Noi, esseri solo umani.

Sono convinta sperando di non essere l’unica e la sola, che oggigiorno siamo il risultato di ciò che ci è stato impresso nel DNA, dall’esatto momento del nostro concepimento in poi. Ci portiamo appresso come un marchio di fabbrica, gli stati d’animo e le sensazioni, negative o positive che i nostri genitori hanno provato, nell’istante preciso nel quale hanno deciso di darci al mondo. Alcune persone mettono in atto comportamenti nettamente antipatici e negativi nei confronti degli altri, quasi volessero farsi odiare apposta! Con l’ovvio risultato di farsi odiare e criticare ancora di più. Loro, anziché cambiare atteggiamento o quantomeno provare a modificarlo, si convincono sempre maggiormente di essere sbagliati, di non essere accettati dagli altri. Come conseguenza diventano ancora più indisponenti e cattivi. Si viene così a formare un circolo vizioso dal quale difficilmente si esce. Occorrerebbe guardare oltre, non fermarsi alle apparenze. Noi tutti esseri umani che amiamo molto giudicare, siamo sicuri che quel tale è stato considerato un dono del cielo quando è nato? Abbiamo la certezza assoluta che sia stato desiderato, accettato e voluto sia dal padre che dalla madre? Se avessimo la pazienza e l’umiltà di andare qualche volta a fondo delle situazioni, ci accorgeremmo di quante e quali difficoltà si celano dietro a comportamenti a prima vista aggressivi, maleducati e oltremodo odiosi. Anche se noi non abbiamo fatto loro alcun male. Potremmo provare a capire e ad accettare per una volta, il fatto che forse, la loro nascita si è rivelata inopportuna. Che non significa rinunciare passivamente alle nostre ragioni, ma mettersi in una posizione di ascolto e di riflessione. Mi domando se con volontà e pazienza, invece di rifiutarli, provassimo ad andare loro incontro, a tendere una mano, a domandare se possiamo aiutarli in un qualche modo, otterremmo del bene o saremmo rifiutati a nostra volta? Ritengo che l’avvicinamento a tali esseri umani, deve essere umile e reale, quasi in punta di piedi, privo di ogni tornaconto personale, altrimenti otterremmo ancora più rabbie. Sicuramente riusciremmo ad esprimerci e a parlare meglio, senza bisogno di nasconderci dietro stereotipi di cattiverie che non nascono tali. Cattivi non si nasce, purtroppo lo si diventa.

Risposta del dottor Davide Nitrosi.

Abbiamo fatto il pieno di ottimismo. Sono parole su cui riflettere, anche perché oggi si tende a dividere il mondo in modo draconiano, cattivi e buoni, quelli del No e quelli del Sì (siamo in piena era da referendum), destra e sinistra. Basta! Meno astio, più comprensione per le ragioni degli altri. Non sono banalità

Gli esseri umani.

Sono convinta (sperando di non essere l’unica e la sola!) che oggigiorno siamo il risultato di ciò che ci è stato impresso nel DNA, dall’esatto momento del nostro concepimento in poi. Ci portiamo appresso, come un marchio di fabbrica, gli stati d’animo e le sensazioni, negative o positive che siano, che i nostri genitori hanno provato, nell’istante preciso nel quale hanno deciso di darci al mondo. Alcune persone mettono in atto comportamenti nettamente antipatici e negativi nei confronti degli altri, quasi volessero farsi odiare apposta! Con l’ovvio risultato di farsi odiare e criticare ancora di più. Loro, anziché cambiare atteggiamento o quantomeno provare a modificarlo,si convincono sempre maggiormente di essere sbagliati, di non essere accettati dagli altri. Come conseguenza diventano ancora più indisponenti e cattivi. Si viene così a formare un circolo vizioso dal quale difficilmente si esce. Occorrerebbe guardare oltre, non fermarsi alle apparenze. Noi tutti esseri umani che amiamo molto giudicare, siamo sicuri che quel tale è stato considerato un dono del cielo quando è nato? Abbiamo la certezza assoluta che sia stato desiderato, accettato e voluto sia dal padre che dalla madre? Se avessimo la pazienza e l’umiltà di andare qualche volta, a fondo delle situazioni, ci accorgeremmo di quante e quali difficoltà si celano dietro a comportamenti a prima vista aggressivi, maleducati e oltremodo odiosi. Anche se noi non abbiamo fatto loro alcun male. Potremmo provare a capire e ad accettare, per una volta, il fatto che forse, la loro nascita si è rivelata inopportuna. Che non significa rinunciare passivamente alle nostre ragioni, ma mettersi in una posizione di ascolto e di riflessione. Mi domando se con volontà e pazienza, invece di rifiutarli, provassimo ad andare loro incontro, a tendere una mano, a domandare se possiamo aiutarli in un qualche modo, otterremmo del bene o saremmo rifiutati a nostra volta?Ritengo che l’avvicinamento a tali esseri umani, deve essere umile e reale, quasi in punta di piedi, privo di ogni tornaconto personale, altrimenti otterremmo ancora più rabbie. Sicuramente riusciremmo ad esprimerci e a parlare meglio, senza bisogno di nasconderci dietro stereotipi di cattiverie che non nascono tali. Cattivi non si nasce, purtroppo lo si diventa.

Risposta del dottor Davide Nitrosi.

Abbiamo fatto il pieno di ottimismo. Sono parole su cui riflettere, anche perché oggi si tende a dividere il mondo in modo draconiano, cattivi e buoni, quelli del No e quelli del Sì (siamo in piena era da referendum), destra e sinistra. Basta! Meno astio, più comprensione per le ragioni degli altri. Non sono banalità