Io la ripropongo.( riveduta e corretta)

È struggente il ricordo, le lacrime stamane fanno la loro comparsa dopo tanto tempo…leggete la con amore, con dolcezza e forse anche voi vi ricorderete di quei tempi meravigliosi…

L’UCCISIONE DEL MAIALE.
A quei tempi il mese di dicembre era molto freddo, non era infrequente che il termometro fosse sotto zero quasi ogni giorno. Per nevicare occorre ci sia zero o al massimo + 1, e alla prima soffice neve che copriva i nostri campi, la decisione veniva presa. Ogni albero, ogni tetto delle casette, i prati, le stalle, i pollai e gli orti, erano avvolti da una leggera e morbida coperta di lana bianca. Era giunto quindi il momento di chiamare il macellaio, il povero Sassi, per compiere il macabro ma saporito rituale di ogni anno.

Io bambina curiosa di tutto, ciarliera e desiderosa comparare piu’che potevo m’interessavo di ogni cosa,di ogni particolare. Eravamo tutti agitati e concitati: la mamma lavava e preparava coltellacci e strofinacci e quant’altro serviva, il papa’ preparava la “caldera”(pentolone di rame) per cuocere i ciccioli. Lustrava i ganci per appendere i salami, puliva più o meno con precisione, il maestoso tavolo di olmo per la lavorazione delle carni. Io a digiuno per la smania, correvo in camera a infilarmi 2 o 3 paia di calzettoni di lana, dato che in casa c’era solo la stufa e faceva un freddo polare! Gelavo ma ero felicissima ed emozionata per quello che sarebbe successo in quel preciso giorno e per gli altri 2 a venire.Finalmente il fidato ed esperto macellaio Sassi. arrivava con la sua bicicletta cigolante e sempre sgonfia nella ruota anteriore. In quel preciso momento, il papa’ mi ordinava di correre in casa perché non voleva che assistessi al momento dell’uccisione della povere bestia, non era cosa da bambine.Saggio come sempre, chiudeva le tapparelle verdi e mi diceva che sarebbe venuto lui a prendermi appena possibile.Ancora non potevo immaginare che da grande ne avrei viste di peggiori di scene simili, che avrebbero riguardato l’uccisione non solo di animali, ma di poveri cristiani innocent.Io bimba birichina di 7 anni, cercavo di curiosare e capire attraverso le oramai usurate tapparelle, quello che i miei occhi non avrebbero dovuto vedere. Il predestinato “MAIALONE” nel senso del peso raggiunto, urlava come un bambino e strepitava, sentendo l’odore della morte. Non voleva uscire dalla sua abitazione,non voleva abbandonare gli altri suoi fratelli; conosceva perfettamente ciò che stava per accadergli. D’improvviso: poi POM!POM! Due colpi secchi con il vecchio revolver del papa’ sparati alla tempia,(che papà poteva tenere in casa,perché aveva partecipato alla seconda guerra mondiale)e la sorte del poveretto si era compiuta. Da lì in poi regnava sovrano il caos più completo: veniva immediatamente squartato in due mezzene, appeso sotto al nostro portico e lasciato a sgocciolare dal suo sangue ancora caldo. La Bianca con occhio esperto e mani da chirurgo, faceva l’autopsia come un medico anatomo patologo, dichiarando se le carni erano tenere a sufficienza per i nostri palati. Dopo aver steso il verbale, ella raccoglieva il sangue in una vasca di alluminio molto capiente. L’operazione seguente era il lavaggio e la divisione delle carni, ogni pezzo era predestinato ad un salume ben preciso.

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