La vita va avanti.

Faccio fatica a trovare le parole giuste per non annoiare chi mi legge. Chi ha dolore fisico o psicologico trasmette e scatena alla lunga, un senso di fastidio e di rottura di scatole. Sono convinta per mia esperienza personale che il soggetto ammalato divenga per chi gli è  accanto, un peso morto.. Non è  più  interessante e solare ed in quei momenti ha poco da offrire alla controparte, avendo lui stesso bisogno.  Lo annuso nell’aria, ĺo percepisco anche nei lunghi silenzi di chi dovrebbe telefonarmi per avere mie notizie. Siamo circondati dal dolore in ogni sua forma , basta ascoltare il tg e leggere i giornali. Ci commuovono le scene cruente di infermieri pazzi e squilibrati che picchiano i disabili e gli anziani. Se si ammala un famigliare stretto si tende a tagliar corto e a limitarsi a fargli tanti cari auguri. Tutti hanno le loro famiglie, i loro hobbies, i loro affari, ma per aiutare un parente o un  famigliare molto stretto, nel 2016 non c’è  più  voglia o tempo. Presi dentro ad un vortice inarrestabile non ci si pone la domanda: e se succedesse domani a me? Dando per scontato che se sfuggiamo al dolore altrui, se non ne siamo troppo partecipi  forse ci preserviamo e teniamo lontani gli spiriti malvagi. Oggi ho  fatto un piccolissimo giro in un centro commerciale, non sto ancora bene. La gente cammina diretta chissà  dove, come se non avesse più  tempo e corre corre a perdifiato, perche’ sta per scoccare l’ora x. Lo spettacolo deve continuare, a qualsiasi costo. Che riesca bene, che sia brutto e ripetitivo, che provochi disagio o risate non conta nulla. Domani signore e signori si replica.

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