Laddove.

Laddove finisce il colore inizia il cielo. Le luci mi accompagnano sin dove l’occhio vede e percepisce ogni più piccola sfumatura di colore. Il.giorno termina il suo lavoro, il buio inizia il suo turno ed io mi chiedo ancora dov’è che termina il mio roboante andare per far posto ad un quieto vivere. Laddove non ci sarà più cielo, forse un giorno ci sarò io. Laddove l’infinito si fa spazio abita Dio con le sue nuvole che altro non sono se non le Sue coperte. Laddove c’è ancora pace e silenzio, è lì che vorrei essere ora.

Scusate il disagio: lavori in corso!

Mi scuso con i lettori del romanzo” NINUCCIA E GLI ANGELI” ma ho pubblicato erroneamente solo un pezzo della fine del IV CAPITOLO! Mi è partito x errore il tasto ” pubblica”. Non è finito!!! Questo IV CAPITOLO mi sta facendo tribolare parecchio! Forse è la parte più piccante che non vuole essere pubblicata? Mah! Comunque verrà ripubblicato integro se le mie dita non schiacciano tasti invano! Buon pranzo a tutti!

NINUCCIA E GLI ANGELI ( VI ed ultima parte del III CAPITOLO)

Giochi di luce e neve.

Buongiorno ai miei lettori! Mi scuso x la lunghezza della V parte del III cap che in sede di eventuale stampa del libro verrà sicuramente ridimensionato. Scrivo ora le ultime righe, invitandovi a suggerire vs. Graditi commenti. Negativi o positivi che siano, ma pur sempre costruttivi. Prima di terminare questo lunghissimo capitolo mi preme dirvi che il tablet o word press o la memoria del blog che ha 8 anni, non stanno più al passo con la mia velocità di scrittura. Dovrà metterci le mani San Corrado ( il mio informatico personale ndr) per capire come mai! Vado troppo in fretta a scrivere per questi strumenti già obsoleti x me! Memore di quando lavoravo in un CED, praticamente a cottimo! Credo di essere stata una delle più veloci tastieriste che l’azienda aveva! Sarei molto più avanti nella correzione del romanzo e voi sareste già entrati nel cuore vero della storia.

Finestrino esterno di casa mia.

Devo dirvi però che arrivati a questo momento del film, qualche boccia è ferma e i punti cruciali sono emersi. La trama si continuerà ad allargare a ragnatela con colpi di scena continui,flash back,personaggi nuovi che contribuiranno a rendere affascinante e mai banale la storia. Ne approfitto ora x citare il sig. ALBERTO ANELLI, Dio non volesse mai che io me ne dimentichi che è la.fonte di Castrolibero ove ho attinto nomi reali degli attrezzi che gli Scarpari usavano in quel periodo. Nomi e modi di dire riguardo alle scarpe sono perciò fonti veritiere e attendibili. Il perché io abbia poi voluto mescolare la storia di Ninuccia con quella degli Scarpari è un altra faccenda ed ora non è il momento giusto x rivelarlo. Andiamo ora a finire sto benedetto III CAPITOLO. Una raccomandazione: se non ricordate dove eravamo rimasti vi consiglio di rileggere un pezzetto del post precedente x non perdere MAI il filo del discorso. Buona lettura stimata in circa 13 minuti

Sperando che non mi faccia addormentare proprio ora che sono quasi arrivata, dopo questo interminabile e terribile viaggio. In fin dei conti aveva semplicemente conosciuto una persona molto in gamba che se dapprima sembrava rozza e tetra, si era si era rivelata con un’intelligenza profonda ed un aspetto fisico che la faceva vibrare. Un uomo con mani affusolate che conosceva ed insegnava la musica a bambini, da lui definiti ” Angeli” nati con handicap non banali. Un uomo così doveva essere dotato per forza di cose di una sensibilità straordinaria. Tanto terribile la faccenda in sé non era, potevano invece risultare terribili le conseguenze che sarebbero nate se continuavano a vedersi o a frequentarsi. Ma come fare,dato che Castrolibero conteneva solo 10368 anime, stando ai dati ISTAT del 31 agosto 2008? Dati che Ninuccia aveva appreso documentandosi accuratamente prima della partenza. Se paragonato al milione di abitanti di Bologna, quelle creature si vedevano e si conoscevano tutte. Non sarebbe riuscita perciò ad evitare di incontrarlo una volta o l’altra e questo per lei era un grosso problema. Doveva prepararsi ad una simile eventualità, ma ora il Capotreno avvertiva che finalmente erano arrivati Cosenza e bisognava scendere definitivamente dal treno.

Coppia vintage di elfi.

Ninuccia scese con calma e si diresse subito al bar della stazione per fare una colazione abbondante.” Prima andrò in toilette anch’io a darmi una rinfrescata. Non voglio sembrare una prostituta che ha passato la notte ” a lavorare”….memore delle parole udite da Gaudenzio. Raggiunse la toilette dove fortunatamente vi erano anche le docce. Con due gettoni la poteva fare calda, ma non avendo tempo da perdere decise di sfidare la sorte e le sue cervicali e la fece gelida. Si friziono’ per bene ciò che le rimaneva dei capelli con un campioncino di Dior che aveva nella valigia di cartone e con una sua maglia pulita, si asciugò come pote’, visto che di salviette di carta non ce n’erano. Guardo’ la sua immagine riflessa nello specchio sbeccato e decise di truccarsi in modo molto leggero, dando al viso segnato dalle occhiaia un poco di ” salute in scatola” come amava definire gli intrugli femminili per camuffare le donne. Non vedeva Gaudenzio in giro mentre si stava truccando ed una volta uscita dal bagno nemmeno lì c’era la sua ombra. Era certa che per un bel lasso di tempo non lo avrebbe incontrato.

Nel. Bosco Verde 2 anziani gnomi si fanno compagnia.A stufa spenta naturalmente!

Rinvigorita nell’aspetto e contenta per aver mangiato al bar tre brioche integrali ancora calde e bevuto due caffè cremosi,si accese la prima sigaretta del mattino, stupita di non dover ricorrere alle sue compresse. Si avviò così per le strade di Cosenza più di trent’anni dopo aver lasciato quei luoghi. Ora era alla ricerca di un mezzo che la portasse finalmente a Castrolibero. Chiese ad una passante un’informazione” Scusi signora, a Castrolibero come ci arrivo?” La donna scrutandola da capo a piedi le rispose” se non vuole andarci in carrozza con i cavalli, alla stazione degli autobus c’è la linea “Cosenza-Marano Marchesato. Prima del capolinea troverà Castrolibero,ma se come credo non è pratica di questi luoghi, chieda all’ autista.” Ninuccia la ringraziò e tirò dritto per la sua strada. La.donna continuava a fissarla come fosse un extra terrestre. Di questo Ninuccia se ne rendeva perfettamente conto e pensò che doveva crearsi una nuova identità ed un motivo più che valido per Dora che da quel momento, di cognome faceva Scalzi. Doveva pensare a chi era e perché si trovava lì. Con il suo accento bolognese, glielo avrebbero chiesto non appena avesse messo i piedi giù dall’autobus e lei, organizzata e precisa come sempre, doveva già avere in mente tutto quanto che fosse il più possibile vero e credibile. Ora non si poteva barare: l’acqua calda era arrivata anche lì,le linee adsl pure, le tv le avevano in casa anche i meno abbienti, di conseguenza pochi dati ma precisi ed attendibili. Non fece in tempo a terminare i suoi pensieri che si accorse di essere arrivata in un battibaleno alla stazione degli autobus.Parcheggiata sul lato destro vi era già la corriera Cosenza-Marano Marchesato, vi salì immediatamente senza tanti ripensamenti e pagò il biglietto direttamente al controllore, dato che non aveva fatto in tempo a comprarlo alla biglietteria. Il Controllore molto stupito per il bigliettone da 500 €, disse con aria interrogativa alzando la banconota controluce e contemporaneamente un sopracciglio” E lei pretende che io alle 8.05 del mattino abbia già avuto il tempo di andare in Banca a cambiare in spiccioli? ” Ninuccia sapeva molto bene che non doveva più usare quei soldi così ingombranti ma ancora non sapeva come fare per cambiarli con tagli più piccoli. Avrebbe dovuto aprire un conto in banca, dare perciò le vere generalità e il suo piano sarebbe andato a farsi fottere.”E’ bastata una volta x prendersi gioco di me, penserò più tardi al da farsi”. Tutti e due si guardarono seri, ma dopo pochi istanti scoppiarono a ridere entrambi! Non era una tragedia ed il controllore le disse che gli avrebbe cambiato lui quel pezzettone!

Mentre si aggiusto’ il nodo della cravatta decise di presentarsi

le chiedo scusa per l’arroganza, ma sa da queste parti non siamo molto aperti nel dare confidenza agli estranei e non cambiamo così d’acchito biglietti di questo calibro al mattino presto. Soprattutto agli sconos… volevo dire se non conosciamo il possessore. A proposito io mi chiamo Tirotta Mafaldo, per servirla, signora?? Con chi ho il piacere di parlare invece io?” A Ninuccia si rigirarono le budella nello stomaco a sentire nome e cognome, le tre brioches inghiottite al bar cominciavano a farle il girotondo nello stomaco.

” Ma se mi riconosce come faccio? Non sono ancora pronta con la nuova identità, ma di tante anime proprio Mafaldo dovevo incontrare per primo? Poi proprio a quest’ora del mattino su questa corriera scalcinata.” Fece finta di nulla e si calò sulla fronte il colbacco di pelo in modo che il viso fosse parzialmente coperto e pregò la Madonna di non essere riconosciuta. Si diedero la mano e il controllore finalmente cambio’ il biglietto da cinquecento a Dora. Ninuccia sudata ed agitata per quel breve colloquio, si sedette sulla prima poltrona libera impaziente di arrivare. Lui continuò a convalidare gli altri biglietti dei passeggeri e non si curò più di lei. Ringraziando il cielo anche lui era invecchiato parecchio e con quei fondi di bottiglia che aveva sugli occhi, poteva stare tranquilla. Si era anche ricordata che oltre ad essere storpio, Mafaldo soffriva sin da giovanissimo di una malattia agli occhi rara ed ereditaria che lo avrebbe portato alla cecità quasi completa. A giudicare dagli occhiali che indossava e dalle gomitate che dava alle persone in piedi, senz’altro aveva ragione: non avrebbe potuto riconoscerla in quelle condizioni. Quel viaggio così pieno di imprevisti e di situazioni nuove da affrontare la stava già mettendo a dura prova, ed era solo agli inizi! Qui non c’erano Rosina o Aristide a consigliarla, qui non c’erano i suoi fidati collaboratori. Era sola e doveva prendere da sola le sue responsabilità. “Già Rosina! Non la vedo da un giorno e mi sembra un’eternità! Appena arrivo al paese cerco una cabina telefonica e la chiamo, voglio sapere come sta, e se quella nevrotica di Greta le ha fatto un danno veramente importante! ” Serve niente signora Dora? Tutto a posto? A proposito, lei dove scende?” ” Tutto bene, la ringrazio, scenderò a Castrolibero, spero tra poco.” ” Si’ in effetti è un viaggio breve, tra 5 fermate tocca a lei e me ne rammarico molto! Chissà speriamo di incontrarci ancora se lei prenderà di nuovo questa linea”.Così le disse il sig. Mafaldo Tirotta, vecchio amico e spasimante di gioventù. Finalmente annunciò la fermata di Castrolibero e lei con il cuore che le batteva all’impazzata, si alzò dalla poltrona, raccolse le Sue cose e salutando in modo assai caloroso Tirotta, scese. Lui fece appena in tempo a gridare sporgendosi dalle porte” Ma noi non ci siamo già conosciuti? Ma noi ci conosciamo perbacco!”.Nel gelo di quel mattino del 16 gennaio 2010, dove il termometro segnava meno dieci gradi Ninuccia e Dora erano già lontane diversi metri per sentire quella importante domanda.

Fine finalmente del III CAPITOLO

NINUCCIA E GLI ANGELI ( V PARTE DEL III CAPITOLO)

Tempo di lettura stimato in circa 35 minuti. Per problemi di spazio word press non mi consente di terminare il capitolo, ma mancano ancora poche rughe, poi anche il III e’ terminato. Buona lettura!

Recitava un’ Ave Maria dopo l’altra in modo meccanico e poco convinta, mentre controllava di continuo l’orologio del corridoio. Alle quattro del mattino circa sarebbe arrivata a Paola, sempre che il treno facesse il suo dovere senza intoppi! Quel bellissimo ROSARIO antico di granate viola scure le faceva ricordare quando nei giorni del Natale andava con Rosina per le stradine di Castrolibero a piedi nudi a chiedere l’elemosina per comprare i dolcetti che tanto piacevano a tutte e due! Era perfettamente sveglia e aveva ben chiara e nitida la scena: Ninni e ROSA con il grembiulino rosso ben stirato, i capelli raccolti con uno spago della fabbrica che serviva per cucire le tomaia. Rosa suonava l’armonica e Ninni ballava con grazia innata. Gli applausi dei passanti fioccavano in un concerto di mani, erano molto conosciute in paese e ricevevano molte monetine che si apprestavano a mettere nelle tasche dei grembiuli. Questi ricordi facevano sorridere Ninuccia e mentre recitava l’ultima decina di Ave Maria, sentì bussare lievemente al vetro della porta del suo scompartimento. Era talmente assorta che non si accorse subito chi era che bussava, pensava fosse il controllore del turno di notte che effettuava il solito giro per accertarsi che tutto andasse per il meglio. Prima di guardare chi fosse sentì dire” Posso entrare, ti disturbo?”la voce conosciuta poche ore fa la fece girare di scatto e rispose” Sì, entra pure, stavo recitando il Rosario, non mi disturbi affatto.” Pronunciò queste parole come fosse la cosa più naturale del mondo, svelando un lato di sé intimo, semplice ed umile e finalmente riuscì a dargli del tu. Gaudenzio dovette abbassare la testa e chinarsi parecchio per entrare nel piccolo abitacolo. ” Sarà alto almeno un metro e novantatre” pensò Ninuccia in quell’ istante, squadrandolo da capo a piedi come se lo vedesse per la prima volta. Con la sua altezza e corporatura occupava tutto il piccolo e stretto scompartimento, era imponente e massiccio sotto a quell’ andatura goffa e triste che certamente mascherava un altro uomo, ben diverso dall’immagine che voleva dare al mondo. Perché voleva mimetizzarsi a quel modo? Perché celare dietro ad una maschera di nullità la sua imponente ed importante figura maschile? Mentre lui si accarezzava la barba per l’ennesima volta, Ninuccia notò anche le mani con dita lunghe e regolari da chirurgo, a parte le unghie che erano sporche di terriccio. Erano in ogni caso mani meravigliose senza alcun segno di vecchiaia sul dorso, senza nodi, senza macchie, mani salde e forti che avrebbero saputo come prenderla e come farla urlare di piacere. Ma non poteva permetterselo, ora non era il tempo per provare nessun tipo di sentimento, nessuna forza andava sprecata, nessun orgasmo voleva provare: solo amore materno e affetto per suo figlio e per le sue gemelle. Ora era il momento di fare solo la mamma. La donna, la femmina che sapeva regalare orgasmi a volte senza essere ricambiata era andata via e non sarebbe ritornata per molto tempo. L’ uomo con la barba folta che di nome faceva Gaudenzio, possedeva di certo anche un cognome. La guardava fissandola, cercando di spogliarla con la sola forza dei suoi magnetici occhi, per carpirne i suoi più reconditi segreti. Bella pretesa per uno sconosciuto! Quando nemmeno il suo analista dopo anni di sedute e colloqui non era ancora riuscito del tutto a svelare il mistero chiamato Ninuccia Ercolano.

Gaudenzio aveva il potere di farla sentire nuda come un verme, pur con la sua finta goffaggine la faceva sentire a disagio ogni qualvolta le si avvicinava. ” Come faccio a mascherarli tutti questi segreti, sono troppi e troppo pesanti da portare, solo Rosina e Dio lo sanno! Gaudenzio non capirebbe mai il perché di tutte queste bugie perciò mi devo rassegnare e metterci una pietra sopra e una volta arrivati a Castrolibero spero di non incontrarlo mai più”. Il nome di quest’uomo, i modi di fare e l’imponente figura per un attimo le sembrarono famigliari ed ebbe un flash davanti agli occhi. Era come se rivedesse Don Alessio Gaudenzi, il parroco di quando lei era piccina.. Aveva persino il tic nervoso di toccarsi la barba in continuazione, da sinistra a destra e non viceversa. ” che stranezza, si grattano la barba nello stesso identico modo…Ma sarà solo una coincidenza.” Poi invece pensò che la stanchezza le stava giocando dei brutti scherzi. Lui non accennava a smettere di guardarla con introspezione, di botto lei gli chiese” Ma tu ce l’hai un cognome? O sei Gaudenzio e basta?” ” E tu ce l’hai un cognome o sei Dora e basta?” Rispose prontamente lui. Stabilirono di comune accordo che per ora erano semplicemente Dora e Gaudenzio, una donna ed un uomo. ” sono venuto a chiederti se hai freddo ai piedi e se vuoi un altro paio di calze di lana mie, ne ho nel mio sacco di pesantissime. Inoltre volevo accertarmi se stai bene e se hai fame e a ricordarti che tra un po’ dobbiamo scendere. Pensavo ti fossi addormentata di nuovo e pensavo che dovresti scendere come me a Paola. O hai cambiato idea?” Ninuccia era molto sorpresa per tutte le attenzioni che quest ‘uomo così cupo e originale le riservava, perciò rispose con tutta tranquillita” Io sto bene e non ho freddo per ora. Non mi sono addormentata però sono felice che tu sia venuto a chiedermi come sto. Quanti anni hai Gaudenzio? Chiese in un sussurro?” Lui rispose tranquillo ” Ne ho cinquantacinque, perché fa differenza che io ne abbia settanta, venti o cinquantacinque?” ” No, non fa differenza, io ne ho quasi sessanta, così non me lo devi chiedere tra cinque minuti e siamo pari. Tu mi dici qualcosa di te ed io ti dico qualcosa di me, sei d’accordo? ” Gaudenzio scosse la testa e le rispose ” Questo è un gioco che non mi piace, io ti dico quello che mi pare e anche tu farai lo stesso, mica siamo in debito l’uno nei confronti dell’altra! Io ti ho solo aiutata a salire su questo dannato treno e ti ho procurato un paio di scarpe, ti ho allungato le gambe per farti riposare meglio: non mi devi proprio nulla. ” Perché dannato? Non sei sereno? Sono io che ti sto procurando ansia e rabbia per chiamare dannato un mezzo che in fin dei conti ti sta riportando a casa? ” purtroppo la parola casa se casa si può chiamare per me significa ” famiglia” perciò il treno è dannato. E così dicendo si alzò dallo scomparto e se ne andò. Ninuccia ancora una volta rimase sbalordita ed incredula davanti all’atteggiamento di quest’uomo così lontano dal suo mondo ma che inspiegabilmente sentiva vicino come non le accadeva da troppo tempo. A Dora e basta poteva anche andare bene a Ninuccia Ercolano no, mai più sarebbe andato bene uno così. Queste due ore e mezzo trascorsero molto in fretta e si ritrovò con le espadrillas ai piedi sfilacciate e senza suola. I suoi piedi erano diventati un pezzo di ghiaccio, nonostante le varie paia di calze sovrapposte: quattro paia per la precisione! La valigia di cartone nella mano scarlatta le pesava come un macigno in quella stazione di Paola, da sola, spaurita e gelata, alle 4.15 del mattino. Sebbene fosse ora assonnata e molto stanca lesse il tabellone: il primo regionale per Cosenza arrivava alle 6.30, quindi mancavano ancora due ore e quindici minuti di freddo e solitudine. DI Gaudenzio nessuna traccia, di Ninuccia nemmeno l’ombra, mentre Dora batteva forte i piedi per il freddo. Decise di sdraiarsi in una panchina della saletta d’attesa della Stazione, almeno era al chiuso.

Dato che a quell’ora la saletta era semi deserta pensò che non avrebbe dato fastidio a nessuno se avesse allungato le gambe per riposare. Ora non c’era Gaudenzio a sistemarla e non sarebbe venuto a svegliarla, perciò avrebbe dovuto puntare la sveglia del cellulare che teneva ben nascosto dentro ai pantaloni. Non lo aveva ancora gettato via, doveva almeno arrivare a Castrolibero, poi si sarebbe liberata degli ULTIMI euro da 500 e del cellulare, ma ora no. Chissà perché ma Gaudenzio era sparito nel nulla, forse se ne era andato via piedi per non vederla più. Era completamente uscito dalla sua vita e dai suoi pensieri finalmente, in modo che potesse portare a termine il suo compito senza distrazioni stupide ed inutili. Mise la suoneria del cellulare per le 5.50 del mattino e cercò di addormentarsi con la valigia addosso come una coperta, per sentire meno freddo. Sistemo’ in seno il cellulare in modo da udirlo vibrare non appena avesse iniziato e poi chiuse gli occhi. I giorni alla fabbrica delle scarpe erano sempre più lunghi, il lavoro scarseggiava e Mastro Raffaele era diventato ancora più cattivo ed insopportabile. Dell’accaduto a Ninuccia non ne parlava mai, come non fosse mai successo, imprecava solo contro la madre che causa malattia gravissima, non si presentava più al lavoro. Ogni giorno chiedeva a Ninuccia” Ma tua madre come sta? Non si riprenderà mai più? Non è in grado nemmeno di tenere in mano una tinagliozza? “

” Mia madre ringraziando Dio, non potrà più muoversi dal letto, al massimo se ce la mettiamo io e Rosina, sta in poltrona, legata tutto il giorno in modo che non si faccia altro male. Ha la bava alla bocca e la pezza in mezzo alle gambe come un bambino piccolo. Se con me non ci fosse Rosina ad accudirla nemmeno io verrei più dentro a questo mattatoio, ma per mangiare e darne anche a lei devo continuare a vedere la vostra faccia da bastardo! Da quando mio papà pover’anima! È morto non sappiamo più come fare x tirare avanti e credo di fare il mio dovere per tutta la famiglia, che ora è composta solo da me e da Rosina. Il cane legato alla sedia non c’entra nulla con me, questo voi lo sapete molto bene”. ” potresti avere molti più soldi se solo tu lo volessi, potrei farti diventare ricca, la più ricca del paese,” disse Mastro Raffaele, scostandole una ciocca di boccoli biondi che era sfuggita al foulard nero che portava sempre sul capo. ” Se solo provate a toccarmi anche con un’unghia vi uccido” Ninuccia non era più la bimba di tredici anni che aveva subito due abusi, ma era diventata una donna forte e robusta, Aveva sempre un martelĺo nascosto sotto alle nere vesti che gli puntò dritto alla tempia. Lui alla vista del martello indietreggio’ subito. ” Stavo scherzando, continua a cucire, dobbiamo terminare dieci paia di rivali entro stasera. Sono per i figli e la moglie del Sindaco, lavora e taci.” Imprecando ancora uscì dalla fabbrica per riprendersi dalla minaccia di morte, sicuro che se lui l’avesse sfiorata lei lo avrebbe fatto senza remora alcuna. In quel preciso istante arrivò Rosina con il cestino di vimini per il pranzo: era quasi l’ora della piccola pausa della quale poteva usufruire per mettere qualcosa sotto ai denti e dentro allo stomaco. Appena scesa dalla bicicletta Rosina corse dentro e abbraccio’ l’amica che prontamente le chiese” come va? Ti ha lasciata in pace stamane? ” “guarda ti dico che stamane ho avuto il mio bel da fare con Angelica, non ne voleva sapere di stare legata. Ha starnazzato e grugnito più del solito e stranamente chiedeva o meglio, mi faceva capire che voleva te e non me. ” Lascia stare questo discorso Rosina, non mi importa nulla di lei, l’ictus e le paresi sono stati eventi importanti e i danni fisici e neurologici che ha riportato credo che non la facciano ragionare sul chi vuole accanto a sé. Secondo il mio modesto parere non vede nemmeno chi c’è accanto a lei, non sa più chi è e che cosa sta a fare dentro quella stamberga. Ha avuto quello che si meritava: una lenta ed insopportabile agonia prima della morte. “Ma potrebbe campare ancora molti anni prima di tirare le cuoia, è tenace e l’appetito non le manca. A furia di stare immobile e di non lavorare più è diventata grassa come un maiale pronto per essere macellato. ” Ninuccia la guardò con aria severa pregandola di non parlare più di sua madre quando veniva a portare il pranzo. ” Parliamo di noi due e del nostro futuro prossimo che sarà molto vicino, te lo assicuro!” E così dicendo iniziarono a mangiare gli squisiti panini al formaggio di pecora che Rosina sapeva preparare con quel poco che avevano in casa. Ridevano e parlavano del ballo che ci sarebbe stato la domenica seguente, cioè il 24 ottobre, festa del patrono di Castrolibero. Si sarebbe festeggiato San Raffaele Arcangelo, che malauguratamente per il santo aveva lo stesso nome del bastardo. O meglio per così dire, il bastardo portava lo stesso nome di un Santo e questo a Ninuccia proprio non andava giù. ” A proposito..” disse Rosina che si era fatta rossa sulle guance” lo sai chi ti voleva portare il pranzo oggi? Tu non lo immagini nemmeno! Te lo voleva portare Fornasetti, te lo ricordi il figlio della Iones?” ” Chi?” Chiese Ninuccia mentre scoppiò a ridere di gusto ed una briciola di pane finì diritta in un occhio di Rosina! ” Fornasetti Achille detto il furbo? Ma non era quello che era andato su al nord a cercare fortuna?” Rosina rispose ” Non te lo avevo detto, ma è tornato la settimana scorsa. Non l’hai sentito tossire per tutto il paese e soprattutto al bar davanti ai cordiali che si fa ogni giorno ad ogni ora? ” Ninuccia era sbigottita dalla notizia e ascoltò attentamente Rosina che proseguiva felice nel raccontare le ultime notizie. ” Al nord più che trovare fortuna ha trovato solo delle brutte malattie dato il clima caldo umido che si ritrovano! È dovuto ritornare qua a casa gracile com’è, al nostro caldo insopportabile ma secco e mai umido! La Iones lo ha riaccolto, così gli si sono asciugati tutti i focolai che aveva nella schiena e aggiungo, che non si sono asciugati solo quelli!” ” spiegati meglio ROSA!” ” A furia di bere e di giocare a carte gli si è asciugato anche il portafoglio con i risparmi che gli aveva dato sua madre, ora dovrà supplicare mastro Raffaele di riprenderlo alla fabbrica se vuole mangiare!” ” E non solo bere! Disse Ninuccia ridacchiando di gusto! ” E così voleva portarmelo lui il pranzo, perché non glielo hai permesso Rosina? Mi piacerebbe rivederlo e capire se è rimasto quel bel ragazzo che era una volta! Anche se oggi a 30 anni presumo che sia un poco cambiato! Come noi due non ti pare?” Finirono i loro panini e fecero appena in tempo a trangugiare un sorso di limonata fresca, che il padrone con uno schioccare di dita ordinava agli operai di tornare al lavoro e così si abbracciarono e Rosina salendo in bici tornò a casa. Ninuccia riprese a lavorare alla sua postazione, oggi era lei alla macchina Landus per cucire le suole alle tomaia. Doveva stare particolarmente attenta perché la Landus era costata un patrimonio al padrone, l’aveva acquistata in America con le sovvenzioni delle tonache nere ed era una delle più sofisticate per l’epoca, perciò niente pensieri o distrazioni. Mentre con il suo piede velocissimo nel muovere la pedivella della macchina lavorava, riusciva con gli occhi e con la mente ad osservare che tutti gli attrezzi fossero al proprio posto, nelle loro cassette numerate da lei con il gessetto bianco. Nemmeno una simice doveva essere fuori posto. In questo era maniacale, precisa e con una memoria di ferro. Mastro Raffaele sapeva che su di lei poteva contare sempre, in ogni minuto aveva sotto controllo la situazione, conosceva la giacenza dei bottoni rapidi e quanti ne doveva ordinare il lunedì successivo. Era lei che con la sua professionalità e padronanza assoluta avrebbe potuto dirigere benissimo la Fabbrica delle Scarpe e senz’altro le avrebbe reso molti più soldi di quanti Don Raffaele riuscisse a metterne da parte. Su questo aspetto ogni santo del paradiso poteva scommetterci: Ninuccia Ercolano era nata per dirigere con forza e passione qualsiasi attività, ce l’aveva nelle vene e nella pancia l’astuta intelligenza per comandare con giudizio e arguzia qualsiasi essere femminile o maschile. Aveva il dono raro che le donne in genere non possiedono: quello di non conoscere invidie, gelosie o rivalità se qualche altra femmina era più bella e brava di lei. Anzi! Sarebbe stata orgogliosa e felice di avere nella sua squadra donne al suo pari e le avrebbe senz’altro promosse a ruoli importanti se le avessero dimostrato di avere un bel paio di palle oltre che di tette! Onore al merito, meritocrazia sempre e comunque a donne, uomini, bambini, non faceva differenza né il colore della pelle, né il ceto sociale, né la condizione fisica. Per Ninuccia chi valeva doveva essere premiato come le aveva insegnato il buon Sangalli prima di passare a miglior vita. Ninuccia sapeva sempre ed in ogni momento se qualche materiale scarseggiava, eppure era una donna, una donna che aveva sofferto ma che ora non avrebbe mai più pianto a causa di nessun uomo. La produzione sfornava scarpe molto economiche perché i soldi erano pochi, gli Scarpari tentavano di fare del loro meglio per ottenere calzature decenti ma invano. Non potevano permettersi di usare pellami morbidi di prima scelta, tant’è che Ninuccia nutriva seri dubbi se la Fabbrica avesse avuto lunga vita! Le scarpe o meglio i contenitori per i piedi come li chiamava lei, erano note a tutti come “Le scarpe nzippate con i guarduncelli” nel loro dialetto di Castrolibero. Scarpe dunque di modestissima qualità, non adatte a persone raffinate e di buon gusto. A Fornasetti Achille avrebbe pensato più tardi, ora doveva pedalare sulla Landus. Era ancora assorta nei suoi pensieri e si rivedeva pedalare quando all’improvviso si sentì tirare un braccio con fare discreto che la fece svegliare di soprassalto. ” Guarda che tra poco arriva il regionale per Cosenza, te lo sei forse dimenticata? Non vuoi più andare laggiù? ” Ninuccia si stropiccio’ bene gli occhi per mettere a fuoco chi era che la strattonava così forte, ed in pochi istanti realizzò che era Gaudenzio. Questo le provocò subito un nodo allo stomaco ed il suo comportamento la infastidi’ non poco. ” “Senti, chi ti ha autorizzato a strapazzarmi così? Non sono mica una bambina, lo so benissimo che il regionale è alle 6.30 e so che non aspetterà certo me! E poi tu da dove sei sbucato fuori? Credevo ti fossi avviato a piedi per Cosenza, così avresti fatto un poco di ginnastica.” Sapeva di essere stata cinica e sarcastica visto che prima l’aveva lasciata sola e con una paura addosso tremenda, ed ora voleva fargliela pagare. ” In effetti avevo voglia di sgranchirmi le gambe e dato che le toilette sono munite di doccia, ne ho approfittato per farmene una come si deve” ora che era completamente sveglia, notò che aveva un aspetto più curato si era fatto anche la barba e tagliato i capelli quel tanto che bastava per farle battere forte il cuore. Odorava di sapone di Marsiglia e le venne in mente subito Rosina e il grande lavatoio in pietra che avevano in cortile. Si era persino cambiato i pantaloni e lei per un attimo pensò che l’avesse fatto per rendersi presentabile ai suoi occhi. ” Ti piaccio di più così Dora? Sono più adatto a una come te che lavora in un night? ” Quasi urlò nel pronunciare queste parole e una vena gli era spuntata nel collo facendolo muovere in maniera cadenzata. Era una grossa vena blu scura, la si poteva vedere chiaramente perché lì, in quel preciso punto non cresceva più barba. ” O per te rimarrò sempre quel pezzente che per vivere deve svuotare i cassonetti dell’immondizia?” Gaudenzio pronunciò queste parole con rabbia e determinazione, il suo viso si stava trasformando in un viso autentico e fortemente mascolino, rude ed elegante allo stesso tempo. Da vero uomo perbene e non certo da pezzente. Ninuccia intravedeva in lui un grosso ostacolo al ritrovamento di Beniamino e decise seppure a malincuore di interrompere con lui ogni sorta di rapporto, anche di pura e semplice conversazione. Troppo rischioso innamorarsi ora, troppo tardi per lei, doveva assolutamente calmarsi e ritrovare la sua fermezza mentale pensando agli anni trascorsi senza suo figlio che lei pensava vivo. Doveva avere 46 anni oggi Beniamino, probabilmente era già padre o forse anche nonno, ma in ogni modo niente e nessuno doveva impedirle di conoscerlo prima che fosse troppo tardi! Gli anni trascorsi senza di lui erano stati infiniti, non li avrebbe mai recuperati ma voleva trascorrere Gli ULTIMI che le rimanevano con lui e con le sue figlie, null’altro le importava ora. Per l’amore c’era ancora tempo, c’era la prossima vita nella quale lei credeva fortemente e in quella vita si sarebbe ripresa tutto l’amore che le spettava. Cercò un modo il più sgarbato possibile per scacciare Gaudenzio e gli rispose” ora io di te non ho più bisogno, ti pregherei di farti da parte e di lasciarmi proseguire il mio viaggio in santa pace, da sola. In fin dei conti io e te non ci conosciamo a sufficienza per.. ” Mentre terminava con ansia e fiato corto la frase , una suoneria iniziò a trillare: erano le 5.50 del mattino e lei cercò di fermarla subito ma non vi riuscì. Questo suono fu udito chiaramente anche da Gaudenzio. Mentre cercava disperatamente di zittirla, fingeva di sistemarsi la maglietta simulando una donna che cerca di allacciare il reggiseno. Ma con tutte quelle manovre, riusci’ solo a far scivolare fuori dal reggiseno il cellulare! Gaudenzio lo guardò girandolo come avesse visto un mostro, Ninuccia cercò di buttarlo lontano da lei, ma lui le fermo il piede e lo prese subito in mano, chiedendole serio” E questo da dove sbuca? A cosa ti serve? Devi prenotare un ristorante o sono i tuoi clienti affezionati clienti che ti chiamano? Non ti lasciano in pace nemmeno in vacanza? ” Disse queste parole con grande disappunto e molto sarcasmo, sempre tenendo ben stretto il telefonino in una mano mentre con l’altra si grattava la barba. Ninuccia a questo punto della conversazione non ci vide più dalla rabbia e gli mollo’ in pieno viso un ceffone,così sonoro che gli fece cadere a terra l’oggetto del diverbio. Non si aspettava di certo una simile reazione da parte di Dora, ma nemmeno Ninuccia si aspettava di compiere un gesto così istintivo ed inusuale per lei. Nemmeno alle figlie aveva mai potuto mollare un ceffone, figurarsi ad un uomo estraneo! ” Scusami non volevo farlo, non è da me! Ma per il solo fatto che non voglio più aver nulla a che fare con te, non e’corretto darmi della prostituta. Per quanto tu mi conosca io potrei essere una suora, cosa ne sai tu di me che mi conosci solo da pochissime ore? Cosa sai tu della mia vita ed io cosa ne so della tua? ” Gaudenzio colpito nel vivo abbassò gli occhi fissando il pavimento della saletta d’aspetto e riuscì solo a prenderle la mano e a dirle” Perdonami, io non so e non conosco nulla di Dora, so solo che sta andando a Castrolibero come me e che ha sessant’anni quasi! Inoltre so che è salita a Bologna alla Stazione Centrale, inoltre, capisco che mi piace moltissimo. Di te, quella vera che non è Dora sicuramente non so nulla per il momento.” Così dicendo lanciò il cellulare il più lontano possibile da loro, stramaledicendo ancora il treno.” Io insegno a suonare il pianoforte ai bambini del paese, quelli che hanno tutte e due le mani. Agli altri bambini non vedenti insegno invece a cantare, a chi invece ha solo una manina insegno a suonare la chitarra con la mano e con i piedi. Sono i nostro Angeli, quelli che hanno subito queste gravi amputazioni causa la pandemia di asiacella, quando le loro madri erano incinta. Ah, dimenticavo che a tempo perso svuoto i cassonetti della spazzatura e raccolgo le cose più impensate che qualche persona distratta ci butta dentro, così tanto per aggiungerle alle mie collezioni. Ti basta di me questo Dora?” Ninuccia dovette accendersi una sigaretta, diede un’occhiata veloce al grande orologio della Stazione e disse con voce rauca e gracchiante” per ora mi basta, andiamo a prendere il regionale per Cosenza o lo perderemo. ” Erano le 6.30 precise di quel mattino del 16 Gennaio quando un uomo ed una donna presero quel treno, si sedettero in due scompartimenti diversi, ma le loro menti erano vicine per uno strano gioco del destino. Lei era molto nervosa: fra trenta minuti sarebbero scesi e avrebbero preso un ultimo mezzo per Castrolibero, non sarebbe stato l’ennesimo treno ma un pullman o un taxi o qualcosa del genere. La preoccupazione di respirare ancora l’aria che respirava Gaudenzio, il pensiero di arrivare dove lei doveva arrivare la turbava a tal punto che dovette prendere una compressa per calmarsi.

NINUCCIA E GLI ANGELI (IV PARTE DEL TERZO CAPITOLO)

Buongiorno e buona lettura, sempre in fila mi raccomando! TEMPO di lettura tranquilla stimato in 18 minuti circa.

Alla risposta dell’uomo Ninuccia sobbalzo’ e per tutta risposta gli chiese” poi dove è diretto, se non sono troppo indiscreta? Non dico che stiamo per diventare amici ma compagni di treno, sì. Anche io prendo per Paola, poi andrò a Cosenza. E da lì non so come ma devo arrivare a Castrolibero, lo conosce quel piccolo paesino?” Pronunciò le ultime parole molto in fretta senza dare all’altro il tempo di replicare, come volesse fare una confessione spontanea dicendo a lui per primo, un perfetto sconosciuto, che stava per ritornare a casa. Gaudenzio toccandosi i capelli e la barba, segnale di profondo disagio e di imbarazzo mentre si accendeva una sigaretta, disse” Tra tutti i milioni di destinazioni che ci sono purtroppo anch’io faccio lo stesso tragitto e arriverò a Castrolibero diavolo! Dove peraltro abito, contenta di saperlo? ” Lo disse con la solita voce stanca e bassa, come se la sua mente fosse da un’altra parte e lì solo l’involucro esterno, cioè il suo corpo. ” Una signora come lei che cavolo ci va a fare in un Paese come quello dove non c’è nemmeno un night o una balera, ma solo puzza e rottami ovunque, lasciati per ogni vicolo. Perché è di una balera vero che lei abbisogna per campare? Una come lei dovrebbe tornarsene a Bologna subito! E poi scusi, alla sua rispettabile età che lavoro pretende di fare laggiù? Ma quanti anni ha, se non sono troppo indiscreto? Forse nella trattoria di Martino avranno bisogno di una lavapiatti….” D’improvviso sembrava che a Gaudenzio fosse nata un’insolita e convulsa voglia di chiacchierare che non gli era famigliare per niente. Un timido sorriso si affacciava sulla sua bocca, carnosa e ben disegnata anche se con labbra molto screpolate e denti non immacolati per le troppe sigarette fumate. ” Avrebbe bisogno di una bella ripulita o di un paio di miracoli, inoltre dovrebbe passare dal mio dentista e Fernando potrebbe fare un ottimo lavoro su quella foresta incolta di barba e capelli! Non dovrebbe tagliare moltissimo, di certo non gli occorre lo scalpo così come ha fatto a me. Lui non si deve nascondere da nessuno e quest’aria un po’ selvaggia e rude è la sua e non gli va tolta. Sotto a quella barba e a quei capelli in disordine secondo me si nasconde un viso di quelli che tolgono il fiato, quei visi che un tempo mi facevano impazzire….Aristide potrebbe insegnargli le buone maniere ed io mi lascerei ricrescere i miei capelli tingendoli di biondo, riprovando ad essere una donna o forse quella ragazza che non sono mai stata.” Questi pensieri civettuoli e peccaminosi, invadevano la già confusa testa di Ninuccia e per un attimo le avevano fatto dimenticare il motivo che la stava portando a Castrolibero. Una vampata di calore la imprigiono’ dentro ad un altro pensiero ancora più erotico, al limite dello scandaloso e se ne vergogno immediatamente, ricacciandolo indietro. Ma fu solo un attimo ed il pensiero così come era venuto se ne era già volato via. Si era dimenticata ancora di prendere le sue compresse, ma non voleva sfidare il destino e ne inghiotti’ subito una senza essere vista da lui. Le domande che ora lui le faceva erano troppe e troppo personali per i suoi gusti e mentre terminava la sigaretta disse” ho fame, cerchiamo un bar che abbia qualcosa da mettere sotto ai denti. Ma prima devo trovare l’altra scarpa, una qualunque, mi fa male il piede, mi sta venendo un’enorme vescica e sto zoppicando”. Lui le rispose che l’unico posto in una stazione per trovare una scarpa a quell’ora di notte, era il cassonetto della spazzatura: non erano in aeroporto con il Duty Free sempre aperto! ” Eccone due là in fondo vicino al bar, vieni andiamo a cercare la tua nuova scarpa.” Non si era accorto che era passato al “tu” involontariamente. Gli veniva spontaneo anche se per lui chiuso e lunatico qual’era, era inusuale dare confidenza ad una persona conosciuta da poco. Sì perché per lui Dora era una perfetta sconosciuta, anche se era lì con lui di notte a Napoli, a cercare una scarpa in un bidone dell’immondizia. ” Però ce le mette lei le mani dentro, vero? Io ho una paura terribile dei ratti e dei topi, piuttosto mi tengo la mia vescica che oramai sarà aumentata di volume.” ” Sì ce le metto io le mani dentro e puoi scommettere che troverò subito una scarpa per te, sono un esperto di cassonetti io, non l’ avresti mai detto vero Dora? ” in un battibaleno si sfilò la camicia lasciando Ninuccia a bocca aperta e se la arrotolo’ attorno alle mani per proteggerle in assenza di guanti consoni all’uso, dopodiché infilò un braccio dentro al cassonetto. Lei lo guardava con aria divertita mentre teneva d’occhio anche il grande orologio della stazione: tra poco sarebbe arrivato il treno per Paola. ” Non si può sbrigare per favore con quella maledetta scarpa?” disse Ninuccia pensando alle centinaia di scarpe che aveva lasciato a casa! ” Tra dieci minuti arriva il treno per Paola, non possiamo perderlo.” ” Ehi! Sto facendo del mio meglio, qua dentro non ci sono solo scarpe” disse mentre estraeva uno zaino ricolmo di pannoloni usati per bambini alla cui vista Ninuccia emise un grido di lamento. ” Ti fa male la vescica Dora? Le chiese Gaudenzio” Credo di aver trovato qualcosa che fa al caso tuo” Estrasse finalmente tutte e due le braccia dal cassonetto ed in mano aveva non uno, bensì due paia di scarpe. Un paio erano espadrillas in tela grigia e l’altro paio robuste scarpe da ginnastica rosse. ” Non saranno di marca ma almeno ti ripari il piede e considerando che c’è il gelo, credo che opterai per quelle da ginnastica.” Ninuccia che odiava il colore rosso perché le ricordava tutto quel mare di sangue, disse a malincuore:” Potendo scegliere indossero’ le espadrillas, anche se avrò un poco freddo ai piedi le trovo più congeniali per me. Aggiungerò 2 paia di calzettoni di lana che ho in valigia e non starò poi così male.” A questa risposta che non comprendeva dato il freddo che faceva, Gaudenzio le porse quelle che aveva scelto senza capire la ragione. ” Va beh, contenta tu di avere i piedi gelati, contenti tutti. Un nuovo fischio avvisava che era in arrivo sul binario n. 68 il treno per Paola, perciò si rimisero in fila x salire. Si era fatta l’una e trenta del mattino e salendo sul treno cercarono uno scompartimento l’uno lontano dall’altra, salutandosi con la solita vigorosa stretta di mano. Non desiderava fare un altro pezzo di strada con Dora accanto, quella donna non gli piaceva, troppi misteri erano cuciti addosso alla sua persona e parecchie cose non gli erano chiare. E quando a Gaudenzio non tornava qualcosa, lui taceva e ascoltava il rumore del silenzio, sperando di trarne le giuste e concrete risposte. A partire dal fatto che Dora aveva lasciato un biglietto da 500 € nel cassonetto della spazzatura” per pagare le scarpe che abbiamo rubato” si giustifico’ lei, mentre lui non capiva e diceva che se qualcuno le aveva abbandonate voleva dire che non gli servivano. Ninuccia in questo modo per lei normale di ricorrere spesso al danaro si scontrava con l’intento e la promessa che si era fatta a Bologna prima di partire. ” Così se altri poveretti dopo di noi ne abbisognano se le possono comperare, invece di gelare, non le pare? Ninuccia continuava imperterrita a dare del lei a quell’uomo così mistico e strano, per nulla somigliante ad un uomo del suo nuovo mondo. Niente lo accomunava a lei, a parte quello strano sfregolio involontario che sentiva nelle parti intime ogni qualvolta lui le si avvicinava troppo. Non se lo riusciva a spiegare e questo la mandava su di giri. Cercava con la razionalità di scacciare via dal suo corpo quel leggero schiudersi delle piccole e grandi labbra, ma niente da fare: loro non le obbedivano come fosse in un consiglio d’Amministrazione a dare ordini! Anzi! Loro andavano per i fatti propri schiudendosi ancora di più a loro piacimento, facendola innervosire parecchio.

Non riusciva a tenere testa alla sua natura più intima e segreta, questo per lei era un dato di fatto altamente negativo che giocava in suo sfavore. Non le avrebbe certo giovato un amplesso non programmato con il primo finto tonto che aveva casualmente incontrato in viaggio. Anzi! Era un eufemismo chiamarlo viaggio e basta, quella era la sua unica ragione di vita ora, altrimenti quella vita piena di oro e di orpelli inutili, colma di tutto e vicina al Nobel, se la sarebbe tolta a Bologna. Ma per fortuna ora aveva uno scopo: c’era Beniamino da trovare e tutte le spiegazioni del caso da fornirgli. I pruriti sessuali li doveva assolutamente mettere da parte e prese un’altra compressa per calmarsi, stramaledicendo quella mai morta voglia di amare che ancora aveva. In fatto di scarpe Ninuccia conosceva bene l’argomento e poteva dire la sua, in fatto di bambini un po’ meno, reputandosi una pessima madre. Ora non aveva sonno ed estrasse dalla valigia di cartone un vecchio Rosario che le aveva regalato nonna Divina e iniziò a snocciolarlo molto lentamente, quasi come cercasse la medicina in quelle preghiere che la guarisse da tutti i suoi mali in un battibaleno, ben sapendo che così non era.

Se

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NINUCCIA E GLI ANGELI( prima parte primo cap )

Faceva un freddo polare quel mattino del 15 Gennaio! Alle 7.46 il termometro a Bologna toccava i meno nove gradi. Dalla terrazza del suo splendido Palazzo storico si potevano osservare con stupore sempre nuovo, i rami degli alberi ghiacciati che formavano delle insolite stalattiti e stalagmiti. L’acqua dell’antica fontana della piazza era completamente ghiacciata e lucidissima: ci si poteva specchiare dentro. I soliti bambini ci stavano pattinando come fossero su una vera pista, urlando di gioia. Ogni tanto qualcuno cadeva, dando una grande sederata, mentre gli altri ridevano di gusto, prendendo in giro il malcapitato di turno. Infine si davano la mano per fare il girotondo. Questa scena si ripeteva davanti agli occhi di Ninuccia ogni inverno, ogni qualvolta il ghiaccio lasciava il posto alla soffice neve e sempre alla stessa ora: le 7.46 del mattino. Circa venti minuti prima dell’inizio delle lezioni a scuola. Che belli che erano i bambini di Bologna! “Chissà come sarebbe stato il mio bambino…” si chiedeva Ninuccia in silenzio e con molta rabbia dentro! ” chissà se anche a lui sarebbe piaciuto pattinare sul ghiaccio…” poi ricacciava in gola questi pensieri deglutendo forte. Pensieri amari, tristi e dolorosi che le provocavano come di consueto atroci fitte nel petto che veniva trapassato da mille spade ben affilate. Erano così forti e devastanti da costringerla ad assumere la solita compressa per gli attacchi di panico. E come sempre si dava della stupida bimba ingenua, per permettere ai pensieri di tornare ancora a galla.

Che dolci e teneri i bambini di Via Cavour! Con le loro gote arrossate per il gran freddo, i nasini gocciolanti e gli occhi che sprizzavano luce ovunque, erano un dono speciale che il buon Dio aveva creato per metterli sui nostri traballanti cammini. Ancora una volta stramalediva sua madre, anche se le aveva insegnato a pregare, a tacere sempre e ad accettare tutto in silenzio con rassegnazione. Questo  lo aveva imparato a proprie spese. I bambini avevano la cuffietta di lana, i guantini coordinati, la sciarpa attorcigliata al collo, le giacche a vento ben imbottite: un carosello di allegri colori che danzava sui pattini. I passanti intirizziti dal freddo camminavano con passo veloce e li osservavano divertiti additando ora l’uno ora l’altro per gioire di questo spettacolo. Per un attimo, complice la compressa, complice la scena, tornava sul viso di Ninuccia un timido sorriso che le faceva risaltare le labbra ancora piene e turgide nonostante i suoi 59 anni. ” Avessi avuto io un simile e caldo abbigliamento invernale! Invece sempre mezza nuda, scossa, con addosso i vestiti usati e regalati dal parroco del paese. Quegli abiti che i ricchi signori scartavano come si trattasse di immondizia! Per me erano sempre troppo corti o troppo lunghi: ce ne fosse stato uno della mia taglia almeno per una volta soltanto! E le scarpe? Chiamarle scarpe era un complimento, un grosso eufemismo! Le ricordo consumatissime, puzzolenti e piene di buchi e colla per far rimanere insieme quei pezzi di scarpe prodotte da Mastro Raffaele nella fabbrica. Ma quanto e come erano state usate, quelle che un tempo forse erano scarpe di tela, o scarpe ” pulcine”.? ” Scarpe de’  cartune” come venivano chiamate a Castrolibero per la gran quantità di cartone usata come riempitivo nei tacchi. Ricordo benissimo  che le scarpe erano  molto sensibili all’umidita’, all’acqua e alla neve. Gli adulti ma soprattutto i bambini si ammalavano facilmente,  dato che per tutto il lungo inverno avevano i piedi bagnati e spesso anche gelidi! Ninuccia voleva piangere ma il pianto non era cosa per lei, non era ancora giunto il momento del tanto sospirato pianto. A parte la pelle di capretto che era la più pregiata e la si usava solo per scarpe da cerimonia, le altre scarpe erano durissime: solo ad  infilarvi dentro un piede usciva un grido di lamento per la durezza. Ci potevi anche trovare dentro una simice( piccolo  chiodo) dell’otto, messa dentro apposta per arrecare dolore a chi le avrebbe usate dopo di lui.

” Sunu scarpe e Castrufrancu”, diceva Ninuccia con voce dispregiativa, per alludere alla scarsa ed economica qualità di esse. Solo molti anni dopo le scarpe con la suola cucita con le ” tacce”( grossi chiodi stampini  che servivano a non far consumare facilmente le scarpe) e quelle prodotte con le gomme delle prime auto, furono sostituite dai carrarmati. Fu Tirotta Mafaldo, detto ” lo storpio” che ebbe questa idea per primo. Egli voleva fare carriera nella fabbrica e prendere  il posto del primo marito di Ninuccia. Quel tale Fornasetti Achille, detto “il furbo” che anche in quell’occasione si rivelò un perfetto imbecille….

Mi fermo qui per raccogliere le vs primissime impressioni a caldo.  Se decidete di intraprendere il viaggio della lettura di questo romanzo a tinte talvolta molto forti, vi suggerisco di non abbandonare alle prime pagine perché gli avvenimenti divengono molto accattivanti e complicati man mano si prosegue. Per vs. Conoscenza quando sarà stampato diverfa’ un libro di circa 400 pagine che vi farà compagnia anche durante il lockdown !

E noi stiamo a guardare?

Da molti anni ad oggi cioè da quando il nostro mondo si é sbriciolato, puntiamo sempre il dito sulle brutte e spesso feroci azioni che ” gli altri” compiono. Ci stupiamo e inorridiamo nel constatare le atrocità e le bruttezze che avvengono di continuo, ci si gela il sangue e rabbividiamo nell’apprendere notizie troppo crudeli alle quali giornalmente dobbiamo assistere. L’essere umano che di umano non ha più niente, se non la voglia spasmodica di potere e di fare soldi, è riuscito con l’aiuto dei suoi simili, a distruggere tutto ciò che di bello era stato creato ed inventato. Retorica?

Appurato, letto, imparato, criticato da tutti noi, ma chiediamoci che cosa facciamo di concreto per provare ad impedire che queste atrocità avvengano? E parlo di qualsiasi settore che può spaziare dall’inquinamento, alla corruzione, agli omicidi di ragazzi innocenti, alla diffusione di droghe e alcool venduto a minorenni senza richiedere il documento d’identità…(.un’amica di mia figlia è finita in ospedale per aver bevuto una fila di shottini (non so come cavolo si chiamino..) serviti a lei stessa senza richiedere un D.I. Ma cazzo, poteva FINIRE in coma etilico, dato che non parlava più! È noi, noi stiamo ad osservare a suggerire idee, a criticare, ma ognuno bada bene di conservare il proprio orticello sempre più piccolo, non rendendosi conto che se il mio orto brucia e si ammala, domani sicuramente succederà al tuo!
È molto semplice ed inutile stare ad elencare l’elenco delle schifezze che ci circondano, siamo tutti quanti dentro a barili di cacca sino alle sopracciglia, ma abbiamo ancora il coraggio di guardare e criticare. Nel nostro piccolo, con le ns forze, con il ns ingegno, facciamo concretamente qualcosa per far calare quel livello di cacca che ci avvolge. Non dico molto, qualcosina ciascuno, e le critiche lasciamole a chi sa veramente giudicare ma qui sulla terra nemmeno i giudici dei tribunali SANNO più fare il proprio lavoro.

Giudicare e criticare è molto semplice, in silenzio e con buona volontà compiamo azioni anche piccole che servano a restituirci un po’ di armonia e pace.

Forse anche il COVID 19 se ci comportassimo da persone assennate e usassimo la testa, sono stra convinta che se se ne vada e ci abbandoni. Ma anche in questo caso ai ristoranti non rinunciamo, ( sono sempre tutto esauriti!) ai bar nemmeno, alle mostre, agli assembramenti ai mercati rionali, alle FESTE in casa di congiunti o disgiunti,spesso senza mascherina, tutto CIÒ è un disgusto totale. In classe 28 studenti che sfiatano, fanno starnuti e altri RUMORI, tossiscono, respirano, escono dalle loro giovani bocche microscopiche particelle di saliva, vivono insomma….ma al banco niente mascherina, se invece vai alla lavagna ( MT 1.30 da percorrere) te la devi mettere. Tutto un controsenso…ma tu che mi leggi cosa fai per migliorare questo stato ignobile di cose? Buona domenica a tutti!

E diamoci un taglio!

Medico pietoso fa piaga cancrenosa. Mi sono decisa di ritagliarmi ancora x diversi motivi.
Dopo tinte e tagli fatti in casa sempre causa COVID i miei capelli erano ridotti a paglia x le pecore del presepe.
Secondo motivo: dopo i 40 il corto ringiovanisce parecchio c’è poco da dire!
E terzo: i capelli lunghi sono adatti a modelle come questa tipa qua nella foto! Lei sì che a 15 anni può permetterselo! Però se è uscita così un po’ di quella con i capelli corti avrà preso? O no? Buon pranzo a tutti+