E’ giunta l’ora che io faccia coming out.

Lo sapevo che prima o poi ci ricadevo, i vizi e le abitudini lussuriose ed amabili sono dure a morire! Mi ero persa in un labirinto senza via d’uscita tra i meandri complicati e imprevedibili di v.v. (vite virtuali), libri da presentare e Presepi da premiare. Di lei non ne volevo più sapere, mi faceva anche un pò schifo, vi dirò. Quasi quasi la buttavo via, non mi serviva più, senza accorgermene le stavo togliendo il giusto ruolo e l’amore che merita. Non l’ho più osservata con occhio amorevole, non l’ho sostenuta quando me lo chiedeva, non ho voluto ascoltare i segnali che mi inviava,  ma io spavalda e cinica, l’ho umiliata ed imbruttita. Non se lo meritava, anche se mi ha fatto molti torti e si vendica spesso, mi ha sempre voluto bene e questo non dovevo farglielo.  Le avevo quasi tolto il saluto, mettendo in dubbio per diversi mesi che fosse lei la mia migliore ed amatissima amica del cuore. Due giorni fa l’ho cercata al telefono, era spento, cosa strana per lei, che se lo porta anche sotto alla doccia e mentre è seduta sul w.c. Le ho lasciato diversi messaggi in segreteria, dicendole che mi mancava molto, chiedendole di perdonarmi se l’avevo trascurata. Le ho anche confessato tra lacrime e singhiozzi, che sono ancora nonostante tutto, innamorata persa di lei. Non sono certa che mi abbia creduto, non risponde a ‘sto cellulare! Quando vuole essere antipatica sa come farlo, sa come ferirmi e quali metodi usare. Io fossi in lei non ci crederei più, sono  le solite retoriche parole che dice quando è convinta di non farcela e di non riuscire a rialzarsi. E’ solo quando sta male e le tornano gli attacchi di panico, che si ricorda dell’altra, di quella che c’è sempre se lei le chiede aiuto. L’altra donna, l’amante, la più importante tra lei e gli altri, l’unica persona che sa ancora chiedere per favore e rispondere grazie ogni volta che qualcuno le fa un complimento, che peraltro odia, o l’aiuta in un qualche modo. Avviene raramente che si lasci guidare e consigliare, non avviene quasi mai che una persona si offra per farlo, di solito è lei che sale in cattedra e vuole in mano la bacchetta del direttore d’orchestra! Chi glielo fa fare di continuare a farsi vedere, conoscere e mettere il mostra quel suo corpo ancora affamato di vita e di linfa del conoscere. In nome di che cosa, non l’ho ancora capito! Non credo voglia candidarsi a Beata e Martire, non mi sembra il tipo giusto. In fin dei conti prima di questa vita, le sue quindici vite le ha vissute tutte, appieno e con totale consapevolezza di ciò che faceva o diceva. Questo io lo so molto bene, la conosco più di chiunque altro, più di tutti quei dottoroni che ha frequentato spendendo fior di soldi, risolvendo poco ma crescendo e capendo da sola qual’era il suo bene e cosa le faceva male. Che pretesa alticcia hanno gli psichiatri! Sono presuntuosi e credono di aver capito il cervello umano e le curve che fa a suo piacimento, se avessero veramente capito non ci sarebbero tutti quei poveretti come lei, come me e come miliardi di persone che usano medicine per placare le ansie create dal cervello. Me l’aveva confessato senza reticenza anni fa,  dicendomi” Non ascolto i tuoi pareri, faccio da sempre ciò che mi pare e  piace”. Anche ribelle la signora, la cosa per me si fa ancora più intrigante! E’ uno dei motivi per i quali a suo tempo mi ero innamorata di lei. Bella, inavvicinabile, testarda, imprevedibile ed accattivante. Anche molto vanitosa, ma è femmina, perciò….E’ molto arrabbiata con me, non l’ho più guardata in viso, non le ho più fatto una carezza su quel viso ancora sensuale. Non mi sono più degnata di aiutarla a fare la ceretta in casa, come facevo quando lei era una ragazza e non aveva nemmeno i soldi per piangere. Non le ho più fatto il pedicure ed il manicure, non le ho dato lo smalto alle unghie dei piedi, anche se è inverno e i piedi sono quasi sempre al coperto. Lei va pazza per gli smalti dai colori più vivaci, io me ne sono fregata dei suoi piedi e delle sue mani. Non l’ho più pettinata, non le ho regalato un abito nuovo, non le ho più fatto trovare sotto al cuscino un completino intimo di pizzo nero o macramè, nemmeno una camicina da notte di sangallo, adora questi stracci; io ancora una  volta, ho fatto finta di niente. Quindi mi sono decisa, e facendomi violenza l’ho combinata grossa, ma non mi devo vergognare a confessarvelo: l’ho seguita, pedinata, mi sono appostata e ora so anche dove abita. Continua a leggere “E’ giunta l’ora che io faccia coming out.”