Dolce ritorno.

Se partendo con pioggia rumorosa e cinguettante
per una meta sconosciuta,
pensassi di non tornar più tra le mie rose
e la mia luna in fiore, me ne rimarrei seduta
a sognarne i luoghi sconosciuti.
Veloce sarà il viaggio del ritorno,
conto i passi che mi dividono
dalla mia calda dimora con gli amati mattoni,
che mi attendon come soldati innamorati.
Sorrido felice al pensier delle mie siepi,
che presto rivedrò, parleranno di tutto ciò che
mi son perduta in pochi giorni.
Rivedo i gialli dei boccioli che parlano d’estasi
e tormento, tocco i rossi delle foglie di velluto
delle rose che paion bocche pitturate e schiuse
pronte per suggellare un bacio.
Conservo in me immagini nitide e dolcissime
di torri e merletti, di castelli e principesse,
osterie e donzelle che mi servono
nettare degli dei in orci di terracotta.
Risento nelle mie narici l’odore acre
di sanpietrini posati uno ad uno
da uomini vecchi e stanchi.
Sputano per terra saliva e sudore, componendo un mosaico
di rara bellezza in quella piazzetta, custode di tante promesse
svolazzanti e bugiarde come il volteggiar
delle mie gonne a ruota.
Se partendo sapessi di non trovarti
più al mio ritorno, ma ti immaginassi
in un altro luogo, se non sentissi più il tuo respiro
in lontananza che riecheggia come l’eco della mia voce,
non prenderei più per mano quella valigia.
Me ne rimarrei per sempre seduta su quei sanpietrini
con mani conserte, ma  orecchie vispe e sveglie,
come vibrisse di una gatta che all’erta fiuta.