Buon Compleanno Anthony Liffon.

Buongiorno a tutti quanti, inizio questa settimana dicendovi che oggi, compie la bellezza di novantatreanni il mio papà, Antonio. Per me è come se lui fosse ancora qua vicino a noi, ne percepisco la presenza in molte dei gesti che compio, ne odo ancora la sua voce mentre mi rimprovera o mi chiama “mani bucate”, credo che possa guidarmi in tante delle iniziative o incombenze che svolgo durante la mia lunga e densa giornata.  Mi sento comunque e come faccio ogni anno, di fargli pervenire i miei migliori Auguri di buon compleanno, ovunque egli si trovi. Sono convinta che dove lui è in questo momento, sorride e sicuramente sta di gran lunga meglio di noi, che siamo qua su questa giostra impazzita a “tirarci il collo” per cercare di stare in sella ad un cavallo impazzito. Mio padre, saggio ed intelligente contadino, pratico e schietto, gran lavoratore e cosa che dovremmo fare tutti a partire dalla sottoscritta, grandissimo risparmiatore:  Sicuramente nell’albergo dove è ospite a tempo indeterminato in pensione completa, sta facendo la merenda di metà mattinata, come era solito fare. Vedo che sta gustandosi un bel panino al salame o al prosciutto, della sua Langhirano, e… ma qua non ci giurerei troppo, si beve una tazza di caffè d’orzo. Il secondo caffè della giornata, se lo gusterà dopo il pranzo, ed il terzo (ed ultimo della sua giornata) non appena si alzerà dal riposino meritato del pomeriggio. Caro papà, ti vedo e sento le tue grasse risate mentre dici con sicurezza “andè avanti vueter, che a me, me scapa da reder!”. E io ti rispondo nel dialetto che conosco poco e male “et ghe propria razoun, adess in cass noster!! Te, la to perta et lè bele fata”. Se i non reggiani avranno bisogno di traduzioni, sono disponibile a farvele via telematica!

Buon compleanno papà, tua figlia Fabiana (quella piccola, non confonderti!).

I miei tigli.

Ora sono tristi e spauriti,

non comprendono il motivo di tanta crudeltà.

Quelli rimasti sanno esattamente cosa li attende:

tra poco altri due moriranno,

così senza motivo

tra l’indifferenza dei loro esecutori.

Non vi rivedrò più,

cari compagni di tante notti

estive ed afose,

quando, dalla mia camera di ragazzina

il venticello caldo che entrava

dalla mia finestra mi faceva compagnia,

ed il vostro caratteristico

profumo mi saliva

nelle narici, facendomi

addormentare beatamente.

Era l’ultimo profumo che annusavo con piacere,

prima della solita notte tormentata

che avrei trascorso tra mille e mille pensieri,ed

era il primo che alla mattina mi dava il buongiorno.

Addio miei cari e silenziosi amici,

fieri e robusti soldati

che sempre sull’attenti,

facevate la guardia

con la vostra massiccia

ed imponente altezza,

ad una dimora

che da troppo tempo non è più la mia.

Addio presenze rassicuranti e dolci

che indossate con eleganza i vostri

mutanti colori.

Addio emozioni della mia infanzia,

non vi dimenticherò mai.

Avrò sempre nel mio cuore

i ricordi di quando,

terminata la scuola,

tra i vostri robusti tronchi

facevo l’altalena.

Ora riposate in pace,

attendendo gli altri vostri fratelli

che presto vi raggiungeranno.

Dove siete ora, forse,comprenderete

il perché

di ogni misera e penosa decisione umana.

Fabiana, Maggio 2004 Rivalta. (Reggio Emilia)

…scritta mentre ero incinta di Riccardo, all’ottavo mese,di gestazione.Dopo aver visto in una mattina di maggio, nel mio giardino i resti di otto tigli tagliati, da un pazzo che si era venduto per commettere un simile delitto.

Fabianina Ingenuina.

Eri troppo costruita e diligente,
ancora scolara e già volevi
essere maestra di vita.
Che presunzione alticcia!
Paurosa della vita e dell’ignoto
non sei maturata quando dovevi,
ti atteggiavi a saputella,
non sapendo nemmeno
dove avevi la testa.
Superba e acerba
bellezza in fiore!
Beati i tuoi
sedici anni vissuti male!
Trascorsi in un carcere sporco,
in una finta cuccia calda,
con la ciotola di un latte
sempre freddo e scaduto.
Devastata adolescenza:
perché di essa
non ti sei nutrita?
Perché
non hai bevuto la coppa
dei temuti e proibiti liquori,
che potevano addormentarti per giorni?
Perfetta gioventù,
contenuta tra le righe,
bruciata nel non fumare mai,
nemmeno una sigaretta,
aborrendo gli altri
che ne abusavano.
Terrore di quella
boccata di proibito
che forse,
ti avrebbe fatto crescere,
e che ora odi e ripudi
come si fa con un appestato,
sfogando la rabbia
nell’adolescenza di tuo figlio.
Svieni e tremi come una foglia
al sol pensiero
che lui la possa
toccare.
Tu, stupida e capricciosa bambina,
almeno una volta dovevi provarla,
solo una,per capire di starne lontano per sempre.

Ingenua bambola di bisquit,
sempre la prima della classe,
quella che nominata dalla maestra
col camice nero,
faceva l’appello con superbia.
Ma ora nella vita chi ti chiama?
A chi, devi rispondere
con occhi bassi:”presente”.
Ora, alle porte
di un climaterio precoce,
ed inatteso
come il defunto menarca,
se qualcuno ti chiama,
con un sussurro
rispondi :”assente”.
Non riesci a far tornare
indietro l’orologio,
a manipolare le lancette
e i fili bianchi
che prepotenti e cattivi
spuntano sempre più numerosi
nei tuoi capelli.
Vendicativi che siete!
Non avete pietà
di me e della mia piccola dignità
gridate forte vendetta e rabbia
per quello che era e non è più,
quello che è stato e mai più sarà.
Nessuno vi sente,
nessun vi risponde,
ora siete voi
i protagonisti
di questo tempo rimasto
da non sprecare.

Canali, settembre 2008.

La gioia di camminare e osservare gli alberi.

Sono sempre in numero crescente le persone che per motivi di salute, per distrarsi, per tenersi in forma o semplicemente per poter meditare in santa pace,hanno riscoperto il piacere di camminare a piedi, percorrendo sentieri e stradine possibilmente nel verde e nella natura. Fortunatamente molte delle nostre città, offrono numerosi percorsi di questo tipo.Nella zona di Canali dove io abito, le soluzioni sono tantissime e tutte in un bellissimo contesto verde. Continua a leggere “La gioia di camminare e osservare gli alberi.”