Benvenute belle signore!

Iamastupidgirl 003Il tempo è tiranno e per me non è una frase fatta! Con il caos da rientro, il decluttering, mamma all’ospedale con la polmonite che peraltro ha superato facendola in barba a tutti coloro che la ritenevano già spacciata! Mio figlio ostinato sino alla morte, mi ha fatto desiderare di finirla qui. Poi ora uno spiraglio di luce nuova con la preparazione delle nuove valigie in vista del mare. Mi sono così dimenticata di ringraziare le ultime due nuove iscritte! Affermo con tutta sincerità che non ho sentito il beneficio dei due mesi di ferie in montagna, troppi avvenimenti e tutti insieme mi sono precipitati addosso. Che poi chiamarle ferie è un grosso eufemismo, dal momento che ho lavorato tutti i sabati e le domeniche con i mercati del vintage! Non riuscivo a ripararmi con nessun tipo di ombrello, non riuscivo a spostarmi dai terremoti: un evento nefasto via l’altro, ma grossa forza di volontà e desiderio di riuscire anche questa volta a non soccombere. Sono calata circa tre kg. di peso e sono di color bianco/grigio come una trota andata a male. Non voglio piangermi addosso, la spugna l’ho semi buttata e qualche piccolissimo cenno di miglioramento in mio figlio l’ho notato. Anche se la guarigione completa è ben lungi dall’arrivare. Ringrazio due donne che a prima vista mi paiono molto toste e hanno in comune con me la voglia di scrivere:

la prima è Colibrì Rosso,
Napoletana di nascita, Londinese d’adozione, laureata in Lingue e letterature moderne. Fin da adolescente, la scrittura ha rappresentato per me una passione, un rifugio, un modo unico per dar voce a pensieri e riflessioni.colibrirosso
la seconda signora è:
Musacchio Alessandra, il suo blog si chiama: Musa.

Cercherò di capire il loro punto di vista, voi scoprirete il mio, che peraltro è stato ampiamente descritto in circa ottocento articoli già scritti. Per questo a fianco di un nuovo post ne troverete un altro che desidero ripubblicare. Per non dimenticare chi sono e per non farmi dimenticare da voi!musa

Il panino al prosciutto crudo.

Articolo ripubblicato e oggi e pubblicato originariamente il giorno:13/02/2014!

Negli anni settanta ogni giorno tutti andavamo a scuola a piedi. Facevamo pochi o tanti passi per raggiungere l’edifico scolastico, con le nostre logore cartelle attaccate alla schiena, ma sempre rigorosamente a piedi. Anche se pioveva forte o nevicava. Solo se c’era molta neve e per non rischiare di affondare con le mie scarpe, ero accompagnata da papà. Mio padre Antonio indossava un paio di stivali di gomma, erano quelli che usava per andare nella stalla o nei campi, non erano certamente Moon Boot, scarponi da montagna o stivaloni lunghi al ginocchio, adatti per la neve. A volte mi prendeva in braccio, io avevo soggezione, ma c’era la cartella a me avvinghiata a proteggermi. Era burbero, taciturno, grezzo nelle movenze ma onesto. Aveva cinquantuno anni il mio papà quando io facevo la prima elementare, ed era già vecchio d’aspetto, con i capelli bianchi e le rughe che gli solcavano il viso, un viso stanco e massacrato da tutto quel lavoro nei campi e dalle levatacce alle quattro e mezzo del mattino, per mungere a mano le nostre mucche.Sono convinta che mi volesse molto bene, mi ha desiderata molto, ma non me lo ha mai saputo dimostrare. Quando stava per imparare ad essere affettuoso, si è ammalato gravemente poi è morto. Tutto qua. Alle dieci e trenta puntuale ogni mattina, sabato compreso, tutte le cinque classi udivano il suono metallico della campanella che annunciava l’intervallo, la pausa, la tregua, il “coffee break”, si direbbe oggi. La mia maestra Pina Bellocchi e le altre sue colleghe, chiamavano ricreazione quei quindici /venti minuti di relax. Io ed i miei trentuno compagni (in prima eravamo in trentadue!), aprivamo in tutta fretta e con grida allegre, le nostre cartelle di cuoio marrone o verde.Cercavamo sul doppiofondo di estrarre qualcosa che era per noi fonte di amicizia e di condivisone:l’amata merenda e le figurine dei calciatori dell’album della Panini. Con molta ansia e fretta, compivamo i nostri gesti, avevamo fame ed estraevamo il sacchettino con la merenda! Poi i maschietti, tutti attorno ad un unico banco, iniziavano il gioco dello scambio delle figurine“manca, manca, manca, ce l’ho, ce l’ho, ce l’ho….”Tanti occhietti furbi e svelti tra un portiere e l’altro (FIGURINA MOLTO AMBITA…),sbirciavano di sottecchi, che cosa c’era nel tovagliolo di stoffa a quadri bianchi e rossi degli altri. Io per tanti anni, mi sono ritrovata a far merenda sempre e solo con un panino, nemmeno troppo morbido, al prosciutto crudo di Langhirano. Ero sbeffeggiata e presa in giro dai compagni, ero “quella del panino al prosciutto”.Altri invece erano già alla moda e portavano le prime schiacciatine, il panino con dentro i formaggini “Il milione” quello che dava con i punti accumulati, la mucca Carolina e Susanna tutta panna! Erano pupazzi gonfiabili di plastica, ricordo ancora quel profumo di plastica..Alcuni, quelli più benestanti portavano il gnocco comprato al forno, riconoscibile perchè era avvolto da una carta oleosa color azzurro, le bambine spesso avevano un pezzo di torta oppure “paneburroemarmellata”. Povera Fabianina! Ero così buffa, vestita con gli abiti dismessi dei cugini, sempre più grandi di due taglie, le scarpe almeno di un numero in più, così le utilizzavo per due inverni e quel benedetto, antipatico, ottimo, panino al crudo! Erano risate grasse quelle dei miei compagni, che sbocconcellavano il loro gnocco o sgranocchiavano le patatine Pai. I crachers o gli yogurt credo non li avessero ancora inventati, frutta o verdura cruda non usava portarla a scuola ed io piangevo e mi asciugavo le lacrime, perché con quella merenda sembravo ancor più distante da loro di quanto non fossi già. “Stefano, mi dai un pezzetto del tuo gnocco, per favore? Facciamo cambio, io ti do un pezzettino del mio panino e tu mi fai assaggiare il gnocco..” dicevo con la goccia che mi cadeva all’angolo della boccuccia. Il mio compagno di classe, bambino titubante e molto chiuso, con me andava d’accordo e parlava e dopo lunga ed attenta riflessione, accettava il cambio. Poi addentando il panino con quei denti ancora da latte, alla fine diceva che non era poi così male! Nei mesi seguenti anche gli altri, fiduciosi e curiosi, mi offrivano spontaneamente la loro merenda, in cambio di un pezzetto di pane al crudo, rimanendo estasiati per quel sapore genuino che non ho mai più ritrovato. Più avanti venne introdotto l’uso della carne di cavallo cruda, condita con olio e limone, poi messa all’interno di panini e gnocco. Le nostre mamme dicevano che era essenziale mangiare la carne di cavallo o puledro cruda, macinata due volte, perché era ricca di ferro. Noi bambine saremmo presto divenute donne, perciò facevano prevenzione, fornendoci anzitempo il ferro ed i sani principi nutritivi contenuti nei cavalli di quei tempi. Oggigiorno è per me impensabile mangiare carne cruda, di qualsiasi tipo, basti pensare a tutti gli steroidi, i farmaci e gli ormoni che molti animali ingurgitano,prima di finire nei nostri piatti, specialmente i cavalli se sono stati cavalli da corsa. Anche per me pian pianino arrivò l’era del gnocco imbottito con il salame, la coppa, la mortadella e alle scuole medie, potevo comperarmi “cento lire”(venti centesimi circa..) di pizza fatta al forno! Mi sentivo finalmente uguale agli altri, grande e donna già ad undici anni, con il mio elastico che aveva sostituito la cartella, e quelle cento lire in tasca per la pizza. Ho ripensato spesso a quella bambina piccola, con i capelli corti da maschietto, con il visino spesso triste, quelle scarpe più lunghe del suo piedino e a quel panino al prosciutto. L’ho cercata ovunque ma non l’ho più ritrovata, nemmeno se guardo le fotografie di allora e nemmeno se mi sforzo di pensare a cosa posso aver esattamente provato nel mio cuoricino, quando i compagni sorridevano per via di quel panino.

Per un pò di prezzemolo!

LamiaCERVAREZZA 066

Il giorno dopo il Ferragosto è un po’ come il primo giorno dell’Anno, ci sono i residui delle bisbocce ovunque, le occhiaie proliferano,gli apparati digestivi sono intasati come le fognature mal pulite e si cammina tutti un poco curvi sotto al peso della “magnazza”!. I bar servono diverse limonate o “canarini” come dicono alle terme di Abano, le camomille si sprecano e i digestivi alcolici oppure medici corrono a fiumi per le stradine del Paese! Ai montanari piace molto l’alcool, non me ne vogliano! Lo usano anche per scaldarsi in inverno, che da queste parti è piuttosto lungo e rigido e avendo solo tre bar come ritrovo sociale, tra una briscola ed una scopa, i bicchierini di cordiali a fine giornata non li contano più. Ho notato e lo dico con certezza, che quassù anche le donne bevono! Bevono e fumano molto e trascorrono molte ore in quel territorio che era un tempo dominio solo maschile. Non so perché, ma il vedere le donne cioè le mie simili, attorno ad un tavolino da bar, con sigaretta in bocca e un bicchiere di vino,birra o altro alla bocca mentre ridono, fanno schiamazzi e dicono pure parolacce non è un gran bel vedere e né sentire.Mi trasmette tristezza, senso di vuoto e quasi angoscia. Sarò diventata troppo bacchettona? Non credo è forse solo questione dell’ambiente dove si trovano e dove vivono tutto l’anno, considerando che molte di loro non lavorano ma portano solo a spasso i bambini, comprando loro tutto ciò che domandano. Altra mentalità e altro contesto sociale, altri modi di vivere che non sono certamente quelli cittadini, ma l’argomento è talmente vasto che lo svilupperò in altra sede. Purtroppo quest’anno è piovuto giusto a mezzogiorno del 15 Agosto, ed i resti delle grigliate “bagnate” si notano nei cortili delle casette di Cervarezza Terme. Non so per quanti Italiani sia stato un Ferragosto con il sole ma quassù ieri, giusto il tempo di apparecchiare in giardino la tavola e di assaggiare una costina d’agnello, il Signore dell’acqua ha pensato di farne scendere a tonnellate usando i Canadair!Di corsa a metter dentro casa la tavola, di corsa a ritirare i bambini sparsi per il cortile, che di rientrare in casa proprio non ne volevano sapere! Mangiare dentro le mura di casa il giorno di Ferragosto non è proprio piacevole come gustarsi le pietanze all’aperto! E’ come dire il giorno di Natale senza l’albero ed il Presepio, è come festeggiare Halloween ed usare un cocomero al posto della zucca! Insomma è come avere il presidente del consiglio senza che che ci sia Matteo, non saremmo quegli Italianotti un poco bonaccioni e creduloni che siamo! Pazienza e coraggio, Matteo per ora ce lo fanno tenere, Ferragosto è stato orripilante e anche questo lo abbiamo digerito e già dimenticato.Oggi, the day after, non sarà da meno, dal momento che piove già da un’ora! Ci dobbiamo adattare a parecchie situazioni, accettarle tacendo o imprecando, in ogni caso non ci è consentito fare in modo diverso. E’ così e basta, noi non possiamo intervenire, possiamo solo tacitamente accettare e sperare che passi velocemente l’ondata acquacessometrica che ci investe con la forza di uno tsunami. Continua a leggere “Per un pò di prezzemolo!”

Neri per sempre.

uvaTorno a casa dalla montagna in questa stupida giornata di agosto dopo due mesi di assenza e mi devo riabituare alla nuova ma vecchia dimora, dove niente corrisponde ai miei pensieri e dove tutto è diverso da come me lo ricordavo. Nel viaggio il colore dominante è il grigio topo anziano che cammin facendo si trasforma in un nero fumo di Londra per arrivare al nero inferno, come le sopracciglia del povero Pavarotti. Entrando in casa i muri per fortuna sono ancora arancio spugnato, ma quando arrivo ai cassetti, all’armadio, ai comò e alla relativa biancheria da sistemare mi si è aperto un girone dantesco di colore nero diavolo incazzato nero! Nera è la custodia dei miei occhiali, nero il cellulare, nero il piedistallo del computer, nera è la biro che usa mia figlia, neri gli scherm idelle cinque televisioni, nera è la Bibbia….Insomma il lutto ed il proseguo del funerale del padrino parte seconda  è arrivato anche in casa mia! Da quando ho iniziato a capire qualcosa amo i colori in tutte le loro espressioni di vita e i grigi, i marroncini, i melange, i neri, i fumi di Londra, i pied de poulle ed i pois bianchi e neri, le righe optical  non fanno più per me. Ma nemmeno i viola, i vinaccia, i verde antibiotico scaduto, quelle maglie dell’esercito della salvezza, che nemmeno mia nonna Ione indossava! Ho perso da decenni la mera illusione che per esser sexy e longilinea e per far cadere un uomo nella rete delle nostre calze a rete, ci si debba agghindare di nero, partendo dalla guepiere per arrivare sino alla smalto che ieri l’altro si è messa mia figlia. Non credo con il senno di oggi che per conquistare qualcuno, uomo o donna che sia,  ci si debba vestire obbligatoriamente di nero. Se piaciamo e non siamo piacione, riusciamo a conquistare l’essere agognato anche se siamo vestite di bianco o di rosa confetto. Dopo tutto se anche l’occhio vuole la sua parte, è pur vero che è il contenuto che è importante! Se poi uno odia il nero per partito preso e non vede bene, in mezzo a tutta quella nuvola di fumo è un pasticcio, perchè il risultato del magico incontro potrebbe sfumare per l’appunto in una gran nuvola: Come dire”tutto fumo e niente arrosto!” pochetteebigiotteria 021Se un tempo venivamo fasciate dentro inguardabili calze a micro o maxi rete nera, re inguainate dentro a pantaloni di pelle nera, imbustate dentro a corsetti per sado maso, che toglievano i lrespiro per innalzare le tette, se ci mascheravamo da Cat Woman dipingendo di nero con il carboncino gli occhi/bocca/guance, capelli e ci facevamo un neo nero sulla guancia, oggi non è più così! Armani a parte perdonato per i suoi ottanta anni e per l’Impero che ha saputo creare, di nero sopporterei solo i peli del mio pube se qualche mascalzone bianco non ci si fosse messo di mezzo a rompere le uova nel panierino! lalunadiCervarezza 004 Per le calze ricordo che dipendeva da quanto volevamo apparire “signorine acchiappa uomo”, oggigiorno al massimo mi concedo un collant blu notte, ma oltre non vado. Credo che nel mio armadio mancasse solo un frustino e le manette, ma a quelle ci han pensato anni dopo le scrittrici del momento! Torno all’attimo cruciale e mentre ripongo gli abiti fanno capolino dei reperti archeologici del “vestivamo sempre a lutto” che ricordavo di avere, ma non di avere così a portata di vista. Il primo straccio che spunta è una vecchia sottoveste della “Perla”, stropicciata ed un poco sbiadita, che mi fu regalata dall’allora compagno di merende, mentre ero incinta di sua figlia. Ebbi il buon gusto di indossarla la sera della Vigilia di Natale, una di quelle sere non impegnative nelle quali chiamai a cena i futuri suoceri, sorella e compagnia bella. La pancia si vedeva bene, il seno inguainato in un altro accidente che ora vi mostro era lievitato oltre misura ed io con il mio inseparabile grembiule, servivo a tavola polipo lessato e patate al vapore!ilnerostasututto 014Si materializzano da ogni angolo oggetti neri che mi aggrediscono e mi accerchiano dandomi un senso funereo che annienta tutto il beneficio delle vacanze e mi fa riflettere su quanto avevo in mente quando compravo quell’artiglieria pesante!ilnerostasututto 006Ecco a voi un corsetto modello “la fidanzata di D’Artagnan” corredato di laccetti, gancetti, stecche di balena e coppe semi imbottite. L’ho riprovato dopo anni e noto che la parte alta non è più della mia misura, il sotto seno stringe troppo e dai rombi sul davanti sporge un tantino di carne!ilnerostasututto 008 Ho ritrovato anche il completo per le grandi occasioni, quello per uomini che non temono l’infarto, quel completo che quando lo indossi gli puoi anche strappare i capelli e mettergli il collare che non se ne accorgerebbe nemmeno! Trattasi di un esemplare formato da guepiere e mutandina a rete sulle chiappe, con filo interdentale sui fianchi! La guepiere stranamente mi si allaccia ancora, sullo slip lo potrei anche reindossare ma temo che quella rete dietro mi faccia passare l’aria e per la mia ernia, sarebbero guai seri! Come facevo ad indossarlo? Con che coraggio e quale scopo se poi il più delle volte lo usavo come sottogiacca e non lo vedeva nessuno?? ilnerostasututto 009Nell’ultimo cassetto, ben nascosta sotto strati di altra biancheria per persone pseudo normali ecco spuntare il pezzo per le grandi occasioni. Quel pezzo che non bisogna mai farsi mancare nel proprio guardaroba, perchè non si sa mai che venga un bisogno improvviso e occorre possederla assolutamente! E’ la veletta da lutto che qui vedete piegata in due, a tutta lunghezza misura due metri e può fungere anche da pareo o da lenzuolino estivo! Me l’ha regalata mia sorella, buonanima quando dopo la morte di papà le chiesi perchè non mi ero messa in testa la veletta e nel caso di altre morti l’avrei voluta come mai ho voluto nessuno! Lei pronta me l’ha comprata, vintage s’intende! di pizzo francese  ancora impregnata dell’odore dell’incenso misto alla fragranza Mitsouko, profumo che usavano le signorine degli amati bordelli. Che fosse appartenuta ad una vedova di un mafioso? Che fosse la veletta da lutto per quando le signorine avevano il mestruo e giravano con la veletta appoggiata sulla pancera contenitiva e la scritta “Chiuso per inondazioni?”. Sono stordita, stremata e ho mal di testa nel rivedere tutta questa mercanzia, non so come riutilizzarla, se la indosso a chi assomiglio?? Mentre prenderò una decisione seria ed assennata, decido di bere un caffè, che se nero non è …beh ci assomiglia moltissimo!ilnerostasututto 002

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La vita continua a Cervarezza Terme.

igirasolidiCervarezza 001Il campanile della Chiesa sta battendo cinque rintocchi e mezzo e finalmente mi decido ad abbandonarmi alla scrittura. Mi ha aiutata in altri frangenti negativi, mi ha sollevata da brutti periodi e confido che anche questa volta mi possa essere d’aiuto. Ho deciso di non tornare a Reggio Emilia, sto alla finestra a guardare anche se d’acchito potrei sembrare una madre snaturata ed irresponsabile. Troppe volte ho pregato che mi ascoltasse e non ci ho mai cavato nulla, ora mi devo fermare e mettermi in disparte ad osservare sino a che punto decide di arrivare. Gli ho parlato al telefono e spero che l’ultimo mio consiglio spiccio e pratico lo possa recepire e mettere in pratica, oramai ci sta arrivando a toccare il fondo del barile e per risalire occorre molta umiltà. Occorre ammettere gli errori, bisogna dire”avevi ragione tu”, anche se la ragione dalle mie parti si dice che la si dà agli stupidi! E’ questione di ammettere che le strade percorse sino ad oggi sono state inutili, perditempo, dispendiose e gli hanno fatto perdere il lume della razionalità. Ora è confuso, stranito, impaurito, debole, ma il tono della voce è ancora combattivo. Se io mi lasciassi andare l’impulso sarebbe quello di correre da lui e riprendere a preparargli le minestrine, gli arrosti, la pizza, la camomilla, forse gli rifarei anche il bagno come si fa ad un infante. E sbaglierei ancora una volta pericolosamente, non lasciandogli la possibilità di crescere per davvero. Quando un giorno, forse non molto lontano, io non ci sarò più come cazzo farà a cavarsela senza soccombere? Sto ferma, non vado dal lui, non ora, aspetterò la data prestabilita per scendere a casa, poi lo rivedrò. In questo mi sta aiutando molto mio marito e mia sorella, mi tengono come dire “legata” quassù per non fargli ulteriore male. Pur lasciandomi completamente libera di fare ciò che mi sento, ma in questo momento non posso essergli d’aiuto. Qui in montagna il sole è ritornato, le persone si apprestano a preparare programmi per sabato 15, giorno di Ferragosto ed io mi concentro sul mercato del vintage. Cercherò di offrire ai visitatori un bell’allestimento estivo e colorato. Si prenotano le carni in macelleria per fare le solite grigliate in riva ai laghi (lago del Ventasso, lago del Cerreto, laghetto del Passo di Pradarena, torrente Secchia…)o nei cortili di casa, si scelgono i vini migliori da accompagnare alle pietanze e da domani sarà tutto un preparare ragù di funghi, dolci freddi, torte, tortelli, e sopratutto scegliere con chi trascorrere il 15. Oramai anche questa tradizione nelle città si sta perdendo, ma nei piccoli paesini si sente ancora l’aria di festa ed ogni occasione è buona per mangiare bene e bere ancor meglio! Certo che per affrontare una “magnazza ferragostiana montanara”, ci si deve attrezzare qualche giorno prima, stando in dieta quasi liquida, camminando molto ed evitando alcolici!igirasolidiCervarezza 010
igirasolidiCervarezza 020

Arriveranno i parenti dalle città afose e quasi vuote, si rivedranno  gli amici di sempre, si faranno le fotografie constatando come si è cambiati dal 1980 ad oggi! Bella che sei Cervarezza mia! Quante estati trascorse tra questi sassi, davanti a queste edicole votive, bevendo la tua acqua fresca, e davanti a questi due bar, sempre pieni della solita gente che ho visto giovani e rivedo oggi nonni o bisnonni!

igirasolidiCervarezza 028Fammi compagnia anche per questo Ferragosto e portami quell’allegria semplice e spensierata che solo tu sai darmi!igirasolidiCervarezza 034lalunadiCervarezza 002

Non ho ancora visto stelle cadenti, non me ne sono ricordata tanto ero presa da altri problemi, ma stasera vado all’osservatorio astronomico e ne cerco una. Esprimerò il mio desiderio: sempre lo stesso da tanti anni.

Butto la spugna.

igirasolidiCervarezza 016Sono a un bivio della mia esistenza e sono ad un passo dal gettare veramente la spugna o alzare bandiera bianca. Ma non si tratta di default, di inquinamento atmosferico, non si tratta di bombe d’acqua o crisi politica. L’argomento è molto molto più importante e per me è il centro della mia vita. Mi spiace molto rifarmi viva dopo diversi giorni di silenzio con un argomento pesante, un fardello da condividere con chi non conosco, ma che credo accomuni molta più gente di quanto io possa pensare. Se scrivo i motivi sono due: o sono molto felice o sono con il morale a terra. Oggi propendo per la seconda scelta. E mentre le dita scorrono veloci penso a quanti come me sono genitori e quanti stanno male perché hanno figli che non ascoltano i consigli di chi è più grande e maturo di loro, penso e mi ribello al fatto che quando un figlio dovrebbe ascoltare la mamma o il papà si gira dall’altra parte, fa sberleffi e pensa di avere in tasca la verità assoluta. Naturalmente il più delle volte agisce al contrario di ciò che gli viene suggerito dai genitori, dai nonni, dai pochi amici che gli vogliono bene veramente. Chiede consulto anche al medico condotto che gli offre una versione similare a quella già sentita e lui, scocciato per quella versione e non per quella che vorrebbe sentirsi dire, che fa? Cambia medico di base. Il tempo passa e ascolta sempre meno i genitori, chiude il telefono, diserta gli incontri, non si fa trovare e la situazione piano piano gli sfugge di mano. E ricontatta la madre o il padre e chiede che cosa sta succedendo, che cosa sono quei sintomi e quelle sensazioni che prova e che non ha mai avuto, e teme di avere un tumore o giù di lì e si agita ed inizia a fare esami ed indagini mediche. Esami su esami, tac e risonanze magnetiche, indagini delle quali nemmeno si sospetta l’esistenza ed inizia ad avere paura. Allora la madre, che in questo caso si rivela mamma amorevole lo asseconda, lo ascolta, cerca di rassicurarlo e gli fornisce ancora una volta il suo pensiero, conoscendolo visto che lo ha partorito. Lo porta da un altro medico che a lui non piace assolutamente perchè parla uguale ai medici di prima e ai genitori e cambia ancora. La mamma  conosce abbastanza bene, non voglio dire benissimo, il suo cucciolo, basta un’occhiata per capire tante volte il suo stato emozionale. E qui scatta il secondo step della non accettazione della versione del genitore da parte del figlio. Del figlio stupido o testone, orgoglioso e stronzo dalla nascita, che appartiene a quel novanta per cento circa di figli che non ascoltano i genitori.Perciò figli stronzi, cocciuti, testardi, supponenti ed alteri che andranno sicuramente incontro a guai nella vita sociale, nei rapporti di lavoro, nelle relazioni amorose. Io perchè mamma di 51 anni non sono più intelligente o più saggia di mio figlio e di mia figlia,  semplicemento sono già passata attraverso i baratri dell’adolescenza, delle crisi d’amore, sono stata dentro alla depressione più furente e agli attacchi di panico da P.S.. Ho avuto due mariti, ho seppellito un genitore, una nonna e un cognato ai quali ero affezionata moltissimo. Sto per assistere alla fine dell’altro genitore, mamma Bianca è all’ospedale con una grossa polmonite, cresco la bimba piccola con i piccoli problemi che la sua età per ora comporta. Non sono un fenomeno da baraccone, non sono un super genio,  ma credo di avere esperienza di queste schifezze di vita. Posso dire di aver fronteggiato situazioni paradossali,  con guai che arrivano tutti insieme.  Non vorrei trovarmi nei panni di quei genitori che hanno perso in questi giorni i figli per droga, alcool o tutti e due insieme. Esistono anche altre modalità di perdita di un figlio pur avendolo vivo al mondo: quando si è inermi nell’aiutarlo a stare bene si perde un figlio, quando hai fatto tutto l’impossibile per cercare di aiutarlo e quando non ci sei riuscita lo hai perso.  Quando vedi che lui sta male e tu di più l’hai già perso,  quando sai che qualunque cosa gli dirai lui non ti ascolterà. Se perdiamo il contatto ed il filo con i nostri figli ,quell’empatia che ci aiuta reciprocamente possiamo dire di averli persi ed è forse peggio che vederli morti. Perchè loro sono al mondo, noi sappiamo che sono vivi ma diventano “intoccabili”, “inavvicinabili”, “impredibili”, hanno messo un muro tra noi e loro ed è peggio perché sei inerme ed indifeso. Li guardi soffrire e crepare, crepi anche tu e ti strappi i capelli e non puoi farci niente. Non vorrei che nessuno di voi si trovasse in questa situazione triste e disarmante senza sapere più che cappello mettersi. Forse dovrà toccare ancora di più il fondo del barile per accorgersi che quello che gli ho sempre detto non erano cazzate? Quanto devo ancora soffrire per vedere che mi ascolta e decide in autonomia data l’età di cambiare registro? Quante lacrime devo ancora versare invano prima che lui si rassegni a seguire un percorso che se fatto per tempo è lieve e corto? Amici sconosciuti io non lo so se queste parole vi arriveranno dritte al cuore anche se non siete genitori, ma con il senno di poi vi giuro che io di figli non ne metterei più al mondo.E non è una frase fatta o detta sull’onda del dolore acuto e tagliente. Si soffre troppo e se loro respirano male noi siamo con il sedere per terra. Io non ho seppellito mio figlio, ma credo di averlo perso ugualmente. Non sono stata capace di farmi ascoltare da lui e lui non ha avuto fiducia in me. Penso di aver gravemente fallito come madre e come mamma, prego Dio che possa ascoltare qualcun’ altro di cui si fida maggiormente e prego che questa persona possa farlo tornare il ragazzo che era prima. Io non ce la faccio più, butto la spugna e fra lacrime e disperazione sto a guardare se spunterà ancora il sole o se le tenebre ci inghiottiranno per sempre.igirasolidiCervarezza 011

Manutenzione ordinaria e straordinaria maschile.

Care amiche, siamo sempre sotto l’occhio del grande fratello che ci spia e controlla se abbiamo un neo fuori posto o qualche pelo superfluo che spunta qua e là. La maggior parte delle riviste e dei programmi televisivi si occupa di noi e della nostra perfezione esteriore. Ci sono invece in circolazione poche trasmissioni che spiegano quali sono i punti fisici dell’uomo sui quali intervenire, affinché egli sia sempre gradevole, profumato, pulito e senza sporgenze evidenti che non siano quelle adeguate alle situazioni. Ciò che salta subito all’occhio di una donna, o meglio all’olfatto è quell’odore di ascella pezzata o lavata male, che se ai tempi di John Wayne faceva molto uomo vissuto, oggi fa uomo trasandato e puzzolente.

johnwayneAlcuni uomini purtroppo tendono a lavarsi a secco, cioè senza l’uso dell’acqua e non usano deodoranti in spray, in stick, roll-on oppure, se hanno odori molto forti ed intensi esistono deodoranti in crema suggeriti anche dai dermatologi. Veniamo ad un altro odore sgradevolissimo per noi donne, sopratutto se avessimo in mente di baciare il soggetto maschile: l’alito pestilenziale. Ci sono vari tipi di alito e per ognuno esiste un trattamento specifico. Alito da denti non lavati: semplicissimo! Adottare la pratica di lavarseli almeno tre volte al giorno con gargarismi finali con collutorio tipo Tantum Verde. Alito del fumatore: o si smette di fumare o si mangiano chicchi di caffè, si biascicano chewingum alla menta piperita, si masticano foglie di prezzemolo e salvia, oppure nel peggiore dei casi si rinuncia ai baci alla francese. Esiste il tremendo alito da ernia iatale o da gastrite conclamata e questo è un caso da Farnesina, perché chi lo possiede ( e può trattarsi anche di una donna…) ce l’ha praticamente sempre. Al mattino appena sveglio, da’ il buongiorno e la consorte si riaddormenta, se mangia diverso dal solito è una fogna in straripamento, prima di dormire se non mette tre cuscini sotto alla testa l’alito è talmente potente che occorre l’intervento dei Vigil idel Fuoco. I rimedi in questo caso sono drastici: masticare Maalox a volontà, assumere i giusti medicinali, farsi fare una lavanda delle viscere al mentolo. Difficilmente si può guarire e basta un evento nefasto per far tornare a galla i fumi inquinanti. Un’altra parte corporale che i maschi tendono a trascurare lavandola poco e male è ….mi spiace dirlo! Il pene, esattamente nella parte del glande, esattamente sotto al prepuzio. Per sua conformazione fisica il pene che non è una vagina, (va da sé!) in quel punto preciso tende ad accumulare le gocce di pipì e se non lavato accuratamente in breve tempo odora di pesce marcio! E non è di certo un bell’ annusare quando ci troviamo per caso da quelle parti! Ogni volta che l’uomo fa pipì dovrebbe farsi un bel bidet con il pene in semi erezione, altrimenti la pelle si arriccia e addio profumo di bucato. Ma sappiamo inoltre che l’uomo in genere è pigro e dopo una pipì, gli dà una scrollatina e via! Crede di aver risolto il problema. Noi donne in questo siamo più brave ed oculate: personalmente dopo la plin plin faccio subitissimo il bidet e se non sono in casa mia, ho le salviette umidificate in borsetta! Passiamo ad un’altra zona spesso trascurata dai maschi: i piedi. Soprattutto in estate quando si vedono piedi liberi da scarpe, dentro a sandali aperti o ad infradito si ha il dispiacere di osservare ciuffi di peli su ogni dita, unghie come rostri selvatici tagliate una diversa dall’altra, callosità nel tallone come un muratore che cammina sui sassi di Matera!: I ciuffi dei peli si potrebbero depilare, le unghie tagliare per bene, chiedendolo alla moglie o a un bravo giardiniere, le callosità eliminare con le frese moderne per sfoggiare piedi maschi ma ben curati! Anche ai piedi maschili possono odorare di muschio selvatico, ma anche in questo caso ci sono gli appositi deodoranti e creme. Gli uomini hanno da sempre e comunque da quando eravamo scimmie, il problema dei peli superflui che nascono, proliferano e si insediamo nei punti più impensati del corpo.

5601639-mano-pelosa-espressione-dell-uomo-primo-piano-su-sfondo-grigioPrendiamo un uomo di circa quarant’anni di bell’aspetto e osserviamolo bene se siamo un tantino schizzinose. Dalle narici spuntano peli di varie misure, dalle trombe di Eustachio si affacciano ciuffetti di peli arrotondati a mo’ a di gomitolo, nella schiena tappeti erbosi da falciare, nel petto maglie di lana a ricoprire eventuali pettorali e tartarughe, sulle dita di mani e piedi, altri peli difficilmente estirpabili e fastidiosi a vedersi! Si potrebbe tentare una semi depilazione, ma ricordiamoci che quando rinasceranno, per ogni pelo ci sarà prima un foruncolo, quindi il soggetto sarà invaso da una pelle tipo grattugia. Parlo con conoscenza di causa in questo caso: una volta feci depilare la schiena di mio marito, che tutto sommato non aveva un gran bisogno. Oltre a soffrire le pene dell’inferno ad ogni strappo, quando i malefici peli erano sul punto di ricrescere, furono preceduti da una serie di foruncoli orripilanti che gli facevano un gran male! Quindi oppio intervento d’emergenza: dapprima strizzatura degli stessi, disinfestazione della schiena ed attesa di nuovi foruncoli con nuovo pelo incorporato! In quel caso fu mea culpa! Le mani: tanto si evince del carattere di un uomo guardandogli le mani. Anche in questo caso spesso le unghie sono trascurate, mangiucchiate, le pelline circostanti l’unghia sanguinanti, le nocche nere e nodose, la pelle spessa e non ammorbidita. Per me, una delle parti fisiche che guardo subito in un uomo sono proprio le mani e se non sono curate, il soggetto maschile non mi attizza! Basterebbe poco per tenerle in ordine: prima regola non mangiarsi mai le unghie e se proprio non si resiste, mettere prima uno smalto trasparente dal sapore di veleno (Unghial!) che dovrebbe impedire di accostare l’unghia alla bocca. Ci sono poi mani sudaticce, ma questo è un serio problema ormonale ed emotivo e non mi addentro in consigli che devono essere dati da un medico specifico. Esiste purtroppo anche il problema dei capelli “unti e bisunti”, non lavati con shampoo e lozione apposite e se questi sono accompagnati dalla polvere d’Angelo (leggasi forfora) il gioco è fatto! Anche barba e baffi hanno bisogno di manutenzione giornaliera, devono essere lavati e puliti con le spazzoline, tagliati quando sono troppo spessi e bisogna stare attentissimi che tra le setole non rimangano residui di cibo o tracce di vino rosso! Non c’è nulla di più orribile di conversare con una dama che ha la fogliolina di rucola tra i denti così come non vi è nulla di più sgradevole che fare le coccole ad uomo che ha i baffi sporchi di frittata alle cipolla! Ho dimenticato qualcosa?