I tre giorni della merla: 29 30 31 gennaio

Mi e vi è piaciuto così tanto il post menzionato, che per rispettare la tradizione la ripubblico anche oggi, che è il primo dei famosi tre giorni. E a onor del vero, la tradizione si rivela esatta: a Reggio Emilia, c’è ghiaccio nelle strade e a quest’ora il termometro segna meno due gradi. Forse alle cinque del mattino poteva essere ancora più bassa la temperatura, ma provavo a dormire, dopo una notte di “Alice Tempestosa”: ha tossito così tanto che poi le è anche sanguinato il naso! Abbiamo trafficato non poco, ma lei, forte e dignitosa qual’è non ci ha fatto nemmeno una piega. Io sì, stamane sembro una gonna plissettata! Ci risentiremo nel corso della giornata, quando avrò rimosso tutte le pieghe, per comunicarvi inedite e sconcertanti notizie! Buon mattino e buon caffè magari con una brioche ripiena di marmellata ai mirtilli!

Un’antica tradizione narra che gli ultimi tre giorni di Gennaio, cioè il 29, il 30 ed il 31, sarebbero i più freddi e rigidi dell’anno. Esistono molte versioni del racconto di questi tre giorni di freddo glaciale. Ogni Regione d’Italia attribuisce un significato diverso e festeggia anche in modo diverso queste giornate. L’unico dato uguale per tutti è quello che riguarda il racconto di una merla e dei suoi pulcini, nati con un piumaggio bianchissimo. Per il gran freddo di quei giorni, la merla e i piccoli si rifugiarono dentro un comignolo, dal quale uscirono, impauriti, il giorno 1 di Febbraio, tutti neri a causa della fuliggine. Da quel giorno, si dice che tutti i merli diventarono neri. Si evince che se alcune leggende parlano di una merla, mamma cioè femmina, nella realtà questi uccelli presentano un forte dimorfismo sessuale nella livrea, che è bruna (come il becco) nelle femmine, mentre è nera brillante (con becco giallo-arancione) nel maschio. Sempre secondo la leggenda, sono soprattutto i contadini che osservavano e osservano tutt’oggi, come si presentano i giorni della merla. Se sono freddi la vicina Primavera sarà bella; se sono miti e caldi, la primavera arriverà in ritardo. Si festeggiano questi tre freddissimi giorni in molte regioni e paesi d’Italia. I dati che ho raccolto parlano di molti paesini del Cremonese come Stagno Lombardo, Trigolo, Formigara, Pizzighettone, Soresina, San Bassano,Annicco, Crotta D’Adda, Cornaleto, Pianengo e Gombito, nei quali è ancora tradizione ed usanza, riunirsi dinnanzi ad un grande fuoco o sul sagrato di una chiesa o in riva al fiume, per cantare insieme al coro. Vengono indossati gli abiti dei contadini di un tempo, le donne con gonna e scialle, gli uomini con tabarro e cappello e si gustano vino e cibi tradizionali. I testi delle canzoni sono un poco diversi da un paese all’altro, ma mantengono come denominatore comune i temi dell’inverno e dell’amore. Solitamente il coro gioca con la parte maschile e quella femminile, intonando simpatici battibecchi come nel canto rappresentato a Stagno Lombardo. I giorni della Merla in provincia di Cremona sono il 30, 31 gennaio e 1º febbraio. La leggenda infatti racconta che ci fu un gennaio particolarmente mite, ed in quegli anni i merli erano di colore bianco. Infatti sbeffeggiavano Gennaio per il fatto che l’inverno stesse finendo senza che ci fosse stato un gran gelo. Gennaio s’arrabbiò moltissimo e si vendicò facendo arrivare un freddo polare. Da qui il loro detto in dialetto” duu t’i dò, oon t’el prumetarò!” cioè “due te li do e uno te lo prometterò”, per il fatto che anche Febbraio ci mise del suo. Per il gran freddo i merli, allora bianchi, si dovettero rifugiare all’interno dei comignoli, diventando tutti neri. Ci sono le versioni della Romagna, del Friuli Venezia Giulia, della Maremma e della Sardegna, ma vi è per l’appunto un comune denominatore: gli ultimi tre giorni di gennaio, considerati i più freddi sono una specie di cartina di tornasole, perché in base a come si presenta il tempo in questi tre giorni, gli esperti sapranno come sarà il clima dell’anno. Certamente durante l’inverno c’è qualche altro giorno più freddo, ma la tradizione non si è spenta. A Bonorva ( provincia di Sassari) per esempio, dicono che Gennaio abbia chiesto in prestito due giorni a Febbraio, perché gennaio era solo di 29 giorni, con due giorni in prestito li avrebbero uniti al 29 e si sarebbe potuto capire il clima del resto dell’anno. In caso di neve di questi tre giorni, era ed è tuttora, una credenza popolare molto forte, a cui molti contadini si affidano, che la primavera arriverà un po’ in anticipo e sarà mite. Se in questi tre giorni non sarà freddissimo, il freddo durerà anche in primavera. In altri paesi si osserva il clima dei giorni dedicati a “su Barbutu” (S. Antonio Abate) il 17 gennaio e de su culi nutu il 20 gennaio (S. Sebastiano) per pronosticare l’andamento del tempo. Un’altra festa per le previsioni del tempo è il 2 febbraio: La Candelora. A sa Candelora, si no proet, s’ilgerru ch’est fora, ma si proet o faghet bentu, baranta dies de malu tempus, cioè: se per la Candelora, non piove, siamo fuori dall’inverno, ma se piove o tira vento, seguiranno altri quaranta giorni di brutto tempo. Ne parleremo a tempo debito….  sempre vostra Faby.

 

 

con caffè e brioche calda, ripiena di marmellata di mirtilli!