I rimedi di nonna Ione.

Per chi ancora non la conoscesse ci tengo a dire con orgoglio che non è un personaggio inventato, ma era la mia amata nonna materna. Ci ha lasciati nella notte del ferragosto del 1977, io avevo solo 13 anni. Non l’ho mai dimenticata e ogni anno in prossimità dell’anniversario della sua scomparsa scrivo di lei. Quest’anno non ho scritto nulla, lo faccio ora sperando possa perdonarmi.

Ione Corvini sui monti parmensi.Una delle rare volte in cui non ha il foulard al collo!

Una categoria di questo blog parla solo di lei: se lo sapesse si vergognerebbe molto, pudica com’era, ma educata e rispettosa del prossimo nonché molto affezionata alla di lei nipote più piccola, mi lascerebbe fare con buona pace e tanti sorrisi per me.

Cerco con i ricordi nitidi e precisi che ho ancora di lei, di tenere viva la sua memoria e anche di far conoscere a chi mi legge, questa donna straordinaria, che dopo un giorno dalla nascita fu portata alla ruota degli esposti a Parma. Non lo dico per eccesso di affetto ma per pura realtà. Oggi vi vorrei raccontare di come nonna Ione affrontava il gran caldo delle estati di qualche decennio fa e per i ricordi che ho io, vi assicuro che anche allora non si scherzava! In più non vi erano mezzi tecnologici per ripararsi come il condizionatore ovunque, casa-auto-negozi-uffici…i

Vi sono anche lampadari a pala che muovono l’aria per chi ha problemi con cervicali o altro. Ventilatori a piantana o da scrivania, insomma tutto quello che esiste oggi, mia nonna e la sua generazione non lo avevano! Non vi erano nemmeno i doppi vetri, e soprattutto non esistevano le zanzariere per ripararsi anche dalle odiose zanzare che da semplici insetti sono divenute delle tigri feroci! Ma lei, pacata e come si direbbe oggi molto ” zen” non solo non si lagnava del caldo torrido e già questo atteggiamento fa sentire meno il caldo, ma cercava soluzioni casalinghe a portata di mano, usando solo l’ingegno e la volontà. Un metodo sfruttato ancor oggi era senz’altro quello di tenere le imposte chiuse durante il giorno, vetri ( semplici non doppi) compresi, x impedire al caldo di entrare in casa.

Teneva solo aperta la lunga finestra a vasistas che portava al piano di sopra dove c’erano le camere da letto, unico punto aria/luce dove non batteva mai il sole. Aveva capito che tenendo alzata di 3 dita la tapparella del bagno faceva corrente con la finestra della scala, quindi con tutte le porte aperte un poco di aria circolava in tutta la casa.

Piedi all’aria x volare in alto!

Stava spesso seduta in terra sull’erba fresca, all’ombra di un pesco o ciliegio approfittando della nostra frutta che mangiava in grande quantità. Era uno spasso vederla allungare la bocca e mangiare la frutta direttamente dal ramo!

Questo le serviva non solo per procurarsi vitamine e sali minerali ma diceva giustamente, che la frutta la dissetava anche. Riusciva così ad evitare di bere litri e litri di acqua, perché era convinta che ➕si beve ➕ si berrebbe! Ed inoltre si dilata in modo abnorme lo stomaco.

Beveva acqua si, ma non fredda e a piccoli sorsi. In estate aveva abolito i cibi pesanti da digerire, perché affermava che con il gran caldo” le si piantavano nello stomaco” ed aveva perfettamente ragione! Cosa che noi umanoidi del 2000 non abbiamo ancora capito! Nonna mangiava i cibi prodotti a km zero della ns piccola fattoria: frutteto,orto, pollaio, un po’ di latte delle nostre mucche e non si faceva mai mancare un caffè dopo pranzo! Aveva capito da sé e badate bene che aveva frequentato solo la I elementare, che indossando abiti di puro cotone o lino di colore chiaro, stava molto più fresca e sudava molto meno. In estate abolito il colore nero nelle sue gonne e camicette perché sappiamo bene che il nero attira il sole. E non aveva certo nozioni di merceologia Ricordo che sia in estate che in inverno portava al collo sempre un foulard di seta per assorbire il sudore che in caso di colpi d’aria le avrebbero procurato come minimo un torcicollo o un attacco feroce di cervicale.

Servizio da caffè OLD COUNTRY ROSES BY ROYAL ALBERT. ( PRIVATO)

Negli anni in cui mia nonna ha abitato con noi non l’ho mai vista con una linea di febbre o un raffreddore, anche se io mi ammalavo spesso e dormendo con lei, avrei facilmente potuto contagiarla! Macché!ha sempre avuto una salute d’acciaio, sembrava una donna bionica! Sino a quel brutto cancro di un tumore che ce l’ha portata via troppo presto! Proseguendo con i suoi rimedi estivi, ricordo che rispettava le leggi e gli orari della natura: lavori pesanti che facevano sudare solo dalle 5 del mattino alle 11. Poi un bel bagno caldo e ristoratore ( x sentire maggiormente il fresco dopo) e poi si apprestava al suo parco pranzo. Un bel riposino al buio sulle famose lenzuola di tela in “,rotoballe” con canottiera e mutande alte e poi nel pomeriggio,cioè nelle ore più calde stava in casa 🏚 ancora con le tapparelle chiuse x cucire, rammentare e preparare la leggera e fresca cena x tutti. Finalmente verso le 20.30 apriva e spalancava le finestre di tutta la casa che fortunatamente essendo esposta su 4 lati, faceva corrente e si iniziava a tirare il fiato! Poi al mattino verso le 7 dato che era già in piedi da almeno 2 ore, le richiudeva tutte ed iniziava il solito rituale! Un altro stratagemma importante che forse oggi non è più in uso era quello di lavare il pavimento in cotto con molta acqua, in modo tale che impiegasse molto tempo x asciugare rilasciando poi frescura nelle varie stanze! Che ingegno, che donna ” tecnologica” per i tempi che erano, con le semplici ma efficaci tecniche che nessuno mai le aveva insegnato. Che volontà ferrea e pazienza nello svolgere tutte le attività casalinghe e contadine senza mai un lamento o un disappunto! A letto la sera, scioglieva la sua crocchia di capelli lunghissimi per ridurla a grossa treccia, non lasciava mai liberi i capelli in estate soprattutto.” Così sudo molto meno!” Diceva

…e come ultimo rituale 4 stagioni le preghiere con me ed una breve favola. Poi si spegneva l’abate jour, si accendeva lo zampirone e buonanotte ai suonatori. Ciao nonnina, al prossimo racconto.

Non si dice: auguri!

Quest’anno non me la sento proprio di fare gli auguri a nessuno! Non per cattiveria ma perché portano sfiga! Scusatemi e trascorrete in casa una serata tranquilla con i vostri affetti. Non è finita qui perciò armiamoci di santa pazienza e baci a tutti voi.

Nonna Ione e il Natale.

Un’immagine simbolo di Ione Corvini che all’età di 70 anni circa faceva ancora la baby sitter quindi era ancora perfettamente in grado di lavorare e crescere una piccola creatura! Quando il bimbo divenne grande e lei se ne andò tutta la famiglia pianse molto perché andava via una fata, un angelo, una persona straordinaria!

Questa mattina non riesco a cominciare con Ninuccia ma sento prepotente il bisogno di parlare di lei. Che fosse una donna e una nonna fuori dai canoni classici l”ho già detto mille volte, ma nonna Ione sebbene figlia di NN andava ben oltre l’immaginario. Prendiamo come esempio questo periodo dell’anno dove noi tutti, COVID O NON COVID sembriamo dei pazzi alla ricerca dell’addobbo più bello ed originale, noi che compriamo i regali alla sera della vigilia lamentandoci delle code nei negozi, noi che aumentiamo di 3 kg per preparazione di cibi talmente calorici che poi ci vogliono 6 mesi x smaltirli! Noi che senza movida e senza l’aperitivo siamo disposti ad andare a San Marino pur di farcelo! Una generazione di incoscienti e debosciati aggiungo io e direbbe nonna! Ione Corvini non era abbiente come sappiamo, rimasta vedova a 32 età con 4 figli da sfamare doveva veramente mettere insieme il pranzo con la cena, andando di notte in giro x trovare i ricci, catturarli con guantoni e dopo averli fatti bollire x togliere gli aculei, li cucinava arrosto! Oppure catturava le rane da friggere ed i piccioni x fare il brodo da dare ai suoi bambini piccoli tra i quali mia madre. Non si lamentava mai, non si sentiva mai dalla sua bocca la parola” stanca” oppure ” non ce la faccio più “. Chi l’ha conosciuta meglio di me, ( v. Mia sorella Giuliana) ha detto che nonna aveva anche il dono del timido sorriso e ad ogni avversità che la vita le presentava, lei reagiva con un sorriso. Raramente si arrabbiava e se lo faceva era una rabbia dolce, morbida, una delusione nei confronti di chi la stava ferendo in quel momento. Mai urla o strepiti ma sempre parole costruttive e alla fine perdono per tutti! PERDONO! Quella parolina che noi esseri poco umani, degli anni 2000 abbiamo perso per la strada. Voi lo sapete ancora che cosa significa perdonare? Lei sì, perdonava ed andava avanti!

Torniamo al natale, avendo 4 bimbi piccoli voleva in un certo qual modo mettere nella sua umilissima dimora un simbolo di questo Bimbo che nasceva la notte del 24 dicembre, dicono. Si recava notte fonda nel bosco a sradicare con la sola forza delle sue braccia un piccolo pino che poi avrebbe ripiantato e coglieva un mastello pieno di muschio vero ai primi segni di luce mattutina. Raccoglieva quelle tenere zolle di muschio con la terra attaccata stando bene attenta di non fare troppo male alla natura, quel muschio verde alto e soffice con una coperta di rugiada sopra e con tanti piccoli animaletti che avrebbero fatto parte del piccolo presepe. Un muschio che raccoglieva anche il mio amato papà Antonio x farmi fare un presepe il più realistico possibile! Altro che il muschio finto e puzzolente di plastica di oggigiorno! Occorreva andare vicino ai fossati o sulle rive dei torrenti per trovare quello più morbido e verde smeraldo! Arrivava quindi il momento di addobbare alberello e animare il presepio. Le coccinelle ( portafortuna diceva!) le lasciava tutte, le piccolissime chiocciole pure, qualche piccola lumaca la lasciava e le grandi servivano per la cena della vigilia.

Veniamo ai personaggi principali: li confezionava lei cucendo a mano con ago e filo dei rimasugli di abiti vecchi e logori, usava fili di lana, tappi delle bottiglie,fili sottili di ferro per fare i pastori e dal parroco un paio di pecorelle in coccio se le faceva prestare in cambio di servigi in chiesa. La neve? Una spolverata di borotalco che tanto amava, ma solo una spolverata perché doveva centellinarlo era la neve che mescolava ad un pizzico di preziosa farina! Le montagne, i dirupi, i torrenti e i ponticelli fatti con pigne con foglie, con rami di alberi, con tappi di sughero, sassolini di varie forme….una piccola e sbeccata ciotola piena d’acqua con dentro palline di pane vecchio erano il cibo per le ochette…

Insomma ad oggi si chiamerebbe ” riciclo creativo” lei perciò è stata un precursore e si ingegnava! Quanto avrei voluto vederlo ed ammirarlo quel piccolo capolavoro eseguito a mano! Sarei rimasta piacevolmente colpita dalla fantasia e dalla grazia di nonna e un paio di lacrime sarebbero sicuramente scese!A proposito anche la parola “ingegno” è caduta in disuso! Alla fine degli addobbi mancava la stella cometa che faceva disegnare a Bianca, la figlia maggiore( mia madre) che frequentando la prima elementare e avendo il dono del saper disegnare divinamente, sapeva come farla! Ecco fatto albero e presepe e Nonna Ione era fiera di averlo fatto x i suoi bimbi! Ma mancano i regali? Come si fa??

A quelli ci pensavano gli abitanti del paese x sdebitarsi con lei, che aiutava tutti nel momento del bisogno in ogni maniera possibile! Chi portava due caramelle, chi un mandarino, chi una piccola torta, oppure i più ricchi 4 libricini di scuola x i bambini! Era una donna straordinaria, umile, dolce, affettuosa, equilibrata….e non finirei più di decantarla. Lei era così: una donna abbandonata da una mamma probabilmente giovanissima, che per una qualche strana ragione non poté tenere con sé ma il buon Dio in compenso l’aveva dotata di altre peculiarità che nella vita sono risultate per lei indispensabili. Mi manchi nonnina, manchi tanto anche a Giuliana. Parlerò ancora di te molto presto. Ti voglio un mare di bene e tu per me sei ancora viva qui con noi che sferruzzi a maglia l’ennesimo golfino

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Nonna Ione vedova giovanissima a 32 anni. Il viso triste ma x abbigliamento e capelli sembrava molto più anziana.
NONNO ALDO FORNARI MORTO A 31 DI TIFO E NONNA IONE CORVINI A 32 APPENA RIMASTA VEDOVA.

Tutti quanti abbiamo un Angelo?

Ron la domanda non se la poneva, lo dava per certo in questa sua bellissima canzone. Mi chiedo proprio stamattina il mio dov’è? Forse non lo percepisco io? O forse io non ce l’ho proprio perché non merito di avere una figura così importante al mio fianco.

Ho bisogno di avere un piccolo Angioletto che mi illumini e mi stia vicino, almeno lui può abbracciarmi in questo periodo di pandemia. Ho bisogno di una figura di riferimento importante che mi adotti e mi guidi, che mi sgridi all’occorrenza o mi dica ” brava! Ora stai seguendo la strada giusta!” Ma dove sei? Ti cerco con gli occhi e con il cuore,ascolto con le orecchie pronte a captare un tuo segnale, mi metto in posizione di umiltà per avere il privilegio di averti accanto. Senza un Angelo vicino le nostre vite rischiano di andare fuori binario, di prendere direzioni dolorose e sbagliate. Ma come faccio a capire se vuoi prenderti carico di me?

ULTIMO POST

Cari amici vicini e lontani, era febbraio del 2012 quando mi venne la bizzarra idea di aprire un blog. Un mondo nuovo per me, che allora non andavo oltre l’SMS per comunicare muto e scrivevo come oggi del resto, sempre i bigliettini a mano per le grandi occasioni@ Il termine blog è un particolare tipo di sito web in cui i contenuti vengono visualizzati in forma anti-cronologica (dal più recente al più lontano nel tempo). In genere il blog è gestito da uno o più blogger che pubblicano, più o meno periodicamente, contenuti multimediali, in forma testuale o in forma di post, concetto assimilabile o avvicinabile a un articolo di giornale. Ebbene amici questo blog è antico, obsoleto direi, ha più di 8 anni! Ha esaurito lo spazio per poter pubblicare e forse anche gli argomenti x proseguire. Dal momento che ogni inizio ha una fine ed ogni fine un nuovo inizio.il sig. o sig.na wordpress non mi consente più di pubblicare giustamente nemmeno una fotografia. Dopo 1810 articoli scritti con il cuore, con l’anima, con la passione , con la grinta e la tenacia che da sempre mi contraddistinguono, sono costretta ad abbandonare il vecchio, per fare posto ad un salotto nuovo. Separarsi da qualcosa che mi ha fatto ( e spero la stessa cosa anche x voi!) stare bene X tanti anni è doloroso, ma non ho altra scelta. Un grande pezzo di Fabiana resterà per sempre scritto in queste pagine ed il blog rimane aperto se qualcuno vorrà continuare a leggermi. Qui dentro vi è un percorso di vita lungo 56 anni ( li compio il 6/6) resteranno aperti i commenti e forse anche le mie risposte. Io in questi anni ci ho messo tutta me stessa, i risultati sono andati non sempre brillantemente, ma rifarei tutto quello che ho fatto esattamente così, senza cambiare nulla. Ora io e mio marito stiamo già lavorando ad un sito nuovo, che spero venga seguito un po’ più in modo costante non con presenze che se si iscrivono poi per anni non le ho più lette. Cambieranno molte cose: dai contenuti, alla grafica, dal.logo al modo di rapportarmi con il pubblico che mi leggerà. .Ma carogna virus a parte, con il quale ci siamo tutti fidanzati, la vita va avanti con dignità, con disonestà, con amore ed affetto, tradimenti e ripensamenti….

Io entusiasta per natura, ho scritto in questi anni anche in condizioni di salute pessime, momenti nei quali la penna usata( alias tastiera) avrei voluto ficcarmela nel petto e chiudere questa specie di vita. Ma sono sempre andata avanti con sincerità e fantasia, pensando ai miei figli che amo smisuratamente e a mio marito che amo altrettanto il quale mi ha sempre supportato e sopportato quando avrei voluto abbandonare la nave terrena. Ho usato la scrittura ed il blog o diario come una terapia personale, ne ho fatto una cura intima ed amica anche se abbiamo litigato spesso, ma alla fine non ho mollato. Quindi come saluto finale invito chiunque a scrivere, e vi do appuntamento al nuovo salotto, per inaugurarlo insieme!

Questo blog è dedicato a Corrado, ad Aliceaurora e a Riccardo, i miei unici e soli scopi di vita e amori per sempre.

Con affetto, fabiana schianchi ugoletti.

ALITO AL CAFFÈ

La mia estate 2019.

Come sostengo da sempre, ogni fine é l’inizio di qualcosa di nuovo. Fine è interruzione, tregua, cambio rotta, non è uno stop per sempre. E la mente ed il cuore si alimentano di nuovi colori, diverse abitudini, gli occhi si riempiono di immagini che difficilmente si dimenticheranno!

Un altro ferragosto se n’è andato, il quarantaduesimo da quando non ci sei più. Io anche se lontanissima da casa, da te cara nonna Ione non sono lontana! Sei nel mio cuore con gli altri, vi porto dentro di me e da lì non ve ne andrete mai. La mia estate 2019 é dedicata alle persone che non ci sono più e che continuo ad amare ininterrottamente.

Buon sabato a tutti con affetto, Fabiana Schianchi.

È VENERDI!

Per me questo è il giorno più bello della settimana, è la signorina FROU FROU per eccellenza!

È il giorno che precede il Week end ed è giornata di aspettative di serenità e di gioia per il Week end! In un tempo assai remoto, dove l’acqua era un bene veramente prezioso, facevo il bagno al venerdì sera dentro una tinozza in alluminio scalcinato, con acqua scaldata sul fornello. Mia madre metteva la tinozza o mastello grande che dir si voglia con dentro il suo contenuto, cioè io, accanto al caminetto.

Mi lavavo con la SAPONETTA Palmolive di mia nonna Ione, risciacquandomi con la medesima acqua. Ma mia nonna, un Angelo sceso in terra! arrivava con 2 BROCCHE di latta bianca, colme di acqua calda per risciacquarmi una volta in piedi, consapevole già d’ allora, che il risciacquo in acqua sporca avrebbe danneggiato la mia pelle di porcellana. E avrei dunque fatto il bagno per niente! Donna saggia nonna Ione,!

presto ne riparlo. La mia pelle complice nonna Ione e mamma Bianca è rimasta quella di allora, l’ho sempre curata tantissimo, lo ammetto, ma il DNA non sbaglia. Se dovessi paragonare il Week end direi he oggi è una signorina leggiadramente frizzante, con una gonna a ruota corta al ginocchio, il sabato è una promessa sposa, stanca per i preparativi ma radiosa!

la domenica( che io non sopporto nel modo + assoluto) una precoce vedova. ( QUI SOTTO MAMMA BIANCAEP E PAPÀ ANTONIO NEL LORO 50 esimo di NOZZE!)

Oggi il tic tac delle sveglie è più allegro e le ore purtroppo scorreranno veloci, ed io anche stasera, facendo una doccia veloce ed anonima, ripensero’ a quella tinozza e a nonna Ione che mi risciacquava di nascosto a Bianca! Buon caffè. Ed ora che ho messo anche le foto, finalmente Buon pranzo!

Il rito della buonanotte.

Erano indubbiamente bei momenti, attimi rassicuranti. Momenti nei quali si creava un’atmosfera magica che precedeva l’attimo del silenzio e del meritato suo riposo. Ogni sera compiva dei gesti ben precisi, scanditi da calma e dolcezza, come se pregustasse il sonno ristoratore. Dormivo con lei nel grande letto a barchettone, ed ho avuto modo di assistere e partecipare ai rituali ai quali mi ero abituata anche io e che seguivo con grande interesse e stupore. Speravo di attingere anch’io per il mio futuro, qualcosa di buono da  quei gesti cosi cadenzati e sempre identici ogni sera. Mi infondevano tranquillità e mi toglievano le paure del sonno che tuttora mi sono rimaste addosso. Cominciava con lo sfilarsi le spesse calze autoreggenti color carne o color grigio fumo di Londra.  Calze in microfibra si direbbe oggi e le poche cge aveva, erano tutte dello stesso colore. Appoggiava una gamba sulla sedia e srotolava lentamente la calza, poi la metteva piegata in due parti sulla sedia stessa. Poi faceva altrettanto con l’altra calza. Se le chiedevo perché appoggiava la gamba sulla seggiola cigolante, rispondeva che era per il mal di schiena. Analizzando il gesto oggi, direi che la scena era molto sensuale, ma non volgare. Certamente lei non lo faceva di proposito, in fin dei conti nella camera c’era solo una bambina ed era suo nipote. Veniva poi il momento di togliersi gli abiti, che riponeva con estrema cura su un’altra sedia. Io cercavo di imitarla ma non voleva che mettessi i miei vestiti sopra ai suoi, si sarebbero spiegazzati entrambi. Rimaneva in sottoveste, quasi sempre bianco, da sotto l’orlo di pizzo spuntavano un paio di gambe bianche, lisce, prive di vene varicose, senza peli o nei, senza un filo di cellulite che a quell’epoca non esisteva neppure! Le sue gambe toniche con la caviglia sottile erano il preludio ai piedi curati alla perfezione, le unghie in ordine,le dita con una forma affusolata e cosa inconsueta per una donna della sua età, non aveva callosita’ nel tallone. Ricordo bene invece che aveva qualche callo tra un dito e l’altro, che teneva curato con un famoso rimedio dell’epoca. Il callifugo del dottor Ciccarelli. Infine giungeva un momento che sapeva di favola per me: si scioglieva la grossa crocchia di capelli color argento lustrato, sfilando le  forcine di osso una ad una per poi raccoglierle in una scatola di latta che stava dentro al primo cassetto del comò. Ed ecco spuntare una treccia di capelli lunghissima che le arrivava quasi alle natiche : sembrava una Principessa ed io la guardavo senza fiato!  Mi piaceva toccare la treccia ed accostarla al mio visino, volevo sentirne la morbidezza e capire perché i suoi capelli erano così lucenti. Poi avveniva il miracolo della sera: si scioglieva la treccia con le dita delle mani e appariva una coperta di capelli che le facevano da scialle lungo tutta la schiena. Estraeva il suo pettine personale dal cassetto e li pettinava con vigore, raccogliendo quelli che inevitabilmente si staccavano, dentro un sacchetto si plastica trasparente che conservava dentro al comodino. Poi si rifaceva la treccia, lasciandola molto morbida e la fissava con un pezzetto di stoffa altrettanto morbido. Infine andava in bagno per fare le sue ultime abluzioni serali, invitandomi a fare lo stesso. Poi una volta terminati i rituali serali, ci coricavamo nel grande letto. Io andavo vicino a lei cercando che mi parlasse ancora, ma era giunto il momento tanto atteso del silenzio. Al buio girata dall’altra parte, con un gesto intimo denso di pudore, si toglieva la protesi e la metteva nell’apposito contenitore con il disinfettante al mentolo. Cosa ci facesse poi con il sacchetto dei capelli una volta colmo, non l ‘ho mai saputo. (Continua).

Avrà amato anche lei?

Di mia nonna si conoscono tutti gli aspetti della sua vita, da quelli più dolorosi alle poche gioie che ha provato. Noi famigliari che l’abbiamo conosciuta bene ne abbiamo potuto apprezzare i lati buoni e quelli un poco più ostinati. Sappiamo della sua umile provenienza (figlia di N.N…) e non ce ne siamo mai vergognati!  Sappiamo dei lavori che ha svolto, di quanta forza fisica e resistenza avesse e di come sia riuscita a crescere quattro figli. È rimasta vedova molto giovane, aveva 33 anni. La figlia più grande cioè mia madre aveva nove anni. Mentre le campane della Chiesa suonavano “da morto” come si suol dire, aveva le doglie e partoriva l’ultima bambina: zia Bruna. In mezzo i due maschi, cattivi, ostinati, litigiosi e sempre pronti a fare a cazzotti tra di loro. È un fatto molto brutto e doloroso non poter partecipare al funerale del proprio marito.  Se poi pensiamo che oltre al dolore psicologico vi era anche quello fisico per il parto, la faccenda non è usuale. 

A funerale avvenuto, con la piccina nella sua culla di legno da allattare e gli altri tre da sfamare, non aveva il tempo di crogiolarsi tra le lacrime. Dotata di senso pratico, pensò subito a come fare da sola a 33 anni per proseguire dignitosamente la sua vita e quella dei figli. Era ancora molto bella, nonostante all’epoca una donna di quell’età venisse considerata già vecchia. Vestivano di nero ed il lutto veniva rispettato, lavoravano nei campi perciò la loro pelle avvizziva molto presto. Aggiungiamo quelle pettinature così rigide e sembravano la nonna di loro stesse. Nonostante tutte queste componenti, attirava molti sguardi maschili e una volta rimasta vedova, le proposte per risposarsi non le mancavano. Aveva un corteggiatore in particolare,un  brav’uomo, grande lavoratore e persona molto seria che avrebbe voluto condurre una vita con lei, facendosi carico anche dei quattro figli che aveva. Egli era molto insistente, ed io non ho mai saputo se lei ricambiasse questo sentimento. Era forte, pratica, seria e robusta, lavoratrice e madre integerrima ma credo che nel suo cuore avesse anch’essa bisogno di amore e di contatto fisico. Non abbiamo mai conosciuto storie d’amore serie o di passaggio con altri uomini. Non ha mai presentato ai suoi figli un altro uomo che prendesse il posto del padre. Dentro di me però sono fortemente convinta che abbia amato e anche intensamente,  tenendo per sé i suoi sentimenti. Ma che fine fece il corteggiatore insistente? Lui dopo le nozze avrebbe voluto da nonna altri figli, ma lei non accettò mai la proposta perché questa scelta significava “mescolare il sangue”. Il nuovo bambino avrebbe sempre portato addosso il peso di essere un fratellastro per gli altri quattro, soprattutto per i maschi. Ione conoscendo bene la carne della sua carne, rinunciò quindi ad una nuova vita e anche al congruo aiuto economico che ne sarebbe derivato. Non mescolo’ mai i due gruppi sanguigni e ce lo disse fino alla fine dei suoi giorni. Quanto le sia costato in termini di sofferenza, nessuno di noi viventi lo saprà mai. ( continua)