Buona serata dai miei bambini. 

Questa sera sono stanca e molto affaticata.   La voce ancor non è tornata, la tosse e’ molto amplificata. Ma io già in Patagonia,  ben pulita e spazzolata, ho l’animo ed il cuor sereno. Ehi attenti! Mica ho detto che guardo Sanremo! Me be vado sul divano a sprofondare nell’attesa della melissa da degustare,  e nel contempo Fabiana sai che fa? Sbircia nella sua cristalliera e dai suoi gioiosi bambini,  vi fa dar la buonasera.

 ( le statue esposte, così come tutti gli oggetti pubblicati nei miei articoli, fanno parte delle mie collezioni di vintage & antico che ho in vendita. Per saperne di più, contattatemi al 320 4380039 o mandatemi mail. Sono presente su diversi canali ON LINE e le mie collezioni sono  acquistate non solo in  TUTTA ITALIA, ma ho clienti anche in alcuni Stati Europei. Inoltre partecipo con gioia anche a qualche mercato dell’antico o del vintage! È una grande soddisfazione per me, occuparmi di una delle mie passioni di sempre…oltre alla scrittura.)

Tradimenti maschili e femminili: conclusioni finali.

Abbiamo trattato l’ampio e complesso mondo delle coppie regolarmente sposate, con tanto di firme regolamentari apposte sui registri di Municipio e Chiesa. Abbiamo notato e studiato le gravi conseguenze che può avere il mancato rispetto dei patti di fedeltà, che cosa o chi può far nascere un tradimento perpetuato e reiterato nel tempo. Ne abbiamo esaminato le varie motivazioni, tutte contestabili dal punto di vista etico e morale, non contestabili secondo lo stato d’animo di chi li vive e le prova in prima persona. Abbiamo osservato quali sono le strade che inducono uno dei due componenti a tradire, abbiamo sempre tenuto puntato l’obiettivo, sull’errata ed ancestrale convinzione che l’uomo può mancare di rispetto ed è perdonato o tollerato.Se invece a farlo è la donna, questa è donna di facili costumi, ed anche questo lo abbiamo preso in considerazione. Ricordiamo il bellissimo romanzo classico, pubblicato per la prima volta nel 1850, scritto da Nathaniel  Hawthorne da cui fu tratto l’altrettanto film, “La lettera scarlatta”. La protagonista, Hester Prynne, dà alla luce una bimba, concepita con il reverendo del paese, Dimmesdale, teologo e grande oratore, eccezionale curatore di anime tristi, ma pur sempre uomo. Intrattiene questa relazione tutt’altro che platonica, mentre il marito è assente per lavoro. Dopo il processo per adulterio, dopo il pubblico ludibrio, dovrà indossare la lettera “A” sul petto, che sta per adultera. La storia è identica a mille storie di oggi, dove in ufficio si forma il più alto numero di coppie clandestine, che nella puasa pranzo o con la scusa di riunioni serali pre o dopo cena, consumano il loro amore proibito. Nulla di originale, situazioni già viste e vissute dalle coppie un millennio fa, forse nei fienili e nelle stalle, nei bordelli,  come oggi,  anno 2014, negli uffici, nei motel, in case private,negli alberghi sul lago, al mare e via dicendo. Devo dire che l’argomento ha suscitato parecchio interesse: il picco di lettura ha superato di gran lunga le statistiche rispetto ai simpatici post delle “casalinghe in grembiule” ! Molti commenti sono stati fatti, parecchi anche in via privata, chi non si è voluto esporre pubblicamente o privatamente son sicura che lo ha fatto solo mentalmente. Forse qualcuno/a,  si è ritrovato/a in determinate situazioni, ma indubbiamente un parere unanime mi pare di averlo colto: in tutte le situazioni di mancanza di fedeltà reciproca, che questa porti ad avere un nuovo figlio oppure no, qualunque sia la causa che abbia condotto la coppia ad allontanarsi, esse sono motivazioni tristi, complicate da sviscerare e dolorosissime le conseguenze e gli scenari che si prospettano. Il matrimonio è un patto fondato sull’amore, sul rispetto, sull’aiuto morale e fisico reciproco, “in salute ed in malattia”, sulla stima, sulla condivisione di un percorso da farsi insieme per migliorarsi e per aiutare la coppia a crescere. Se viene a mancare uno di questi ingredienti, la coppia non è più coppia, l’ unione vacilla, trema ed è destinata quasi sicuramente allo scioglimento. Oppure diventa un’altra spiacevole e pesante recita da portare avanti, ma non più coppia. Troppe volte un matrimonio lo si porta avanti per non ammettere un fallimento, per non perdere la stima degli amici e parenti, per essere all’altezza del ruolo che si ricopre sul lavoro, ma è una menzogna, un’emerita bugia condotta magistralmente! In altri casi invece, si stabilisce un nuovo patto, all’interno della coppia dove l’uno, lascia libera l’altra di avere un nuovo/a partner pur continuando ad abitare sotto lo stesso tetto e continuando ad andare nello stesso letto ogni sera. Come si possa fare, me lo sto ancora chiedendo, ma non è mio compito giudicare, il mio compito si basa sull’osservazione dei fatti e sullo scriverlo come meglio riesco, più in là per ora, non mi sento di andare. Naturalmente anch’io ho le mie idee ben precise, i miei parametri di pensiero e le mie esperienze personali, che gelosamente custodisco dentro al mio cuore. Il mio salotto è stato costruito e pensato per lasciare la parola a voi. Continua a leggere “Tradimenti maschili e femminili: conclusioni finali.”

Le mie collezioni, non certo di farfalle.

Sono stata in passato una maniaca ossessivo compulsiva nei confronti degli acquisti e dell’accumulo di oggettistica di diverse tipologie. Ho iniziato ad avere questa passione/malattia fin da ragazzina,quando iniziai ad interessarmi all’abbigliamento e agli accessori delle soubrette dei programmi televisivi di quei tempi. In particolar modo ero un fan di Raffaella Carrà e delle gemelle Kessler, seguivo le loro performances in bianco e nero alla tivù, le imitavo nei balli ma soprattutto volevo essere vestita come loro. Ricordate quel due pezzi bianco della Carrà, quando ballava il tuca-tuca? Era un piccolo top bianco, che le copriva il seno, lasciando bene in vista la pancia e l’ombelico, completato da un paio di pantaloni anch’essi bianchi a vita bassissima a zampa d’elefante! Mi ero messa in testa di averlo anche io,la mamma me lo cucì, ma il top copriva abbondantemente il pancino, onde evitare colpi d’aria con conseguenti mal di pancia: avevo solo quattro anni e non era il caso di uscire di casa,vestita a caso, con la pancia scoperta! Volevo avere ogni tipo di abito, calzatura, cappello o accessorio, che mi piacesse e che trovavo interessante. Ho avuto e indossato quasi tutto in fatto di abbigliamento: dalla gonna a ruota in tessuto scozzese a quadri, alla mini, dal palazzo pigiama,(copiando quelli di mia sorella in voga negli anni sessanta),ai pantaloni a zampa d’elefante. Poi venne il tempo dei calzoni attillati in pelle nera,che mi facevano trattenere il fiato, facendo trapelare una quarta di reggiseno che in realtà era solo una seconda e mezzo. Mettevano molto in risalto il mitico sedere rotondo e ridanciano, che mi ritrovavo sempre appiccicato addosso, l’unico problema era che una volta indossati, ci volevano poi due amiche per aiutarmi a toglierli. I due armadi e i due comò di casa mia, straripavano dalla gran quantità di indumenti che avevo, tant’è che mamma e papà non sapevano più dove mettere i loro! Continua a leggere “Le mie collezioni, non certo di farfalle.”

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