovrebbe tagliare moltissimo, di certo non gli occorre lo scalpo così come ha fatto a me. Lui non si deve nascondere da nessuno e quest’aria un po’ selvaggia e rude è la sua e non gli va tolta. Sotto a quella barba e a quei capelli in disordine secondo me si nasconde un viso di quelli che tolgono il fiato, quei visi che un tempo mi facevano impazzire….Aristide potrebbe insegnargli le buone maniere ed io mi lascerei ricrescere i miei capelli tingendoli di biondo, riprovando ad essere una donna o forse quella ragazza che non sono mai stata.” Questi pensieri civettuoli e peccaminosi, invadevano la già confusa testa di Ninuccia e per un attimo le avevano fatto dimenticare il motivo che la stava portando a Castrolibero. Una vampata di calore la imprigiono’ dentro ad un altro pensiero ancora più erotico, al limite dello scandaloso e se ne vergogno immediatamente, ricacciandolo indietro. Ma fu solo un attimo ed il pensiero così come era venuto se ne era già volato via. Si era dimenticata ancora di prendere le sue compresse, ma non voleva sfidare il destino e ne inghiotti’ subito una senza essere vista da lui. Le domande che ora lui le faceva erano troppe e troppo personali per i suoi gusti e mentre terminava la sigaretta disse” ho fame, cerchiamo un bar che abbia qualcosa da mettere sotto ai denti. Ma prima devo trovare l’altra scarpa, una qualunque, mi fa male il piede, mi sta venendo un’enorme vescica e sto zoppicando”. Lui le rispose che l’unico posto in una stazione per trovare una scarpa a quell’ora di notte, era il cassonetto della spazzatura: non erano in aeroporto con il Duty Free sempre aperto! ” Eccone due là in fondo vicino al bar, vieni andiamo a cercare la tua nuova scarpa.” Non si era accorto che era passato al “tu” involontariamente. Gli veniva spontaneo anche se per lui chiuso e lunatico qual’era, era inusuale dare confidenza ad una persona conosciuta da poco. Sì perché per lui Dora era una perfetta sconosciuta, anche se era lì con lui di notte a Napoli, a cercare una scarpa in un bidone dell’immondizia. ” Però ce le mette lei le mani dentro, vero? Io ho una paura terribile dei ratti e dei topi, piuttosto mi tengo la mia vescica che oramai sarà aumentata di volume.” ” Sì ce le metto io le mani dentro e puoi scommettere che troverò subito una scarpa per te, sono un esperto di cassonetti io, non l’ avresti mai detto vero Dora? ” in un battibaleno si sfilò la camicia lasciando Ninuccia a bocca aperta e se la arrotolo’ attorno alle mani per proteggerle in assenza di guanti consoni all’uso, dopodiché infilò un braccio dentro al cassonetto. Lei lo guardava con aria divertita mentre teneva d’occhio anche il grande orologio della stazione: tra poco sarebbe arrivato il treno per Paola. ” Non si può sbrigare per favore con quella maledetta scarpa?” disse Ninuccia pensando alle centinaia di scarpe che aveva lasciato a casa! ” Tra dieci minuti arriva il treno per Paola, non possiamo perderlo.” ” Ehi! Sto facendo del mio meglio, qua dentro non ci sono solo scarpe” disse mentre estraeva uno zaino ricolmo di pannoloni usati per bambini alla cui vista Ninuccia emise un grido di lamento. ” Ti fa male la vescica Dora? Le chiese Gaudenzio” Credo di aver trovato qualcosa che fa al caso tuo” Estrasse finalmente tutte e due le braccia dal cassonetto ed in mano aveva non uno, bensì due paia di scarpe. Un paio erano espadrillas in tela grigia e l’altro paio robuste scarpe da ginnastica rosse. ” Non saranno di marca ma almeno ti ripari il piede e considerando che c’è il gelo, credo che opterai per quelle da ginnastica.” Ninuccia che odiava il colore rosso perché le ricordava tutto quel mare di sangue, disse a malincuore:” Potendo scegliere indossero’ le espadrillas, anche se avrò un poco freddo ai piedi le trovo più congeniali per me. Aggiungerò 2 paia di calzettoni di lana che ho in valigia e non starò poi così male.” A questa risposta che non comprendeva dato il freddo che faceva, Gaudenzio le porse quelle che aveva scelto senza capire la ragione. ” Va beh, contenta tu di avere i piedi gelati, contenti tutti. Un nuovo fischio avvisava che era in arrivo sul binario n. 68 il treno per Paola, perciò si rimisero in fila x salire. Si era fatta l’una e trenta del mattino e salendo sul treno cercarono uno scompartimento l’uno lontano dall’altra, salutandosi con la solita vigorosa stretta di mano. Non desiderava fare un altro pezzo di strada con Dora accanto, quella donna non gli piaceva, troppi misteri erano cuciti addosso alla sua persona e parecchie cose non gli erano chiare. E quando a Gaudenzio non tornava qualcosa, lui taceva e ascoltava il rumore del silenzio, sperando di trarne le giuste e concrete risposte. A partire dal fatto che Dora aveva lasciato un biglietto da 500 € nel cassonetto della spazzatura” per pagare le scarpe che abbiamo rubato” si giustifico’ lei, mentre lui non capiva e diceva che se qualcuno le aveva abbandonate voleva dire che non gli servivano. Ninuccia in questo modo per lei normale di ricorrere spesso al danaro si scontrava con l’intento e la promessa che si era fatta a Bologna prima di partire. ” Così se altri poveretti dopo di noi ne abbisognano se le possono comperare, invece di gelare, non le pare? Ninuccia continuava imperterrita a dare del lei a quell’uomo così mistico e strano, per nulla somigliante ad un uomo del suo nuovo mondo. Niente lo accomunava a lei, a parte quello strano sfregolio involontario che sentiva nelle parti intime ogni qualvolta lui le si avvicinava troppo. Non se lo riusciva a spiegare e questo la mandava su di giri. Cercava con la razionalità di scacciare via dal suo corpo quel leggero schiudersi delle piccole e grandi labbra, ma niente da fare: loro non le obbedivano come fosse in un consiglio d’Amministrazione a dare ordini! Anzi! Loro andavano per i fatti propri schiudendosi ancora di più a loro piacimento, facendola innervosire parecchio.

Non riusciva a tenere testa alla sua natura più intima e segreta, questo per lei era un dato di fatto altamente negativo che giocava in suo sfavore. Non le avrebbe certo giovato un amplesso non programmato con il primo finto tonto che aveva casualmente incontrato in viaggio. Anzi! Era un eufemismo chiamarlo viaggio e basta, quella era la sua unica ragione di vita ora, altrimenti quella vita piena di oro e di orpelli inutili, colma di tutto e vicina al Nobel, se la sarebbe tolta a Bologna. Ma per fortuna ora aveva uno scopo: c’era Beniamino da trovare e tutte le spiegazioni del caso da fornirgli. I pruriti sessuali li doveva assolutamente mettere da parte e prese un’altra compressa per calmarsi, stramaledicendo quella mai morta voglia di amare che ancora aveva. In fatto di scarpe Ninuccia conosceva bene l’argomento e poteva dire la sua, in fatto di bambini un po’ meno, reputandosi una pessima madre. Ora non aveva sonno ed estrasse dalla valigia di cartone un vecchio Rosario che le aveva regalato nonna Divina e iniziò a snocciolarlo molto lentamente, quasi come cercasse la medicina in quelle preghiere che la guarisse da tutti i suoi mali in un battibaleno, ben sapendo che così non era.

Se

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NINUCCIA E GLI ANGELI ( III PARTE DEL TERZO CAPITOLO)

Ieri era il santo Patrono di Reggio Emilia, San Prospero, ed io come consuetudine da decenni inizio gli addobbi natalizi. Ed inizio dal mio regno, la cucina!

OGGI PROSEGUIAMO CON LA TERZA PARTE DEL TERZO CAPITOLO. SI ENTRA NEL VIVO DELLA STORIA CHE RACCOMANDO SEMPRE DI LEGGERE IN FILA PER NON ACCAVALLARE GLI AVVENIMENTI ED I CONTINUI FLASH BACK. POI A VS INSINDACABILE GIUDIZIO MI DIRETE COSA NE PENSATE. LETTURA STIMATA IN CIRCA 18 MINUTI.

Ad un certo punto si sentì bussare alla porta, era Martino il garzone del macellaio che portava la cesta del ghiaccio. Rosina la prese in un secondo chiudendosi velocemente la porta alle spalle, mise subito il ghiaccio sulla natura sanguinante di Ninuccia, cercando di alleviarle il dolore e di fermare il fiume rosso che per ora non accennava a diminuire il suo corso.

Le mise tutto il ghiaccio della cesta cercando di tenerlo fermo con le ultime pezze insanguinate, altrimenti scivolava via. Piano piano, adagio adagio, il fiume diminuì d’intensita’ ed anche il dolore pareva calmarsi. NINUCCIA sfinita e madida di sudore dalla testa ai piedi, con i lunghissimi capelli attaccati alla schiena ed al viso, sembrava trasfigurata. Aveva perso i suoi meravigliosi connotati ed anche Rosina si spavento’ nel vederla così. In quel momento non era più una bambina di tredici anni che avrebbe dovuto giocare con le bambole e fare l’altalena, ma era divenuta in poche ore una donna anziana privata in un attimo del suo amore più grande: suo figlio appena dato alla luce. Chiese a Rosina un bicchiere d’acqua e la prego’ di metterci dentro un cubetto di ghiaccio. Mentre Angelica continuava a soppesare il bambino e rigirare la lama del coltello nel fuoco, due occhi neri la fissavano muti e seri dal finestrino della camera che per la concitazione e la fretta, aveva dimenticato aperto. La voce e la sagoma alta e nera urlò “ma che fate donna Angelica? Vi ordino di posare immediatamente il coltello, in nome di Dio, ve lo ordino!” A questa voce famigliare, Angelica si scosse e un tremito la pervase tutta. Lasciò cadere a terra il coltellaccio e disse” sì, metto subito giù il coltello, non temete, non lo toccò il bambino. Ora entrate pure don Gaudenzio, è nato mio nipote il figlio di Ninuccia, dovrei essere molto felice ma non è così…Non ce l’avrei fatta comunque ad ucciderlo, non ne sarei stata capace. Io non so che cosa mi ha preso, non mi capacito di ciò che stavo per fare: non sono un’assassina!”. Porgendogli con dolcezza e un filo d’umanita’ il bambino ancora sporco e coperto con lo straccio per il lavabo, disse ” Ecco, prendetelo Voi, non sapremmo come fare, cosa dire ai paesani. È vostro Don Gaudenzio, fatene ciò che è meglio per lui. Io non lo posso tenere in casa mia. Peserà almeno quattro chilogrammi e mezzo, chi lo adotterà avrà una buona sovvenzione dal Comune se deciderà di tenerlo. Don Gaudenzio lo prese immediatamente in braccio prima che l’altra cambiasse idea e guardò la creatura con occhi buoni e benevoli. Lo benedisse subito facendogli il segno della croce sulla fronte e se lo strinse forte al petto. Don Gaudenzio uomo prima che prete, era anch’egli padre e divenne d’improvviso tenero ed affettuoso come solo un papà saprebbe fare. Lo avvolse in una coperta scura per far si’ che non si vedesse il sangue e uscì da quella casa del demonio con l’angelo biondo in braccio. Uscì dal retro, da una porticina di servizio e fortunatamente non fu visto da nessuno. Prima di andarsene da via dei Tigli n. 8, fece in tempo a sussurrare all’orecchio di Angelica parole che tagliavano più del coltello che avrebbe dovuto usare. ” Non crediate che sia finita qui, appena avrò sistemato il bambino mi occuperò anche di voi. Mi dovrete dire tutto per filo e per segno, dovrete spiegarmi perché lo volevate uccidere e se non sarà una risposta esauriente e credibile, in quel momento sarà la Madonna a dover fermare le mie mani, perché io non mi fermerò”. Per fortuna Martino e gli altri vicini di casa erano tutti sul fronte della casa con altro ghiaccio, nessuno pero’ riuscì a vedere nulla. In ogni caso le urla ed i rumori che quel mattino provenivano da via dei Tigli n. 8 erano rumori ed urla che nessuno a Castrolibero avrebbe dimenticato facilmente. Di sicuro la faccenda dei tre denti marci non aveva convinto Martino che continuava a portare altro ghiaccio e si domandava come mai Ninuccia che era la sua migliore amica, non gli aveva mai parlato di questa faccenda. La versione raccontata da Angelica non lo convinceva per niente e decise che avrebbe indagato piu’ TARDI. Ora non aveva tempo: doveva aiutare Ninni.

Nel divanetto del treno, Dora si girava e si rigirava come un serpente ed iniziò anche a singhiozzare nel sonno, disturbando l’uomo che fissava il pavimento. Non trovava la posizione giusta per dormire, non trovava pace: i fantasmi del passato venivano ancora e sempre a farle visita. Ora più che mai che stava per ritornare sul luogo del delitto. Sudava come una fontana e l’uomo per pietà le asciugo’ la fronte con un fazzoletto di lino con le iniziali ricamate: G.A. Poi cercò di sdraiarla allungandole le gambe e togliendole l’unica scarpa che aveva ai piedi. In questo modo sicuramente più comodo, Ninuccia si agitava meno e riprese il respiro regolare e calmo di chi dormiva all’apparenza beato. Aveva solo qualche leggero tremito e piccole scosse la facevano sobbalzare. L’uomo notava che si stava comunque calmando e che le scendevano grosse lacrime dagli occhi chiusi. Egli pensò ” Ma guarda un po’! Esiste ancora una persona che seppur nel sonno riesce a piangere, beata lei! È una persona veramente fortunata se riesce a piangere, io non riesco da diverso tempo a versare nemmeno una lacrima, anche se lo vorrei tanto!” La squadro’ bene in quell’ istante e si rese conto che non doveva essere una di quelle, ma una donna per bene, anche se l’abbigliamento mescolato con il bianco dei capelli rasati, potevano far pensare a tutt’altro. ” forse è scappata da una casa di cura per malati mentali, i capelli devono averglieli tagliati in clinica” Pensò grattandosi la barba ispida. Poi concluse tra sé e sé che non erano affari suoi e riprese a fissare il pavimento.

Rosina accarezzava la fronte di Ninni che stava calmandosi e beveva acqua di continuo, le aveva tolto i lacci alle braccia, il tappo in bocca non lo aveva più e le disse” appena torna di qua la uccido io! Le pianto lo scalpello di tuo padre nella pancia, che ne dici Ninni?” ” Non ci riusciresti mai da sola, io in queste condizioni non ho nemmeno il fiato per respirare e tu sei troppo piccolina per avere la forza che ha lei. Lascia perdere e preghiamo che finisca tutto in fretta, altro che ucciderla! Qui ci vorrebbe un miracolo! Dimmi piuttosto, dov’è Beniamino? Dove lo ha portato? Sei riuscita a strapparglielo di mano e a darlo a Martino o a Dinetta o a qualcun’altro? Dimmi che sei riuscita a salvarlo, ti supplico Rosina, dimmi che ce l’hai fatta! “

Il viso di Rosina si fece molto serio e si mise una mano sulla bocca mentre si inginocchiava di fronte a Ninuccia e tra mille e mille singhioźzi le disse:” Non ce l’ho fatta, aveva già preparato il coltello arroventato e poi lo ha adagiato nella cassettina delle mele ….e poi qualcuno che non ho fatto in tempo a vedere l’ha portato via già morto. Non c’è più nulla da fare Ninuccia, Beniamino è morto, non esiste più, dobbiamo rassegnarci, dobbiamo dimenticare tutto e scappare via da qui al più presto”. A queste parole pronunciate come una sentenza irrevocabile, Ninuccia iniziò a vederci doppio, triplo, complice anche l’emorragia che aveva avuto e che ancor non era cessata del tutto. La stanza girava vorticosamente e perdendo i sensi cadde all’indietro. In quel momento si aprì la porta ed entrò Angelica con un viso diverso, con in mano ago e filo pronta per ricucire Ninuccia ridandole dignità e verginità secondo la sua mente gravemente ammalata? ” Aiutami ROSA, svelta o uccidero’ anche te! Dobbiamo ricucirla mentre è addormentata così non sentirà dolore.” Mentre lo diceva però le parole si incespicavano nella bocca che perdeva saliva da un angolo e, all’occhio attento di Rosina non sfuggì questo particolare. Angelica in modo strano e scoordinato iniziò a ricucire la fessura tra le gambe di sua figlia, che era ancora più profonda anche per l’episiotomia praticatale in modo brutale per far uscire il bambino che si presentava di un peso notevole. Angelica voleva ridare la verginità alla figlia ma a questa scena così cruenta, Rosina non riuscì a resistere e pure lei svenne sbattendo la testa su una sedia. “Queste due bambine non dovevano subire ciò che ho fatto e portare nei loro cuori una disgrazia del genere. È solo colpa mia e sarò punita per il resto dei miei giorni, lo sento e non mi sbaglio. Ma che cosa ho fatto? Non ricordava più nulla, la sua mente andava per conto proprio e si chiedeva come aveva potuto fare ad uccidere suo nipote e a violentare sua figlia. La figlia innocente, la bimba che suo malgrado aveva subito l’abuso del padrone, come fece con lei quando aveva vent’anni!

Era lui il verme da eliminare dalla faccia della terra, non mio nipote, quell’angelo biondo che ho massacrato. Dio non mi perdonerà mai, come potrebbe? Non ho scuse e non vi è penitenza adeguata per ciò che ho commesso: Dio ti supplico fammi morire adesso, non indugiare oltre, dammi la giusta punizione che mi merito.”

Terminò di ricucire Ninuccia al rallentatore come faceva in fabbrica con le scarpe, tagliava e cuciva il filo, poi faceva i nodi fini fini: doveva sembrare ancora illibata quando il suo futuro marito l’avrebbe chiesta in sposa. Si accorse che faticava a scandire le sillabe perché d’improvviso la sua bocca scappò via da un lato del viso fermandosi esattamente sul lato opposto. Ora la saliva le scendeva copiosa dalla bocca e non riusciva a capacitarsi di ciò che le stava succedendo. Il suo viso ora sembrava una maschera diabolica ed era serrato in un ghigno orribile. Anche il suo braccio sinistro era penzoloni ma immobile, se ne accorse perché le cadde di mano all’improvviso la suglia con il filo e le forbici. Cercò di aprire la porta di casa con l’altro braccio per chiamare aiuto ma non vi riuscì: le uscivano solo dei suoni gutturali incomprensibili e nel frattempo sia Rosina sia Ninuccia stavano riprendendo conoscenza.

” Stiamo per arrivare a Napoli, si deve svegliare donna, ora ha riposato abbastanza”. Una voce maschile molto bassa tirava il braccio di Ninuccia che non voleva saperne di svegliarsi, ma lui tirava forte e lei a fatica aprì gli occhi e disse” Dov’è Beniamino?”.

“Si svegli signora, qui non c’è nessun Beniamino, tra pochi minuti dobbiamo scendere, siamo quasi arrivati a Napoli: mi ha chiesto lei di chiamarla ed io l’ho fatto”. D’improvviso Ninuccia ritornò presente a se stessa e, dandosi un grosso schiaffo sul viso, si svegliò del tutto. ” La ringrazio signore, spero di non averle arrecato troppo disturbo signor? Signor?…” cercando di scoprire il suo nome.” Mi chiamo Gaudenzio, se le interessa, ma non credo. E comunque si è agitata parecchio nel sonno: mi sono permesso di sdraiarla per farla riposare meglio. E lei come si chiama? ” ” Mi chiamo Dora” rispose sistemandosi il cappotto e preparandosi per scendere dal treno. Dopo pochi minuti Dora e Gaudenzio al fischio del capotreno che annunciava la fermata di Napoli, si misero in fila con gli altri passeggeri e scesero rapidamente gli scalini. Si salutarono con una vigorosa stretta di mano che a Ninuccia provocò un brivido di piacere strano ed inconsueto. Le venne spontaneo chiedergli dov’era diretto ora, non riuscendo a nascondere per quell’uomo una sorta di curiosità morbosa. La sua razionalità ed intelligenza le impedivano di provare anche solo a sperare che lui fosse….” Prenderò tra un’ora un altro Eurostar per Paola( CS) ma non credo che le interessi più di tanto. Ci impiegherà circa due ore e mezza se non ci sono intoppi e se il treno farà il suo dovere come ha detto lei qualche ora fa. Contenta di saperlo?”

Vi lascio la mia dolce buona serata sperando di avere CATTURATO la VOSTRA attenzione. Se COSÌ non fosse pazienza! Non si può piacere a tutti anche se le invidie e le gelosie sono palpabili. Vi amo lo stesso!

NINUCCIA E GLI ANGELI: II PARTE DEL TERZO CAPITOLO.

Proseguo nella correzione e nella pubblicazione. Seguite in fila mi raccomando! TEMPO di lettura stimato in ..dieci minuti circa. Avviso i gentili lettori che questo è un pezzo molto forte e significativo per tutto il contesto del libro.

“Presto , fai bollire tutte le pezze di cotone bianche che trovi Rosina, prendi gli stracci per pulire in terra e sul tavolo, sbrigati! Prepara la sUglia, le corde e il filo dell’otto e falli bollire mi raccomando! Non vorrei mi morisse anche lei e di setticemia per di più! Poi dove le trovi altre 2 braccia che lavorano alla fabbrica?” Ninuccia urlava nel letto, sudava e urlava: sembrava un animale sgozzato, povera bambina! ” Non lo uccidere mamma, nessuno lo VERRÀ mai a sapere, lo daremo in adozione, ma lascialo vivere….”!mentre le doglie erano sempre più forti e Angelica le allargava le gambe per controllare a che punto era la dilatazione della vagina, toccandola e palpandola senza delicatezza e senza umanità. Ma soprattutto senza nessuna competenza ginecologica anzi, le sembrava di toccare una scrofa di quelle che andava ad aiutare a partorire per racimolare qualche soldo in più. Levatrice delle scrofe e di quella povera bambina sfortunata che era sua figlia, che aveva solo tredici anni! ” Ripensandoci bene era molto meglio se ti facevo abortire, il dottor Baroni mi avrebbe senz’altro aiutata, ora non avrei tutto questo fastidio e non dovrei tenere un omicidio sulla coscienza e sul mio cuore.” A volte Angelica si chiedeva nei rari momenti di lucidità se un cuore lo possedeva. ” Come al solito sei tu che provochi sempre gli uomini, è solo colpa tua se tutto questo è avvenuto! Con quei seni prepotenti che ti ritrovi e quelle labbra da donnaccia! Che cosa credevi, che quel maiale di mastro Raffaele rimanesse insensibile alla tua così prorompente fisicità? Te l’ho spiegato mille volte che gli uomini sono tutti dei porci, dovevi vestirti di più e coprirti le labbra con una veletta nera da Messa.”. Mentre Angelica era in trance e parlava muovendosi come un automa, Ninuccia visto che era legata sul tavola da cucina, trasformato in un tavolo operatorio, si dimenava come un animale e girava gli occhi verso Rosina, supplicandola di non permettere che sua madre uccidesse il bambino.” Fa che non lo uccida Rosina, aiutami ti supplico! Prendilo tu” mentre l’ultima spinta fu talmente forte che si vide la testina bionda sbucare e Angelica disse” Ecco il diavolo che esce e girandolo su se stesso come si fa per dare un giro di vite, lo strappò per sempre dal grembo di Ninuccia lacerandola in maniera disumana, facendole fuoriuscire un lago di sangue.

Ninuccia urlava talmente forte che i vicini bussarono alla porta per chiedere che cosa stava succedendo. Angelica legandola ancora più stretta e mettendole in bocca un tappo per le damigiane dell’olio per impedirle di parlare, rispose” Non è nulla, stiamo cercando di estrarre ben tre denti marci che ha in bocca Ninuccia poverina! Le hanno provocato degli ascessi e se non li estraiamo subito rischia di morire di febbri altissime. Non vi preoccupate e tornatevene a casa, qua non serve nulla oramai abbiamo quasi finito. Ma se proprio volete rendervi utili portatemi del ghiaccio e molto x favore così glielo metteremo sulle gengive”. Quando Angelica ebbe estratto il bambino lo prese in braccio e sparì nell’altra stanza, con il piccino che sbraitava come un indemoniato. Emetteva vagiti non umani, sicuramente quelli non erano i primi vagiti di un bimbo appena nato, erano urla premonitrici di morte. Era sporco di sangue e di tutto quel nutrimento che Ninuccia era riuscita a fargli avere” È anche bene in carne”, pensò Angelica, con quelle guanciotte tonde e rosee anche se non lavato sembrava un Cherubino. ” Sarebbero due buone braccia per la fabbrica, questo essere pesa almeno 4 chili e mezzo!” Disse con rabbia cieca la donna che stava per compiere il massacro sull’infante.

Il coltello da macellaio luccicava sul letto, sembrava una spada ed era pronto per il delitto, la lama bene appuntita era anche stata arroventata. Non ci sarebbe voluto molto tempo per una creatura così piccola: un colpo ben sferrato come Angelica faceva con i tacchini e via! Niente più umiliazione e vergogne, niente più timore di avere una figlia rovinata per sempre. L’unica figlia, e femmina per di più, quindi fonte di guai a non finire. La cassettina per le mele con il canovaccio a quadretti bianchi e rossi era sul lato destro del tavolo, pronta e questa sarebbe stata la sua piccola bara. Dalla cucina le urla di Ninuccia e di Rosa erano oramai mescolate insieme, dato che le aveva tolto il tappo dalla bocca così almeno poteva sfogarsi ed il sangue era ovunque. Sui muri, sul logoro tappeto, sui visi delle due bambine, sulla porta…..un macello vero e proprio. Ovunque vi erano le tracce del massacro. Ninuccia oramai allo stremo delle forze rischiava di morire dissanguato, povera creatura di Dio e degli Angeli.

estraiamo

NINUCCIA E GLI ANGELI: I PARTE DEL TERZO CAPITOLO.

IL TRENO PARTE

Vi consiglio di leggerlo sempre in fila, senza perdere dei pezzetti per la strada. Iniziamo ad entrare nel vivo della storia. Sono ben accetti commenti anche se negativi ma costruttivi al fine di rendere il mio Romanzo ancora piu’ interessante! Tempo di lettura stimato in 20 minuti circa.

Erano le 18.10, quando Ninuccia vestita come una ragazza d’altri tempi mise i piedi dentro ad un taxi. ” Dove andiamo bella signora?” Chiese il taxista con occhio distratto e la sigaretta penzoloni tra le labbra?” “Andiamo alla stazione centrale ed in fretta x favore!” ” Ochei” rispose il taxista, ” e fumi pure se vuole, mi farà compagnia: scusi la domanda ma lei non è….?” ” No, non lo dica nemmeno per scherzo” rispose secca e molto infastidita. E aspiro’ la sua prima boccata di fumo da donna nuova e libera. Fuori il termometro segnava ancora meno sei, si strinse ancora di più nel loden verde e mentre fumava con la valigia sotto alle gambe, guardava fuori dal finestrino semi aperto. Si era ripromessa che non lo avrebbe fatto, che non avrebbe guardato fuori dal finestrino, ma era troppo prepotente la voglia di farlo e non mantenne fede alla promessa. Guardò per l’ultima volta il suo Palazzo, le case, i vialetti, le piante gelate, i percorsi che aveva fatto correndo per decenni e che conosceva a memoria. Sapeva con precisione dove si trovava ogni cartello stradale, ogni buca non riparata, ogni tombino: aveva la mappa mentale di tutti i percorsi che aveva fatto migliaia di volte. Mentre la sigaretta stava terminando, si accorse che il tassista guardava nello specchietto retrovisore con aria curiosa e le chiedeva di continuo ” Ma scusi è lei la dottoressa Ercolano! Sarò anChe analfabeta, ma non sono rimbecillito , lei è proprio lei! ” “Senta se non la smette, io scendo e vado a piedi, tanto manca poco alla stazione, non è vero? Ad occhio e croce se la strada non è troppo ghiacciata e se lei avesse messo le gomme termiche in otto minuti e mezzo ce l’avremmo fatta ad arrivare in stazione!Vorrà dire che a piedi impieghero’ qualche minuto in più “.

” Le gomme termiche ce le ho, sono un tantino logore questo è vero ma non scivolera’ sul ghiaccio, stia serena! Il suo bel culo ridanciano non ne risentirà,lo potrà usare ancora. E comunque ora che guardo meglio non è lei, con questa voce che sembra quella di un CORVO che gracchia, non può essere lei. I suoi modi di fare oltre all’aspetto fisico non sono gentili ed eleganti come quelli della dottoressa Ercolano… Ci assomiglia come viso, ma per il resto…..No, non è proprio lei. Le rarissime volte che è salita su un taxi, mi dicono i miei colleghi che è sempre ELEGANTISSIMA e perfetta in ogni gesto che compie, fosse anche starnutire! A prescindere dall’abbigliamento che non è certo come quello che lei indossa ora, addirittura con la puzza di canfora, cioè sembra una figlia di.. cioè una figlia della figlia dei fiori, anche se un poco attempata! Nemmeno se campasse cento anni potrà essere lei!” E così dicendo sputo’ fuori dal finestrino in segno di disprezzo per quella donna arrogante e maleducata. ” “Finalmente hai capito” disse passando dal lei al tu. Io non sono lei e non vorrei mai esserlo, parola mia! Io mi chiamo Dora.” ” Dora e poi?? ” le chiese l’uomo con occhio sospettoso ed il sopracciglio rialzato a dismisura. ” Dora e basta” rispose Ninuccia scocciata ma tranquilla per non essere stata riconosciuta. Si accese un’ultima sigaretta, felice che quel corto viaggio stesse per terminare e si rimise il loden, annodando bene sciarpa e colbacco di VISONE, logoro quel tanto che bastava per farlo sembrare lapin. Era pronta finalmente per scendere dal taxi e da quell’uomo curioso e puzzolente come la sua vettura. Finalmente intravide la vetrata della Stazione Centrale e poté scendere proprio davanti all’entrata principale dal momento che un po’ per l’orario e un po’ per il freddo non c’erano auto in fila. Il tassista guardando il tassametro sputo’ di nuovo fuori dal finestrino e Ninuccia mentre aprì la portiera con fare appositamente scontroso, gli chiese quanto gli doveva per quel penoso viaggio. ” La prossima volta che fai salire una signora sulla tua carcassa ti consiglio di lavarti bene, altrimenti qui sopra non sale più nessuno!” L’uomo per poco non impreco’ ma stringendo forte le nocche le rispose ” sarebbero stati 50 €, ma data la tua maleducazione ne voglio cento, altrimenti ti investo e con il cavolo che prendi in orario il tuo treno!” Ninuccia a quel punto mise una mano nella tasca interna dei jeans ed estrasse un biglietto da 500 €, lo buttò dentro all’auto dicendo ” tieni il resto e vaffa…..”

Voleva essere sicurissima che non gli rimanesse nemmeno un piccolo dubbio che lui l’avesse riconosciuta. Ma lei da questo preciso momento non era più lei, diventava Dora. Dora e basta. Lui le urlò di fermarsi per prendere il resto, ma lei era già scomparsa con la sua valigia nella sala d’attesa della Stazione. Fece appena in tempo ad andare allo sportello per prendere il biglietto dalle mani di un’impiegata distratta che ripeteva come un giradischi rotto, la solita frase di rito. Voleva viaggiare in seconda classe, su questo non vi erano dubbi. ” Il suo treno è in partenza tra 5 minuti sul binario numero otto, poi lo dovrà cambiare a Roma, poi dovrà cambiare a Napoli, ma si sbrighi” le disse l’impiegata o lo perderà per davvero!” ” No, non lo perderò stia tranquilla” le disse mentre pagava il biglietto. ” Prenda il resto signora” le urlò l’impiegata…” Lo tenga lei signorina, non voglio perdere il treno, ho già perso troppe persone nella mia vita!” Il capo stazione fischio’ , il capo treno fischio’ di nuovo alzando la paletta, le porte si chiusero e una fumata nera si alzò dal treno Bologna-Roma. Dora riuscì a malapena ad acchiapparlo al volo perdendo una Clark mentre si avvinghiava alla scaletta. Rimase impigliata tra le porte a soffietto quando si sentì tirare dentro da una mano possente per non ricadere all’indietro. Non fece in tempo a girarsi per ringraziare la persona che l’aveva aiutata a salire, che questa era già sparita dentro ad uno scompartimento scalcinato di quel treno, confondendosi fra le nuvole di fumo negli stretti e traballanti corridoi. Si appoggiò per un istante alla parete per riprendere fiato, si tolse il colbacco, il cappotto, la sciarpa ed i guanti, ma si accorse che le mancava una scarpa. “Acciderbola, come faccio ora con questo freddo, ma dov’è andata la mia scarpa? Ora guardo nella valigia se ne ho altre di scorta che senz’altro Rosina avrà messo! Almeno per le scarpe, problemi non ne dovrei avere!” Cercando di non dare troppo nell’occhio visto che zoppicava per la mancanza della scarpa, dovette percorrere quasi tutta la lunghezza dei corridoi per trovare un posto libero. Per un attimo pensò alle comodità delle sue auto, ai suoi amici autisti con i quali durante i lunghi tragitti per lavoro si facevano delle chiacchierate e risate interminabili. Anche se era un mezzo di trasporto comodo, l’Eurostar non era di certo una delle sue Rolls Royce! E non era nemmeno la spider nera che usava se con Rosina decidevano di trascorrere un week end al mare da sole, senza uomini, per ridere ed abbronzata in tutta tranquillità. Senza cellulari che squillavano di continuo e senza

qualcuno attorno che le spiasse. Solo Aristide Paolini, per loro due, Ari, poteva andare con loro a rilassarsi. Aristide, uomo tutto d’un pezzo, era il fidatissimo maggiordomo del defunto Cav. Sangalli, nonché responsabile di tutta la manutenzione ordinaria e straordinaria del Palazzo, delle case, delle auto e ultimamente anche del castello di South Staffordshire che Ninuccia aveva acquistato molti anni prima, investendoci buona parte dei proventi del decimo libro per bambini. Aristide le diceva scherzosamente che quei ” sassi” D’EPOCA avrebbero avuto bisogno di una massiccia ristrutturazione non solo storica ma anche umana. Con tutte le beghe dei permessi da richiedere ai beni culturali, la lingua inglese che mal si addiceva al carattere dolce ma schivo di Aristide, non fu uno scherzo occuparsi di tutto da quando era al servizio dei coniugi Sangalli. Ma ne andava orgoglioso, dopo diversi anni di duro lavoro e di voli da Bologna all’Inghilterra , ora il Castello ” Harri’s & Friends” splendeva di luce inglese mista a quella emiliana. Ogni arredo era stato restaurato e altri ne furono acquistati con qualche tocco di ruspante arredo Bolognese. Come le grandi madie per fare il pane in casa, sistemate nelle enormi cucine del Castello o certi Rolini ( tavolini molto preziosi di Rolo prov. Di Reggio Emilia ndr) trovati nei mercatini dell’antiquariato nelle zone reggiane e parmensi per i quali Rosina e Ninuccia impazzivano! Poi la mente freno’ di colpo questi dolci e piacevoli RICORDI e, dandosi della stupida per l’ennesima volta si disse che aveva uno scopo ben preciso. Non era su quel treno per una gita premio e lo sapeva bene, quindi niente rimpianti o RICORDI tanto meno di tipo lussuoso. Finalmente dopo aver trovato un posticino libero in una carrozza, stremata ed assonnata chiese ad un uomo sulla cinquantina se poteva accomodarsi. L’uomo aveva gli occhi bassi e fissava il linoleum del pavimento con fare inebetito. Visto che non le rispondeva si schiari’ la voce e rifece la domanda” Scusi signore, è libero quel posto? Vorrei sedermi per cortesia, sono stanca morta”. Lui scocciato per essere stato disturbato, rispose con un filo di cortesia, ma solo un filo” Se proprio deve si sieda, ma se ne stia zitta e non mi arrechi disturbo in nessun modo”. Pensando che era la giornata mondiale ” del maleducato” sfinita per tutti gli avvenimenti del giorno, si sedette, mise la valigia nel porta oggetti, raggomitolo’ il loden e la sciarpa a mo’ di CUSCINO e appoggiandoli sotto alla testa cercò subito il sonno. Fece appena in tempo a dare un’occhiata sommaria a quell’uomo dall’aria distinta ma trasandato, con la barba incolta ed i capelli arruffati e sporchi. Sembrava una via di mezzo tra un barbone ed un nobile” che stranezza….” pensò. Prima di chiudere definitivamente gli occhi gli chiese con gentilezza se poteva svegliarla quando arrivavano a Napoli, cioè tra circa quattro ore. Non gli avrebbe domandato niente altro e si addormento’. L’uomo che fissava il pavimento, rispose con occhi e mente distanti” se proprio devo lo faro’, visto che scendo anche io a Napoli”e riprese a fissare il linoleum con aria assente. Dora finalmente si addormento’. Ninuccia per adesso non c’era più, Dora era viva, Beniamino pure secondo lei e con questi pensieri se ne andò nel mondo dei sogni.

Continuerò ben presto il proseguo del terzo capitolo. Peccato che le uniche persone che mi scrivevano non si facciano più vive! Boh, avranno i loro motivi, io abbraccio comunque tutti e vi mando un mondo d’amore.

NINUCCIA ( II CAPITOLO.)

INDIETRO NON SI TORNA.

Tempo di lettura stimato in circa 20 minuti

Mentre cercava di stirarsi le gambe e lisciarsi la vestaglia che oramai era ridotta ad un ventaglio plissettato, tante erano le pieghe del tessuto anche macchiato di sangue, sentì all’interno di una delle tasche qualcosa di rigido e metallico. Guardò meglio ed estrasse il cercapersone, ancora intatto, dal quale non si separava mai che portava sempre con sé, nel caso le fosse venuto un attacco di panico mentre era sotto la cascata dell’acqua. ” E se io ho il mio, Rosina deve avere il suo in tasca” pensò a voce bassa, mentre una vampata di calore le cambiò il colore del viso e del décolleté. Si tolse di scatto la vestaglia, la buttò sul letto insieme agli altri abiti, si infilò i Roy Rogers e la Fruit rammendata mentre teneva in bocca il cercapersone che provava ad azionare con i denti per chiamare subito Rosina. Poi disse a voce alta ” No un attimo Ninni, stai calma, ragiona, non la puoi chiamare subito. Sicuramente sta facendo le lastre e qualcuno è accanto a lei, ma chi? Le gemelle o Aristide saranno con lei?. Ragiona Ninni, prendi una sigaretta e rilassati e pensa a cosa è meglio fare in questa situazione. Pensa a che cosa farebbe la dottoressa Ercolano se un avvoltoio volesse comprarle a un prezzo irrisorio una delle sue banche, cercando di fotterla usando il trucco di spargere la voce che la banca è sull’orlo del fallimento. Lei glielo permetterebbe? O tirerebbe fuori le sue proverbiali unghie affilate e taglienti che non gli darebbero via di scampo? Allora cara Ninni? Che cosa farebbe la dottoressa? Agirebbe d’impulso o ragionerebbe? Rispondi Ninuccia, rispondi prima di cadere a terra svenuta! ” la fronte era tutta imperlata di sudore, in bocca non scorreva più la saliva, ma Ninuccia riuscì ugualmente a pronunciare la frase che l’aveva salvata molte volte. ” Hai due accessori importanti e fondamentali dei quali tua madre ti ha dotata: un cervello e una vagina, ora devi usare solo il primo accessorio” Aspiro’ la prima boccata di fumo che quasi le andò di traverso, mentre si accorse che non aveva preso nessun’altra compressa, dopo la prima del mattino. Sembrava una tigre con quegli occhi a fessura che lanciavano saette! Si ritrovò sdraiata nel suo letto mentre fumava tranquillamente, l’uragano era passato anche questa volta ed il suo corpo da rigido e teso qual’era tornò morbido e SINUOSO. Nonostante lo scempio dei capelli praticamente inesistenti, Ninuccia non si rendeva bene conto che avrebbe potuto tranquillamente far perdere la testa ancora a qualche uomo. Per un attimo si guardò nel grande specchio e l’immagine che esso le rimandava era quello di una donna sexy, intelligente e colta, sensuale, accattivante e ricca. Maledettamente e vergognosamente ricca! I suoi capitali e i suoi tesori non le avrebbero in ogni caso permesso di rimettere indietro l’orologio del tempo, ma sarebbero serviti un giorno per ora molto lontano. ” Dove non arriva la bontà e la pazienza, laddove non può la scienza e dove non vi è COSCIENZA, ci arrivano i soldini su tanti bei trenini”. Purtroppo questa massima che odiava ma che aveva imparato a memoria da nonna Divina, funzionava spesso e si disse tra sé e sé che questo stupido ritornello poteva tornarle utile. ” La terrò come ultima riserva, se proprio non saprò che pesci pigliare: non voglio nemmeno sentirlo l’odore dei soldi da domani in poi” . Il cervello di Ninuccia iniziò a ragionare e mise in fila le cose da fare, prima tra le quali telefonare alle figlie. Cercò il suo cellulare che in questo momento non riusciva a trovare, forse era rimasto in bagno, ma Ninuccia non aveva nessuna intenzione di tornare la’ dentro. Guardò nel comodino accanto alla parte del letto dove dormiva lei ma non c’era. Andò di corsa nel salone principale per prenderne uno di scorta e quando entrò trovo’ la finestra ancora aperta. La stanza era ghiacciata, ma l’odore stagnante del sigaro era ancora presente. Un altro conato di vomito la fece piegare in due, si premette forte lo stomaco con le mani perché ora non c’era il tempo di rimettere. Vide su uno dei divani un cellulare ma non ricordava che fosse color grigio fumo di Londra: non ne possedeva di quel colore. Lo afferrò ugualmente con le mani tremolanti e compose a memoria il numero di Celeste. Quando c’erano motivi gravi ed importanti preferiva parlare con Celeste, poi eventualmente anche con Greta. Dopo tre squilli la ragazza rispose ” Mi dica dottor Baroni, che novità ci sono per Rosina? Siamo in ansia…Ninuccia alquanto stranita rispose in modo secco ” Ma che dr. Baroni, sono tua madre, non riconosci il numero?”

” Ma veramente questo non è il tuo numero…è il numero….” Non fece in tempo a finire la frase che Ninuccia disse”Stammi ad ascoltare attentamente CELESTE, ora non ho tempo per spiegarti tutto. Ho appena finito il Consiglio di Amministrazione e sono stanchissima, tra l’altro mi sono dimenticata di dirvi che sto per partire per Hong Kong e….starò via circa un anno. È successo uno sgradevole inconveniente con una delle mie banche laggiù e stavolta non posso mandare Ambrosetti: è troppo importante e rischio di perdere 5 istituti bancari! Perciò a malincuore devo lasciarvi ed andare personalmente se voglio cavarci qualcosa.”

” Ma Mamy, tu non puoi assentarti per un anno intero, non lo hai mai fatto da quando siamo nate, non capisco perché tutta questa fretta all’improvviso…” Celeste non vi devo allattare ancora mi pare! Poi rimane con voi Rosina, Aristide e Laerte sui quali potete contare sempre e comunque. A proposito, ti volevo chiedere se sai dove sia Aristide, ho bisogno di lui prima di partire!” CELESTE aveva gli occhi spalancati e Greta attaccata al ricevitore del telefono, non riusciva a respirare. Riuscì solamente a dire ” Aristide è alla clinica “Angelo Beniamino”, perché Rosina è scivolata sul parquet di casa ed è arrivato il dottor Baroni e probabilmente, anzi sicuramente ha una caviglia rotta e ne avrà pare, per almeno sei mesi. Come pensi di fare senza di lei che ti sostituisce sempre in tutti i tuoi affari personali? Non credo che tu voglia servirti di noi due, o mi sbaglio?” ” Sbagli di grosso cara la mia ragazza! Al vostro ritorno da Saint Moritz, il dr. Ambrosetti, Aristide e Laerte con la super visione di Rosina vi insegneranno i primi rudimenti su come dirigere un’azienda. Mi auguro che la voce Rosina non l’abbia persa, almeno quella si sarà preservata durante la caduta? Vi inizieranno a dare qualche responsabilità che alla vostra età è tempo che vi prendiate, dal momento che tutto il patrimonio o quasi, sarà vostro e dovrete quindi almeno imparare a gestirlo. Con me lontana non vi sarà difficile imparare, se ci sono riuscita io che provenivo da tutt’altro settore, ce la farete anche voi senza ombra di dubbio! Con tutti gli aiuti che ho vi ho messo a disposizione riuscirete egregiamente, ne sono più che sicura. Sono stata chiara?” A questo punto della conversazione Greta di scatto prese il telefono e imprecando tra i denti come uno scaricatore di porto disse a sua madre” Senti Ninuccia Ercolano, non me ne frega nulla se tu devi partire per Hong Kong, non me ne frega nulla delle tue banche e del tuo impero, a me interessa solo partire per la montagna con il tuo vecchio completo da sci! La tua azienda la gestisci tu con uno dei tuoi cagnolini scodinzolanti, io e mia sorella non ne vogliamo sapere mezza.” Celeste con una forza che non sapeva di possedere, diede uno schiaffo alla sorella che la sbalordi’, riprese in mano il telefono e disse ” Non ascoltarla questo mese non ha avuto il suo ciclo ed è scollegata dal mondo degli umani! Crede di essere già in pre menopausa e naturalmente afferma che è un tuo regalo generazionale, visto che anche tu verso i trentacinque anni iniziavi ad avere i primi sintomi. Per farla breve mamma non ti devi preoccupare di nulla: Rosina è in buone mani, parti tranquilla e appena arrivata ci chiamerai. Qua il mondo andrà avanti lo stesso anche senza di te, non credi? Io da parte mia ti prometto che mi metterò d’impegno e cercherò di farmi piacere economia e finanza, materie che ho sempre odiato a scuola, ma comunque ci proverò. Non mi chiedere però di scrivere un libro sui bambini al tuo posto, piuttosto mi faccio suora di clausura!”

” Ma noooo tranquilla, vi sto chiedendo di imparare a dirigere un’azienda, mica ho capitolato ancora! Ora vi devo salutare e tu fammi sapere come sta sua sorella con i suoi disturbi e stalle molto vicina per favore! Ah dimenticavo! Ho fatto recapitare a casa vostra i completi da sci che tanto volevate, li troverete stasera stirati ed adattati alle vostre misure. Mi dispiace per l’aereo ma a questo punto ne dovrete prendere un altro, con tutto quello che è successo è già tanto se siamo tutti vivi! Ci vediamo tra un anno. ” E chiuse in velocità la telefonata. “Questa è fatta, sono fiera di me stessa! Ora proseguiamo con ordine e dedichiamoci alle altre incombenze”. Mise il cellulare sul divano dove lo aveva trovato pensando e ripensando al perché CELESTE l’aveva chiamata dottor Baroni, proprio non riusciva a concentrarsi su quel piccolo particolare ma ora non ne aveva tempo. Ci avrebbe ragionato su più tardi, forse in treno dal momento che il viaggio da Bologna a Castrolibero era piuttosto lunghetto. Andò di nuovo in camera sua per riprendere il cercapersone e premette il tasto rosso pregando che Rosina rispondesse. Dopo diversi bip bip Rosina rispose e a Ninuccia tornò la salivazione in bocca ed il battito regolare del cuore. ” sei tu ringraziando il cielo! Come stai? Cosa ti hanno fatto quelle scellerate? Per fortuna che questo aggeggio ha una lunga gittata e funge anche da telefono, ma per quanto ne avrai? Come faccio a partire senza salutarti…..e rimbambi’ la povera Rosina con mille e mille domande. ” Se prendi fiato e mi lasci parlare un attimo ti racconto tutto. Ho la caviglia rotta, mi hanno fatto scivolare perché non volevo che andassero in camera tua: avrebbero scoperto il tuo pazzo progetto! Ho la caviglia rotta in più punti, i legamenti sfilacciati e anche il menisco è partito, sei contenta di saperlo? Ora partirai più tranquilla sapendo che ne avrò per un anno circa anch’io?” “Ma come posso essere contenta? Se potessi le strozzerei con queste mani, ma non credo di poterlo fare ora! Vorrei essere lì con te ad abbracciarti e a curarti le ferite, come tu facesti con me, vorrei..” Ne vorresti un po’ troppe di cose, pensa a partire ora e a portare a termine il tuo screanzato piano, se ti riesce. Io non sono preoccupata per me, ci vuole altro per fermarmi! Penserò a te ogni giorno e pregherò affinché tu riesca a sopportare il peso di non trovarlo, ma tu possa trovare almeno una piccola tomba su cui piangerlo. Anche se lo avrà sotterrato perbene chissà dove! Qua le tue figlie sono in buone mani che userò al posto dei piedi se necessario!” ROSINA chiuse la conversazione prima di far udire a Ninuccia la voce rotta dalle lacrime, sia per la partenza di lei sia per il dolore insopportabile. Chiese ad un’infermiera un calmante di quelli veri e non una camomilla, e quando la morfina cominciò a fare effetto si addormento’ con la testa piegata all’indietro su un cuscino bagnato di lacrime. Riuscì solo a biascicare con la lingua impastata ” non lo troverai, è morto, lei te lo ha ucciso….”NINUCCIA non fece in tempo a dirle che le voleva molto bene, ma sperava fosse sottinteso e voleva anche dirle che l’avrebbe chiamata appena possibile, ma conoscendo molto bene Rosa Giudici sapeva che avrebbe spento il cercapersone, segno inequivocabile che per lei la conversazione era terminata. “Benissimo, ora che il piano ha avuto inizio, mi dedico a portare con me gli indumenti necessari e le mie medicine. Anche se laggiù la vecchia farmacia penso ci sia ancora, ma meno frequentero’ i negozi e meglio sarà. Per fortuna che sono riuscita ad ottenerne una scorta notevole così se ho fatto bene i calcoli per una annetto circa dovrei essere a posto” Lo pensò a malincuore, rattristata per l’incapacità di vincere gli odiati ed amati attacchi di panico, anche se con gli anni era riuscita a dominarli non poco. Erano le dodici e quindici minuti, il suo stomaco reclamava qualcosa da mangiare e lei abitudinaria in tutto, mollo’ a terra la vecchia valigia di cartone chiusa nella maniglia con lo spago. Quello spago che si ricordò, serviva a suo padre Biagio per prepararle l’altalena in estate. Si precipitò in cucina pensando a cosa avrebbe potuto rimediare in fretta e furia per calmare i morsi della fame. Quando arrivò in quella che banalmente veniva chiamata ” cucina” con un leggero battito di mani accese la luce, e percorrendo quei venti metri circa di lunghezza, si diresse verso il frigorifero. ” “Mi auguro che Rosina abbia messo in concia lo scamone e in freezer il vino.” Aveva troppa fame e si sarebbe accontentata di una fetta di carne ed un paio di BICCHIERI del suo vino bianco preferito. Come sempre quando era veramente affamata non sentiva e non vedeva più nulla, il buio totale si impadroniva di lei e sentendosi quasi svenire mise subito lo scamone sulla piastra elettrica per cucinarlo ai ferri. ” Al naturale così faccio prima, aggiungo solo un rametto di rosmarino che presumo sia nel vaso DERUTA degli odori. Finalmente dopo quattro minuti di cottura, due per parte, prese una forchetta d’argento, il suo calice di MURANO personale e finalmente si versò il primo bicchiere di Traminer fatto arrivare per lei direttamente da Bolzano. ” Sì Rosina sono a conoscenza dell’etichetta e conosco perfettamente la lezione: il Gewurztraminer DOC è adatto per crostacei alla griglia e non per la carne rossa! Ma a me provoca un brivido al palato, mi piace da impazzire, come impazzisco per un uomo che sia almeno un metro e novanta di altezza, in boxer attillati di Armani e camicia bianca slacciata, perciò me ne frego del galateo e sai cosa ti dico cara Rosina? Che me ne verso un altro calice! Ma che paragone stupido, io che ora penso ad un uomo seminudo con quello che mi aspetta! Credo sia stata la carne a farmi venire certi appetiti, non può essere diversamente!

Complice lo scamone ben grigliato ed il vino che l’avevano riscaldata e calmata, Ninuccia parlava da sola per farsi coraggio senza rendersene conto, come se Rosina fosse lì con lei in cucina a mangiare insieme come di solito facevano. ” sorelle per la vita” diceva Ninuccia ” e oltre” le faceva eco Rosina quando da bambine cantavano e ballavano per le stradine di Castrolibero, mezze nude con i piedi ghiacciati a chiedere l’elemosina. E così fu.

Il rumore molesto di un gallo arrabbiato la svegliò di soprassalto. Altro non era se non un allarme che segnalava la presenza di qualcuno in cucina che si era addormentato da troppo tempo con un gas acceso. Guardò immediatamente l’orologio, un Patek Philippe d’oro massiccio che portava al polso destro, uno degli innumerevoli regali del suo secondo marito il Cavalier Sangalli Pietro. Il suo primo editore, l’artefice di tutte le sue fortune, colui che l’aveva fatta diventare ciò che era oggi. Scattando in piedi come se avesse preso la scossa, realizzò che erano le diciotto del pomeriggio e che alle 19 aveva il treno. Non c’era più tempo per nulla, adagio’ l’orologio sul tavolo, afferrò la valigia di cartone, si infilò il loden al rovescio e chiamò un taxi. L’ora era giunta.

Ndo

Piccola precisazione

Ieri lo smartphone mi ha dato problemi di scrittura e non sono sicura che l’ultimo pezzettino di Ninuccia ( VI ed ultima parte del I capitolo se Dio vuole!) SIA stato scritto correttamente. Ho fatto ora le dovute correzioni e chi tra di voi lo sta leggendo mi faccia cortesemente sapere se la frase finale ha un senso logico ed è corretta. Grazie a tutti. Oggi proseguo con il II capitolo che è molto più corto. Spero di cuore che vi piaccia e che vi stupisca sempre di più. La lettura NON È consigliata a minori di almeno 15/16 anni per contenuti e descrizioni molto forti. Buon proseguimento.

NINUCCIA E GLI ANGELI( VI ed Ultima parte del I capitolo)

Con ieri credevo fosse finito il primo capitolo. Invece verrà terminato oggi con la sesta es ultima parte. Non so cosa ne pensiate sinora,ma il proseguo sarà esplosivo. Tempo stimato si lettura lenta circa 25 minuti.

“Ci mancava solo che anch-io procurarsi disagio in codesto momento di disperazione assoluta!” Disse Aristide sentendosi colpevole per la caduta evitata. ” Vi ringrazio per l’aiuto e ci prometto che anch’io non racconterò nulla a vostra madre delle parole che avete pronunciato poc’anzi.” Intanto.la.caviglia di Rosina si stava gonfiando a dismisura e l’ematoma che spuntò era grande e violaceo come vino che galleggia solitario in una tinozza. In questa confusione generale,mentre tutti aspettavano il.medico, Ninuccia ancora rintanata nella sua sala.da bagno era impietrita per quello che era a malapena riuscita ad uscire dalle boccucce d’oro delle sue figliole e.per ciò che era accaduto a Rosina sempre per loro causa.Avrebbe voluto urlare forte, l’istinto era quello di distruggere tutto ciò che era in bagno ma la.priorità assoluta era quella di mollare 2 sonori ceffoni alle gemelle. Quelli che non pote’ dare loro quando erano piccole a causa di un padre troppo permissivo che le perdonava sempre qualsiasi marachella loro facessero. In questo modo non le riusci’ di svolgere il proprio ruolo di mamma amorevole ma ferma quando occorreva. ” le avrei dovuto punire con i metodi che tanto decanto nei miei libri, ora è troppo tardi, non ho mai capito il.perché io ne venda così tanti e tantomeno comprendo perché c’era bisogno di un Nobel! Per educare i figli problematici non ci vuole mica un ingegnere spaziale ma coraggio ed inventiva sì. Forse quell’assassina di mia madre queste doti me le.ha trasmesse.”

Era uno dei momenti di pessimismo acuto e Ninuccia in cuor suo lo sapeva. Quello screanzato del suo primo marito nonché padre delle gemelle, quel.tale Fornasetti Achille detto ” il furbo ” era operaio di ultima alla Fabbrica delle Scarpe, ubriacone e giocatore incallito di poker. Se solo l’avesse vista a dare una lieve patacca nel sederino, adesso una delle sue figlie l’avrebbe fatta rinchiudere in un istituto per malati di mente, accusandola di violentarle. Non poteva nemmeno educare le sue figlie, non le era concesso,lavorava sedici ore al.giorno, magra come un uscio di cucina, ma andava avanti dicendosi che prima o poi il destino l”avrebbe.ripagata di tutto e le avrebbe reso in parte, ciò che le aveva tolto. Ma quando avrebbe avuto la forza di lasciarlo?Quando avrebbe ripreso in mano la.sua vita lontano da lui e lontano da una madre psicotica che le diceva sempre ch era una buona a nulla e che non ce l”avrebbe fatta sincero a crescere da sola due figlie così problematiche.. Ninuccia che sapeva non solo cucire tomaie di scarpe ma.aveva il dono della scrittura, ogni notte da quando era una bambina scriveva i suoi appunti. Anche ora quando le gemelle dormivano scriveva sui fogli dei.modelli delle scarpe. Pensava e scriveva forsennatamebte,convintissima che quegli scritti un giorno le.sarebbero serviti. Scriveva sulle.strisce di cuoio che avanzano, sui pannolini di pezza delle bimbe LAVATI e stirati, scriveva ovunque ci fosse una superficie che potesse ospitare le sue parole. Erano gli.unici momenti della giornata nei quali era serena e si sentiva utile ed importante.I suoi scritti terminavano sempre con la frase di rito” affinché nessun bambino nel mondo debba subire violenze, stupri, punizioni corporali o ricatti senza rimanere inerme”. Questa era la dedica finale dei suoi numerosi libri pronti per essere pubblicati, questo era ciò che lei aveva imparato sulla sua pelle a prezzo altissimo di sangue e di morte. Ora desiderava insegnare i comportamenti da tenere per genitori che volevano bene ai.loro figli. Spiegava passo dopo passo con lentezza e precisione a non essere violenti e a non forzarli nei loro processi di crescita. Ogni bambino è diverso dall’altro, non è una gara a chi arriva per primo a togliere il pannolone o a parlare, scriveva con una tale struggente malinconia come solo una mamma vera saprebbe fare. Soprattutto entrava nel cuore degli adulti perché leggendo le sue parole comprendevano quanto questa donna avesse sofferto.Le sue teorie partivano da un presupposto ben preciso: non bisognava mai criticare o sgridare il bambino in modo diretto,per un comportamento.o un’azione all’apparenza sbagliata. Né tantomeno farlo sentire in colpa o umiliarlo davanti ad altre persone.Le critiche mosse ai bambini devono essere costruttive per farli migliorare e mai distruttive, cioè rivolte al soggetto in modo diretto e personale. Il genitore deve capire di criticare il comportamento e l’azione sbagliata, insegnando il comportamento giusto. Mai punire o offendere il bambino in modo diretto ma fargli osservare che quel tal comportamento è errato. Ora rimaneva il passo più importante da compiere: come fare per fare arrivare a Roma o Bologna i suoi testi, in modo tale che fossero presi in considerazione da un editore con le palle? Credeva fortemente che quella di scrittrice sarebbe stata la sua strada futura e con i primi guadagni avrebbe potuto permettersi una vita assai diversa.

Voleva andarsene da Castrolibero per sempre, non ne poteva più di quel posto dove ogni angolo del.paese le ricordava l’orrore e la morte. ” Per andarmene ho bisogno di soldi, molti soldi e se non riesco a pubblicare i miei libri non sarò mai.libera economicamente, solo così potrò rinascere e guardarmi allo specchio senza paura.

.In quell’istante preciso si ricordò di Mafaldo Tirotta, quello che martellava tutto il santo giorno sulle suole, colui che sapeva usare meglio di tutti la tinagliozza. Era una vita che lui la.desiderava fonda quando erano bambini e per Ninuccia si sarebbe buttato nel fuoco pur di piacerle anche solo un briciolo. Ella sapeva bene che lui andava una volta ogni.due mesi a Roma per.portare i resoconti delle vendite e chiedere così i finanziamenti per poter mandare avanti la Fabbrica.Non bastava fermarsi a Cosenza in Regione, bisognava salire più su,da quelli che contavano per davvero ossia gli amici fidati di Mastro Raffaele. In cambio di favori personali dei quali le.tonache nere non potevano fare a meno, erano pronti ad elargire denaro affinché la Fabbrica delle scarpe potesse dare lavoro a tutta Castrolibero. E sapeva bene che nessuno fa niente per niente.Ninuccia pensò che si sarebbe servita di lui per portare i suoi plichi all”Editore Pietro Sangalli, una potenza nel.campo dell’editoria. ” In cambio mi basterà andare a ballare con lui per la festa del Patrono, facendomi vedere ben abbracciata. Così non lo prenderanno più per i fondelli e smetteranno di chiamarlo ” lo storpio” per via di quella gamba più corta. Farò esattamente così, di lui mi fido ciecamente e gli affidero’ i miei tesori.”

Ninuccia stava per rimettere ancora, le sembrava che il soffitto con il lampadario le cadessero addosso, voleva tagliarsi le vene, strapparsi i capelli cortissimi, ma la voce piangente e dolorante che doveva avere la povera Rosina la fecero desistere da questi insani propositi. Mentre si lavava il.viso con l’acqua gelida si diede un pizzicotto sul braccio così forte che si provoco’ una minuscola fuoriuscita di sangue.” Devo stare tranquilla e buona, non devo cedere proprio ora che sto per.partire, ho il treno tra poche ore..Dio fa che io non mi senta male,inizierei a gridare e le ragazze capirebbero che sono in casa e non mi lascerebbero più partire. Anzi forse proporrebbero al dottor Baroni di farmi ricoverare in clinica e magari sedarmi,come voleva fare lei. Se poi mi vedono con questi capelli non so cosa potrebbero pensare io, io ora…io…” Non riuscì a finire il suo pensiero quando si accorse che una quantità modesta di sangue ora usciva dal braccio. Ninuccia aveva una pelle così delicata che anche un bacio dato con troppo impeto le avrebbe fatto venire come minimo un livido. Mentre cercava di tamponare la ferita con una salvietta di lino bianca, le tornò subito alla mente un altro sangue, ben più copioso di questo, che nessuna salvietta pote’ fermare. Quel sangue che le sporco’ il.corpo e l’anima, che la fece precipitare negli abissi dell’inferno. Quel sangue che non andò mai più via dalla sua mente.” Non vorrai tenerlo con te?,Hai solo tredici anni, non penserai che io ti permetta di tenerlo, questo diavolo che hai nella pancia! È il frutto della tua stupidità e di tutti gli uomini che sono porci per natura, ma io ti aiuterò a farlo morire così non dovrai avere vergogna della gente per il resto dei tuoi anni. Forse al paese riusciremo a trovare un brav’uomo che ti prenda in sposa se giocherai bene le tue carte. Ti aiuterò io a trovarlo, tu dovrai solo accettare ed ubbidirmi in tutto e per tutto e non dovrai mai provare a fare qualcosa di diverso da ciò che ti ordinerò. Mentre Ninuccia cercava di calmare la madre, il bambino scalpitava felice dentro al suo grembo e ad ogni calcio che le dava,lei si carezzava la pancia e gli cantava una canzoncina. Il bimbo in questo modo si fermava e si riaddormentava” sereno e ridente” pensava Ninuccia con i suoi tredici anni! “Mamma ti supplico fammelo tenere, non mi interessa se e’ stato il padrone a violentarmi,non lo racconterò mai a nessuno, te lo giuro sulla tomba di nonna Divina.Ma ti supplico lasciamelo tenere. Non ti ho mai chiesto nulla, non ho nemmeno un bambola di stracci per giocare,ma questo è il.mio bambino, è mio lo vuoi capire?Non puoi togliermelo! Lo crescero’da sola, poi non appena riacquistero’ le forze verrò con te alla Fabbrica e lavorerò anche 12 ore al giorno, non mi spaventa il.lavoro ma ti supplico: lasciami mio figlio.” Povera Ninuccia! Quante lacrime aveva versato ma non ci fu nulla da fare: l’errore non si sarebbe ripetuto. Il bambino verrà ucciso non appena nascerà” questa era la sentenza di Angelica Rizzo nonna assassina del nascituro. Questo ella aveva deciso ed il delitto si sarebbe compiuto tra poco dato che il termine dei nove mesi stava per scadere. Doveva solo trovare una levatrice che l’aiutasse a farlo nascere…” NO no no,cosa dico? Troppo pericoloso,Mi potrebbe ricattare o denunciare, non posso permettermi un simile errore. Ci aiuterà Rosina, la.sguattera e se dovesse parlare le strapperò la lingua con la tinagliozza di tuo.padre Biagio. E se vorrà parlare o scrivere le taglierò anche le.falangi delle dita della mano sinistra, lasciando intatta la destra così potrà continuare a lavorare per noi.

Rosina bianca come un cencio e piccola come una matita disse con un filo di voce” non ce ne sarà bisogno padrona Angelica, ho troppo bisogno di un letto e di cibo e voi siete l’unica in paese che aiuta una bastarda come me. Non vi tradiro’ e non rivelerò ad anima viva nulla di ciò che faremo. Ninuccia e Rosina nin viste da Angelica, si abbracciarono strettissime e si punsero le dita con la lesina intrecciando il loro sangue, e diventando così sorelle per la vita e oltre. Angelica fece un grosso respiro di sollievo: la vergogna sarebbe rimasta in casa, in via dei Tigli n.8,la bambina sarebbe tornata vergine ed il frutto del.peccato ucciso. Un piano perfetto! Accucciata in un angolino del.suo bagno,tremava ma si concentrò sul presente: oramai il passato era andato via e con esso il suo adorato bambino. Sentendo suonare il campanello tese meglio l’orecchio infilando.quasi nella toppa della serratura per udire meglio le parole che venivano dette.” Eh già Rosina, questa volta l’ha proprio fatta grossa. A prima vista questa caviglia non è solo slogata è anche rotta. Ne avrà per almeno sei mesi tastandola ancora, provocandole un urlo di dolore lancinante. Comunque l’esito preciso lo avremo solo.dopo aver fatto le.lastre naturalmente in ospedale. Pronunciata l”amara sentenza medica, Greta e Celeste fingendosi molto dispiaciute cercarono di alleviare i dolori acuti di Rosa arrivando persino a darle dei bacetti sulle guance, trattenendo a stento qualche risatina sarcastica.” Andiamo.noi a prepararti la valigia per l’ospedale, così quando arriva l’ambulanza sei pronta per toglierti dai..per andare subito in ospedale” la.corresse prontamente Celeste.” A prescindere dal fatto che io non vado da quei macellai dell”ospedale Sant’ Antonio ma vado solo nella clinica di vostra madre, voi due non azzardatevi ad andare mdare nella mia camera da letto a toccare le.mie cose!.dovrei fare benedire la stanza con tutto ciò che contiene! Aristide si gentile te ne prego, pensaci tu.” Non temere Rosina, vado immediatamente e voi signorine siate cortesi e andate in cucina a preparare un buon espresso per il caro.dottor Baroni!” ” Lo accetto con molto piacere, poi preparato dalle vostre manine chissà come diventerà buono! Se penso che vi ho fatto nascere io e sono già trascorsi quasi trent’anni, mi chiedo come faccia il tempo a volare così.Quelli a Castrolibero etano altri tempi , non c’era l’anestesia epidurale ed il dolore vostra madre lo ha sentito tutto considerando anche il fatto.che una di.voi due stava per morire. Non ricordo bene quale di voi due però, non è che mi potreste

aiutare a ricordare?” Le gemelle stavano per scoppiare a ridere e si diressero in velocità in cucina. Baroni si accomodò su uno.dei divani e si accese un sigaro avendo l’accortezza di aprire una finestra, ben sapendo che Ninuccia odiava l’odore del.sigaro al pari di quello della tomaia delle scarpe. Odiava il sigaro,le scarpe la fabbrica e tutto ciò che gli ricordava lui” Mastro Raffaele Quadri” il padrone di tutto Castrolibero. Il.padrone della vita di Ninuccia e delle sue tenere carni. Mentre tutti erano indaffarati per la dipartita di Rosina, Ninuccia tolse finalmente l’orecchio dalla toppa e con raziocinio cominciò seriamente a pensare alle prossime ore.

Tra meno di dodici ore aveva il treno che l’avrebbe riportata a Castrolibero. Su Rosina non poteva più contare per gli ultimi preparativi, su Aristide nemmeno

Forse non avrebbe nemmeno potuto salutarla: era qui chiusa in bagno da ore ormai e si auspicava che l’ambulanza arrivasse al più presto per poter finalmente uscire dal bagno. ” Proprio adesso che mi stavi aiutando a separarmi da te e da tutto questo mondo che ho creato con te sempre vicina, proprio ora quelle due dovevano farti cadere? In un attimo le arrivo’ addosso una forza incredibile, quella forza che le serviva per cercare e trovare suo figlio.” Se sarà necessario mi farò violentare ancora, mi farò strappare il cuore, mangerò l’erba dei campi come da bambina e rinneghero’tutto ciò che possiedo, ma devo trovarlo, non me lo ha ucciso! Il mio cuore di mamma me lo dice da ben 46 anni? Beniamino non è morto ma è vivo e mi aspetta io lo so con certezza e chi può dirlo meglio di una mamma se il proprio figlio è vivo o è morto? Non appena ebbe terminato anche l’ultimo di questi pensieri un silenzio inusuale si impadroni’ della casa, nessun rumore vi era più tra le mura di Palazzo Sangali. Solo allora Ninuccia uscì dal bagno.

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NINUCCIA E GLI ANGELI ( V PARTE DEL I CAP)

Buongiorno amici vicini e lontani, vi ho lasciato un po’ di giorni per potervi mettere in pari con la lettura della nostra Ninuccia. Ora riprendo e se le spalle mi danno tregua spero di terminare oggi il primo capitolo.

Papà Antonio,durante la seconda guerra mondiale. Mai dimenticato,sempre vicino a me.

TEMPO DI LETTURA STIMATO IN CIRCA 20 MINUTI

Tra l’altro i capelli cortissimi non la potevano riparare nemmeno un pochino, cosicché avendo le orecchie scoperte le toccava digerire tutto il corollario di porcherie che le due dicevano, senza poter intervenire. ” Dove sei Mamy?” Urlò Greta” vieni fuori subito che abbiamo molta fretta, ti masturbi più tardi..l’elicottero ci sta aspettando!”. Greta era la più irriverente e maleducata delle due gemelle, quella che non aveva peli sulla lingua, quella che più somigliava a nonna Angelica. Era la figlia che una madre non avrebbe mai voluto, ma Ninuccia l’amava ugualmente. Celeste era un pochino più umile anche se di poco e strattonandola per un braccio le disse” ma cosa dici sciocca? Cosi’ scopre che lo sappiamo e può pensare che ogni volta che va in bagno, la spiamo dal buco della serratura. Non puoi tenere per una volta quella linguaccia in bocca e tra i denti, così la morsichi e stai zitta?”

” Ma chissenefrega” rispose Greta” perché non dovrebbe sapere che siamo a conoscenza delle sue pratiche erotiche solitarie?” “Ma così le togli anche l’ultimo briciolo di dignità! Non mi piaci per niente quando ti comporti in questo modo, non ti sopporto e a Saint Moritz ci vai da sola. Io non vengo con una come te.” “Preferiresti che avesse un altro uomo, l’ennesimo? Cioè l’ennesimo errore, così va a finire che si toglie la vita come lo zio Oreste che si impicco’ quando il nonno gli fece sposare Carmela che lui non amava per niente. Vorresti forse che le si avvicinasse un ragazzotto squattrinato che fingendo di aver perso la testa per lei, si fa sposare e si appropria del nostro patrimonio? Mamma forse ci crederebbe è in un’età molto delicata. ” Appunto, dato che è in menopausa certe vogliette dovrebbero esserle passate!” Si aprì la porta di scatto e comparve Rosina con gli occhiali di traverso, il grembiule slacciato e i capelli sciolti. Quando si presentava così non c’era nulla di buono da presagire. Il silenzio cadde nella stanza, scese dal soffitto come una scure che con precisione arriva su una gola per sferrare un taglio deciso. ” Sedetevi svergognate! Come vi permettete di dire ciò che ho udito con queste orecchie? In una casa benedetta da Dio e abitata da colei che dovreste amare di più al mondo e rispettare per quello che ha dovuto patire. Solo per questo dovreste amarla incondizionatamente, solo per questo vi ho detto! Ho sentito tutto e per fortuna, lei non c’è: le sarebbe venuto un infarto se solo avesse udito! Vergognatevi!” Disse con voce metallica. A queste parole le gemelle iniziarono a tossire e a mangiucchiare un chewingum come facevano da piccole, quando erano in difficoltà.

” Stavamo scherzando” disse Celeste, abbiamo di meglio da fare che spiare la mamma quando è in bagno, vero Greta?” La sorella che si stava facendo un boccolo con le dita nervose e le unghie mangiate, rispose” Chissenefrega di cosa fa mamma quando è sola. Ho altri cavoli per la mente ora! ” Farò finta di non aver udito nulla, auguratevi che Aristide passando non vi abbia sentito altrimenti farete i conti DOPPI e sapete benissimo ha cosa intendo dire.” A quelle parole le gemelle impallidirono e cercando di farsi piccole piccole, supplicarono Rosina di non raccontare alla madre che avevano fatto uso di sostanze stupefacenti alla loro festa dei 18 anni! PURTROPPO anche in altre occasioni fecero uso di queste porcherie micidiali, finendo in clinica diverse volte. Rosina d’accordo con i loro amici medici, dato che la clinica era di proprietà di Ninuccia, mise tutto a tacere per la serenità della madre. Se solo avesse immaginato queste terribili verità a lei nascoste, non ci avrebbe messo molto a diseredarle lasciando loro solo la legittima, quella purtroppo non poteva negargliela. Loro questo lo sapevano molto bene e per Rosina era l’unico deterrente da usare in situazioni gravi. ” Non lo farai vero? Non dirai sul serio? Chiese Greta sul punto di svenire! ” Non ci puoi fare questo, no stavolta che dobbiamo partire per le presentazioni ufficiali ai genitori dei nostri futuri mariti.” Celeste si mise a piangere, baciando Rosina che però non ne voleva sapere di cedere. Per cambiare discorso chiese loro che cosa erano venute a fare a quell’ ora del mattino. Un poco rincuorate risposero che erano lì per prendere l’attrezzatura da sci della loro madre. ” Non credo che vostra madre vi abbia promesso i suoi completi ai quali è molto affezionata! Avete i vostri, perché non usarli? Ritengo che l’impertinenza e la vanità che già indossate dovrebbero bastare a fare capitolare del tutto quei due sprovveduti! Non avete bisogno dei completi di vostra madre!”

“Tu non ritieni proprio nulla, cara! Mamma ce li ha promessi e se fosse qui te lo potrebbe confermare! Anzi ora la chiamo anche se è in Consiglio e me la faccio passare, così te lo dice per bene e si arrabbia pure perché l’hai disturbata mentre sta lavorando!”

” No Greta, sei tu che la vuoi disturbare non io. Io non voglio darti delle attrezzature per lei molto importanti dato che le fecero vincere diversi premi!” Greta che spruzzata lampi dagli occhi mentre Celeste tentava di tenerla calma, sbraito’ ” Non mi importa nulla di quello che pensi tu spostati, me li vado a prendere da sola quei maledetti completi da sci! Suppongo saranno in uno degli armadi in camera di sua maestà!” Rosina consapevole di quello che c’era sul letto di Ninuccia si sarebbe fatta uccidere piuttosto che farle passare. ” Dovrete passare sul mio cadavere se volete andare in camera da letto! E allargò le braccia per tentare di sbarrare il passo a Greta che era intenibile. Guai al cielo se avessero visto con i loro occhi ciò che stava per succedere e se fossero venute a conoscenza dell’insensato progetto di Ninuccia! ” Ma spostati Rosina che perdiamo l’aereo! Così dicendo le diede una spinta così forte che Rosina fece un volo quasi acrobatico, facendola atterrare sotto al peso di se’ stessa , sul LUCIDO parquet di acero fiammato. Stava emettendo un grido acuto di dolore, quando comparve Aristide sulla porta del del salone e disse” Dove credete di andare signorine così di fretta? Non vedete che Rosina è in terra accasciata? Ma che cos’è successo per tutti i lampi del cielo? Che cosa aspettate ad aiutarla ad alzarsi? Rosina dimmi come hai fatto a cadere?” Mentre Rosina cercava il fiato per parlare, Celeste prontamente prese la parola e disse” Credo sia scivolata perché come di consueto mette troppa cera d’api per lucidare i rosoni del parquet.Noi lo diciamo sempre a mamma, ma.Rosina insiste, lei li vuole lucidi come gli specchi dei bagni, li vuole…

Prese la parola Greta” Sì lucidi come i bagni dove lei indisturbata si….” Un calcio ben sferrato raggiunse il malleolo di Greta che subito si zittì.” Invece di brontolare che cosa aspettate ad aiutarmi, credo di essermi slogata una caviglia. Aristide per cortesia telefona subito al dottor Baroni e chiedigli se può correre subito qui. Ahi ahi ahi, non riesco a muovermi, queste cose mi succedono sempre quando in casa ci siete voi due e manca vostra madre. Sembra un destino!” A queste parole le due ragazze si fecero pallide in viso e cercarono di aiutare Aristide nel sollevare con delicatezza Rosa. Piano piano la adagiarono sulla poltrona di velluto color carta zucchero udendo i numerosi lamenti di Rosina. Aristide telefonò in.fretta e furia al dottor Baroni spiegando l’accaduto, pregandolo di venire di corsa a Palazzo. Gli spiegò con voce tremolante che Rosina senza aver prima sentito un suo parere si rifiutava di salire sull’ambulanza.” Perché è un’ambulanza che dovrà prendere per recarsi all’ospedale, vero dottore?” Nel pronunciare queste parole era agitatissimo e perciò inciampò a sua volta nel filo del telefono, rischiando anch’esso di rompersi i femori o altro. Fortunatamente fu soccorso da Celeste e Greta che finalmente erano uscite dallo stato confusionale nel quale si trovavano, salvandogli così le. gambe

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NINUCCIA ( IV PARTE DEL I CAPITOLO

Buongiorno non abbiamo ancora terminato il primo capitolo ma preferisco pubblicarne dei piccoli assaggi rigorosamente in fila, piuttosto che annoiarvi con un unico lungo capitolo. Peraltro qui sul blog un capitolo sembra interminabile, ma sul cartaceo è molto più corto. Non ho da voi alcun riscontro, suppongo non sia di vs gradimento o non abbiate nécil tempo né la voglia di leggerlo. Ma poco mi importa! Io però devo comunque continuare nella correzione grammaticale e nell’editing per poterlo forse un giorno pubblicare NON A PAGAMENTO come fanno in tanti, con un bravo e serio editore. Buona lettura e non perdete il segno!

Così dicendo era tale la furia e la convinzione che mise nel pronunciare la sua sentenza, che strappò senza accorgersene una manica della maglietta rimasta intatta per tutti questi anni. Gli antichi indumenti erano stati conservati con cura e amore da Rosina che prontamente prese ago e filo dal cestino del cucito, ed iniziò un rammendo ad arte anche se fatto in gran velocità. Estrasse anche dal reliquiario un vecchissimo Loden color “verde antibiotico ” come veniva definito, che faceva ancora il suo buon uso. Prese anche quattro gonne scozzesi a ruota, 6 paia di pantaloni a zampa larga, i maglioni e le camicette che si erano conservate meglio, ed altra biancheria utile. “Ma i maglioni di cachemire, almeno cinque li metto nella valigia di cartone? Chissà che freddo avrai laggiù e se come penso molte abitazioni non hanno ancora i termosifoni per le tue cervicali saranno guai seri!” ” Non se ne parla nemmeno di cachemire o ermellino, stai scherzando vero? Non vorrai che mi riconoscano subito! I televisori ci sono però ed il mio viso potrebbero riconoscerlo! Mentre a malincuore toglievano di torno cachemire e pellicce, sentirono suonare il campanello: era Fernando  che era arrivato per il nuovo taglio di capelli. “Io non voglio essere presente, non voglio assistere ad un simile scempio” disse Rosina amareggiata e molto dispiaciuta per una decisione a suo pensiero terrificante. Puoi anche decidere di cambiare solo il colore dei capelli o di modificare il taglio, senza ricorrere ad un intervento chirurgico su di te! Se penso a tutti gli anni impiegati per farteli crescere, per curarli e a tutti quei soldi spesi che Dio solo lo sa, ma come fai a farteli rasare tutti a zero come un monaco buddista?

” Non voglio nulla con me, o su si me che mi ricordi questo orrendo presente. Voglio ricominciare tutto daccapo, anche a farmi ricrescere i capelli non più biondissimi ma ora bianchi, ma pur sempre i miei. Perciò Fernando mi metta il telo ed inizi senza esitare la trasformazione.”

Il coiffeur abbassando la testa in segno di obbedienza verso Ninuccia, aprì la valigetta, estrasse un telo rosa, spiegandolo come vele di una nave, glielo avvolse attorno al collo con leggiadria e riverenza, annodandolo morbido. Sapeva bene che Ninuccia soffriva di ansia e non voleva in alcun modo procurarle un senso di soffocamento stringendo troppo il telo di seta. Con dolcezza le chiese se doveva allentare un poco.” La prego Fernando di non trattarmi come una dappista (DAP disturbi attacchi di panico ndr), non in questo momento per favore! L’importante ora è che lei tagli tutti questi stupidi ed inutili capelli.” Fernando annuì ed abbassò ancora il capo, si infilò i guanti e cercò nell’astuccio delle forbici le più taglienti e lunghe. Naturalmente aveva portato con sé quelle con il manico oro e turchese, quelle con le iniziali incise: N. B. che significavano Ninuccia e Beniamino. Ancora una volta il bambino era nel suo cuore, ancora una volta era presente in ogni gesto che compiva e tutto era rivolto a lui e solo a lui. Ma le gemelle seppur amate. non dovevano saperlo, si sarebbero ingelosite ulteriormente e non avrebbero mai compreso sino a fondo ciò che la madre aveva dovuto subire. Ninuccia si augurava che nessuno dovesse imparare quel che aveva imparato lei, perciò era meglio tenere questi sentimenti d’acciaio chiusi nelle sue viscere e dentro la sua anima. Lì nessuno sarebbe venuto a cercarli, dato che nessuno aveva le chiavi per entrare e leggere il libro della sua vita. Mai più nessun essere umano avrebbe potuto farle del male e non avrebbe permesso al suo cuore ed al suo corpo di abbandonarsi ancora e di credere nell’amore. ” Sono pronto” disse Fernando” ed iniziò con la prima sforbiciata che sferrò con la precisione di un chirurgo, facendo cadere a terra la prima ciocca di capelli biondi a boccoli, lunga almeno cinquanta centimetri. Ella portava sempre i suoi splendidi capelli raccolti in chignon o in code di cavallo alternate a trecce. La ciocca non fece rumore, si accasciò proprio ai piedi di Ninuccia, come per ricordarle che erano state attaccate l’una all’altra per decenni, ed ora era giunto il momento di separarsi per sempre. Altre ciocche vennero a fare compagnia alla prima, un massacro, un cimitero di capelli e ad ogni sforbiciata Ninuccia tagliava anche un pezzo del presente, sperando di far nascere dentro di sé un capitolo della sua nuova vita. Quando Fernando ebbe terminato, andò quasi correndo nel suo bagno personale dove vi era lo specchio più grande di tutta la casa. Si strappò di dosso il telo e aprì gli occhi per conoscere l’esito finale. Cio che vide riflesso nello specchio le fece avere un conato di vomito che represse dandosi un pugno allo stomaco. Poi rabbiosamente diede un altro pugno al mobile di marmo rosa di Carrara mandando in mille briciole la sua collezione di cristalli Lalique. “Sembro una detenuta di Auschwitz più che una donna di successo e vestita così di certo nessuno laggiù potrà riconoscermi”. Bevve dal rubinetto una lunga sorsata di acqua e si premette ancora lo stomaco urlando con voce altissima e con il vibrato” Sai Rosina, dovevo pensarci prima a questo nuovo taglio di capelli! Ora sì che dimostro vent’anni di meno!”. Poi richiuse la porta del bagno dietro di sé, si sedette sulla poltrona in velluto e damasco turchese e come ogni volta che stava x vomitare si mise a leggere una rivista di finanza per scacciare i conati. Concentrarsi sulla Borsa e sui suoi titoli azionari funzionava sempre, ma questa volta no e vomito’ anche l’anima. Dopo una buona mezz’ora che era rinchiusa in bagno, Rosina preoccupata bussò e le disse che c’erano le figlie all’ingresso per salutarla prima del loro week end a Saint Moritz con i rispettivi fidanzati. Ancora stremata per il mal di stomaco, pallida in viso come un lenzuolo di lino bianco, con le occhiaia violacee disse a Rosina” Per l’amor di Dio, non avrai detto loro che sono in casa? Vuoi che mi vedano così conciata? Potrebbero pensare che la menopausa mi abbia dato alla testa e valuterebbero l’insana idea di farmi interdire! Corri a dire loro che sono in Consiglio di Amministrazione per un problema urgentissimo da risolvere.” Ma hanno visto la Rolls parcheggiata qui sotto, non mi crederebbero.

” Inventati qualcos’altro Rosa, ma falle andare via subito, non voglio vederle, ho il cuore a pezzi. Se le vedo poi non sono più sicura di voler partire. Fallo per me, mandale via subito e riferisci che le chiamo non appena terminato il Consiglio.

” Conoscendole bene per essere qui a quest’ora del mattino, vogliono da te qualcosa..in genere dormono fino a mezzogiorno inoltrato e Laerte per buttarle giù dai loro soffici letti mi ha riferito che deve ricorrere ad ogni mezzo: lecito o non lecito.” Ninuccia allarmata per queste parole chiese subito ” In che senso lecito o non lecito?” ” Nel senso che spesso deve buttare loro in viso acqua e ghiaccioli che loro odiano poverine! Altrimenti dal letto non si schiodano! Ma che cosa vai sempre a pensare Ninni? Non ti ricordi dopo anni che Laerte è al tuo servizio, che le donne non gli piacciono? È un gaio come dici sempre tu! ” Gay cara Rosina, si dice gay, quando lo imparerai? E per un attimo me lo ero dimenticata..

Rosina insisteva che avrebbe dovuto salutarle e con voce bassissima le disse” Scusami se te lo chiedo per la millesima volta, ma tu che stai prendendo un Nobel e hai insegnato come amare ed educare bambini problematici, proprio tu vuoi dare questo cattivo esempio? In fin dei conti le hai partorite tu così come hai partorito Beniamino ma…particolare non trascurabile loro sono vive e vegete, lui no”. A queste parole Ninuccia le ordinò di colpo e senza possibilità di replica” Mandale via subito” con un timbro di voce spaventoso. Le risate sguaiate delle ragazze risuonavano per tutte le stanze dell’appartamento che, anche se grande come tutta piazza Cavour faceva udire le parolacce che dicevano ridendo come pazze. La madre dovette coprirsi le orecchie con le mani per non udirle.

NINUCCIA E GLI ANGELI( III PARTE I CAPITOLO)

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Ogni uomo che fosse veramente uomo dentro e fuori per la madre che di nome ma solo di nome faceva Angelica, doveva avere un’amante ufficiale con la quale poter fare tutte quelle cose ” sporche” che con una brava moglie non si fanno. In più doveva possedere in tutti i sensi diverse sciacquette da usare alla bisogna per dieci minuti e via! Senza implicazioni sentimentali naturalmente, o tanto meno ricompense in danaro. Questo Ninuccia aveva imparato sin da piccina, queste erano le leggi della Bibbia di Angelica. ” “Che schifo, che cose orripilanti” pensò, mentre le nuvole di fumo avevano invaso la camera da letto. Guardando le valigie di Louis Vuitton preparate sul letto, i bauli colmi e la ventiquattr’ore con il portatile, Ninuccia si fermò di colpo. ” Ma poi a cosa mi servirà tutta questa robaccia?” domandò perplessa a Rosina ancora più perplessa ed incredula. “Se voglio veramente ricominciare da zero non posso portare con me un pezzo della mia attuale vita”. Aprì di colpo le valigie e le svuoto’ completamente, scaraventandole in terra facendo un grosso rumore. Il rumore attirò Rosina in camera che con la solita aria tranquilla le disse” che cosa ti avevo detto io? Ti servirà solo la vecchia valigia di cartone che ho riposto nel ” reliquiario” e ci metteremo dentro gli indumenti indispensabili alla tua follia, le medicine e poco altro. Se vuoi compiere questa pazzia fallo pure a questo punto, ma almeno usa l’intelligenza. Sei d’accordo con me?”

Aspettando la scontata ed ovvia risposta, Rosina si mise a raccogliere gli abiti sparsi per terra cercando di piegarli per bene in attesa dei nuovi ordini di Ninuccia. Era ancora pensosa, ma in assoluta sintonia con lei e le disse” hai ragione tu come sempre in queste situazioni, vai pure per gentilezza a prendermi la valigia marrone mentre io cerco di fare mente locale. Grazie Rosa”. Nel frattempo la tazzina del caffè si era svuotata e già ne voleva un altro, pensando a quando tra pochi giorni non avrebbe più potuto berne uno così buono e cremoso come piaceva a lei. Posò con delicatezza la tazzina in oro zecchino, con le sue iniziali,uno degli innumerevoli doni del suo secondo marito e mentre la salutava per l’ultima volta, una smorfia di disappunto le disegno’ una ruga sul viso. Incredula, leccava l’angolino della bocca dove secondo lei era spuntata la ruga nuova. Avrebbe voluto piangere, anche solo una lacrima le bastava, ma nemmeno questa volta le riuscì. Non ricordava più quanti anni prima era riuscita a versarne una. Cercò di concentrarsi solo sulle incombenze di lavoro, prese l’agenda di pelle blu per leggere ed annotare con cura e precisione le ultime direttive prima della sua partenza. Chiamò ancora una volta Rosina e telefono’ subito al Dr. Ambrosetti per accordarsi in merito all’azienda e sui compiti da assegnare. Mentre era sotto alla cascata d’acqua della sua sala da bagno, si rimirava nell’immenso specchio di MURANO, beandosi di quel che le rimandava. Le sue rotondità in più causate dagli squilibri ormonali le piacevano, e si poteva dichiarare soddisfatta di quel corpo armonico a quasi sessant’anni! ” non è poi così male avere due taglie in più di reggiseno, non è vero Rosina?”. Glielo chiese con fare civettuolo e voce stranamente dolce, mentre la sua amica, governante e figura insostituibile nella sua vita, le allungava l’accappatoio bianco e le ciabattine di raso. ” Te l’ho sempre detto che quando eri magra e secca come un bastone, non eri così appetitosa come ora. Ma tu sono ben più di cinquant’anni che non mi ascolti e non mi credi! Quindi rinuncio anche ora e ti dico che non sei bella e morbida,anzi sei proprio una brutta befana!” Disse Rosina ridendo di gusto mentre riceveva in viso la spugna intrisa di sapone che restituiva puntualmente a Ninuccia ed iniziavano il solito gioco di quando erano bambine. Si buttavano acqua e schiuma aďdosso cosicché anche Rosina era inzuppata fradicia e a furia di acqua e risate, spugne in viso e urla di gioia sembravano tornate bambine. Ninuccia con questo antico gioco

si stava tranquillizzando. Solo Rosina poteva permettersi di darle del tu, era così grande e forte l’amicizia e l’affetto nonché i segreti che le legavano, che a lei e solo a lei spettavano i compiti più importanti che riguardavano la vera vita della dottoressa Ninuccia Ercolano

Una Ninuccia segreta, intima ed umana come solo Rosa conosceva e alla quale lei si poteva rivolgere con la massima fiducia. Senza finzioni e senza maschere di circostanza. Solo ROSA aveva accesso a “Ninni” il suo diminutivo, così come la chiamavano i suoi nonni quando era molto piccola. Questo la riempiva enormemente di orgoglio e riconoscimento per Ninuccia: amiche e sorelle, per la vita e oltre. Questo si ripetevano nelle serate storte, quando dopo un paio di limoncelli preparati da loro due, ridevano di tutto, raccontandosi di quando piccine si scaldavano dormendo abbracciate strette strette per il gelo e la paura, piangendo forte per quello che era successo prima a Rosa poi a Ninni. Il terribile segreto, complice l’alcool che ambedue non reggevano molto, chissà perché ma tornava puntualmente a galla. “Mi rendo conto di essere la solita rompiscatole, ma ti voglio molto bene e non ti cambierei con nessun’altra al mondo!” In quel momento Rosina arrossi’ e ne approfittò per chiederle se in mezzo a tutto quel caos si era ricordata di stilare, verbalizzandolo, l’elenco completo di tutti i suoi averi e a quale delle due gemelle fossero destinati. Per evitare liti e ritorsioni tra le due fanciulle in caso di esito negativo del viaggio a Castrolibero, o peggio ancora! Se lei non fosse più riuscita a tornare a casa. “Perché strepiti così tanto?” Le chiese Ninuccia mentre stava finendo di vestirsi e con grande stupore entrava ancora nei consunti e laceri jeans di trent’anni prima! Riuscì anche ad indossare la sua t-shirt preferita nonostante il notevole aumento del seno, la mitica ” fruit of the loom” comprata con i suoi primi risparmi. ” Strepito perché nel malaugurato caso io e Aristide ci fossimo sbagliati nel distribuire male tutte le tue costose porcherie, le tue adorate figliole ci sbranano.”

” Hai ragione, sono 2 ingrate e pretenziose e non vedono l’ora di ereditare tutto quanto, anche se Pietro aveva già destinato loro una parte considerevole del suo patrimonio personale. Pover’uomo! NON essendo mai divenuto padre le amava come fossero figlie sue, ed ha fatto per loro l’impossibile! Meno male che gli hanno voluto bene sinceramente, se lo è meritato al di là delle sue smisurate ricchezze. Se solo sapessero che dovranno dividere con un ‘altra persona tutto questo immenso impero, forse se ne starebbero un po’ più calme. Ma penso con certezza che ce ne sia a sufficienza per tutti e tre i miei figli”.

” Smettila Ninuccia” disse Rosina, mentre si faceva molto seria e scura in viso, “lo sai benissimo che è morto, non c’è più, te l’ha ucciso quella pazza! Piantala di rimurginarci sopra è andata così e indietro non puoi tornare.”

Ninuccia divenne di colpo rossa in viso come un pomodoro maturo che stava per scoppiare e urlò ” Non è vero, non è morto, lo so, lo sento. Io so che è ancora vivo e lo trovero, dovessi morirci in quel paese.