Parlando con Lella Costa ad Albinea.

Venerdì pomeriggio sono andata a vedere e ad ascoltare per la prima volta Lella Costa, nella nostra biblioteca di Albinea. Era intervistata da Andrea Casoli, ha parlato dei suoi spettacoli teatrali e del suo ultimo libro “Con una specie di sorriso”,(Piemme Ed) incentrato sull’ironia che ognuno di noi dovrebbe mettere nella vita anche nelle situazioni più drammatiche. Partendo dal titolo, che riprende una citazione di De André, il libro è intriso di richiami ad altri autori, poeti e artisti, un mix di leggerezza e contenuto, dicono. L’idea di questo libro, come la stessa Costa ha precisato in un’ intervista, nasce da una “Lezione sull’ironia” che Oscar Farinetti aveva invitato la Costa a tenere. Lella Costa ha raccontato che si reca spesso nelle scuole, a parlare agli alunni di quotidianità, di teatro, di ciò che scrive e delle sue tre figlie femmine, tenendo lezioni su come la vita dovrebbe svolgersi, insegnando loro ad usare sempre  un pizzico di ironia e leggerezza. Da qui a tradurre queste lezioni di vita in un libro il passo è stato breve e il libro può essere a ragione considerato un condensato di ironia, una affermazione della superiorità dell’essere umano su quello che gli capita. Ha spiegato che essere ironici e fare dell’ironia non è però la stessa cosa e ha accettato le numerose domande che il pubblico le ha posto. La sala civica era piena di gente, soprattutto donne, pochi uomini e non giovanissimi, ho constatato che l’età media dei partecipanti era abbastanza alta. Ho visto e riconosciuto parecchi insegnanti in pensione e la Costa ha messo l’accento quasi sempre sulle donne, sulle quote rosa, sui ruoli ancora mediocri a suo dire, che la donna svolge all’interno della società odierna. Le ho anche rivolto una domanda sulla questione delle guerre di rivalità e di invidie che noi donne regolarmente ci facciamo, con spavalderia e faccia da schiaffi. Se pensiamo che le critiche più feroci alle nostre rughette, alla nostra cellulite, al nostro compagno se magari è giovane ed aitante arrivano proprio da altre donne è una faccenda terrificante. Anche un signore non più giovane le ha chiesto che cosa pensa delle donne in carriere e perchè, una volta raggiunto il gradino più altro diventano delle emerite”stronze”, anche con i subalterni colleghi uomini. Usando questo aggettivo qualificativo ben delineato non faccio altro che riportare la testuale parola dell’uomo calvo e con i capelli bianchi, con il quale concordo pienamente. Le mie ex dirigenti donne, erano delle vere cerbere, cattive ed invidiose perchè la sottoscritta non solo era molto carina, ma aveva pure un cervello funzionante. Avere una donna come capo, darle il comando e la poltrona, a volte si può rivelare una delle cose peggiori che l’umanità possa aspettarsi. Bene che vada è stronza a prescindere, se poi non ha compagnia maschile aiuto e apriti o cielo! Se ti va male soffre anche di quella malattia chiamata “cessite acuta” altamente contagiosa. E con questa frase spero di non esseremi inimicata tutte le follower donne, non intendo buttarsi addosso della pece ma vi assicuro che il mobbing subito dalle mie ex superiori donne è stato subdolo e dannoso per la mia psiche. La Costa si è barcamenata in una risposta a favore naturalmente delle femmine e se devo essere sincera mi ha stancato e non mi ha entusiasmato molto. Forse perché parla molto in fretta (ed è andata adagio a detta di chi la conosceva..)o forse perché è una donna arrivata di sessantuno anni, che non deve più dimostrare nulla a nessuno. Non mi ha comunicato emozioni particolari o suscitato particolare interesse, tant’è che non comprerò nemmeno il libro. Però come tutte le esperienze nuove ho voluto farla, sono andata volentieri a conoscerla. Vi chiedo se qualcuno di voi la conosce sotto altri punti di vista o se l’avete vista recitare per conoscere altri nuovi punti di vista.

Gli Italiani sono in stato interessante.

Il momento dei trapassi terreni, da un sereno Enrico Letta, lento e ponderato tartarugognolo, che a sua volta ha sostituito l’arcaico Prof. Monti, che ha spazzato via il Capotreno ex Cavaliere Silvio Berlusconi ha lasciato tracce di spermatozoi viventi ovunque. Ma quelli più agguerriti, motivati e fortissimi, quelli che sono riusciti a perforare le ovaie con relative uova mature e idonee al punto giusto forse perché da ragazzino ha fatto il boy scout, è il mio amico bignè ripieno alla crema di cioccolata chantilly, Matteo Renzi. Accidenti ai suoi nei e alla sua virulenza! Oltre che a lanciare missili e caccia bombardieri sotto forma di proposte assennate e costruttive, che stordiscono gli interlocutori, ammaliandoli e irretendoli pare, con il solo potere dello sguardo e della voce, ipnotizzandoli con qualche sputino di saliva che perfora persino il televisore, ha avuto il pregio di metterci tutti quanti, anziani compresi in stato interessante di gravidanza. I circa 57 milioni di italiani, dei quali anch’io faccio parte, sono e siamo in attesa di sapere quando partoriremo, chi o che cosa uscirà dai nostri corpi, potrebbe essere anche un alieno ole nuove dieci tavole della Legge Italiana. Mi chiedo con ansia quando attrezzeranno tutte le sale parto d’Italia, augurandoci di non avere le doglie tutti insieme. Son sincera, allibita e se non guardo bene il test di gravidanza ancora non ci credo! Alla mia ragionevole età climatericamente parlando, non credevo più ai miracoli e tanto meno a questa gravidanza inaspettata ma gradita. E pensare che erano anni che avrei gradito sentire queste proposte indecentemente corpose, audaci, passionali, sexy, lungimiranti,  che collimano in pieno con il mio modo di pensare. Che derivassero poi da un essere umano, di sesso maschile, bicimunito, lievi difetti fisici, più giovane di me, che a grinta è secondo solo al Papa, mai e poi mai me lo sarei aspettata! Almeno Matteo parla, grida, suda, sputa, propone, se ne frega del cappotto giù di posto e di quei chili in più, si è tirato sù le maniche come mio babbo contadino e tra un pò sputerà nelle mani degli altri membri del G7, per siglare accordi e stipulare patti. E intanto ci ha ingravidati con convinzione e forza,  siamo tutti in attesa di veder queste rose sbocciare, questi figli dei fiori crescere , queste nuove piante rifiorire al posto degli antichi  rami secchi e puzzolenti. Non avevo mai sentito o non lo avevo notato, un parlamentare così sicuro di sé, determinato al cambiamento, che guarda negli occhi milioni di italiani e sembra stia guardando proprio te e basta, desideroso e convinto di voltare finalmente pagina. Non avevo mai captato in un premier, la forza della parola, la grinta del torace, i muscoli tesi, gli occhi che sprizzavano regole santificate, spero solo che non gli rompano troppo i cabbasisi e lo lasciano twittare e lavorare in pace. Ma questo ragazzo è reale o è solo un’allucinazioen collettiva? Sarà proprio del PDI o è un imbroglietto per non farsi scoprire? Forse in un tempo nemmeno troppo lontano era un democristiano convinto o un ragazzotto di comunione e liberazione, forse ma non mi ricordo bene, veniva anche lui ai nostri ritrovi a mangiare il gnocco fritto a Vezzano sul Crostolo, con Barbieri, Castagnetti, Saccardi, Renzo Lusetti….Del comunista che ha avuto una mutazione genetica ed è diventato un democratico non ha proprio nulla! Ma non assomiglia nemmeno lontanamente a uno che con il vecchio partito falce e martello ha qualcosa in comune! E forse non desidera nemmeno essere accomunato ai nostri avi che lavoravano sodo nelel fabbriche dodici/quattordici ore al giornom quelli che hanno combattuto per il “sabato tutti a casa.” Matteo è tutto’altro, è fatto e tirato a mano, come la sfoglia, Matteo è tutto  Agnese, Messe, figli, scout, e buoni propositi! Mi piace perbacco e anche tanto! Mi auspico che ce la metta tutta per ottenere la patria potestà di ciò che ha seminato e ripeto, vorrei che gli altri lo lasciassero stare, almeno sino al parto. Indotto, cesareo, in acqua o naturale purché si arrivi a sfornare, dopo tante belle parole ciò che ha inserito nei nostri animi con tanto vigore! Dovrebbero nascere tanti bei bambini sani, nuovi, forti, agguerritti, pronti a lavorare seriamente, sinceri, con buona parlantina e onesti. Matteo è come la Carrà, come il Colosseo, come gli Uffizi di Firenze, piace piace piace e tanto: anche se si presentasse a Montecitorio in pigiama o nudo, tutti gli darebbero fiducia perché la merita davvero! Forse sto prendendo un abbaglio, ma mi sto illudendo anch’io che ce la possiamo ancora fare, ci sto credendo fortemente, ce la metto tutta nel volere che un Democratico ce la possa fare a salvarci e non vorrei aver una delusione all’atto del parto. Non vorrei come voi, che ci lasciasse sull’altare vestiti da sposi, con il bouquet in mano e se la svignasse a giocare a scopa in campagna, mentre trangugia dell’ Amarone accompagnato dall’agnello pasquale al forno. Ma se poi erano tutte gravidanze isteriche le nostre e non aspettavamo niente e nessuno? Certo che i 57 milioni d’ italiani, forse 40 perché almeno 17 non lo sopportano e tanti sono ancora bambini, si incazzerebbero a dismisura e si ripiomberebbe ancora nell’abisso e nel baratro. Forse gli faremmo “la cuartaza” (picchiarlo mentre lui è incappucciato e non vede chi è che gliele dà!) o forse, chi lo sa, se promette di sposarci tutti, dal momento che ci ha messo incinta….

Gli ormoni padroni.

Mio malgrado quest’anno ricorre un anniversario molto sgradevole e doloroso per me: quarant’anni di ciclo mestruale! Mi illudo sempre che ogni mese sia l’ultima volta che spendo per antidolorifici e assorbenti, ma ancora non mi è possibile. Mi avevano fatto credere di essere in menopausa, poi hanno rettificato dicendo che era pre menopausa, dato che dura da anni, con gli stessi sintomi di quella conclamata. Di conseguenza ho assunto la terapia sostitutiva per quasi un anno, poi un altro medico mi ha detto che posso stare tranquilla e che le mie ovaie sono in pensione, quindi non ha senso fare una terapia che mi faccia venire il ciclo pgni mese per evitare l’osteoporosi. Un altro dice che la compressa non va mai interrotta e che il dosaggio è troppo alto, non so più a chi credere! Sto facendo da “topo di laboratorio”? Sono diventata una cavia da studiare? insomma sono o non sono in menopausa? Mia madre e mia nonna, terminarono i loro viaggi con le pezze di cotone bianche da un mese all’altro, senza PRE e senza POST, ma solo uno STOP per sempre. Ora non è più così facile: anni di sofferenza, anni di “mi sono venute le mie cose, non sono tre mesi che non le ho più, son ritornate abbondanti, ho visto tre gocce di sangue, mi mancano da nove mesi, sarò mica incinta?, Ho le vampate e mi è nata una vena varicosa, mi sono ritornate con l’ovulazione in dono, io ho comprato il gel per i rapporti sessuali mi sono rinsecchita ovunque…..” Un delirio, uno strazio, una guerra senza possibilità di replica alcuna, comandano sempre loro dal menarca alla tomba: gli ormoni! Da quando la prima volta vidi quel sangue e non sapevo ancora bene cosa fosse,  non ho più avuto pace nemmeno sotto quel punto di vista. Avevo dieci anni ed ero in quinta elementare. Attorno ai delicati problemi di natura intima femminile, gira un business di miliardi e la sindrome mestruale è oramai considerata una vera e propria malattia. Iniziamo ad avere sintomi ben precisi e assai antipatici qualche giorno prima come ansia, irritabilità, nervosismo, appetito aumentato, voglia di cibi dolci, ritenzione idrica o viceversa bisogno di urinare in continuazione. Alcune di noi diventano violente, cattive, possono arrivare anche a picchiare figli e compagno in questi estremi casi bisogna ricorrere ad un medico che ordinerà le giuste terapie mediche. Urliamo, abbiamo mal di stomaco, nausea, fitte all’utero, (i cosiddetti morsi uterini) dolore ai reni, gambe gonfie, mal di testa, occhiaie spaventose ,alito cattivo, seno dolente e pieno di sassi!  Poi dopo aver provato qualcuno o tutti insieme questi ingredienti, arriva il vero e proprio uragano e dobbiamo attrezzarci. Molte di noi devono ricorrere agli antidolorifici, oltre a quantità industriali di assorbenti, quando va bene riusciamo ad andare al lavoro, ma quando il ciclo è un ciclone o uno tsunami, dobbiamo anche rimanere a casa a riposo, onde evitare di lasciare una scia rossa dove passiamo. Può succedere che perdendo molto sangue abbiamo uno svenimento, le gambe non ci reggano di conseguenza dobbiamo chiamare il medico che ci può anche prescrivere qualche giorno di riposo a letto. Costiamo così al SSN, in termini di assenza dal lavoro, contrariamente ai decenni trascorsi. A volte necessitiamo di antiemorragici, che servono per calmare il flusso abbondante del sangue. Se invece, come è capitato a me oltre che a milioni di donne, il flusso non si attenua ma va avanti per diversi giorni, cioè più di una settimana circa, potremmo venire anche ricoverate per essere sottoposte al “Vabra” un esame con biopsia dell’endometrio che viene aspirato.

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I dodici segni Zodiacali: il Leone.

Proseguiamo il nostro viaggio alla scoperta delle caratteristiche e peculiarità di ogni segno zodiacale. Oggi vorrei provare a descrivervi il Leone, segno maschile, di Fuoco, segno fisso, con pianeta dominante il Sole. Racchiude i nativi dal 23 luglio al 22 agosto. Il loro colore è il giallo oro, la pietra portafortuna è niente meno che il diamante, il metallo è l’oro giallo cioè il simbolo del sapere che offre loro coraggio e vitalità. La domenica è il giorno a loro più congeniale. Alcune persone famose del Leone sono: Usain Bolt, Napoleone Bonaparte, Luigi Berlinguer, Antonio Maccanico, Barack Obama, Fidel Castro, Bill Clinton, Charlize Theron, Antonio Banderas ,Teo Mammuccari, Raoul Bova, Nanni Moretti ,Edoardo Bennato. Il Leone è chiamato anche “segno del Figlio” perché simboleggia l’individuo perfettamente formato. Possiamo dunque affermare che è il segno dell’affermazione personale dell’individualità, della volontà e della coscienza. Di matura estroversa e dinamica è portato al comando e al dominio, vi è in lui una spinta interiore che lo porta prepotentemente a farsi notare e ad essere spesso un esibizionista. Accentratore, megalomane, è dotato anche di grandi slanci generosi e umanitari e sa farsi apprezzare per la sua indiscussa lealtà. Ostenta sempre e comunque personalità e un certo stile, sventolando la sua “criniera” al vento con sicurezza. Il nostro Leone ha bisogno di un’esistenza che gli permetta continue conferme sociali, materiali ed affettive. E’ presuntuoso, per la sua ferrea convinzione di essere superiore agli altri, ciò lo porta ad imporre le proprie regole e le sue esigenze. Nel campo amoroso hanno un temperamento focoso e molto ardente, soprattutto sul piano fisico e sessuale, (confermo in pieno!) necessitano spesso di un’amante per completare e valorizzare la loro posizione sociale. Sanno nel contempo essere generosi, magnanimi, e detestano le meschinità. Strano a dirsi non amano le mezze misure ed esigono un amore totale e completo (ma dalla moglie o dall’amante??). I nostri amici Leonini, segno non facile e semplice per una duratura convivenza, sceglie partner che catturino l’altrui attenzione per poter fare sempre bella figura. Ciò che della donna lo colpisce maggiormente è la classe. Narcisi, egocentrici, a volte al limite dell’antipatia non sopportano le distrazioni della partner e sono soddisfatti se viene loro riconosciuta un’ammirazione incondizionata. Parliamo ora della “Leonessa” femmina, tendenzialmente ha le identiche caratteristiche del maschio. Vuole sempre primeggiare ed imporsi in ogni occasione, cosa che le riesce facile per le sue naturali doti di simpatia, calore, dinamismo, entusiasmo e coraggio. In amore però sono fredde e calcolatrici, pur essendo amanti appassionate. Per la salute i punti deboli sono l’apparato cardiaco, la colonna vertebrale e la circolazione sanguigna. Che cosa ne dite?

Una domenica diversa.

Non ho quasi chiuso occhio la notte precedente, come una bambina che si appresta ad andare in gita con la scuola l’indomani. Verso le 04.15 del mattino ho aperto gli occhi e mi sono girata e rigirata nel letto, sino a che la sveglia delle 06.00 non ha suonato. Io e mio marito abbiamo consumato una rapida colazione insieme, senza Alice che era dai nonni per evitarle una levataccia data la tenera età! Ci ha raggiunti felicissima di aiutarci, verso le 11 del mattino, accompagnata dal santo nonno! Fila di un’ora per accedere al box degli organizzatori, poi finalmente arriviamo al nostro stand prenotato circa due mesi fa: il n. 913. E’ lì mi si è aperto il noto e colorato mondo dei mercatini dell’usato sono entrata in un’altra dimensione, una delle poche che amo, per l’appunto quella del vintage, dell’usato, del riciclo, del riuso, delle collezioni, della creatività, dell’antico, del pezzo che mi manca, del cappello originale, di quei grembiuli de’ottocento tutti pizzi e crinoline….insomma la dimensione del tempo che fu. Se come penso, sono anch’io una reincarnata, sicuramente sono vissuta non prima di un paio di secoli fa, sicuramente mi occupavo di commercio e vendita, di acquisti e di donazioni!Ieri eravamo circa in 350/400 espositori, tanti li conoscevo già, tutti ordinati, come tante api operaie a sistemare le proprie cose sulle assi e cavalletti portati da casa, o su casse improvvisate a mò di tavole. I due capannoni erano colmi ed invasi da stand con abiti ovunque, scarpe, vecchi frigoriferi, lavandini, divani, quadri, sci e abbigliamento da montagna, collezioni di tutto, di ogni genere, cose mai viste che mi hanno arricchita ancora una volta l’animo! Noi espositori eravamo accompagnati quasi tutti dai mariti, dai bimbi piccoli, da figli grandi,  dagli amici e amiche e abbiamo notato che tante persone non Italiane hanno iniziato a fare questi tipi di vendita. Preciso che li possono fare solament i privati, non in possesso di Iva, il Comune e gli Organizzatori ligi alla Legge e precisi fanno prima di accettarci i dovuti e necessari controlli. Non li possono far gli ambulanti o i commercianti, per loro ci sono gli appositi mercati a loro dedicati dove devono vendere con ricevuta e con il registratore di cassa cone nei negozi. Ci siamo portati il pranzo da casa, come quasi tutti i miei “colleghi”, nel frigo da pic-nic, per la gioia di Alice che ama questo tipo di giornate, all’insegna dell’amicizia, dell’allegria, della famiglia, dello stare insieme ai genitori. Non c’era Riccardo, il fratello di Alice purtroppo! Non è mai venuto con noi, mi dispiace tanto ma “è grande” e si diverte sicuramente con gli amici la domenica, e non tra cose impolverate. Ma il mio pensiero ed il mio cuore sono sempre a lui incollati, infatti alle 20 mi ha telefonato, avevo appena terminato la doccia e lui aveva appena stranamente, terminato di studiare! Spero che venga a Canali, dove abito, in giugno per la Festa di Paese, nella quale consuetudine vuole che io esponga anche lì. Abbiamo venduto parecchie cose, naturalmente con prezzi modestissimi, ma la felicità che ho visto negli occhi delle donne con il velo in testa è impagabile! Conu n apio di donne alle quali spiegavo che sono molto più educate di certe mie compaesane, mi sono commossa e mi è venuta la “pelle d’oca” loro lo hanno notato e mi hanno detto che io ho “il cuore”. Hanno comperato 6 bicchieri di cristallo anni 40/50 incisi a sbalzo con il piede quadrato a 4 euro, pentole e pentolini di rame (lo adorano!)per 5 euro un servizio intero,  un tappeto enorme da sala, a 15,00 euro. Adorano i tappeti e tappezzano le loro case di tappeti, anche uno sopra all’altro, è la loro tradizione e cultura che vuoel così! E poi ho venduto un paio di cache pot per le piante, coperte all’uncinetto della nonna, quadri a punto a croce e mezzo punto, una cassetta da Banca porta banconote ad un signore marocchino, dove metterà i suoi importanti documenti. E poi zaini per i bambini a tre euro, contenitori per la cucina a 0,50 e 1,00, vasi di cristallo, Limoges, bomboniere di ottone e cristallo decò, ….sono entrati migliaia di visitatori, complice la giornata fredda e pungente che ha favorito l’entrata al calduccio di moltap iù gente di quella prevista. Avevamo la costante presenza dei Vigili del Fuoco, delle ambulanze, dei Volontari delle Croci Rosse ,ma per fortuna è andato tutto bene e nessuno ha avuto bisogno del loro importantissimo aiuto! Concludo dicendo che la regione Emilia Romagna ha deciso di togliere quell’ assurda tassa o “patentino” o “lasciapassare” da 200,00 (duecento!) euro per partecipare a dieci mercati in un anno. Devono essere piovute proteste da ogni parte di Reggio Emilia e province attigue per aver deciso di toglierla, non è facendo i mercatini dell’usato che si sfavorisce la vendita del negozio. Anzi! I commercianti dovrebbero collaborare con noi piccoli privati, dal momento che quando c’è un mercatino e ce ne sono tanti ogni domenica dell’anno, i bar, le gelaterie, la farmacia, i supermercati, le tabaccherie, le edicole, e chi lo desidera può rimanere aperto tutto il santo giorno! Quindi se c’è lavoro per noi, che lo facciamo per hobby e per passione, ce n’è anche per loro, data la quantità enorme di persone che visitano questi mercati! E che regolarmente comprano un giornael, bevono il caffè, vanno al forno pasticceria, devono fare pipì e quindi con la scusa della bottiglietta d’acqua si recano mille volte al bar…Terrò sempre alla mente, il bel viso di un papà extra comunitario che ieri ha pagato lo zaino di mia figlia con Violetta, solo 3 euro: mi dite come avrebbe fatto ad andare a comperarlo in negozio a 85,00 Euro? Se mi chiedete perché l’ho venduto, rimettendoci ben 82,00 euro, la risposta è presto detta: un compagno di classe di Alice le ha volutamente tagliato le fibbie che vanno sulla schiena per farle un dispetto, per un gusto di vendetta di non si sa cosa, la maestra stessa non lo ha capito e non ha indagato più di tanto….Io e altre mamme lo abbiamo considerato un piccolo atto di bullismo, che ha causato nella mia bambina uno sconcerto e un’irrequietezza durata poi parecchio tempo. Da parte dei genitori nemmeno una scusa, una parola, o il risarcimento danni del nuovo e terzo zaino, acquistato. Tengo a precisare che l’aveva appena sfoggiato, per sostituire quello della prima e seconda elementare, morto di morte naturale. Quel genitore che lo acquistato però era felice ugualmente, lo riparerà come potrà e lo farà indossare a sua figlia, che sarà felice di poter aver lo zaino tanto in voga tra le bambine italiane! Questa è la fratellanza e l’integrazione con i non Italiani che intendo io. Invece mi vergogno profondamente per la parte meschina dei genitori di L. B., che non si sono degnati di dire a me o a mio marito, nemmeno una parola. Comunque stanchezza serale a parte, ossa rotte oggi, tanta sonno che smaltirò pian piano la giornata è stata irreale e non vediamo l’ora di ripetere l’esperienza. Ma nelle vostre città ci sono questi tipi di manifestazioni?

La favola mia (Renato Zero, anno 1978)

 

Ogni giorno racconto la favola mia
La racconto ogni giorno, chiunque tu sia…
E mi vesto di sogno per darti se vuoi,
L’illusione di un bimbo che gioca agli eroi!
Queste luci impazzite si accendono e tu
Cambi faccia ogni sera, ma sei sempre tu…
Sei quell’uomo che viene a cercare l’oblio,
La poesia che ti vendo, di cui sono il dio!
Dietro questa maschera, c’è un uomo e tu lo sai!
L’uomo di una strada che è la stessa che tu fai.
E mi trucco perché la vita mia,
non mi riconosca e vada via…
Batte il cuore ed ogni giorno è una esperienza in più
La mia vita è nella stessa direzione, tu…

E mi vesto da re perché tu sia,
tu sia il re di una notte di magia!!!
Con un gesto trasformo la nuda realtà,
Poche stelle di carta il tuo cielo ecco qua!
Ed inventa te stesso la musica mia…
E dimentichi il mondo con la sua follia!
Tutto quello che c’è fuori rimane dov’è,
Tu sorridi, tu canti, tu piangi con me…
Forse torni bambino e una lacrima va
Sopra questo costume che a pelle mi sta!
Dietro questa maschera c’è un uomo e tu lo sai!
Con le gioie le amarezze ed i problemi suoi…
e mi trucco perché la vita mia,
non mi riconosca e vada via…
Batte il cuore ed ogni giorno è una esperienza in più…
La mia vita è nella stessa direzione… Tu!
E mi vesto da re perché tu sia,
Tu sia il re di una notte di magia!
Dietro questa maschera lo sai ci sono io..
Sono io soltanto io!
Quel che cerco, quel che voglio, lo sa solo Dio …
E lo sa soltanto Dio!
Ed ogni volta nascerò.
Ed ogni volta morirò.
Per questa favola che è mia!
Vieni ti porto nella favola mia!!!

Quanti di noi ogni giorno si truccano, si travestono, mettono la maschera ed escono allo scoperto di fronte al mondo? Quante uomini che si sentono donne o viceversa devono tacere e soffocare sentimenti che vorrebbero esplodere nel petto? Quanti di noi con la testa zeppa di problemi e quesiti andiamo spavaldi e lottatori verso l’ignoto? Quante sono le donne e gli uomini che amano un altro compagno/a e non hanno il coraggio civile e dignitoso di ammetterlo? Quanti di noi non hanno fegato o voglia di  prendere un decisione ferrea, precisa e consona ai propri sentimenti reali ma si mascherano con frasi del tipo: “va tutto bene, sono innamorato come il primo giorno!”Quanti si truccano gli occhi come Renato, per non mostrare lacrime amare, di amore soffocato per l’altro. Quanti prendono per i fondelli entrambi i partners, logorandosi il fegato e facendo soffrire? Quanti invece hanno il coraggio e la dignità di uscire nudi di casa, senza trucco e senza inganno? Quante sono le persone pulite dentro e fuori, con le loro belle beghe da  risolvere, consapevoli di non esseri soli nel libro della vita. Abbiamo tanta di quella polvere stantia e atavica addosso, da non rendercene conto nemmeno più! Dormiamo con la falsità e abbiamo gli incubi notturni, mangiamo con la maschera e ci va di traverso, facciamo l’amore pensando ad un’altra e non riusciamo a cogliere l’attimo, siamo per strada e la nostra schiena si fa curva.  C’è ancora tanto amore da dichiarare al mondo intero? Tutti siamo dentro ad una favola, a volte con un lieto a volte con u ntriste fine: se avete il coraggio, ditemi il contrario e giustificatemelo. Chi di voi abita nella casetta del Mulino Bianco alzi la mano, ed abbia la dignità di scriverlo, senza paura, senza maschera e senza costumi a strati. Ogni giorno batte il nostro cuore, ogni giorno abiti e trucchi nuovi, quello che vogliamo e ciò che sognamo lo sa solo Dio. O forse non lo sa più nemmeno Lui!

 

Evviva i mercatini del riuso!

Carissimi amici e lettori del mio blog, con gioia ed  allegria vi informo che domenica 23 Marzo 2014, ci sarò anch’io ad esporre la mia merce, nello stand prenotato circa due mesi fa! Sono molto entusiasta di questa iniziativa, era dal giugno 2013 che non esponevo più e la faccenda elettrizza me e mia figlia Alice che verrà con noi. Un poco meno mio marito cvhe dovrà sballottare casse, gazebo, le sedie per noi e quant’altro necessita per l’allestimento dignitoso del nostro spazio espositivo!! Alice Aurora, esporrà i giochi che non usa più, le bambole, i peluches,  i libri, gli abitini che le vanno stretti, le sue scarpe, avra’ la sua piccola cassa e i soldini che guadagnerà saranno per il suo compleanno! ha espresso il forte desiderio di andare a visitare Venezia o Roma. (il 2 aprile 2014, compirà nove anni!!). I prezzi dei miei oggetti e vestiario, saranno bassissimi, dal momento che molte persone extra Reggiane e extra Italiane vengono a comperare in questi mercati, dove sanno di poter trovare di tutto, in perfetto stato a pochi euro. I miei prezzi in particolare andranno da 0,50 cent a 30,00 euro per i pezzi più ricercati, da collezione, perciò prezzi più che abbordabili. Volete un ‘anticipazione di ciò che ho religiosamente incartato nelle casse da uva che erano del mio adorato papà? Servizi integri di bicchieri, servizi di piatti, posate, pentole mai usate, contenitori da cucina, molto rame, oggetti da collezione di ottone e cristallo, pizzi antichi, Limoges, Capodimonte, quadri ad olio, vetri di Murano, vetri decò e liberty, oggetti in opaline, borsette vintage, spille americane, Pezzi di Ginori e Richard, Laveno,Bassano, Deruta, teiere inglesi e francesi…. Vi aspetto numerosi e se per caso qualche mio follower reggiano oppure non reggiano, verrà con certezza (sarà anche un giornata piovosa qua a Reggio Emilia per fortuna!) a trovarmi, ci sarà un regalo a ricordo della nuova o vecchia conoscenza. Ci saranno circa trecento espositori, anche di altre città dell’Emilia Romagna. Sarà un’occasione per stare insieme, comperare anche tra di noi espositori prima dell’apertura al pubblico, aiutarci se mancano borsine di plastica, forbici o scotch…Noi mangeremo all’interno del nostro box, le specialità che Alice vorrà preparare il giorno prima con me. In genere portiamo sempre da casa il pic-nic, primo per risparmiare e secondo per convivialità ed allegria con i nostri vicini di stand, ai quali si offre una pietanza, assaggiando la loro. Non mancherò comunque di portare del buon salame e culatello, gnocco fresco, un buon Lambrusco, la mitica e immancabile insalata di pasta(adorata da mio marito!), i tortelli verdi già cotti e conditi, acqua e the a volontà…Il caffè, il digestivo e gli eventuali gelati per marito e figli li compreremo in loco, nei diversi punti di ristoro! Io vi aspetto e se qualcuno verrà, ditemelo per tempo, in modo tale da preparare il giusto numero di cadeaux da donarvi! Un abbraccio dunque e buon affari.!

Un trench è per sempre!

 

Non possiamo non amare un capo d’abbigliamento così accomodante, classico, elegante, pratico e che da sicurezza ogni qualvolta lo si indossa. Sto parlando del mitico trench, nato come “trench coat”, cioè quel tipo di impermeabile con la cintura. Il trench è un tipo di cappotto, più leggero come peso però, che va ad imitare quel semi cappotto indossato dagli ufficiali dell’esercito Britannico. Il suo nome deriva proprio dall’inglese, “trench coat”, cioè cappotto da trincea. E’ famoso per i dettagli ed ha caratteristiche sartoriali ben delineate, prima tra tutte la cucitura a mano del colletto. Occorrono circa ventuno minuti per cucire un colletto e ci sono dodici piccole cuciture ogni 2,5 cm di stoffa, in questo modo si adatta perfettamente ad ogni tipo di collo. Sulle spalle imperano le spalline che un tempo servivano per fissare il binocolo, oggi per per evitare che un’eventuale sciarpa possa volare via. La chiusura a chiavistello, chiude il colletto e protegge dal vento. Scendendo troviamo il paracolpi, riparava dal rinculo del fucile e oggigiorno dal vento, precisando che non ripara dal freddo e dal gelo. E’ pur sempre solo un impermeabile, perciò leggero e confezionato con stoffa di “gabardine“, un tessuto in filato pettinato di un certo modesto peso e tessitura asciutta. Troviamo inoltre gli anelli a “D” che servono per non far sfilare la cintura e servivano un tempo per infilarvi le munizioni. Il cinturino sopra il polso occorre per fermare le maniche arrotolate per un look “effortless”. Abbiamo ancora la fibbia della cintura, che si portava un tempo solo  annodata. Infine la fodera interna, in check, come vuole la tradizione inglese. Il nostro amato, classico e instancabile soprabito, non dobbiamo dimenticare che nacque nel 1901, quando il Ministero della Guerra inglese, ordinò un modello, a metà strada tra l’impermeabile d’ordinanza e il cappotto militare alla ditta Burberry, capitanata da Sir Thomas Burberry, che dal 1856 produceva il primo modello di impermeabile. Il nostro discreto impermeabile fu reso famoso da attori come Humphrey Bogart, Peter Falk nel Tenente Colombo e Peter Sellers nella saga della Pantera Rosa. Donne famosissime con uomini altrettanto famosi hanno fatto dell’impermeabile un segno di riconoscimento: da Audrey Hepburn a Meryl Streep, da Faye Dunaway, Joan Crawford, Ava Gardner. I mitici Bill Cosby, Dean Martin, Frank Sinatra, Dan Rowan, Dick Martin, Alain Delon con l’inseparabile Borsalino, Jean Paul Belmondo che lo indossava con la coppola, John Lennon e Yoko Ono negli anni della constestazione. Questa giacca piuttosto lunga ha fatto il giro del mondo ed è diventata un vero e proprio pezzo da collezione! Lungo sotto al ginocchio, corto a “spolverino” primaverile, colorato, stretto, largo a ruota, aderente al corpo, morbido, rigido in tela cerata, plissettato, lucido, opaco, tinta unita o disegni geometrici, a quadri come vuole la tradizione inglese, cucito con stoffe di diverso peso. A mono, doppio e triplo petto, abbottonato fin sotto il mento o lasciato aperto, rimarrà per sempre un evergreen. Certo lo hanno spersonalizzato, variato e modificato geneticamente, ma nel nostro cuore e sul nostro corpo ci ricorderemo di quel color verde militare e del color cachi (marroncino come il fango). Nel nostro armadio almeno un paio di trench dobbiamo averli a portata di mano per indossarli nelle occasioni più svariate. Con un trench non occorre guardare l’agenda o sapere che ore sono: lo puoi indossare per una colazione di lavoro, per un cocktail, per una serata a teatro, oppure più semplicemente per andare dal fruttivendolo. Sta a noi renderlo elegante, vistoso, neutro o scialbo, oppure lasciare a lui la propria impronta di naturalezza originale e quel non so chè di vintage e di colui che a cento e passa anni, può dire la sua in fatto di classica tipologia di abbigliamento!

 

L’imbarazzo di chiamarsi “Crocefissa(di nome) Senzapelle(di cognome)”.

C’è un momento delicatissimo e molto difficile nella vita delle coppie che stanno per diventare genitori. Arrivano d’improvviso attimi di pura follia confusionale, nei quali si rischia il divorzio prematuro, per giusta causa. Il momento topico si conclama con l’acquisto insensato di venticinque libri con i nomi, maschili e femminili, più quelli regalati nei primissimi giorni di gestazione da colleghi, parenti, affini e amici. I libri dei nomi in commercio sono tantissimi e servirebbero per attribuire alla creatura nascente, un sigillo decoroso, un elegante riconoscimento adatto ad essere abbinato al cognome. Invece, spesso e volentieri questi libri non servono a nulla, perchè i genitori o chi per essi, scelgono nomi inverosimili con la variante di poterli scambiare. Non è infrequente che un Andrea sia una femminuccia e Cornice sia un maschietto. La scelta del nome del nascituro crea nervosismo, ansia, aspettative altissime, tensione, irritabilità, vi è una coltre di mistero e spirito di gara che avvolge quelle lettere dell’alfabeto che comporrano il nome. Nascono diatribe non solo tra i futuri genitori, ma anche attorno alla cerchia di amici e parenti. Ognuno desidera dire la sua o il suo, proponendo i vari Gesù, Sandokan, Rin Tin Tin, Tex, Didascalia, Candy Candy, Cenerentola, Lassie, Winnie, Tigre, Rabbit,Principe, come si proponesse un piatto di spaghetti aglio,olio e peperoncino. Attorno a questa difficile decisione, ruota un mondo di indecisioni. Con il trascorrere del tempo si è persa la consuetudine di  appioppare d’ufficio il nome dei nonni materni (Addolorata e Felice) dei nonni  paterni (Cespite e Ingloriosa), dello zio morto in guerra, (Fradicio) della cugina suora missionaria,(Libellula) della trisavola ricchissima (Concettina Eduarda) del cognato barone…(Manopiena) ma è diventata una scelta abominevole e di cattivo gusto per molti e  motivo di litigio inutile e sterile tra i componenti della famiglia che non sono riusciti a far accettare la proposta nominale. Continua a leggere “L’imbarazzo di chiamarsi “Crocefissa(di nome) Senzapelle(di cognome)”.”

Io non odio più.

 

Non me l’aspettavo una domanda così precisa e diretta da una bimba di nove anni: mia figlia.  Siamo in automobile tranquille e serene, stiamo andando a scuola e conversiamo del più e del meno. Una domanda a bruciapelo, secca e tosta, non ho il tempo per cercare scuse e rimandare la risposta, cerco di farmela ripetere e lei tranquilla e sicura di sé me la ripete con tono alto“Ma tu, mamma provi odio per qualcuno?“. Raccolgo in un secondo i pensieri, mi sento il cuore battere forte e ripasso mentalmente la mia vita. Cerco in una manciata di attimi, di ricordare se ho mai provato odio per qualcuno o per qualcosa. La risposta mi arriva diritta al cuore mandandomi palpitazioni e accelerazione improvvisa del battito! Purtroppo, ho odiato e tanto, odiato ad un punto orrido, ripensandoci oggi. L’odio ci fa brutti, l’odio è un cancro che ti logora poco a poco, è doloroso, è inutile, ti sporca la faccia, è sprecare molte forze per poi non ottenere ciò che con la calma ed il raziocinio si può tentare di avere. Sì lo ammetto, ho odiato tanto, soprattutto persone, uomini e donne in carne ed ossa, non rendendomene conto, non pensando che chi soffriva forse, ero solo io. Anzi tolgo il forse e dico “sicuramente”. Che cosa ho ottenuto in cambio? Qualche ruga d’espressione in più, molti mal di stomaco sicuramente, pensieri notturni diabolici, una rabbia violenta che cresceva sempre di più nella mia pancia! Non dovrebbe esistere questo stato d’animo, questa sensazione tremenda, cattiva, accidenti a lui! Ma per odiare qualcuno, questi deve averti fatto del male sul serio, deve averti ucciso un figlio, violentato una figlia bambina, portato sulla via della droga un famigliare, che so! averti “rubato” il compagno o la moglie..Ma poi, queste sono ragioni sufficienti per provare questo ammalato e distruttivo sentimento? Se ascoltassimo bene Papa Francesco, non dovremmo nemmeno lontanamente pensarci alla parola “odio”, dovremmo proprio cancellare il verbo “odiare” dai vocabolari internazionali e sostituirlo con un altro verbo meno distruttivo. Soffre di più chi odia, sono certa, chi odia è vittima e carnefice all stesso tempo, chi è odiato ne fa le spese non richieste. Chi prova questa terribile “droga sintetica” ed emozionale,  si rode il fegato e lo stomaco. Soffre e si dispera chi invidia, non chi è invidiato! I minuti trascorrevano e la mia bambina, mi ha domandato ancora“Mamma sei sorda? tu odi qualcuno?”. Le ho risposto con tutta la sincerità che uso con lei e con voi”No Alice, ora no. In passato sì, purtroppo la mamma ha odiato”. Da lì in poi l’ovvia catena di domande a raffica di mia figlia“Chi hai odiato? Perché? Che cosa ti aveva fatto? Quando è successo?Poi lo/la hai perdonato? Poi sei rimasta sua amica…” Mia figlia mi ha scosso da un letargo remoto, da pensieri nefasti rivolti a chi mi aveva fatto del male in forma gratuita e a chi io avevo fatto male senza rendermene conto. Per giustificarmi avevo scelto una via dolorosa e precaria, adottando una scomoda posizione di guerra. Quanto diserbante ho buttato sui miei sentieri illuminati e verdi illuminati un tempo da tante fiaccole colorate? Quante rabbie inutili sterminate ovunque per la non capacità di restarmene in silenzio ad ascoltare il punto di vista degli altri. Quanta terra bruciata ho fatto negli anni passati? Perché l’ho fatto, io che non penso di essere una persona distruttiva? Solo nei miei confronti sono un kamikaze e non mi perdono mai nulla. Sono stata una tigre indomabile, pronta con le unghie e con i denti a graffiare e a strappare qualsiasi situazione non fosse come io la volevo. Se potessi ritornare indietro, non odierei più, sarei arrabbiata certo che sì! Contrariata, decisa a modificare l’assetto delle cose, pronta a modificarmi io stessa, forse bastava ragionare e fermarsi a bere un litro di valeriana. Ma oramai non posso più farci nulla, è tutto già passato, ora non provo più questo sentimento per nessuno e nulla. Non è subentrata l’indifferenza o il menefreghismo, forse sarebbero brutti anche quelli,  ma mi dico che ci sono cose più importanti alle quali voglio dedicarmi. L’odio è faticoso da portare in grembo e sulla schiena, ha delle catene troppo pesanti per me, non lo reggerei più e soccomberei sotto al suo peso.”Vedi Alice è una cosa molto brutta odiare qualcuno, è una cosa da non fare mai, vieni a parlarmene quando senti nel tuo piccolo cuore che stai per iniziare a provare odio…me lo prometti?” “Sì mamma, te lo prometto ma io non sono capace di odiare nessuno”. Che bella lezione mi ha dato! Auguro a lei e a suo fratello di non odiare mai nessuno, in fondo odiando qualcuno è come se odiassimo noi stessi per come sono andate le cose. Io ho creduto servisse, ma ho ottenuto indietro solo odio raddoppiato o triplicato, rancori e vendette tremende,  allontanamenti da me e dalle mie emozioni.  Sono guarita da questo punto di vista e se sentirò la puntina che arriva, cercherò di parlarne subito conme stessa e di troncare il risentimento sul nascere, per non permettere alla mia anima di soffrire ulteriormente. Sarà possibile questo fioretto?