NINUCCIA E GLI ANGELI( I CAP. II parte)

Tempo stimato di lettura tranquilla 12 minuti.

Mafaldo , astutamente ed in gran segreto propose al padrone della fabbrica di sostituire con i carrarmati le suole fatte con i chiodi rampini (tacce). Questi carrarmati che servivano per non far consumare le scarpe, altro non erano se non suole di caucciù con inciso il disegno dei pneumatici. I carrarmati venivano fissati sotto alle scarpe per tutta la lunghezza, garantendo una maggior durata delle stesse. La nomea che le contraddistingueva ” sunu scarpe e de cartune” stava piano piano spegnendosi e Tirotta Mafaldo divenne così capofabbrica. ” Ingegnoso” disse a voce alta Ninuccia, altro che storpio, quello era un demonio e ne sapeva allora una più del diavolo! ” Dovevano promuovere me che seppur donna svolgevo allora il lavoro di due uomini messi assieme, per non parlare di tutto il lavoro che mi portavo a casa la sera! Per fortuna ad aiutarmi dopo cena, c’era Rosina. Insieme tenevamo aggiornata tutta la contabilità della fabbrica comprese le buste paga, a patto che egli non mi sfiorasse nemmeno con un dito. Mastro Raffaele sembrava rispettare il patto. Le broncopolmoniti con febbri da cavallo e la pandemia di asiacella che ebbe il suo pacco massimo attorno agli anni ottanta diminuirono, anche se avevano già fatto danni irreparabili sugli esseri umani.

Ninuccia era molto nervosa e camminava su e giù per le infinite stanze del Palazzo. Andava diritta negli armadi di ebano intagliati a mano, apriva con furia inaudita le serrature ed osservava con braccia conserte le centinaia di scarpe che oggi possedeva. Erano state numerate, divise per stagione e colore e messe in ordine di altezza del tacco. Sopra ogni scatola, fu incisa a caratteri d’oro, la data di acquisto ed il calzaturificio che le aveva confezione per lei in un esemplare unico. Tutto questo immane lavoro da vero frate certosino era stato svolto da Rosina, aiutata da Aristide, aiutato a sua volta da Laerte. Occorse più di un mese di lavoro prima di classificarle tutte! E che scarpe! Le migliori firme del mondo comprese le mitiche Christian Louboutin con la suola rossa. L’unico rosso che potesse sopportare perché era sotto al piede e lei lo poteva calpestare. ” Certo che se mia madre, invece di trascorrere tutte quelle ore alla fabbrica, mi avesse dedicato un poco della sua manualità e mi avesse cucito indumenti caldi adatti all’inverno, non avrei avuto tutte quelle febbri così alte e pericolose che ogni volta mi facevano rischiare di andare a trovare il Padreterno. In casa soldi per le medicine non ce n’erano, latte caldo con i biscotti Merenda nemmeno a sognarlo! Solo un po’ di brodo, fatto con un pezzo di cappone regalato dalla Iones. Chissà! Forse non avendo abortito per tempo come era suo desiderio, si auspicava che una volta o l’altra io chiudessi gli occhi per sempre. ” Un peso ed una bocca in meno da sfamare” diceva sempre con rabbia e con occhi cerchiati da occhiaia spaventose. Se non fosse stato per don Gaudenzio che oltre agli abiti usati ci regalava le medicine, in cambio di qualche favore in sagrestia, non sarei qui a pensarci su ora. Questi ed altri erano i primi pensieri di Ninuccia in quel gelido mattino, quando appena alzata dal suo comodo lettone, guardava fuori dalla finestra. Come ogni mattina aveva acceso il maxi schermo per seguire le notizie dove immancabilmente un servizio era dedicato a lei. Abitudinaria da sempre, doveva eseguire tutti i suoi rituali come quello di pesarsi appena scesa dal letto e studiarsi il viso. Anche se Rosina le aveva acceso di buon’ora il caminetto nella sua camera, quel mattino il freddo glaciale non l’abbandonava. ” È il solito freddo psicologico, il freddo dell’anima che tu ben conosci, non hai l’influenza! Non hai bisogno di sentirtelo dire da me ogni volta!”. Questo le ripeteva in viva voce ancora impastata dal sonno il suo analista, il prof. Bellamico Antonio. Lei annuiva in silenzio, scocciata per la ben nota risposta, mentre con una mano teneva ben stretta l’eterna tazzina del caffè e con l’altra la prima sigaretta del mattino. “Sarà anche freddo psicologico, ma io tremo e tra poco mi verrà un attacco di panico da farmi rotolare pe terra” ….mentre urlava a Rosina, di aggiungere altra legna nel caminetto. “Urla nevrotica da climaterio in avanzato stato di decomposizione” diceva tra sé e sé, ricendoci su, con una voce così stridula e sgradevole che nemmeno lei riconosceva più. Rosina le rispondeva con la solita voce calma ed amorevole, ma quel mattino Ninuccia non ne voleva sapere di calmarsi.

Foto reperita su Internet: comune di Castrolibero

Certo che gliele erano successi di avvenimenti insoliti e dolorosi, dalla sua nascita per errore sino ad oggi! Come aveva fatto a sopportarli tutti e ad arrivare così in alto? Tutto questo nonostante il destino le giocasse dei doppi tiri, barando in continuazione con lei. Se da un lato la riempiva di trionfi, successi personali, viaggi nel mondo, ogni bene materiale voluttiario o umano, dall’altro lato le toglieva un pezzo della sua anima. Era ancora avvolta nella sua splendida vestaglia rosa di Dior mentre appoggiata alla finestra guardava la neve cadere: ogni fiocco corrispondeva ad una delle comodità e degli agi che stava volutamente per lasciare. La decisione ormai era stata presa: niente e nessuno l’avrebbe fatta desistere dal suo inconcepibile proposito, né tanto meno avrebbe cambiato idea. “Testarda come un mulo di montagna sei! Come un montone rimasto solo per molti mesi” le ripeteva sempre l’adorata nonna materna. Nonna Divina, Divina di nome e di fatto avendola amata come sua madre non sapeva fare. Quella madre che non l’aveva voluta, quella madre che ora stava morendo in una lussuosissima casa di riposo per anziani. La madre tanto odiata e tanto amata che doveva abortirla, così come ella aveva ordinato per Ninuccia. Angelica, aveva le colpe degli errori e dei disagi di Ninuccia per questo raramente le faceva visita in casa di riposo. Se avesse potuto l’avrebbe uccisa con le sue mani, a poco a poco, facendola soffrire come aveva fatto con lei da sempre, togliendole un pezzettino di carne e di dignità per volta. Sarebbe stato troppo facile spararle un colpo in mezzo alla fronte, troppo comodo e senza dolore per la madre. Una madre che avendo un cattivo ed ammalato rapporto con il sesso maschile, le aveva inculcato nozioni fuorvianti su di esso. O meglio, le aveva fatto credere che ogni uomo era un traditore seriale, per il solo fatto di possedere un pene tra le gambe. Le aveva fatto il lavaggio del cervello arrivando a traumatizzarla in modo pesante sulla figura maschile. Uomo uguale a traditore. Punto.

Svolto

Ora mi fermo….aspetto riscontri che non arrivano, ma continuerò nell’esercizio di correzione e di pubblicazione del romanzo. Mi raccomando di leggerlo in fila per non perdere il lungo ed articolato filo della narrazione,

NINUCCIA E GLI ANGELI( prima parte primo cap )

Faceva un freddo polare quel mattino del 15 Gennaio! Alle 7.46 il termometro a Bologna toccava i meno nove gradi. Dalla terrazza del suo splendido Palazzo storico si potevano osservare con stupore sempre nuovo, i rami degli alberi ghiacciati che formavano delle insolite stalattiti e stalagmiti. L’acqua dell’antica fontana della piazza era completamente ghiacciata e lucidissima: ci si poteva specchiare dentro. I soliti bambini ci stavano pattinando come fossero su una vera pista, urlando di gioia. Ogni tanto qualcuno cadeva, dando una grande sederata, mentre gli altri ridevano di gusto, prendendo in giro il malcapitato di turno. Infine si davano la mano per fare il girotondo. Questa scena si ripeteva davanti agli occhi di Ninuccia ogni inverno, ogni qualvolta il ghiaccio lasciava il posto alla soffice neve e sempre alla stessa ora: le 7.46 del mattino. Circa venti minuti prima dell’inizio delle lezioni a scuola. Che belli che erano i bambini di Bologna! “Chissà come sarebbe stato il mio bambino…” si chiedeva Ninuccia in silenzio e con molta rabbia dentro! ” chissà se anche a lui sarebbe piaciuto pattinare sul ghiaccio…” poi ricacciava in gola questi pensieri deglutendo forte. Pensieri amari, tristi e dolorosi che le provocavano come di consueto atroci fitte nel petto che veniva trapassato da mille spade ben affilate. Erano così forti e devastanti da costringerla ad assumere la solita compressa per gli attacchi di panico. E come sempre si dava della stupida bimba ingenua, per permettere ai pensieri di tornare ancora a galla.

Che dolci e teneri i bambini di Via Cavour! Con le loro gote arrossate per il gran freddo, i nasini gocciolanti e gli occhi che sprizzavano luce ovunque, erano un dono speciale che il buon Dio aveva creato per metterli sui nostri traballanti cammini. Ancora una volta stramalediva sua madre, anche se le aveva insegnato a pregare, a tacere sempre e ad accettare tutto in silenzio con rassegnazione. Questo  lo aveva imparato a proprie spese. I bambini avevano la cuffietta di lana, i guantini coordinati, la sciarpa attorcigliata al collo, le giacche a vento ben imbottite: un carosello di allegri colori che danzava sui pattini. I passanti intirizziti dal freddo camminavano con passo veloce e li osservavano divertiti additando ora l’uno ora l’altro per gioire di questo spettacolo. Per un attimo, complice la compressa, complice la scena, tornava sul viso di Ninuccia un timido sorriso che le faceva risaltare le labbra ancora piene e turgide nonostante i suoi 59 anni. ” Avessi avuto io un simile e caldo abbigliamento invernale! Invece sempre mezza nuda, scossa, con addosso i vestiti usati e regalati dal parroco del paese. Quegli abiti che i ricchi signori scartavano come si trattasse di immondizia! Per me erano sempre troppo corti o troppo lunghi: ce ne fosse stato uno della mia taglia almeno per una volta soltanto! E le scarpe? Chiamarle scarpe era un complimento, un grosso eufemismo! Le ricordo consumatissime, puzzolenti e piene di buchi e colla per far rimanere insieme quei pezzi di scarpe prodotte da Mastro Raffaele nella fabbrica. Ma quanto e come erano state usate, quelle che un tempo forse erano scarpe di tela, o scarpe ” pulcine”.? ” Scarpe de’  cartune” come venivano chiamate a Castrolibero per la gran quantità di cartone usata come riempitivo nei tacchi. Ricordo benissimo  che le scarpe erano  molto sensibili all’umidita’, all’acqua e alla neve. Gli adulti ma soprattutto i bambini si ammalavano facilmente,  dato che per tutto il lungo inverno avevano i piedi bagnati e spesso anche gelidi! Ninuccia voleva piangere ma il pianto non era cosa per lei, non era ancora giunto il momento del tanto sospirato pianto. A parte la pelle di capretto che era la più pregiata e la si usava solo per scarpe da cerimonia, le altre scarpe erano durissime: solo ad  infilarvi dentro un piede usciva un grido di lamento per la durezza. Ci potevi anche trovare dentro una simice( piccolo  chiodo) dell’otto, messa dentro apposta per arrecare dolore a chi le avrebbe usate dopo di lui.

” Sunu scarpe e Castrufrancu”, diceva Ninuccia con voce dispregiativa, per alludere alla scarsa ed economica qualità di esse. Solo molti anni dopo le scarpe con la suola cucita con le ” tacce”( grossi chiodi stampini  che servivano a non far consumare facilmente le scarpe) e quelle prodotte con le gomme delle prime auto, furono sostituite dai carrarmati. Fu Tirotta Mafaldo, detto ” lo storpio” che ebbe questa idea per primo. Egli voleva fare carriera nella fabbrica e prendere  il posto del primo marito di Ninuccia. Quel tale Fornasetti Achille, detto “il furbo” che anche in quell’occasione si rivelò un perfetto imbecille….

Mi fermo qui per raccogliere le vs primissime impressioni a caldo.  Se decidete di intraprendere il viaggio della lettura di questo romanzo a tinte talvolta molto forti, vi suggerisco di non abbandonare alle prime pagine perché gli avvenimenti divengono molto accattivanti e complicati man mano si prosegue. Per vs. Conoscenza quando sarà stampato diverfa’ un libro di circa 400 pagine che vi farà compagnia anche durante il lockdown !

NINUCCIA E GLI ANGELI.

Penso sia giunto il momento di rendere giustizia al romanzo più lungo ed avvincente che io abbia scritto. L’avevo chiuso in un cassetto senza nemmeno correggerlo ed ora mi chiama, ed io se siete d’accordo mentre lo correggo lo pubblico. Cercherò di pubblicare pezzi corti di capitoli in modo tale da non annoiarvi, ma sappiate sin d’ora che se iniziate a leggerlo sarà difficile staccarsene sino al finale. Cercate di tenere il segno, gli avvenimenti sono tanti e molto intricati. Direi di iniziare dalla Sinossi.

Questa è la storia di NINUCCIA ERCOLANO, grande donna e Mamma , nata a Castrolibero il 14 Ottobre 1950. Alla soglia dei sessant’anni, vedova del secondo marito, stravolta dalla menopausa, stanca e delusa da tutto ciò che la circonda, decide di lasciare tutto all’improvviso. Regina del jet set da diversi anni, sta per ricevere l’ambito premio per il quale ha lavorato tutta la vita: il Nobel per l’unica donna al mondo che ha inventato le tecniche dolci di rieducazione di bambini problematici. Vuole scappare via da ogni cosa come se un fuoco la stesse divorando. I motivi sono tanti, ma il principale rimane sempre lo stesso: cercare e trovare suo figlio. Il piccino che la madre le uccide appena nato, fu il frutto di uno stupro subito all’età di tredici anni. Con lucidità e fermezza strabilianti, lascia tutto ciò che possiede, figlie gemelle comprese, per ricominciare da dove aveva iniziato. Reimposta la sua vita dal principio, riavvolgendo la pellicola del suo film, ma questa volta sarà lei la regista. Nulla sarà più al proprio posto ma qui sta la grande sfida di Ninuccia: far ritornare indietro le lancette dell’orologio e vivere la sua vita come avrebbe voluto. I dati che lei stessa ha lanciato sul tavolo le faranno ottenere un nuovo ed inaspettato punteggio. Il risultato è così alto da farle quasi dimenticare il motivo per il quale dopo decenni ritorna a Castrolibero.