E’ giunta l’ora che io faccia coming out.

Lo sapevo che prima o poi ci ricadevo, i vizi e le abitudini lussuriose ed amabili sono dure a morire! Mi ero persa in un labirinto senza via d’uscita tra i meandri complicati e imprevedibili di v.v. (vite virtuali), libri da presentare e Presepi da premiare. Di lei non ne volevo più sapere, mi faceva anche un pò schifo, vi dirò. Quasi quasi la buttavo via, non mi serviva più, senza accorgermene le stavo togliendo il giusto ruolo e l’amore che merita. Non l’ho più osservata con occhio amorevole, non l’ho sostenuta quando me lo chiedeva, non ho voluto ascoltare i segnali che mi inviava,  ma io spavalda e cinica, l’ho umiliata ed imbruttita. Non se lo meritava, anche se mi ha fatto molti torti e si vendica spesso, mi ha sempre voluto bene e questo non dovevo farglielo.  Le avevo quasi tolto il saluto, mettendo in dubbio per diversi mesi che fosse lei la mia migliore ed amatissima amica del cuore. Due giorni fa l’ho cercata al telefono, era spento, cosa strana per lei, che se lo porta anche sotto alla doccia e mentre è seduta sul w.c. Le ho lasciato diversi messaggi in segreteria, dicendole che mi mancava molto, chiedendole di perdonarmi se l’avevo trascurata. Le ho anche confessato tra lacrime e singhiozzi, che sono ancora nonostante tutto, innamorata persa di lei. Non sono certa che mi abbia creduto, non risponde a ‘sto cellulare! Quando vuole essere antipatica sa come farlo, sa come ferirmi e quali metodi usare. Io fossi in lei non ci crederei più, sono  le solite retoriche parole che dice quando è convinta di non farcela e di non riuscire a rialzarsi. E’ solo quando sta male e le tornano gli attacchi di panico, che si ricorda dell’altra, di quella che c’è sempre se lei le chiede aiuto. L’altra donna, l’amante, la più importante tra lei e gli altri, l’unica persona che sa ancora chiedere per favore e rispondere grazie ogni volta che qualcuno le fa un complimento, che peraltro odia, o l’aiuta in un qualche modo. Avviene raramente che si lasci guidare e consigliare, non avviene quasi mai che una persona si offra per farlo, di solito è lei che sale in cattedra e vuole in mano la bacchetta del direttore d’orchestra! Chi glielo fa fare di continuare a farsi vedere, conoscere e mettere il mostra quel suo corpo ancora affamato di vita e di linfa del conoscere. In nome di che cosa, non l’ho ancora capito! Non credo voglia candidarsi a Beata e Martire, non mi sembra il tipo giusto. In fin dei conti prima di questa vita, le sue quindici vite le ha vissute tutte, appieno e con totale consapevolezza di ciò che faceva o diceva. Questo io lo so molto bene, la conosco più di chiunque altro, più di tutti quei dottoroni che ha frequentato spendendo fior di soldi, risolvendo poco ma crescendo e capendo da sola qual’era il suo bene e cosa le faceva male. Che pretesa alticcia hanno gli psichiatri! Sono presuntuosi e credono di aver capito il cervello umano e le curve che fa a suo piacimento, se avessero veramente capito non ci sarebbero tutti quei poveretti come lei, come me e come miliardi di persone che usano medicine per placare le ansie create dal cervello. Me l’aveva confessato senza reticenza anni fa,  dicendomi” Non ascolto i tuoi pareri, faccio da sempre ciò che mi pare e  piace”. Anche ribelle la signora, la cosa per me si fa ancora più intrigante! E’ uno dei motivi per i quali a suo tempo mi ero innamorata di lei. Bella, inavvicinabile, testarda, imprevedibile ed accattivante. Anche molto vanitosa, ma è femmina, perciò….E’ molto arrabbiata con me, non l’ho più guardata in viso, non le ho più fatto una carezza su quel viso ancora sensuale. Non mi sono più degnata di aiutarla a fare la ceretta in casa, come facevo quando lei era una ragazza e non aveva nemmeno i soldi per piangere. Non le ho più fatto il pedicure ed il manicure, non le ho dato lo smalto alle unghie dei piedi, anche se è inverno e i piedi sono quasi sempre al coperto. Lei va pazza per gli smalti dai colori più vivaci, io me ne sono fregata dei suoi piedi e delle sue mani. Non l’ho più pettinata, non le ho regalato un abito nuovo, non le ho più fatto trovare sotto al cuscino un completino intimo di pizzo nero o macramè, nemmeno una camicina da notte di sangallo, adora questi stracci; io ancora una  volta, ho fatto finta di niente. Quindi mi sono decisa, e facendomi violenza l’ho combinata grossa, ma non mi devo vergognare a confessarvelo: l’ho seguita, pedinata, mi sono appostata e ora so anche dove abita. Continua a leggere “E’ giunta l’ora che io faccia coming out.”

Roma capoccia. (dedicato alle amiche e amici di Roma).

Quanto sei bella Roma quand’e’ sera
quando la luna se specchia
dentro ar fontanone
e le coppiette se ne vanno via,
quanto sei bella Roma quando piove.

Quanto sei bella Roma quand’e’ er tramonto
quando l’arancio rosseggia
ancora sui sette colli
e le finestre so’ tanti occhi,
che te sembrano dì: quanto sei bella.

Oggi me sembra che
er tempo se sia fermato qui,
vedo la maestà der Colosseo
vedo la santità der cupolone,
e so’ piu’ vivo e so’ più bbono
no nun te lasso mai
Roma capoccia der mondo infame,
na carrozzella va co du stranieri
un robivecchi te chiede un po’de stracci
li passeracci so’usignoli;
io ce so’nato Roma,
io t’ho scoperta stamattina.

…la sto ascoltando alla radio, è una poesia magnifica, una musica struggente e avvolgente ed è adatta al mio stato d’animo. La dedico alle mie amiche e amici di ROMA: aspettatemi, tra poco tempo verrò a trovarvi con Italo!  Parola di Gattolona Pasticciona.20131224_181328_resized_1

 

I tre giorni della merla: 29 30 31 gennaio

Mi e vi è piaciuto così tanto il post menzionato, che per rispettare la tradizione la ripubblico anche oggi, che è il primo dei famosi tre giorni. E a onor del vero, la tradizione si rivela esatta: a Reggio Emilia, c’è ghiaccio nelle strade e a quest’ora il termometro segna meno due gradi. Forse alle cinque del mattino poteva essere ancora più bassa la temperatura, ma provavo a dormire, dopo una notte di “Alice Tempestosa”: ha tossito così tanto che poi le è anche sanguinato il naso! Abbiamo trafficato non poco, ma lei, forte e dignitosa qual’è non ci ha fatto nemmeno una piega. Io sì, stamane sembro una gonna plissettata! Ci risentiremo nel corso della giornata, quando avrò rimosso tutte le pieghe, per comunicarvi inedite e sconcertanti notizie! Buon mattino e buon caffè magari con una brioche ripiena di marmellata ai mirtilli!

Un’antica tradizione narra che gli ultimi tre giorni di Gennaio, cioè il 29, il 30 ed il 31, sarebbero i più freddi e rigidi dell’anno. Esistono molte versioni del racconto di questi tre giorni di freddo glaciale. Ogni Regione d’Italia attribuisce un significato diverso e festeggia anche in modo diverso queste giornate. L’unico dato uguale per tutti è quello che riguarda il racconto di una merla e dei suoi pulcini, nati con un piumaggio bianchissimo. Per il gran freddo di quei giorni, la merla e i piccoli si rifugiarono dentro un comignolo, dal quale uscirono, impauriti, il giorno 1 di Febbraio, tutti neri a causa della fuliggine. Da quel giorno, si dice che tutti i merli diventarono neri. Si evince che se alcune leggende parlano di una merla, mamma cioè femmina, nella realtà questi uccelli presentano un forte dimorfismo sessuale nella livrea, che è bruna (come il becco) nelle femmine, mentre è nera brillante (con becco giallo-arancione) nel maschio. Sempre secondo la leggenda, sono soprattutto i contadini che osservavano e osservano tutt’oggi, come si presentano i giorni della merla. Se sono freddi la vicina Primavera sarà bella; se sono miti e caldi, la primavera arriverà in ritardo. Si festeggiano questi tre freddissimi giorni in molte regioni e paesi d’Italia. I dati che ho raccolto parlano di molti paesini del Cremonese come Stagno Lombardo, Trigolo, Formigara, Pizzighettone, Soresina, San Bassano,Annicco, Crotta D’Adda, Cornaleto, Pianengo e Gombito, nei quali è ancora tradizione ed usanza, riunirsi dinnanzi ad un grande fuoco o sul sagrato di una chiesa o in riva al fiume, per cantare insieme al coro. Vengono indossati gli abiti dei contadini di un tempo, le donne con gonna e scialle, gli uomini con tabarro e cappello e si gustano vino e cibi tradizionali. I testi delle canzoni sono un poco diversi da un paese all’altro, ma mantengono come denominatore comune i temi dell’inverno e dell’amore. Solitamente il coro gioca con la parte maschile e quella femminile, intonando simpatici battibecchi come nel canto rappresentato a Stagno Lombardo. I giorni della Merla in provincia di Cremona sono il 30, 31 gennaio e 1º febbraio. La leggenda infatti racconta che ci fu un gennaio particolarmente mite, ed in quegli anni i merli erano di colore bianco. Infatti sbeffeggiavano Gennaio per il fatto che l’inverno stesse finendo senza che ci fosse stato un gran gelo. Gennaio s’arrabbiò moltissimo e si vendicò facendo arrivare un freddo polare. Da qui il loro detto in dialetto” duu t’i dò, oon t’el prumetarò!” cioè “due te li do e uno te lo prometterò”, per il fatto che anche Febbraio ci mise del suo. Per il gran freddo i merli, allora bianchi, si dovettero rifugiare all’interno dei comignoli, diventando tutti neri. Ci sono le versioni della Romagna, del Friuli Venezia Giulia, della Maremma e della Sardegna, ma vi è per l’appunto un comune denominatore: gli ultimi tre giorni di gennaio, considerati i più freddi sono una specie di cartina di tornasole, perché in base a come si presenta il tempo in questi tre giorni, gli esperti sapranno come sarà il clima dell’anno. Certamente durante l’inverno c’è qualche altro giorno più freddo, ma la tradizione non si è spenta. A Bonorva ( provincia di Sassari) per esempio, dicono che Gennaio abbia chiesto in prestito due giorni a Febbraio, perché gennaio era solo di 29 giorni, con due giorni in prestito li avrebbero uniti al 29 e si sarebbe potuto capire il clima del resto dell’anno. In caso di neve di questi tre giorni, era ed è tuttora, una credenza popolare molto forte, a cui molti contadini si affidano, che la primavera arriverà un po’ in anticipo e sarà mite. Se in questi tre giorni non sarà freddissimo, il freddo durerà anche in primavera. In altri paesi si osserva il clima dei giorni dedicati a “su Barbutu” (S. Antonio Abate) il 17 gennaio e de su culi nutu il 20 gennaio (S. Sebastiano) per pronosticare l’andamento del tempo. Un’altra festa per le previsioni del tempo è il 2 febbraio: La Candelora. A sa Candelora, si no proet, s’ilgerru ch’est fora, ma si proet o faghet bentu, baranta dies de malu tempus, cioè: se per la Candelora, non piove, siamo fuori dall’inverno, ma se piove o tira vento, seguiranno altri quaranta giorni di brutto tempo. Ne parleremo a tempo debito….  sempre vostra Faby.

 

 

con caffè e brioche calda, ripiena di marmellata di mirtilli!

Non dimentichiamoci di loro:mai!

Il computer stamane ha fatto qualche bizza puramente tecnica. Ringrazio i miei attenti follwers, solo quelli che mi amano di più, particolarmente attenti ed acuti osservatori, solo di occhi, che mi avvertono ogni qualvolta un post è male pubblciato o illeggibile. E’ il problema della diretta, succede anche a Tele Fabiana. Riporto qui di seguito il post, spero questa volta in maniera corretta e leggibile.

Buongiorno, non nevica ancora, ma le previsioni del nostro attento ed organizzato Comue di Reggio Emilia, sezione IREN, ci ha avvertiti con un SMS che possibilii e abbondanti nevicate arriveranno nel tardo pomeriggio e nella giornata di domani. Mentre attendiamo il soffice e candido manto, dobbiamo per forza di cose ricordarci oggi della giornata della Shoah, (catastrofe) che ha sostituito il termine Olocausto il termine «olocausto» usato in precedenza per definire lo sterminio nazista, perché con il suo richiamo al sacrificio biblico, esso dava implicitamente un senso a questo evento e alla morte, invece insensata e incomprensibile, di sei milioni di persone. La Shoah è il frutto di un progetto d’eliminazione di massa che non ha precedenti, né paralleli: nel gennaio del 1942 la conferenza di Wansee approva il piano di «soluzione finale» del cosiddetto problema ebraico, che prevede l’estinzione totale  di questo popolo dalla faccia della terra. Lo sterminio degli ebrei non ha una motivazione territoriale, non è causato da ragioni espansionistiche o da una per quanto deviata e pazza, strategia politica. È deciso sulla base del fatto che il popolo ebraico non merita di vivere. È una forma di razzismo radicale che vuole rendere il mondo Judenfrei,cioè ripulito dagli ebrei. Nato tredici anni fa,questo Giorno della Memoria si celebra oggi,  27 gennaio perché in questa data le Forze Alleate liberarono Auschwitz dai tedeschi. Al di là di quel cancello, oltre la scritta «Arbeit macht frei» (Il lavoro rende liberi), l’inferno era il padrone di tutto. E il mondo vide allora per la prima volta da vicino quel che era realmente successo, conobbe lo sterminio in tutta la sua orripilanza.. Il Giorno della Memoria non è una mobilitazione collettiva per una solidarietà ormai inutile. È  un atto di riconoscimento de di ricordo di questa storia:, che non è uan favola ma è realmente e tristemente avvenuta. Qualcuno avrebbe tentato di far credere al mondo che erano fandonie e leggende metropolitane: spero che nessuno vi abbia mai creduto! Basta sfogliare un qualsiasi libro scolastico di storia per renderci conto della verità. Se tutti, quest’oggi, ci affacciassimo ai cancelli di Auschwitz capiremmo che cosa è stato di quei poveri scheletri che camminavano già morti, verso la morte.Auschwitz è il nome tedesco di Oswiecin, una cittadina situata nel sud della Polonia. Qui, a partire dalla metà del 1940, funzionò il più grande campo di sterminio di quella sofisticata «macchina» tedesca denominata «soluzione finale del problema ebraico». Auschwitz era una vera e propria metropoli della morte, composta da diversi campi – come Birkenau e Monowitz – ed estesa per chilometri. C’erano camere a gas e forni crematori, ma anche baracche dove i prigionieri lavoravano e soffrivano prima di venire avviati alla morte. Gli ebrei arrivavano in treni merci e, fatti scendere sulla cosiddetta «Judenrampe» (la rampa dei giudei) subivano una immediata selezione, che li portava quasi tutti direttamente alle «docce» (così i nazisti chiamavano le camere a gas). Solo ad Auschwitz sono stati uccisi quasi un milione e mezzo di ebrei. Dopo la Shoah è stato definito il termine «genocidio». Purtroppo il mondo ne ha conosciuti tanti di questi tristi eventi e ancora troppi sono in corso sulla faccia della terra. Riconoscere delle differenze non significa stabilire delle gerarchie nel dolore: come dice un antico adagio ebraico «Chi uccide una vita, uccide il mondo intero». Ma mai, nella storia, s’è visto progettare a tavolino, con totale freddezza e determinazione, lo sterminio di un popolo. Studiando le possibili forme di eliminazione, le formule dei gas più letali ed «efficaci», allestendo i ghetti nelle città occupate, costruendo i campi, studiando una complessa logistica nei trasporti, e tante altre manovre e piani di eliminazione totale di questi poveri esseri umani, come potrei essere io o voi, cari amici.  La soluzione finale non è stata solo un atto di inaudita violenza, ma soprattutto un progetto collettivo, un sistema collettivo, condiviso, ed approvato di morte. Perché dobbiamo allora ricordare e commemorare ancora, soffrire, piangere come sto facendo io in questo momento e penso anche voi?  Il Giorno della Memoria non vuole misconoscere gli altri genocidi di cui l’umanità è stata capace, né sostenere un’assai poco ambita «superiorità» del dolore ebraico. Non è infatti, un omaggio alle vittime, ma una presa di coscienza collettiva del fatto che l’uomo è stato capace anche di fare questo. Non è la pietà per i morti ad animarlo, ma la consapevolezza di quel che è accaduto. Che non deve più accadere, ma che in un passato ancora molto vicino a noi, nella civile e illuminata Europa, milioni di persone hanno permesso che accadesse.  Per non dimenticarli mai, parliamone nelle scuole a partire da quelle Elementari, Medie, Superiori, parliamone in Chiesa, negli Ospedali, nelle Piazze, nelle nostre case, dentro alle sale che servono per fare quelle odiose riunioni condominiali nelle quali tutti urlano. facciamo conoscere a chi ancora non conosce, l’obrobrio, la bruttura, la ferocia, la nefandezza, la pazzia e tutti quei componenti che fanno arrivare alla decvisione umana di sopprimere anche solo un essere umano. Non c’è nulla da occultare o non dobbiamo far finta che non sia mai successo, potrebbe ri succedere, Dio non lo permetta!

Il segno zodiacale dei Pesci.

 

..nata sotto il segno dei pesci, così cantava Antonello Venditti, poeta e grande cantante per quanto mi riguarda! Sotto il segno dei pesci era il suo ottavo album, realizzato per la prima volta con la casa discografica Philips, dopo aver abbandonato la RCA italiana. Correva l’anno 1978, io avevo 14 anni e iniziavo le medie, lui era in testa alle classifiche ed aveva 29 anni, essendo nato l’otto marzo 1949. La copertina dell’album, opera di Mario Convertino, era bianca, con disegnati due pesci, uno blu ed uno arancione; nella prima edizione vi erano inoltre disegnati in rilievo tutti e dodici i segni dello zodiaco. L’album venne pubblicato il giorno del compleanno del cantautore, l’8 marzo, e diventò suo malgrado la colonna sonora di un periodo cupo per la storia italiana (solo 8 giorni dopo, il 16, venne rapito dalle Brigate Rosse Aldo Moro). I nati sotto questo segno d’acqua, appartengono al periodo che va dal 20 febbraio al 20 Marzo,hanno personalità molto complesse e contraddittorie. Mi riesce molto complicato, nonostante abbia consultato i miei antichi testi di “stregoneria e cabala” dare una sola definizione di questo segno, dal momento che ho notato che la principale caratteristica è quella della mutevolezza e dell’adattamento alle più disparate situazioni che gli si presentano. L’uomo dei Pesci, ha un suo charme tutto particolare e diverso da altri segni, è per natura più sensibile ed emotivo che virile e maschio. Dimostra la sua passionalità in amore con gesti e comportamenti più mistici che audaci o folli. E’ silenzioso, a volte introverso, timido ed ha bisogno di essere incoraggiato e spronato perché ha paura e teme le grosse responsabilità. E’ sufficiente un sorriso o un abbraccio per farlo sognare, così come gli basta un alito di vento per riportarlo con i piedi per terra e rompere l’incantesimo. Sono libertini e materialisti, edonisti, ricercano il proprio piacere dal quale si lasciano condurre, rifuggendo azioni e giudizi logici. Sono buoni d’animo, capaci di slanci generosi e offrono il loro aiuto a chi si trova in difficoltà. Amare una persona dei Pesci significa anche non fargli mai domande precise. Mancano di senso pratico sono poco capaci di relazioni condite da grande trasporto passionale e fantasia. Discontinui nei sentimenti, se annusano attrazione per un’altra persona che non è quella ufficiale, si fanno facilmente trasportare in una strada proibita per ricercare un’evasione alla routine. Un piccolo avvertimento se vi siete innamorate di un Pesci: mostratevi tristi e malinconiche, così gli offrirete l’occasione per consolarvi e sostenervi, cosa che gli riesce particolarmente bene. La donna Pesci è ancora più sognatrice e romantica dell’uomo. Ella vive in un mondo fatato e prova meraviglie per ogni cosa del creato, per lei l’amore è lo scopo primario della sua vita. Però anch’ella preferisce l’amore spirituale e cerebrale a quello fisico e passionale. Quando si sente realizzata raggiunge uno stato di grazia colmo di intese e di profondi slanci interiori. I punti deboli dei pesci sono i piedi e l’intestino. Qualche lato descritto lo  sentite vostro, oppure non vi ritrovate in nessuna delle caratteristiche sopra citate?

 

 

Vorrei.

 

Vorrei imparare a non avere paura dei momenti di silenzio, ma saperli apprezzare ed amare. Vorrei staccare il telefono e lasciarlo spento per un mese intero. Vorrei trascorrere ore ad ascoltare musica, mentre mi addormento serena. Vorrei ricominciare a scrivere sui fogli di carta, con la mia bella calligrafia, con la biro o la matita. Vorrei darmi meno ordini e perdonarmi di più se sbaglio qualche azione. Vorrei mettere in pratica i consigli che mi vengono elargiti da chi mi ama veramente e nulla pretende in cambio. Vorrei saper dire ancora la parola “ti amo”, anche ad un piccolo bocciolo di rosa. Vorrei saper amare in modo diverso da come faccio ora. Vorrei camminare da sola, senza aiuto da nessuno. Vorrei non dovermi sobbarcare l’onere ed il peso degli errori degli altri. Vorrei più sorrisi intorno a me e meno visi arrabbiati ovunque. Vorrei ridere di più, per motivi stupidi e futili, mentre non ne sono più capace. Vorrei non essere consapevole e cosciente di come sta andando questo mondo. Vorrei fare un lungo viaggio da sola, anche non lontano, ma quel viaggio che non ho mai fatto sola. Vorrei scrivere molto molto meno e leggere di più. Vorrei imparare nuove ricette e sperimentarle. Vorrei avere l’umiltà di ammettere che sono un essere umano come tanti, soggetto ad errori e sbagli. Vorrei il sole sul mio cuscino che mi scaldi le braccia, la luna in cucina quando vado a tavola, vorrei la pioggia quando sono felice a ricordarmi che è solo per qualche attimo. Vorrei che mi fosse chiaro ciò che mi dico e che scrivo, vorrei che almeno uno dei desideri che ho si materializzasse davvero. Vorrei ma non posso, amarti di più, vorrei mi bastasse tutto ciò che ho e non vorrei aver scritto ciò che mi scoppia dentro.

Dimmi come fai la spesa e ti dirò chi sei!

 

Andiamo a “fare la spesa”?. Quante volte nel corso di una vita pronunciamo queste tre semplicissime parole, che stanno ad indicare un’azione volta all’acquisto di generi alimentari, che stanno per terminare in dispensa o in frigorifero. Oppure acquistare altre categorie merceologiche non necessariamente alimentari. Dal fertilizzante per il giardino, al collare antipulci per il cane, i chiodi per appendere i quadri, lo zerbino nuovo da mettere davanti all’entrata di casa, gli assorbenti per grandi e piccini, la nuova schedina telefonica prepagata, prodotti quindi non alimentari. Quella che ogni essere umano ha sempre chiamato molto semplicemente”la spesa”, ha fatto sviluppare nel corso degli anni, abitudini e comportamenti diversi nella modalità di eseguire e programmare la stessa. Un banalissimo gesto ripetuto da secoli, da milioni di persone di ogni sesso ed età, può offrire alla vista di chi a sua volta, diviene compagno di carrello, una serie infinita di atteggiamenti. C’è chi fa gli acquisti tutti in un unico punto vendita, chi li suddivide per affetto e fiducia: la carne solo dal pizzicagnolo, il pane solo dal fornaio sotto casa, i salumi solo dal salumiere che conosceva nostro nonno, il vino solo dal contadino amico di famiglia, i formaggi? esclusivamente al caseificio quando ci sono le partire di parmigiano reggiano migliori.Gli altri prodotti,  si possono acquistare in qualsiasi supermercato, discount o catena in franchising che venga solo ed esclusivamente quel genere. Nascono e fioriscono così i vari Target, Limoni profumerie, la Saponeria, i Cash & Carry, dove vi sono una valanga di offerte a prezzo bassissimo, ma a qualità a volte scadente. Bisogno fare attenzione alle fregature: oltre una soglia minima di prezzo non dovremmo mai scendere, anceh se si tratta di una banale spugna per lavare i vetri. Qualcuno ama e rincorre in maniera ossessivo compulsiva tutti i “tre per due” o i “compri due e paghi uno”, qualcun’ altro fa le ingannevoli raccolte punti, chiedendo al vicino di cassa se li tiene o se glieli può regalare. Attenzione! Il piumone o i bicchieri di puro cristal/vetro, sono già pagati con le innumerevoli “spese”, oppure lo otteniamo solo con il “maledetto” ed incestuoso “contributo in danaro”. Specchietti per le allodole, meglio ottenere subito lo sconto in danaro alla cassa, come all’ ESSELUNGA, o al CONAD, per citare due nomi che conosco. Ci sono donne, che approfittano solo delle offerte lette nei volantini lasciati nella cassettina della posta,anche se in quel preciso istante non necessitano nel modo più assoluto di tali generi. Non è banale “fare la spesa”, ci vuole oggi la patente, la lente d’ingrandimento e la calcolatrice in tasca, quando si decide di acquistare. Il termine obsoleto, che a me personalmente non dice e non significa nulla di preciso, non piace. In quelle tre parole dette in un italiano non corretto, non emerge il significato giusto. E’ solo una consuetudine, che non so bene quali origini abbia, in sé non vuol dire che cosa si va a fare. Il termine è forse stato storpiato dal famoso detto “farne le spese”??. Per fare assumere un’identità all’acquistare le materie prime di cui sopra, potremmo dire “Oggi pomeriggio alle 15, andiamo ad acquistare i prodotti mancanti in dispensa e nel bagno?”. ma queste sono quisquilie e pinzillacchere, arriviamo al sodo. Quasi tutti oggigiorno prepariamo una lista dei prodotti da acquistare, ma in due modi diversi: se ci rechiamo in prima ed unica persona, la stiliamo leggibile e dettagliata, se deleghiamo qualcun’ altro, la compiliamo distrattamente e poco comprensibile. Che cosa significano quelle sigle di partito sconosciute? O sono forse le nuove malattie del millennio? Comperare:3 accagi di pc. tag. sot? Forse a noi che lo abbiamo scritto è chiaro, che sono 3 etti di prosciutto cotto, tagliato sottile, ma se legge un’altra persona, magari anziana, al nostro posto, siamo sicuri che comprende ciò che vorremmo sia acquistato? Due sc di det x p e una sc di det x lav.,(due scatole di detersivo per piatti e una scatola di detersivo per lavastoviglie o lavatrice?), forse non è chiaro nemmeno a noi! All’occhio di un uomo distratto e non abituato a “fare la spesa”, non aspettiamoci sia chiaro da subito il significato. Aspettiamoci invece una telefonata, alquanto scocciata per chiederci esattamente che cosa significano queste sigle incomprensibili:elleti, accagi, cappagi, accaelle, diaelle, dielle, cielle, emmeelle, ecc.ecc. Si notano visi maschili spauriti tra le corsie dei supermercati, occhi spalancati che denotano paura e sgomento, nel leggere la lista nera. Sanno a priori e hanno ragione,che una volta ritornati a casa con i prodotti della spesa errati, dovranno non solo prendersi una bella ramanzina dalla Dirigente di Famiglia, ma dovranno tornare al supermercato per acquistare i prodotti giusti, restituendo quelli errati. Li vediamo muti e rassegnati ad occhi bassi, che fingono di prendere la marmellata nel ripiano più in basso, chinati con i lbavero rialzato del giaccone, per non essere riconosciuti magari dai colleghi di lavoro,che sono anch’essi in giro tra gli scaffali. Poi stremati e vinti dalla calligrafia a mo’ di Alfabeto morse, con un fil di voce appena udibile, domandano alle massaie, che con agilità e gambe svelte, si muovono con il loro carrello stra colmo, se per favore li possono aiutare a decodificare la lista nera. Ci sono poi famiglie intere, che neonato nel cestino del carrello vanno tutti allegramente a fare questa benedetta spesa, se il pupo piange e tocca tutti i prodotti esposti, facendoli cadere, non fa niente, l’importante è condividere tutto. Stanno per ore dentro al super, pur di far venire mezzogiorno, assaggiano il caffè che la promoter prepara, si mangiano un pezzettino di pane all’olio d’oliva dell’altra promoter, si ungono le mani di Nivea in promozione…poi alla cassa sgomitano e cercando di far credere che il piccino ha fame, provano a passare davanti a tutti. Incontriamo anche i single, quelli che si recano al supermercato dopo l’orario dell’ufficio, sono riconoscibili perché si trascinano dietro un profumo di dopobarba, capelli appena lavati e morbidi e occhio languido formato “trota lessata al vapore”. Hanno la speranza, che è spur sempre l’ultima a morire, di conoscere persone nuove e altrettanto desiderose di compagnia, acquistano porzioni monodose, detersivi mignon, piatti, bicchieri, posate usa e getta. Camminano adagio stando attenti alle signore o signorine vestite come dovessero andare ad un aperitivo a Teatro, tacco alto, tailleur da pomeriggio, truccate e unghie perfette:sono loro quelle giuste o quasi con le quali si può tentare un approccio. C’è che si incontra clandestinamente con l’amante davanti ai latticini, e non ci si sbaglia perché farfugliano di tutto, ma nel carrello mettono solo un buon deodorante intimo e uno per le ascelle, null’altro. C’è anche chi invece, stanco e deluso per gli errati acquisti e per le procedure di manovra faticose, non segue la lista ed acquista tutt’altro, c’è anche chi la lista nera, la butta appena entrato al super: improvviserà e comprerà solo ciò che in quell’istante sarà più in vista o avrà i colori più sgargianti per attirare l’occhio inesperto. Il discount è anche un punto di ritrovo per le chiacchiere di metà mattina o metà pomeriggio, di solito a carrellata avvenuta, scontrino pagato, rilettura del metodo veloce, che si rivela più lento del classico, ottenuto l’accumulo punti per il pigiama di paille da avere in regalo con il contributo in euro, le nocette dei piedi(malleoli) piene di lividi, vi è la consuetudine di andare al “punto ristoro” del supermercato. Finalmente! In questo caso chiamarlo punto ristoro è corretto, dopo tale missione impossibile occorrono due cordialini al ging seng per tirarsi un poco su’ di morale e di forze! attorno al banco salumi ci sono le riunioni scolastiche e le amiche, programmano le uscite serali. Eh sì amici ed amiche, andare ad acquistare i prodotti mancanti per dispensa, cassetti, freezer, frigorifero, toilette, cantina e garage è non solo faticoso, ma molto dispendioso, e di non facile otte
nimento di un compagno/a per la vita. Le statistiche mi dicono che negli ultimi anni, sono cresciuti in modo esponenziale coloro che “fanno la spesa” via Internet, pagandoal con la carta di credito, stando comodamente seduti a casa. Si fanno un bel bagno caldo o preparano il pranzo, mentre in tutta serenità, aspettano il momento, (di solito nel giro di poche ore si ha la spesa a casa!) nel quale il furgoncino con scritto “SUPERMERCATO TAL DEI TALI” suonando il clackson, vi appoggia le borse colme davanti al cancello di casa. Con dentro il pigiamino di paille.

Il tg di Canali edizione breve e speciale.

Buongiorno a tutti, una semplice notizia di precisazione, per rispondere ad alcuni nuovi e gentilissimi lettori/ici. L’argomento che riguarda i tradimenti maschili e femminili, non è solo formato dal post “TRADIMENTI MASCHILI E FEMMINILI, CONCLUSIONI FINALI”, che si trova nella categoria “INGHIOTTIRE CON UN POCO DI ZUCCHERO, ma è molto più vasto ed articolato. I primi tre post, li trovate nella categoria “Il Rabarbaro Cynar” e sono: le infedeltà maschili: senza o con nuova prole, prima puntata. Le infedeltà maschili esistono dai tempi antichi, seconda puntata. Le infedeltà maschili terza puntata.

Per quanto riguarda invece, per par condicio e par necessità, Le infedeltà femminili sono così articolate: Introduzione, prima puntata e seconda puntata: questi tre li trovate nella categoria Inghiottire con un poco di zucchero. Poi abbiamo il post conclusivo su entrambi i sessi. Quindi a conti fatti, se non vado errando i post sono Sette. leggeteli attentamente, comodamente, riflettendo su stile e contenuti, le statistiche di lettura mi dicono molto poco, anche se in quei giorni il picco ha superato abbondantemente i post piccanti (si fa per dire!) che riguardano le casalinghe senza e con grembiule. Mi importano maggiormente le parole e le idee, che a mio avviso vorrebbero emergere dalla vostra bocca, ma che per qualche strana ragione non esprimete. Si tratta di esprimere in modo garbato, sincero e civile un punto di vista, tradire è purtroppo da sempre una consuetudine, una brutta moda, un abitudine reiterata e consolidata nei millenni. Non ho scoperto nulla di nuovo o di originale, ho semplicemente desiderato parlarne con voi. A presto per nuovi e forse… interessanti sviluppi di altri argomenti.

 

I consigli spicci e pratici del martedì.

 

Stasera, se volete provo a cercare nei vecchi quaderni dei miei appunti qualche facile rimedio per la salute e per la bellezza. Queste due situazioni sono date per scontate quando si è giovani, ma per mantenerle il più a lungo possibile, non dimentichiamoci di alcuni piccoli ed innocui accorgimenti. Come sempre vi domando se li conoscete e se li avete mai sperimentati e, nel caso li aveste sperimentati, sarei curiosa di confrontarmi con voi sugli esiti ottenuti. Buona serata e buona cena!

Rimedi inerenti la salute: per evitare che le scottature ci facciano venire le vesciche dolorose con quel liquido che una volta uscito, brucia parecchio, mettiamoci sopra un poco di aceto, oppure molta polpa di mele.

Contro l’antipatica stitichezza, prepariamo un infuso con 50 grammi di orzo in grani sciolti in un litro di acqua calda e 50 gr. di orzo in polvere, facciamo bollire mezz’ora e beviamolo durante la nostra giornata.

Se i nostri bambini o noi stessi abbiamo un calo grosso di appetito, prepariamo una tisana in questo modo: mettiamo nell’acqua bollente per 5 minuti un pizzico di alloro e uno di santoreggia (erboristeria). Filtriamo e beviamo due tazze al giorno, con un cucchiaino di miele se risultasse troppo amaro.

Quando una ferita impiega molto tempo a cicatrizzarsi, schiacciamo una foglia di geranio sopra ad una garza di cotone bianco e appoggiamola sulla parte escoriata.

Un semplicissimo trucco, che forse conoscete già per far passare il singhiozzo subito, è quello di tapparsi il naso mentre si beve un bicchiere d’acqua.

Per ultimo un trucco efficace per risolvere il frequente problema dell’alitosi. Questo antipatico problema può dipendere dal consumo di alcuni cibi, ma a volte è dovuto ad una cattiva igiene della bocca e del cavo orale, che se non puliti e igienizzati a dovere quotidianamente, producono molti batteri. Perciò vi consiglio di fare due gargarismi (sciacqui) al giorno con questo semplice infuso:10 grammi di anice stellato messo per 10 minuti in infusione in due decilitri di acqua bollente. Lasciamo raffreddare ed usiamo giornalmente questo colluttorio naturale, conservandolo in frigorifero.

Consigli per la nostra bellezza!

Se vogliamo avere sopracciglia più precise e acquistare maggior intensità nello sguardo, spazzoliamole dal basso verso l’alto e non viceversa.

Per evitare un’eccessiva sudorazione sotto alle ascelle (iperidrosi) tenerle depilate e rinfrescate spesso con un buon deodorante in stick o in crema, non spray.

Un’altra ricetta per fare un buon bagno rilassante, per chi di voi ha la vasca in bagno. Mettiamo in un sacchettino di cotone un kg. di sale grosso da cucina,1/2 kg di crusca, 1 manciata di foglie di menta, una di rosmarino, un pochino di lavanda e qualche foglia di salvia. Amalgamiamo il tutto e mettiamo il sacchettino chiuso, dentro la vasca da bagno. E buon relax!

Una cura che può funzionare contro la tanto odiata forfora è questa: frizioniamo il cuoio capelluto con sale marino per tre sere consecutive, a capelli asciutti, poi il mattino dopo spazzoliamo e laviamo i capelli con il nostro abituale shampoo neutro, usiamone poco però!

Se il buongiorno si vede dalla buonanotte…

 

Oggi martedì 21 Gennaio 2014,  compie gli anni una mia ex compagna di classe, ex amica, ex moglie, ma attuale mamma di quattro figli. Per lei oggi sono 50! Auguri a S.S.R., mia vicina di casa anche se non ci parliamo più, anche se fa un mestiere che io non condivido, forse uno dei più antichi del mondo, ma è stata una sua scelta e va comunque rispettata. Se l’ha fatto, forse, oggi per la prima volta mi sento di pensare in modo non univoco  e affermo che avrà avuto le sue buone ragioni. Ciò detto, vi confesso che ho dormito quasi dieci ore raggomitolata nella posizione che amo di più: posizione fetale sul fianco sinistro con abbracciato il mio cuscino. Dormo così da una vita, ragion per cui l’ernia lombare mi si è sviluppata a sinistra, la spalla più dolente è la sinistra, il lato più dolente è sempre quello del cuore. Costringo perciò l’altro componente del lettone,  a dormire a sua volta sempre sul lato sinistro, anche se vorrebbe qualche volta, poveranima, cambiare posizione. Gli si addormenta la spalla, gli formicola la mano, la faccia, la poderosa gamba e tutto il lato intimo sinistro (forse anche il destro, ma di notte non vado a fare il controllore!). Egli afferma che se solo osasse girarsi verso di me, non solo sentirebbe “ronfare” una gatta ronfona e sorniona, badate bene, ho detto ronfare che è ben diverso dal russare! ma si potrebbe prendere anche qualche sberla in pieno viso e regolarmente le mie dita andrebbero a conficcarsi negli occhi suoi! Vi chiederete perchè mi comporto così male, io che sono una personcina quasi a modo, come mai  violento di notte quest’uomo, motivi apparenti non ne ho, ma abbiamo già fatto diverse prove notturne: io dormendo con sonnifero e tappi alle orecchie, non mi accorgo di nulla, non mi rendo conto di dargli quei ceffoni (lievi mi dice per fortuna”) nè tantomeno mi accorgo di cercare di buttarlo via dal letto con grandi falcate di gambe. Non mi capisco, non comprendo bene, sono alta  un metro e sessantaduecentimetri, ho movenze gentili e sono abbastanza aggraziata nei movimenti, ma di notte perbacco! esce la tigre indomabile che vive in me. Vive gratis, aggiungo io, affitti non ne paga quindi il contratto è irregolare e siamo come dire “in nero” da brave italiane: io e la tigre, complici in un contratto di locazione non registrato, pertanto potremmo essere oggetto di segnalazione all’agenzia delle entrate! Non ho mai saputo di saper ronfare, nessuno me l’ha mai detto, è pur vero che ho dormito da sola in un lettone maxi per anni e anni, quindi non avevo più metri, cioè ospiti di paragone. Perciò una notte di luna piena, nella quale il ronfo stava per divenire “un russare” in piena regola, mi ha registrato a mia insaputa, e al mattino mi ha fatto sentire la registrazione. I boati disumani che ho udito, i versi animaleschi, le note del pentagramma, erano tutte mescolate insieme, non era un ronfo quello, era un misto tra il sonnecchiare della mia inquilina morosa ed una persona agonizzante. Ma sono io Fabiana Schianchi ragioniera ora a riposo, automunita,  capace di notte di produrre simili maleducazioni verso il prossimo? Invece di dedicarmi solo all’arte di Morfeo e di sogni allettanti e piccanti, come sognare la pizza con il peperoncino, produco una sorta di anidride carbonica che inquina, non solo la mia camera da letto, ma una buona parte del Pianeta! Per le sberle che prende e gli occhi infilzati dalle mie dita, su quelle scene non gli do il consenso per filmarmi, questo no! Gli credo sulla parola, non voglio dubitare di lui a tal punto, anche se un piccolo dubbietto mi potrebbe nascere spontaneo. Prendo la compressa per dormire, anche qua il perchè e il percome è storia lunga e ventennale, ve la spiego un’altra volta, ma non credo di essere originale o innovativa, e nemmeno l’unica che assume un medicinale per dormire, forse è quella che mi fa emettere quei gorgheggi?  Torniamo a noi,rifaccio il punto della nottata: dormo e riposo benissimo, raramente ho incubi, mi sveglio che sono ancora pettinata come quando mi sono coricata, quindi vuol dire che mi muovo pochissimo durante le fasi rem e contro rem, dormo rannicchiata sul mio lato sinistro, ho i tappi alle orecchie e qualche volta la mascherina da Zorro (se intravedo luce in camera..) come posso picchiare un essere umano? Lui afferma, che il mio inconscio, che in quell’attimo diviene conscio e vigile sente, cioè annusa e percepisce che una presenza più o meno umanoide, si sta avvicinando alla mia zona protetta, io mi metto in posizione di guerra, per salvaguardare i miei tre quarti abbondanti di letto. Vi ricordo sempre che non sono un gigante ingombrante come lui! Sono alta mt. 1.62 x 57 kg di peso tutti distribuiti più o meno equamente. Ma come faccio ad annusare una presenza, a captare un lievissimo movimento ondulatorio di qualcuno, cioè sempre lo stesso personaggio, che si avvicina con timore e paura a me, che sono imbambolata e ronfo? Lui, il malmenato, afferma senza timore di smentita,  che forse con le mie vibrisse da gattolona avverto il respiro,  di un altra persona che sta alitandomi in viso,.Quindi capto il di lui alito o “fiatella” che dir si voglia e mi preparo alle difesa. Scagli il primo spicchio d’aglio mangiato la sera precedente sulla bruschetta, chi di voi non ha la fiatella notturna! Ora ho capito il perchè picchio, conficco e ronfo,allontanando chiunque tenti di avvelenarmi di notte con i gas tossici!