Pronte les flutes e indossata la guepiere?

Buon 31 dicembre a tutti voi, perdonatemi gli accenti mancanti ma la tastiera obsoleta del computer dal quale vi scrivo, non è provvista degli accenti circonflessi e gravi! Mi sto rilassando e gustando il mio e nostro già vecchio blog, tra poche ore non sarà più lo stesso ma acquisirà anch’esso la nuova impronta del 2014. Non sono in piscina con marito e figlia a gustarmi l’ultimo bagno dell’annovecchio, nelle calde acque termali, ma sono sola nella sala dedicata alla lettura, ai giochi da tavolo e al computer. Oggi pomeriggio ho fatto una bellissima passeggiata per Abano Terme, negozi tutti illuminati con costyi di luminarie imponenti e monumentali. Le vie addobbate ma i negozi purtroppo, quasi vuoti,  bar,  pub, sale da the e Hotel tutti pieni zeppi! no nso come abbiamo fatto a trovare una camera tripla,, qualcuno si sarà ammalato e non è potuto partire. ma non c’era la crisi perbacco? E’ dura la vita alle Terme! Ci si sveglia il mattino, si vola alla colazione a buffet, anzi è il caso di dire all’abbuffet,  poi in camera per la digestione, lavaggio dei denti, svuotamento dell’intestino, preparazione dei costumi, anche qui durissima la scelta! Occorre provarne sei o sette, per indossare quello che maschera meglio la pancetta ed  i rotolini di ciccina, che molto affettuosamente non si vogliono da me staccare. Poi finalmente, dopo le duecentocinquantasette richieste di mia figlia, per andare dentro alla psicina, ci avviamo, in accappatoio al piano zero, per occupare i lettini. E qui inizia la corsa al lettino, come a Riccione in pieno agosto quando pretendi di non sentire l’alito e la fragranza delle ascelle del tuo vicino di ombrellone, ed invece riesci a percepire anche i feromoni dei bagnanti di Gabicce. Stesura dei teli, si indossano le cuffiette e via con i tubolari avvolti ovunque per non annegare. Io, oca marina di razza doc, cerco di cammianre dentro all’acqua, vergognandomi come una ladra di acqua, non so nuotare ma mi piace da morire stare a mollo nell’acqua calda. Gli Altri, i temerari nuotano una come un delfino la piccola, stancandosi subito perchè l’acqua è comunque sui 37/38° e l’altro fa subito il morto a galla, rilassandosi e fingendo indifferenza, così evita di stancarsi. Poi stravolti, si esce, ci si asciuga e si cambia il costume, reazione e relax sul lettino guadagnato a colpi di salviettone, poi di corsa al bar per la merenda. Un massaggio con schiaffi ovunque, soprattutto nella carne che ballonzola qua e là, il rito dell’estirpare calli e “occhi di pernice”, lo strappo con pinzette e godimento totale delle estetiste di: baffetti, peletti all’inguine, sopracciglia in disordine (dicono loro…),basette dovute alla menopausa, che non vogliono venire via con la ceretta, strizzamento di brufolini, ago per i grani di miglio..insomma torture come fossimo considerate streghe del 1200 e bruciate al rogo! Ma perchè dobbiamo anche fare un solarium total body? Ma per togliere di dosso quel color antibiotico o cacca di piccione che ci portiamo appresso sul viso per quasi tutto l’inverno! Stremati, depilati, strizzati, colorati e massacrati, stasera ci incamminiamo per il lento, inesauribile Cenone di san Silvestro. però a ben guardare, non sono orrenda, mi vedo carina, truccata e con quest’abito leopardato a sirena, sono veramente in tem. Ma dopo cena, trenino, trombetta e cappellino, mi rifiuto! due twist, però….. Auguri e baci per un 2014 strepitosamente audace, gioioso e pieno di sorprese! Vi voglio bene, Fabianapasticciona.

Segni particolari dell’amicizia: regali e bigliettini d’auguri.

 

Abbiamo tralasciato per diversi giorni il discorso avviato sull’amicizia, causa i preparativi per il Natale e le febbri da esso scatenate, ma è giunto il momento di riavviare l’argomento, interessante e colmo di sfaccettature. Proprio le festività Natalizie mi offrono lo spunto per fare alcune considerazioni e per osservare ancora una volta, come piccoli ma inequivocabili segnali possano dimostrarci se esiste ancora vera e reale amicizia. Quei chiari e precisi “segnalibri” o “segnalini” che dir si voglia, che mi sono segnata nei miei quaderni di appunti, dove nelle apposite pagine ho messo il segno rosso o nero a seconda del rischio, sono l’esito e la risposta scaturiti da comportamenti da me innescati. E’ vera e sincera nonché spassionata amicizia, quella dimostrata durante le festività ai potenziali amici/e, tanto dichiarati tali? Oppure non vi viene il ragionevole sospetto che a volte è mera apparenza o desiderio sotterraneo, di carpir segreti e segretucci, disgraziette e sconfittine, c’è quel leggero rigolo di saliva che esce dalla boccuccia del presunto amico, mentre tu ti confidi, e parli parli parli a rotta di collo, credendo di esser compreso, capito, non deriso né tanto meno di divenire oggetto di quella frase per me insopportabile “Mal comune mezzo gaudio”. Ci raccontiamo le bugie, ma in cuor nostro è già partito il segnalino, le nostre vibrisse ben collaudate e spazzolate a dovere ci avvertono che c’è odor di strinato. Vediamo cosa avviene negli anni quando si prova a smettere o a diminuire di inviare ai soliti parenti ed amici, un bel biglietto d’auguri natalizio. Io che ero una persona amante dei biglietti, scritti a mano, in bella grafia, li profumavo persino! ricercavo quelli più strani, colorati, li sceglievo in base alla persona alla quale inviavo il biglietto, a volte li decoravo io stessa, scrivendo frasi adatte ad ognuno. Non mi piacevano e non mi piacciono i soliti “tanti cari auguri di Buon Natale e di un felice anno nuovo”, sanno di fotocopie, di stanco e di muffa.. Addirittura li spedivo con le canzoncine adatte all’occasione: Happy Birthday To You nel caso di un compleanno, Jingle Bells per il santo Natale. Se proprio avevo tanto tempo, mi piaceva, ed erano anche di moda, inviare le foto dei miei figli, o del matrimonio, o della prima Comunione di mio figlio alla zia che non vedevamo mai, come si usava negli anni passati. Ne spedivo mediamente una cinquantina a Natale, altrettanti a Pasqua, per non citare gli auguri dei compleanni, lauree, diplomi, fidanzamenti o funerali .Ripeto tutti personalizzati e la faccenda mi dava piacere, mi appagava il cuore preparare quel piccolo ma significativo pezzo di carta, destinato a qualcun’altro. Poi mi accorsi anno dopo anno, Natale dopo Natale che me ne tornavano indietro circa la metà. Poi dalla metà ricevuti per posta, osservavo che anche nei regali ricevuti il formato da maxi, era diventato medio, poi mini, attaccati con un filino leggero ed insignificante. Provai allora a depennare l’invio di alcuni biglietti, stando alla finestra a vedere che cosa succedeva. Nulla, se non ero io a partire, i biglietti non partivanom di conseguenza io non rispondevo ed attendevo. Ma invano.  Si passò a qualche telefonata di circostanza, poi nacquero gli Short Message Service e diminuì ancora l’invio e la ricezione degli amati biglietti con tanto di francobollo leccato a lingua.  Quando poi ci fu la nascita delle mail, delle chat, dei blog, di facebook e di altre piattaforme, apriti o cielo! Tanti cari auguri di una sereno Natale ed un felice Anno Nuovo, duecento copia ed incolla, invio multiplo e buonanotte ai suonatori. Quest’anno ho voluto vederci chiaro ed avere la situazione sotto controllo: non ho inviato nemmeno un biglietto, non ho mandato le cartoline dalla villeggiatura, ma sono andata ogni giorno a guardare la cassetta della posta: vuota. Nemmeno un bigliettino d’auguri Natalizio, poche telefonate con la voce, (poche ma sincere!), qualche sms, molte mail e molti saluti ed auguri via blog. Meno male che ho collezionato tutti i biglietti accumulati negli anni nelle diverse occasioni della mia vita: ne possiedo un album meraviglioso, con alcuni oramai introvabili, ci sono ancora quelli con la musica e quelli di amici e amiche con il loro pargolo appena nato, ne ho in bianco e nero, scritti con la penna intinta nel calamaio, li tengo tutti e osservo “come erano” e “come sono diventati”, insomma sono un tesoro di vita per me, tra poco dovrò iniziare un nuovo album. Per i regali fatti e ricevuti durante il corso della mia vita, starei a soprassedere almeno per stasera: in fondo sono giorni dove bisogna essere buoni. Sono però la prima ad affermare che in tempi di crisi, basta il pensiero, fatto con il cuore e adatto al ricevente, ma quando il pensiero fosse anche di due euro, non osserva alcune regole di buon senso ed educazione, beh! Non c’è limite alla maleducazione e non c’è confine per il cattivo gusto. E voi, che cosa ne pensate? Vi mancano quei dolci e teneri bigliettini, o ne spedite ancora?

 

 

E siamo arrivati anche alla sera di Natale…

Ce l’ho fatta! Sono sopravvissuta alla sera della Vigilia, al
pranzo molto parco di oggi, al pomeriggio dai parenti ed ora, mi
concedo un poco di scrittura. Mi rilassa scrivere, mi distende, mi
proietta in una dimensione irreale dove tutto o quasi mi è concesso.
Ora è come se stessi scrivendo con la biro il mio vecchio diario dei
segreti, sono nella mia vecchia cameretta sempre fredda e sogno,
mentre tra poche ore andrò a ballare in discoteca! Non sono del
tutto cosciente che invece sto utilizzando un mezzo informatico che
potrebbe raggiungere migliaia di persone. Quindi i miei pensieri
potrebbero divenire parte di chi li legge e troverà, forse assonanze
con quanto sto provando io. E’ stato meno peggio di quanto pensassi,
non ci sono stati intoppi, anche la Santa Messa è stata molto breve
e concisa, il Parroco credo che avesse molta sonno per la Messa di
mezzanotte! Comunque alla fine della fiera, del vero Natale nemmeno
l’ombra! L’assenza della neve, le varie vicissitudini occorse ai miei
famigliari negli ultimi tempi, la temperatura molto mite (12 gradi a
Reggio Emilia..) non hanno creato quell’atmosfera di suggestione che
solo una bella nevicata ed uno spirito ricettivo può creare. Non
c’erano nemmeno i vetri appannati in cucina, quando con le mani puoi
fare i cerchi e scrivere il tuo nome, o fare i cuoricini mentre la
mamma sgrida perché li aveva appena lucidati! Le ore sono scivolate
via senza lasciare complicazioni o incisi particolari: un altro
Natale se n’è andato ,lasciandomi dentro tanti interrogativi e tante
domande, alle quali ancora purtroppo, non so dare le tanto agognate
risposte. Mi mancano molto alcune persone, la loro presenza, il loro
corpo e le loro voci, il loro profumo, il vibrato che sapevano
trasmettermi, i loro sorrisi e le loro mani! Sono state troppo
importanti per me, ma la vita, crudele come solo lei sa a volte fare,
me li ha fatti perdere. Li ritroverò nella prossima vita? Alcune non
ritorneranno più indietro, altre sono ancora esistenti ma per
diversi motivi non li ho accanto. Molto egoisticamente vorrei essere
abbracciata e soffocata d’amore e d’affetto, ancora da tutti loro,
vorrei che fossimo tutti in cerchio a fare il girotondo e a giocare a
tombola, come da bambina. Questo non è possibile, forse non lo sarà
mai più, ma io come scrivevo ieri, dentro di me continuo a sperare
di poterli riavere con me. Mi ha tolto molto la vita, molto mi ha
dato, ma io non smetto di sperare e di sognare, se ci tolgono i sogni
cosa rimane di noi? Gli eventi accaduti me li hanno allontanati e, io
sono lontana a loro. Mi mancano, vorrei stringerli a me, vorrei
baciarli ancora e gridare loro quanto sono stati e quanto saranno per
me vitali! Mi chiedo se io manco a qualcuno di loro, se sono mai
mancata loro, che ruolo ho rivestito nella loro vita e se ho mai
rappresentato qualcosa di prezioso! Se guardo il mio albero di
Natale, il Presepio, i fiocchi dei regali aperti ieri sera, i giochi
nuovi di mia figlia, i cibi avanzati, la sala rimessa a posto e già
pulita, ogni oggetto al proprio posto, una strana quiete dopo la
tempesta pervade ogni fibra del mio essere. La contrapposizione che
abita in me da sempre, forse tipica del mio segno zodiacale (Gemelli)
mi trasmette un duplice pensiero: da un lato sono serena perché ieri
sera comunque un piccolo miracolo è avvenuto, dall’altro lato mi
raggiunge una sorta di paura dell’ignoto. Non mi sono mai data il
tempo del riposo, non mi concedo l’ozio e la pigrizia, non li
conosco. Quando mi fermo è solo perché sono ammalata o sto
dormendo. Non trovo mai pace, non voglio soste e se mi prendo qualche
piccolo spazio solo per me, poi mi sento in colpa. Dovrei solo
ringraziare per quello che ho, dovrei essere riconoscente per ciò
che di certo possiedo e non sognare ciò che non c’è più, o
attendere l’ignoto auspicandomi che diventi il presente. Ora vado a
preparami un pinzimonio di verdure e ad assaggiare un tortellino al
forno di mia suocera, poi domani è un altro giorno.

Reggio Emilia, Italy, Piazza San Prospero
Reggio Emilia, Italy, Piazza San Prospero (Photo credit: Wikipedia)

Rimanendo in tema di Presepi…

 

Carissimi, ho iniziato assieme alle mie amiche del gruppo “ANTA” la visita ai Presepi dei bambini che hanno voluto partecipare alla “Gara del Presepio” del nostro paese, edizione 2013. Sinora abbiamo visionato sette Opere Presepiali, fatte da altrettanti bambini, aiutati da fratelli, sorelle, nonni e genitori. E’ questo uno dei momenti più consoni e attinenti al Natale, non certo la visita per acquisti futili o d’obbligo, fatta ai centri commerciali. Ho tratto diversi spunti di osservazione dalle visite effettuate, tanti altri mi aspettano e tra poco alle ore 18, riprenderemo il giro per visitarne altri. Molti pensieri ed emozioni sono scaturiti spontanei, nel vedere ed osservare con occhio critico, queste scene della nascita e dell’evento più conosciuto nel mondo. E’ sempre con stupore nuovo che guardo un Presepio, ogni volta è come se lo osservassi per la prima volta. Anche quest’anno mi vedo nel difficile ruolo di componente della commissione che giudicherà e assegnerà i premi ai primi tre classificati, senza dimenticare di consegnare un premio di partecipazione a tutti gli altri bambini. Ruolo difficile ed immeritato! Ogni Presepio ha le proprie caratteristiche e peculiarità che lo rende unico, meraviglioso e diverso dagli altri, sarà difficile proclamare i tre vincitori! Ogni anno variano, si aggiungono materiali soprattutto di riciclo e sono quelli più belli, qualche volta si tolgono statuine per conferire essenzialità all’opera, a volte si usano materiali sono naturali…Abbiamo quello preparato all’aperto in giardino, quello dentro ad uno scatolone, poi ho visto il Presepio costruito dentro ad un castello fatto di zucchero, un Presepio incassato in un mobile, l’altro dentro un acquario, uno sotto ad una montagna fatta con sassi molto grandi di fiume….una gioia per gli occhi, un’immensità d’amore per il cuore, uno spettacolo meraviglioso di un Bambino che nasce, 2013 anni fa, rappresentato da altrettanti bambini! E’ una grande emozione a partire dal momento in cui suoniamo il campanello, ed i bambini felici ed ansiosi ci corrono incontro, i loro genitori vestiti di tutto punto ci fanno accomodare offrendoci un dolce o un caffè, tutta la famiglia ci sta aspettando! Sino al momento dell’uscita da casa si trascorre mezz’ora circa di serenità, immergendomi in quel mondo magico fatto di statuine e casette di cartapesta. Ogni presepio è diverso dall’altro, anche se il senso principale resta sempre quello: la nascita di un Bambino dentro ad una grotta, al freddo ed al gelo. Solo uno di quelli sinora visionati è più realistico degli altri, perché è stato fatto all’esterno, nel campo, in un angolino, con il muschio vero come non ne vedevo dai tempi remoti. Quando ero piccina, in casa mia si decideva il giorno per assemblarlo, il mio papà al mattino presto, o la mia mamma me lo andavano a raccogliere staccandolo da un punto ben preciso dei nostri campi. C’era molta rugiada sopra al muschio e profumava di terra e di buono, quell’odore di muschio vero, fresco e con quelle goccioline di rugiada sopra non me lo dimenticherò mai. Tornando ad oggi, quel piccolo, minuscolo, essenziale Presepio fatto all’aperto con il muschio vero ed i tronchetti di legna al posto delle piante finte, mi ha trasmesso la verità del significato natalizio. Il bambino che lo ha fatto, aiutato dalla mamma, alla nostra domanda”Perché hai deciso di fare il tuo Presepio fuori casa e non dentro le mura di casa, come tutti quanti?”. Il bimbo ci ha risposto molto semplicemente” Perché Gesù non è nato in una casa al caldo e nemmeno in ospedale, non è nato in una locanda perché lo hanno rifiutato in tutte, è nato all’aperto”. Mai risposta fu più vera e saggia, da parte di un bambino di soli otto anni! E’ un bel momento per la “commissione esaminatrice”, l’accoglienza che le famiglie ci hanno dedicata è stata calda, confortevole, non forzata da sorrisi di circostanza. Chi ci ha aperto le loro porte di casa, lo ha fatto spontaneamente, siamo tornati tutti quanti bambini in quegli attimi nei quali abbiamo potuto assistere alla preparazione dei biscotti fatti in casa ed appena sfornati, si respirava odore di buono, di famiglia e di condivisione spirituale e d’amicizia. Qualche mamma ritagliava centro tavola di feltro e pannolenci, attaccandoli con la colla a caldo, i bambini scrivevano il loro bigliettino con il messaggio sul significato del Presepio da consegnarci, alcuni in pigiama e pantofole, un bambino ci ha offerto i cioccolatini, un altro ci ha dato un giochino….Insomma è un’esperienza sempre magica ed unica ripercorrere, attraverso le opere di queste bambini, la nascita di un loro Fratellino. Buona Vigilia a tutti ed in bocca al lupo per la Gara dei Presepi, fosse per me vorrei che vinceste tutti quanti.

 

 

La febbre delle festività natalizie.

 

Non saprei come definire il periodo che precede, include e segue l’ anti Vigilia di Natale, la vigilia, il giorno di Natale, Santo Stefano, l’ultimo dell’anno ed infine l’Epifania, che tutte le feste si dovrebbe portar via. Ogni anno mi riprometto, facendo fior di fioretti di non farmi contagiare dalla febbre e da tutti i sintomi che si manifestano in questi giorni frenetici, stressanti, da persone schizzate, giorni nervosi  senza riposo, senza sosta nell’incartare pacchetti e pacchettini. Ben lontano è lo spirito con il quale, invece si dovrebbe festeggiare, in ogni famiglia, questo evento straordinario. Come consuetudine a casa nostra, i preparativi iniziano il 24 novembre, giorno del patrono con la composizione dell’albero principale e del Presepio, ma sono sincera, il prossimo anno preparerò il tutto molto più avanti. Ad oggi che è il 19 dicembre, non abbiamo ancora finito di appendere i pupazzetti di feltro, lana, cotone, ferro, legno, ottone, plastica, carta, in cucina, nei bagni, nei corridoi di passaggio ed in ogni metro quadro libero, per la gioia di mia figlia piccola ed il dispiacere del santuomo. I pacchetti dei regali  e regalini, pensieri, pensierini, pensierono, pensierini ini ini,  hanno invaso buona parte del salone, tant’è che il nostro albero non si vede più. Sto iniziando ad avere difficoltà respiratorie nel guardare tutta “l’attrezzatura” e “le porcherie” che ho messo insieme in anni e anni di acquisti insensati. Mi chiedo ora se stavo bene e se mi balenava per l’anticamera del cervello di tutti i soldi che stava buttando nella spazzatura, forse non pensavo come tante persone, che sarebbero arrivati tempi di vacche molto magre?? Continua a leggere “La febbre delle festività natalizie.”

Proviamo a parlare dell’amicizia? Considerazioni personali.

 

Reputo l’amicizia uno dei valori fondamentali e più gioiosi nella
crescita sana e normale di ogni individuo. Causa genitori,
soprattutto mia madre, troppo apprensiva, oppressiva, ossessiva ed
ossessionante non mi è stato permesso vivere una pubertà e un’
adolescenza piena e spensierata. Non ho mai potuto fare le gite
scolastiche con gli altri compagni di classe, mi teneva regolarmente
a casa ed io piangevo tutte le lacrime del mondo, non potevo stare in
gelateria le sere d’estate a ridere e scherzare con gli altri, ma
alle 21 con zanzare e senza condizionatore dovevo andare a letto!
Quanto ci ho pianto in quella camera, piena di zanzare, in compagnia
solo degli zampironi. Era arrivata persino a vietarmi l’attività
fisica alle scuole superiori, venivo regolarmente esonerata su sua
richiesta, con il benestare del medico condotto per non svolgere
l’attività fisica. pur essendo perfettamente sana e desiderosa di
essere come le altre mie compagne di classe! “Perché vi
chiederete stranite?”Semplicemente e molto dolorosamente perché
la palestra allora si trovava a 500 mt. dall’Istituto scolastico e
lei, aveva paura che durante il tragitto a piedi qualche
malintenzionato mi rapisse e mi violentasse. Le lunghe chiacchierate
che facevo con le mie amiche,alle scuole elementari o medie, a
raccogliere le viole in primavera, le interminabili partite a scala
quaranta o a monopoli con la mia amica del cuore Roberta S., o
Roberta R., erano a casa sua o a casa mia, sotto la super visione di
nonne e mamme. Sempre con il terrore, sempre con l’orologio della
Chiesa da dover guardare, sempre con la paura di tornare tardi o
compiere qualche azione che lei reputava non consona alla mai
crescita. C’era un ‘altra mia carissima amica che ancora vedo oggi e
ci sentiamo spesso per telefono, che abitava a fianco della mia casa:
ci dividevano solo i rispettivi campi. Con lei e le altre ragazze
della parrocchia del nostro paese, ho potuto fare solo una vacanza
estiva, per me indimenticabile ed avevo già vent’anni! Andammo nelle
Marche, a Numana ed è stata l’unica vacanza della mia vita in
compagnia di altre ragazze. Fu un’esperienza unica, diversa, di
scambio di opinioni e di regole di buon comportamento, dato che
avevamo affittato una villetta. Ci si divideva i compiti per lavare
la biancheria, stirare, cucinare e rassettare la villetta. Non ero
abituata a dividere qualcosa, cioè un bagno o un letto con qualcun’
altro, non ero avvezza a cenare o pranzare ad orari per me non
consoni, ed imparai molto da quella vacanza! Quanto avrei voluto
andare ancora con loro le estati successive! Forse non avrei commesso
l’errore più grande ed imperdonabile della mia vita: sposarmi a
ventidue anni con una persona che non amavo per niente, con la quale
litigavo in continuazione. Fu un errore madornale che mi costrinse a
sposarmi due anni dopo, per fuggire da una gabbia, ma il desiderio di
fuggire da mia madre e da quella prigione prevalse sulla ragione, con
le conseguenze catastrofiche arrivate in seguito. Conobbi poi altre
amiche, che vennero ad abitare nel mio paesino, condivisi con Roberta
M., un pezzo di vita non breve e non felice. Una sera di marzo
conoscemmo due individui in discoteca, molto amici a loro volta, che
divennero in seguito i nostri fidanzati e poi i nostri mariti. I
matrimoni terminarono tutti e due, nel giro di pochi anni per lei,
dopo molti anni ed un figlio per me. Quanto mi mancano le mie amiche
di un tempo! Voi non immaginate nemmeno lontanamente il bisogno che
ho di recuperare il tempo dell’adolescenza, delle vacanze al mare, il
tempo dell’amicizia vera e solida, quel tempo che mai più ritornerà.
Oggi pur sentendoci per sms, pur scrivendoci mail o vedendoci a
Natale, quando va bene, non è certo la stessa cosa, corriamo tutte
troppo e non abbiamo il tempo per sederci, chiacchierare, bere un
buon caffè e confidarci tanti dispiaceri o tante gioie. Non siamo
più quelle ragazze di Rivalta, siamo profondamente cambiate, abbiamo
quasi il timore a volte di rivelarci qualcosa, anche un piccolo
segreto e se lo facciamo è sempre in punta di piedi, con un timore
quasi reverenziale. Non so quanto darei per tornare a quei tempi, che
avrebbero potuto essere allegri e spensierati, gioiosi e contornati
da tantissime amiche! Ce l’avevo anch’io l’amica del cuore, la
migliore amica, poi divennero due, più tante amiche e tantissime
conoscenti! ma ora, Fabiana, che hai quasi cinquant’anni non lo
recuperi il tempo perduto, il tempo delle risate per niente e delle
conquiste in spiaggia. Però, oggi, ho un altro modo di concepire
l’amicizia, pur non vedendo e non sentendo più dentro di me di avere
una e una sola migliore amica. Il resto alle prossime puntate.

Italiano: Vista di Numana.
Italiano: Vista di Numana. (Photo credit: Wikipedia)

Proviamo a parlare dell’Amicizia? Prima puntata.

 

Identificata ed idealizzata questa figura femminile, nostra alter ego, o gemella siamese, con al quale passare ore ed ore a scegliere il trucco più adatto per il viso, a decidere quale abito indossare per fare colpo sul malandrino della IV C, dopo pomeriggi interminabili in discoteca a ballare e ad essere corteggiate, perché carine, simpatiche e anche intelligenti, si affacciano all’orizzonte nuove e pericolose fasi. La mente, il cuore, tutti i cinque sensi di una giovane donna sono pronti e recettivi per captare ogni più piccoal sensazione nuova, si annusano nuove e possibili amicizie, magari conosciute al corso di pianoforte o alle lezioni di nuoto. Queste attività non sono di interesse per  la nostra migliore amica, andiamo sole e facciamo timidamente amicizia con altre persone. Se dapprima siamo un poco spaesate e titubanti perchè “lei” non è con noi, in seguito, ci ambientiamo e scopriamo poi che non stiamo così male. Continua a leggere “Proviamo a parlare dell’Amicizia? Prima puntata.”

Proviamo a parlare dell’Amicizia? Introduzione.

Questo tema sempre molto marcato ed importante del quale vi parlerò volentieri, ha assunto per m, negli ultimi anni dei connotati molto diversi rispetto a quando ero più giovane. In tenera età, cioè fino alle scuole elementari, si manifestano due comportamenti ben delineati: si è spontanei, sinceri, istintivi e non si conosce ancora la finzione, l’ipocrisia e la menzogna. E’ la natura stessa dell’essere bambino, così come il credere  a Babbo Natale, alla fatina dei dentini, a Santa Lucia,  alla befana e via discorrendo. Crescendo, ci si interroga, si iniziano a fare dei distinguo, si sceglie, ci si schiera e di solito si cerca “la migliore amica” o “l’amica del cuore”, che dir si voglia. Questo passaggio o trasformazione è più marcata ed evidente nelle femmine, piuttosto che nei maschi. Anche con la migliore amica però si litiga, questo è fuori discussione, ognuna ha come è giusto che sia, il proprio punto di vista e la propria precisa opinione e raramente, una delle due scende dal piedistallo. Si può addivenire ad un compromesso, ci si può trovare a metà strada pur mantenendo alto il proprio pensiero. Litigate furibonde, minacce di scegliere un’altra migliore amica, ripicche, vendettine, musi lunghi, cellulari spenti, tirate di capelli e poi, data l’età ancora tenera ed incapace di portare lunghi rancori, subentrano riappacificazioni da soap opera,  sorrisi a centoventi denti, telefonate fiume, sms infiniti, regalini! Un tempo quando ero bambina e litigavo con la mia migliore amica, dopo nemmeno un’ora andavo a suonare il suo campanello per salire e chiarire, ora con l’avvento dei cellulari d Internet, è tutto più veloce, rapido e la litigata dura il tempo di una connessione a Facebook. Per fortuna che si litiga! aggiungo, guai a noi se una delle due fosse il clone dell’altra, non durerebbe e si finirebbe per rompere l’amicizia così preziosa. Riporto con piacere la frase della mia migliore amica di quando avevamo sette anni e che tuttora vedo e sento, anche se molto molto meno durante l’anno. Il rapporto si è certamente modificato con gli anni, si è evoluto, pur mantenendo una salda amicizia. Un’abitudine che abbiamo mantenuta però c’è ed è sacra: quella di vedersi per le feste Natalizie ogni anno, scambiandoci il regalo, che non vediamo l’ora di aprire proprio come da bambine. Un Natale viene lei da me, l’anno dopo vado io a casa sua, anche se non abitiamo più nello stesso paesino, cascasse il mondo! Sabato sera le ho chiesto qual’è il segreto secondo lei, che ci fa essere ancora così amiche, da capirci al primo sguardo senza parlare. Sapete che cosa mi ha risposto: “Siamo ancora così amiche perchè non ci frequentiamo così assiduamente come in passato! Probabilmente se ci vedessimo così tanto come allora e condividessimo tutto, l’amicizia si sarebbe rotta da un bel pezzo!”. Questa frase mi ha lasciata di stucco e mi farà riflettere parecchio. Con lei ho condiviso molti aspetti, abbiamo fatto le stesse scuole:Blepharita amica

elementari, medie e superiori, abbiamo vissuto  in simbiosi, pur avendo due caratteri e due personalità diametralmente opposte, ci siamo vestite uguali per anni e ci siamo parlate per intere giornate: riuscivam oa parlare e a ridere di tutto!  Con questa figura essenziale si piange, si ride, si spera e ci si dispera, senza timore di essere prese in giro. A lei confidiamo le nostre prime pene d’amore, lei ci consola, ci asciuga le lacrime e ci suggerisce il da farsi quando il ragazzino per il quale abbiamo preso una cotta colossale, non ci fila per niente. Caso che si verifica nove volte su dieci nelle fasi di pre adolescenza ed adolescenza.

La mia strana e unica famiglia.

 

Ieri pomeriggio alle 16.30 circa, è uscito allo scoperto il mio pronipote, dopo quattro giorni di travaglio snervante! Non ne voleva proprio sapere di farsi vedere, forse sapeva già che cosa lo aspettava fuori dal suo nido che lo ha protetto per nove lunghi mesi. E’ un bambino molto bello, dolcissimo e con un sorriso da angioletto. Già! Un tempo i bambini nascevano con gli occhi chiusi come i gatti e prima di aprirli, passava diverso tempo, ora non solo hanno gli occhi aperti da subito, ma  sorridono dopo pochi minuti dall anscita!  E’ stato un regalo bellissimo dopo ciò che la mia famiglia ha trascorso, lui porterà di certo una ventata di ottimismo e di vita in tutti noi, è il Gesù Bambino che tutti attendevamo e quest’anno possiamo affermare che è arrivato veramente. Dovete sapere che io e gli altri componenti della mia famiglia d’origine abbiamo sempre fatto molta confusione sui rispettivi ruoli che ognuno di noi riveste. Mia sorella per esempio, più grande di me di ben diciotto anni, l’ho sempre considerata la mia mamma, pur sapendo che era mia sorella. Di conseguenza mio cognato (pace all’anima sua!) per me era il mio secondo papà. Io però un papà ce l’avevo già, ma quando ero piccina lo vedevo come un nonno severo, dato che aveva già i capelli tutti bianchi e dimostrava molti più anni di quelli che in realtà aveva! La mia mamma, stessa cosa: a volte l’ho considerata mamma, a volte un’estranea, a volte una baby sitter, avete presenti quelle nanny inglesi o le Tagesmutter tedesche? Proprio mamma nel senso stretto e affettuoso della parola non sono mai riuscita a sentirla. Ora che ha novanta anni suonati a maggio, la risento un poco più mamma, ma se la guardo attentamente mi sento di considerarla la mia nonna. Arriviamo al neo papà, il mio unico nipote figlio di mia sorella: ieri è diventato papà di Alessandro, io e lui ci siamo sempre considerati fratello e sorella, dati i soli otto anni che ci dividono. Lui essendo figlio unico, non mi ha mai chiamata zia, ci mancherebbe altro, ma solo Faby. Quindi se le cose stanno così, io da ieri sono diventata zia e non pro zia, titolo che ripeto mi va molto stretto! Infine c’è la figura rassicurante ed indispensabile nella crescita di un bambino: la figura dei nonni, io ho conosciuto e poco, solo la nonna materna, ma di lei ho un ricordo vivo e nitido. E’ morta quando avevo tredici anni, perciò la ricordo benissimo. E’ l’unica figura parentale che ho semprecollocato nel ruolo giusto, senza confusione e senza smarrimento alcuno. Lei era proprio la mia nonna, la dolcissima e paziente nonna che tutti noi vorremmo avere, quella alla quale confidare i segreti, quella che non giudicava mai, a diversità di sua figlia, cioè mia madre. Insomam la nonnina delle favole, con la crocchia di capelli in testa, lo scialle sulle spalle e le caramelle in tasca da distribuire ai nipoti! La nonna ha trascorso gli ultimi anni della sua vita a casa mia, ho dormito nel grande lettone a barca con lei, ho assistito alla sua fine e ne conservo un ricordo speciale, mai sbiadito negli anni. Ora che è arrivato questo bambino, i miei figli diventano cugini di secondo grado con lui, ma si sentono dei quasi zii a tutti gli effetti, considerando il padre, cioè mio nipote come il loro fratello maggiore. Ben sapendo che è il loro cugino. Che cosa ne dite di queste stranezze ed inversioni di ruoli? Forse siamo strambi, diversi dalle altre famiglie, con molta confusione, pur avendo ben chiaro chi siamo e che cosa rappresentiamo gli uni per gli altri. Come dire: uno per tutti e tutti per uno! Nei miei 5 lustri di vita ho sempre assistito a molta comunione ed unione di intenti, ho sempre visto ed imparato che se uno della famiglia aveva bisogno e stava male, c’era l’altra o l’altro ad aiutare. A prescindere dal ruolo che ricopriva. Quando io e il mio primo figlio eravamo in grosse difficoltà, causa la sepazione dal mio primo marito, mia sorella e mio cognato ci hanno aperto le porte di casa loro, ci hanno raccolto ed accudito per diciotto mesi! Come farebbero i genitori veri. Vorrei dirvi cari amici che io personalmente come famiglia d’origine, nonostante i presupposti iniziali, sono stata molto fortunata rispetto a tante altre persone: in fin dei conti, ho avuto due mamme, due papà, una sorella, un fratello, un cognato, un nipote, una nipote acquisita, un nipotino, un pronipotino, due figli meravigliosi, un marito insostituibile, una nonna da primo premio. Non potrei desiderare di meglio, so che se avrò bisogno, chi è rimasto su questa Terra, mi aiuterà sempre, come io farò con loro e come ho sempre fatto, non risparmiandomi mai. Ne sono certa, così come certa che questo sarà un bellissimo e diverso Natale!