La prima gita non si scorda mai.

Oggi a casa nostra è tutto un fermento, un’agitazione velata ma palpabile invade gli animi dei componenti della mia e di altre quindici famiglie. Domani Alice Aurora andrà con i suoi compagni in gita, in una vicina località dell’Adriatico, a due ore e mezzo di pullman. Non provavo una simile frenesia pre gita dai tempi dell’altro figliolo, quando in seconda elementare rimase via per due giorni ed una notte! Mille pensieri mi attraversano la testa, mille consigli vorrei dare alla piccola, mille e mille strategie anti pericolo vorrei inculcarle nella testa, am poi penso che se deve succedere qualcosa di brutto, può succedere anche a casa nel nostro giardino! Stamane nel parcheggio della scuola, con un vento gelido e una temperatura novembrina, dopo aver scodellato i pargoli dentro ai locali della scuola, io ed un gruppo di mamme abbiamo condiviso le ansie per la partenza di domani. Abbiamo avuto la bella idea di ricordarci i disastri stradali che avvengono a causa di autisti distratti, io mi sono ricordata del ragazzino che si è sporto dalla nave ed è caduto in mare, l’altro che per fare un gancio ad un ragazza, ha attraversato il cornicione dell’hotel ed è caduto, sfracellato al suolo! Un’altra mamma ha raccontato di quando alle superiori qualche compagno si è perso di notte per Barcellona abbiamo riportato episodi di bambini persi dalle maestre, lasciati in autogrill ( ma non si dovrebbe fare l’appello dopo le varie pipì e popò?!) e riportati da persone che non erano le forze dell’ordine, ma viaggiatori che bevevano un caffè a casa. Nemmeno una situazione bella abbiamo prospettato, accidenti! “Ma in fin dei conti vanno a due passi di casa, alle ore 19.00 di domani sera saranno già a casa!” me lo sono ripetuta per tutto il giorno, non è stato sufficiente. “E se c’è traffico e tardano e noi invece, per via di quell’ottimismo che ci sta accompagnando, pensiamo ad un grave incidente in autostrada?”. Allora abbiamo concordato che le maestre telefoneranno ai rappresentanti di classe i quali chiameranno qualche genitore e faremo il tam-tam con gli altri! Ritrovo ore 7.40 nel parcheggio della scuola, portare: due mini merende, due bottigliette d’acqua, il k-way se dovesse piovere, il cappellino se dovesse esserci molto sole, i fazzoletti da naso, chi ha problemi di nausea e rimette mettere i polsini, prendere le prescrizioni del pediatra se qualche bimbo ha patologie particolari e deve assumere medicinali. Non portare la macchina fotografica(vanno a visitare un acquario). Alle 17 mi sono accorta che non trovo più la mantella gialla canarino da pioggia, con disegnato Winnie the Pooh. Si è persa o me l’ha nascosta Alice non so dove, perché dice che la mantella è da bimbi piccoli. Corriamo io e lei a comprare un k way d’emergenza, facciamo tre negozi e non c’è la sua taglia, è molto lata per avere nove anni e un nove anni suo è come dire la mia taglia! Al quarto negozio sportivo per adulti lo abbiamo trovato. Colori disponibili solo due: fucsia e nero, lei decide di acquistare il nero, così tanto per essere di buon auspicio, come il gatto nero che ti attraversa la strada…Non riesco a preparare la cena, sono qua con lo zainetto da riempire e quell’orrendo k way nero infermo che mi mette tristezza solo a guardarlo. Domani chiamerò mio figlio R., per condividere qualche ora di distacco dalla mia “tesora” ricordare di quando lui andava in gita e regolarmente stavano via una, due, tre ,quattro e cinque notti in quinta elementare a Roma. Quando tornava io ero il mocio vileda, lui stremato ma felicissimo! La sto guardando, è sul divano a guardare la tele in attesa di mangiare, è serena e contentissima della gita, la vedo crescere e maturare, non vede l’ora di partire e si augura che io non telefoni alle maestre, non la segua in auto di nascosto, non pianga e non rompa i cabbasisi a suo padre per tutta la giornata. Come tutte le prime volte anche questa mi porta ansia e preoccupazione, ma per niente al mondo le avrei proibito di partecipare. Sua nonna materna con me lo ha fatto per quasi tutta la mia carriera scolastica, eccetto due gite: in terza media e in quinta ragioneria. Faccio fatica a dimenticare i pianti del mattino alle 06.30 quando il pullman partiva con gli altri, le gite con i compagni di classe sono momenti irripetibili. Servono ai bambini e ai giovani adolescenti per crescere, condividere un panino e una coca cola ed imparare la civiltà e l’educazione, il rispetto per gli altri esseri umani e per le sconfinate bellezze artistiche e storiche del nostro Paese!