Le morti in diretta: twittate, bloggate, facebookkate e quant’altro.

 

Rispondo molto volentieri tramite questo nuovo post, ad una cara vicina di blog, che qualche giorno fa ci comunicava la sua angoscia e la sua incredulità, chiedendosi fino a che punto i socialnetwork possano invadere la nostra vita privata e distruggerla. La signora (ogginientedinuovo…) si riferiva al tweet che ora è divenuto simbolo della guerra in Ucraina, mandato dall’infermiera ventunenne in punto, presunto, di morte. “MUOIO”, una parola che Olesya Zhukovskaya (nome e cognome per me impronunciabili) ha fatto in tempo a scrivere, mentre una pallottola l’ha raggiunta ferendola gravemente. Non mi espongo commentando il gesto in sè,  ma cerco di andare al di là e, provo come mio uso e costume a capire. Posto che io se non fossi svenuta avrei chiamato il 118 o i miei famigliari tutt’al più, ma dovrei trovarmi in quell’esatta situazione per sapere con precisione, che cosa avrei fatto. Certo è, che non mi sarebbe mai passato per l’anticamera del cervello di mettermi a twittare, non avrei scritto un post, descrivendo da quale punto del mio corpo mi fuoriusciva il sangue, non avrei letto una mail. Forse avrei gridato di dolore ed avrei atteso l’arrivo dei soccorsi. Tornando all’infermiera, fortunatamente si è salvata e lo ha ritwittato dicendo che era viva. Non solo viva ma facendo le dovute ricerche, si è poi scoperto che questa ragazza è anche nazista. In suo post, sulla sua pagina di VKontakte (il Facebook russo) ha scritto: “Io sostengo il Settore Destro (gruppo neonazista locale, ndr.), e tu?”. La pagina è inoltre piena di link del gruppo, in prima linea nella ribellione di piazza. In una lettera aperta a un giornale ucraino, pubblicata prima che venisse ferita, si apprende inoltre che la giovane infermiera proviene dalla regione di Ternopil, nell’ovest del Paese, ribellatasi nei giorni scorsi. Dalla lettera, prosegue “New Republic”, emerge anche che Olesya è una fervente attivista filo-occidentale e che si trovava in piazza Maidan, a Kiev, dall’inizio delle manifestazioni di protesta. La sua storia nei giorni scorsi era stata raccontata anche dal “Manifesto”. Un modo per farsi sicuramente pubblicità, sia nel caso fosse morta sia nel caso fosse sopravvissuta. Siamo noi che entriamo con prepotenza e scazzottiamo per penetrare in tutti i social network e siamo noi, che affamati di onnipresenza vogliamo documentare tutto sulle nostre provate e logore vite. Se noi e anch’io mi metto dentro al calderone, non gestissimo questi blog, non partecipassim a questi dialoghi solo virtuali, chi saprebbe delle nostre esistenze, ed in che modo facciamo la doccia? Il bon ton e l’eleganza, mescolata alla dignità non ci sono più e vi è questa mania ossessivo compulsiva di farci riprendere in qualsiasi frangente. Dobbiamo in tempo reale comunicare agli altri che cosa stiamo facendo, non c’è più quel giusto distacco tra noi e gli altri. Diamo in pasto le nostre vite al popolo sovrano? Bene, facciamolo, ma non aspettiamoci il plauso o la compresnione e non pensiamo di passare per un sentiero facile, la gogna è sempre lì che ci attende con il suo boia  pronto con l’accetta.  I due soggetti poco credibili, che a Sanremo in prima serata hanno “disturbato” le persone che erano lì per svagarsi qualche ora, ed hanno pagato pure salato per farlo, hanno fatto una bella recita ma non hanno commosso nessuno, si è poi scoperto anche in quel caso, che i due napoletani, bravi commedianti come è nella loro natura da sempre, avevano dei precedenti penali non indifferenti con la giustizia! Non credo che avessero la seria intenzione di buttarsi di sotto, rompendosi un femore o un’anca, ma nulla di più, secondo il mio modesto parere. Un modo per esibirsi e mettersi bene in mostra, per essere notati e compatiti da milioni di Italiani collegati alla Rai  Uno.  Continua a leggere “Le morti in diretta: twittate, bloggate, facebookkate e quant’altro.”