Ma i water pagano le tasse?

Ricordo che il libro fu scritto nella Primavera del 2011, perciò da allora alcuni termini riguardanti le odiose tasse da pagare, sono obloseti. Ora, anno d’inferno 2015, se ne sono aggiunte mille altre  che non ho inserito per non perdermi nei meandri degli 82.000.000 di emendamenti di quell’altro megalomale! Accontentiamoci di sapere, che quattro anni fa esisteva solo la…

Questa domanda ha creato in me parecchi dubbi e mi sono posta diversi quesiti che per la complessità dell’argomento, non hanno ancora avuto una risposta coerente. Vorrei a scanso di equivoci chiarire subito un punto:l’ argomento tasse, multe, bollette, dichiarazioni dei redditi, ICI, IMU, rinnovo affitti, donazioni è di per se irritante e indigesto.
Di conseguenza rimane sullo stomaco a molti di noi, che vedono l’Agenzia delle Entrate come una ‘mpepata di cozze andate a male, impepata

onde del mar per cui (scusate la licenza poetica!) avranno bisogno ben presto di un water di sana e robusta costituzione.
Facendo parte dello Stivale Italiano, mi ritrovo come tutti i miei connazionali a dover mettere mano al portafoglio anche solo per starnutire o fare uno sbadiglio, per fare pipì e cacca o altro, non avendo ancora imparato a camminare per le strade e a comportarci come si conviene.

torta di mele rustica 010
Siamo perennemente in mora, in multa, in errore, in sbaglio, in debito, in ritardo, in colpa, in fallo, in mutande quasi sempre, con bollette e sanzioni di ogni genere da dover pagare! La domanda che mi balena nella mente di continuo è sempre la stessa: dal momento che mi hanno costruito il bagno e dentro vi è adagiato il water, si sarà egli premunito di avere una licenza per il semplice fatto di esistere? Trattasi di opera in ceramica fissata a pavimento con cemento armato, perciò opera muraria a tutti gli effetti. Ora che l’ho conquistato e non devo più uscire nel bel mezzo di una notte invernale, per andare alla turca, non vorrei me lo facessero togliere, demolendolo anzitempo. Vedrò di procurargli una licenza nel più breve tempo possibile, pagando la dovuta tassa di concessione edilizia. Quando il mio water sarà in regola con la concessione di esistere, son sicura che dovrà presentare anche una dichiarazione dei redditi, dove dichiarerà sotto giuramento, quanti beni possiede: terreni, abitazioni, garage e se percepisce stipendi.Penso che occuperà solo le caselle del Modello Unico riguardanti le donazioni, di quelle ne riceve in continuazione. A parte il coperchio e il sifone, non possiede nulla, non percepisce stipendio, vive di luce riflessa e non avrà la pensione quando è anziano. Peggio di così! Al sindacato dei water gli verrà comunque spiegato tutto nel dettaglio.
Non usa il riscaldamento, usa solo acqua gelida, perciò non paga nemmeno la bolletta del gas, non è illuminato all’interno quindi non usufruisce del servizio E.N.E.L.. Invece, per la notevole quantità d’acqua che defluisce in lui gli viene trattenuta una cifra annua a forfait, quantificata in base al numero delle volte in cui si aziona lo sciacquone, moltiplicata per quanti sono gli abitanti della casa, moltiplicato per il numero delle volte in cui si abusa di lui.cenadinatale
Si raccomanda di usarlo in casi veramente eccezionali, per non fare lievitare troppo la bolletta, possibilmente solo per bisogno estremo e mai per due sole gocce.
A questo proposito, suggerisco di raccogliere tutti i prodotti della secrezione dei reni e dell’intestino in contenitori appositi, sigillati, numerati e classificati a seconda del contenuto, indi, vuotarli una volta al giorno dentro colui che tutto deve sorbirsi senza fiatare.calendari-dell-avvento-mangiare
Sul fiatare avrei qualcosa da ridire se dovessimo dimenticarci di areare il locale dopo l’uso, ma sorvolerò su questo aspetto. È diventato comunque un bene di lusso: chi è water paga la tassa. Anche per usufruire dei suoi servigi si paga l’obolo prima del servizio e non dopo, solo se si mette la monetina nell’apposita fessura, il gabinetto con annesso water magicamente si apre.  Questo avviene in diversi autogrill e in diverse città ambite soprattutto dai turisti. Va da sé che se io per fare pipì devo pagare una tassa, lui per farla scorrere nelle reti fognarie quali tasse dovrà pagare? Sicuramente riconoscerà una cifra alle bonifiche preposte per curare lo scolo delle acque nere e bianche, mi auguro che non faccia il furbetto del gabinetto occultando le monetine che noi aventi bisogno urgente, gli doniamo.alkaselttzer
Ma dove nasconderebbe gli euro? Sicuramente nel fondo della tazza, si auto pulirebbe e costruirebbe al suo interno un piccolo tesoretto. Accipicchia, anche i water son diventati disonesti? Vorrei ricordargli la tassa I.C.I., (ora IMU), imposta comunale sugli immobili, che deve assolutamente pagare perché sfrutta una piccolissima porzione di immobile di casa, dove vive, lavora, mangia (di tutto), dorme. D’accordo che la misura è striminzita, un mezzo metro per uno, però è pur sempre un pezzettino di casa. Non paga invece il biglietto dell’autobus, lo so con certezza assoluta e non ditemi il contrario.Raffella-Carra-ombellico_tuca_tuca
Quando il mio amico P., chiese tutto concitato all’autista dell’autobus se le ceramiche dovevano pagare l’apposito biglietto, questi rispose di no. Invitò così la moglie a salire dicendole”Salta su cesso che non paghi nulla”, ben felice di risparmiare anche sul biglietto dell’autobus. L’unica tassa della quale sono certissima è quella sui rifiuti solidi e liquidi, urbani ed extraurbani. A questa tassa i nostri cari amici non possono sottrarsi e nemmeno fingere di non usufruire del servizio. Mica possono mascherarsi da nani per giardino, o da puffi, sono dei water a tutti gli effetti, riconoscibili da tutti pertanto sulla tassa rifiuti non si scherza.Per vostra opportuna conoscenza sappiate che i nostri Parlamentari hanno deciso in seduta plenaria, di omaggiare l’enorme quantità di gabinetti installati sui treni, non facendo loro pagare il prezzo del biglietto.
Almeno così possono viaggiare per lavoro, per diletto o per fare nuove amicizie, tranquilli e sereni che non verrà fatta loro alcuna multa,se saranno trovati non in possesso del biglietto da convalidare.fontana-trevi2
E fin qui onore al merito! Per una volta qualcosa che non si paghi lo abbiamo trovato, ne sono felice per loro.
Nei rari momenti in cui non lavorano o hanno la giornata libera, oppure d’estate, quando i loro padroni vanno in ferie, vengono collocati nelle case estive per cessi, al pari dei nostri cari e amati amici animali. I loro padroni più attenti, mai e poi mai si sognerebbero di abbandonarli a casa da soli, non vorrebbero che venisse loro un attacco di malinconia o avessero anch’essi un bisogno urgente. Insieme ai loro confratelli amano andare al cinema per vedere film muti in bianco e nero e vi chiederete a questo punto “ Come si comportano davanti alla cassiera?” I casi sono due: quelli pieghevoli, da asporto vengono infilati abusivamente nelle borsette delle turche; matteorenzielacravatta

gli altri, quelli più ingombranti, se non arrivano al metro d’altezza come i bambini, non pagano il biglietto.
Attenzione però! Come i bimbi vanno tenuti per mano e sgridati se si comportano male,consiglio di comperare molti popcorn per tenerli buoni durante la proiezione del film. E se scappa loro un ruttino! Beh, pazienza.igiene-480x270unrtuttinoruttino

Il boss per eccellenza: il Cesso!

(È il capo dei capi, colui che tutto sa e nulla è.)

Darei per scontato che gli altri componenti della classifica stilata, non mi lancino improperi, spero non mi odino, dopo ciò che mi accingerò a fare e in cuor mio auspico di poter collaborare ancora con loro. Mi sento in dovere di dedicare il capitoletto numero due, al “Cesso” per eccellenza e con la “C” maiuscola.gentilezza
Come ho specificato all’inizio di questo percorso, cesso è una parola che troviamo anche nel vocabolario della lingua italiana, perciò mi sono permessa di usarla sovente senza per questo credere di essere una persona volgare.  Non lo accetterei da Voi, gentili amici e rifarei tutto il manoscritto senza pensarci due volte.
Questo saggio vuole essere tutto men che irrispettoso o volgare, desidera essere un simpatico manuale al quale ricorrere quando la nostra mente ha un pensiero triste e nefasto, come specificato sotto al titolo.  evisseropersemprefelici

Queste cinque sillabe C E S S O, rendono bene l’idea di un oggetto, persona, situazione, stato d’animo, spettacolo, amore, ricetta, matrimonio, fidanzamento, divorzio, relazione clandestina, orgasmo, abito, suocera, capoufficio, casa e tutto quello che vi viene in mente che non si possa catalogare nelle altre tipologie sopra menzionate.
Hai presente un minestrone fatto con i resti del mare in tempesta che piano piano tornano a galla?frlafuori
Come i dubbi, come gli amori,come le stagioni,come le mode, ritornano sempre.
Hai presente quanto ti arrivano quelle bollette tremendamente salate e lievitate e tu non sai chi è il cesso che te le ha inviate e perché ha sbagliato i conteggi proprio a tuo discapito? Poi ti accorgi che non le ha mandate solo a te ed un pochino ti tranquillizzi, cercando di andarci a fondo, pulendo bene con l’acido muriatico. Cesso può essere l’incubo che hai avuto la notte precedente dove hai sognato il tuo ex marito, calvo e obeso, abbarbicato su quel cesso della sua amante.
Cesso è tutto e niente, posso essere anche io quando mangio dieci bruschette prima di dormire, in estate. Siamo tutti noi quando ci facciamo prendere per il c… colletto gratuitamente. Sono coloro che rompendo troppo le padelle non li sopporta più nemmeno un pappagallo.
Il cesso dice “E che, c’ ho scritto Joe Condor?” quando gli sbriciolano un pitale in testa perché canta e sa di essere stonato. Cesso è colui o colei che si va a nascondere in un vespasiano e gioca con la turca senza conoscerla.
Posso essere ancora io, quando leggo il mio libro preferito su di una comoda sconosciuta, tradendo il mio water personale. Ci comportiamo da cessi, quando, senza pensare che gli altri ci vedano, la facciamo di traverso, negli orinali dismessi, credendo che siano water chimici per aerei e facendo finta di essere veri uomini, ben sapendo che siamo donzelle. Il vecchio detto “mareintempesta vi chiarirà ogni dubbio.
Credo sia perfettamente inutile che ci nascondiamo dentro ad un abito da gran soirée, sotto sotto ben nascosto ma di intuibile olfatto, un principio di cessite la possediamo tutti. È una grande epidemia a livello mondiale: dove colpisce non perdona, non guarda in faccia lo status di alcuno, non usa il redditometro e non conosce sesso o religione. L’unico particolare che ci contraddistingue è che qualcuno lo è un po’ meno di altri, qualcuno invece lo è per sempre, dipende dal grado di sopportazione che abbiamo nell’inghiottire gli altri cessi.
Non vorrei ora scandalizzare le plingeriedaurlo

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persone benpensanti o le aristocratiche del circolo del bridge con queste mie considerazioni!
Anche le nostre care e vecchie amiche di sempre, quelle alle quali puoi confessare ogni particolare della tua vita intima che tanto non lo racconteranno mai a nessuno, posseggono una buona dose di cessite acuta, quando meno ce lo aspettiamo, ce la dimostrano.luna stelle e gatta
Poi com’è come non è, nel giro di ventiquattr’ore tutta la tua Regione viene a conoscenza di come fai l’amore, di quanti peli ti sono rimasti sul Monte di Venere, se hai messo le extension o se sono tuoi naturali, se te li tingi perché son diventati bianchi o sono ancora del colore originale.
È inutile che si nascondano sotto le larghe tese dei loro cappelli monumentali; l’olezzo e il comportamento da cesso trapelano comunque.
Non per questo dobbiamo farne un esaurimento nervoso, basta accettarlo, deglutire forte e sperare che l’ondata cessometrica passi in fretta.
Questo solo se vogliamo farla passare, altrimenti l’alternativa è iscriversi al concorso annuale per Cessi Doc e sperare di vincere il primo premio.
La gara sarà una guerra spietata, cessi d’ogni razza vi parteciperanno, sgomiteranno a suon di sciacquone per vincere l’ambito primo premio.
Io modestamente, nella mia cassapanca del millecinquecento con i piedi a zampa di leone, autentica, tramandata di nonno in nipote, ne ho diverse decine di questi ambiti trofei. Riuscivo a vincerli soprattutto da ragazza, quando ero ancora spontanea e vera, anzi non dovevo nemmeno fare fatica più di tanto, mi veniva spontaneo e vincevo ininterrottamente.
Tutti i premi conseguiti hanno le note e oramai amate forme che ho cercato di descrivere, non so se la memoria mi tradirà ma credo, in tutta onestà, di averli vinti tutti. Raramente arrivavo seconda o terza in classifica, non mi sarei certo accontentata e puntavo sempre più in alto.
A onor del vero sempre più in basso data l’altezza nanesca dei medesimi.

Buon pranzo a tutti ricordiandovi che cessi nasciamo, cessi siamo e cessi ritorneremo. Poverizzati naturalmente! Simpaticamente e scherzando vostra, Fabiana.

E se fosse uno di quei giorni che…

È uno di quei giorni che
Ti prende la malinconia
Che fino a sera non ti lascia più.
La mia fede è troppo scossa ormai
Ma prego e penso fra di me
Ornella_Vanoni_3
Proviamo anche con Dio, non si sa mai
E non c’è niente di più triste
In giornate come queste
Che ricordare la felicità
Sapendo già che è inutile
Ripetere: chissà?
Domani è un altro giorno, si vedrà.È uno di quei giorni in cui
Rivedo tutta la mia vita,
Bilancio che non ho quadrato mai.
Posso dire d’ogni cosa
Che ho fatto a modo mio
Ma con che risultati non saprei.

E non mi son servite a niente
Esperienze e delusioni
E se ho promesso, non lo faccio più.
Ho sempre detto in ultimo
Ho perso ancora ma
Domani è un altro giorno, si vedrà.

È uno di quei giorni che
Tu non hai conosciuto mai
Beato te, si beato te.
Io di tutta un’esistenza
Spesa a dare, dare, dare
Non ho salvato niente, neanche te.

sfilata abiti da sposa cervarezza 2014 466

Ma nonostante tutto
Io non rinuncio a credere
Che tu potresti ritornare qui.
E come tanto tempo fa
Ripeto: chi lo sa?
Domani è un altro giorno, si vedrà.

E oggi non m’importa
Della stagione morta
Per cui rimpianti adesso non ho più.
E come tanto tempo fa
Ripeto: chi lo sa?
Domani è un altro giorno, si vedrà.

Domani è un altro giorno, si vedrà
Tomorrow is another day, we’ll see.

Difendiamoci dall’invidia.

 

E’ uno dei sentimenti più brutti in assoluto. Genera imbarazzo e dolore sia che la proviamo per gli altri, sia che la subiamo, divenendo oggetto di prese di mira in modo negativo.In genere affermiamo convinti di non conoscere questo antipatico stato d’animo, ma se vediamo una collega d’ufficio fare carriera al nostro posto, se impariamo che la nostra amica si sposa prima di noi o un nostro amico parla di quel viaggio che volevamo fare da secoli, scattano dentro di noi sentimenti ed emozioni con i quali facciamo molta fatica a rapportarci. E’ la tanto temuta e famigerata punta d’invidia. E’ un sentimento che viene paragonato alla cattiveria e che ci mette davanti alle nostre fragilità interiori e ai nostri limiti umani. Socialmente è inaccettabile pertanto viene taciuto e negato, ma purtroppo provato sulle nostre umani carni. L’invidia bisogna saperla gestire, ed esistono dei trucchi suggeriti da psicologi per imparare a governarla, affinché coloro che la provano non passino la vita a “rodersi il fegato” come si suol dire. L’invidia nasce da un confronto con qualcun’ altro che non siamo noi stessi, che possiede qualità o beni materiali, o risorse intellettuali, o partner che anche  noi vorremmo avere ma che per qualche strano motivo e gioco del destino non abbiamo e forse non avremo mai. Essa con la sua radice cattiva porta a galla insicurezze ed innesca una serie di emozioni negative come il senso d’inferiorità, l’impotenza di fronte all’altra/o, la rabbia cieca e l’odio.

Per non rimanere invischiati in questa rete di sentimenti dannosi dobbiamo focalizzare le nostre emozioni, dobbiamo ammettere con noi stessi che essendo umani, in questo caso siamo invidiosi.  

Dobbiamo imparare ad usare il confronto, come occasione per dimostrare le nostre risorse e ciò che abbiamo con il tempo appreso, imparando a nostra volta dagli invidiati gli atteggiamenti migliori e i modi di comportamento che vorremmo fossero i nostri. Se ci circondiamo di persone positive, serene e che noi reputiamo un modello al quale ispirarci, possiamo senz’altro attingere mettendo da parte l’invidia. Cambiamo così il nostro pensiero, desideriamo attingere ed imparare, non invidiare e magari “stramaledire” colui che possiede una villa con quattro piscine e noi siamo in 40 metri quadrati con mutuo trentennale da pagare.

Non fermiamoci a quei brutti pensieri del tipo:per lei è stato facile! Gliel’hanno pagato gli suoceri o i genitori!”, proviamo invece a domandarci se ella è felice in quella villa e se anche lei ci invidia proprio perché abbiamo quel piccolo e delizioso nido dentro al quale abitiamo con il nostro compagno e siamo felici con lui. Lei dopo tutto, anche se abita in tale mole di metri quadrati li odia, perché si è separata da poco ed il marito è scappato con la sua migliore amica. Non fermiamoci mai alle apparenze: l’invidia spesso è fuorviante e ci porta a credere che la realtà sia solo una, quella del nostro punto di vista. La facciata esteriore in genere è solo ciò che loro fanno trasparire, come noi stessi facciamo con loro. Se ci riflettiamo sul serio tantissime volte alla domanda”Come va? Come stai? “ Rispondiamo che stiamo benissimo, che tutto va a meraviglia anche se abbiamo appena litigato con nostro marito, anche se abbiamo scoperto che nostra figlia bigia la scuola, ed abbiamo perso da un mese il nostro posto di lavoro. Torna in ballo l’arte squallida del mentire aggiunta all’ingrediente ed al fattore delimitante “invidia”. E’ un mix esplosivo! Quello che noi conosciamo delle altre persone è solo una minima parte e non possiamo trarre delle conclusioni per cui catalogare lei fortunata, io sfigata. Dietro a quella casa con quattro piscine c’è solitudine, sofferenza, pianti, impotenza e tanta rabbia. La nostra amica immaginaria, che prendo ad esempio, ma che potrebbe essere benissimo nostra zia, nostro cugino o la vicina di casa, se ha tutti quei soldi e quelle ville e di primo acchito sembra più fortunata di noi e più agiata economicamente, può essere in realtà  una persona sola, triste, depressa e senza scopi veri nella vita, che a causa di questo forti vincoli farà molta fatica a crearsi una propria identità ed una propria autonomia economica, fisica ed emotiva. Anzi! Noi stessi siamo da lei invidiati per quel poco che possediamo essendocelo guadagnato con le nostre sole forze. Quindi non è tutto oro ciò che luccica, non dobbiamo dimenticarcelo mai. Un altro espediente per vincere l’invidia è quello di partecipare alle gioie degli altri, condividerle, essere felici per loro e magari pensare: se potrò, un giorno anch’io raggiungerò quel tal risultato. Ora ci lavoro su e cerco di capire in tutta serenità come ha fatto tizio caio a divenire così…che so, bello magro e  tonico!  -Nessuno di noi è Superman o Wonder Woman, non dobbiamo confrontarci con nessun super eroe, ma con una persona che ha le nostre stesse potenzialità. Lei forse le ha messe a frutto prima di me, ma ciò non toglie che anche io posso imparare! Mi congratulerò con sincerità e con sorriso con lei/lui per aver raggiunto il risultato che bramava da molto tempo! Così non metterò tra di noi la barriera dolorosa dell’invidia ma ci avvicineremo e ci sosterremo a vicenda, qualora anch’io volessi raggiungere il suo risultato. In questo percorso per guarire o stare lontano definitivamente dalle invidie occorre la ferrea volontà di mettersi in gioco nelle relazioni sociali, così come dobbiamo prenderci cura del nostro corpo ed amarlo molto. L’invidia è una vera ferita che sanguina, è un taglio della pelle e provoca dolore fisico. Concludo riportando un trafiletto su quanto emerso da uno studio eseguito dall’Istituto nazionale di scienze radiologiche di Inage-KU in Giappone, i cui risultati sono pubblicati sulla rivista SCIENCE: Attraverso tecniche di IMAGING, i ricercatori nipponici hanno scoperto che i circuiti neuronali sono gli stessi che si attivano quando ci facciamo male. Forse l’invidia serviva ai nostri avi per stare alla larga dagli estranei e rafforzare l’attaccamento al proprio clan. Era uno stimolo per la sopravvivenza dell’individuo che così era più protetto e del gruppo stesso. Oggigiorno non è più così, ma se viviamo male questo sentimento “rancido” proveremo ugualmente due tipi di dolore: fisico e psichico. Il mio povero papà era solito ripetere una frase” Meglio essere invidiati che invidiare”: Oggi, non sono più d’accordo con queste sue parole, si sta male in due, chi invidia forse maggiormente, ma anche l’invidiato speciale soffre.

Roberto R. Emanuelli e le sorprese del mattino!!!

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VETROCOLATO:I MIEI PENSIERI SONO DI VETRO COLATO, NON CI STANNO PIÙ CHIUSI IN UN CASSETTO.

SFRUTTATE L’EREZIONE MATTUTINA.

Vi chiederete che cosa c’entrano , Roberto Emanuelli per il quale io arrossii già parecchio tempo fa e Vetrocolato., con il simpaticissimo articolo riguardante le sorprese mattutine che a volte, i nostri uomini ci fanno. Le frasi che vengono cercate in rete sono tra le più disparate e strane, ci dev’essere ancora lo zampino del ricercatore per errore di significati. Stamane ho trovato nel paniere queste parole, che hanno ricondotto il ricercator curioso al mio salotto. Mi preme informarvi che Roberto riscuote comunque anche in altri blog un successo clamoroso, al pari della saga dei grembiuli e lo cercano in tutte le salse. Le frasi che più trovo e che stamane mi hanno fatta sorridere di gusto sono le seguenti:

Roberto come hai fatto a far arrossire Fabiana? (non ci sono in rete foto di me arrossita, non è facile farmi arrossire ancora, però ci si può provare, mettendomi in forte imbarazzo!)

Roberto R.. sei un figo, Fabiana no. (è un bel ragazzo,con la O, non c’è che dire! E poi il mio nome finisce con la A non con la O.)

Roberto Emanuelli e l’erezione del mattino! (forse solo lui è ancora in grado di produrla??)

Fabiana e Roberto, un erezione per due (e qui arrossisco ancora per davvero…, a questo punto si potrebbe fare un tre per due, così risparmiamo…)

Le erezioni di Roberto….( ma chi l’ha detto che ha delle erezioni? Però potrebbe essere il titolo di un nuovo libro….)

erezioneInsomma se credevo d’aver raggiunto il massimo della simpatia con la saga  grembiuli, stamattina rido di gusto e aspetto spiegazioni da Roberto, sperando che non se la sia presa! Ti cercano, ti bramano,ti desiderano, ti immaginano a fare solo una cosa, ti sognano in pose non proprio ecclesiastiche, ma io cosa ci posso fare? Spero tu stia allo scherzo, ma non ho capito il nesso tra te e queste mai viste erezioni mattutine…Non dalle mie parti almeno e non le tue perbacco! Mio marito sarebbe geloso e non poco, sotto tutti i profili!letteradirobertoemanuelliscrittasuerezionele fotografie di Roberto sono state da me simpaticamente prese dal suo blog, così come le scritte su carta gialla. Appartengono a lui che spero stia al gioco, nonostante le scritte che lo riguardano siano vere: è inutile che te lo nasconda. Ti vengono a cercare da me invece che nei tuoi blog! Si dev’essere innescato un grosso malinteso e non vorrei che tua moglie o latua compagna fosse gelosa pensando ad una tresca tra noi due! Le altre simpatiche foto sono prese dalla rete Internet al solo scopo di far sorridere i gentili lettori!rimorchiare(..se fosse così facile. L’erezione arriva, rimane di solito poco, e se ne va. L’affetto, le cose in comune, gli stili di vita. gli hobbyes,  i figli, le bollette da pagare, la comprensione, la religione….invece…)

Il water prosegue il suo cammino imperterrito!

Ora il numero degli iscritti sta lentamente scendendo e si dissolveranno come la prima neve al sole. Ho avuto parecchie risposte, ognuno con le proprie motivazioni, qualcuno/a con scuse che non stanno nè in cielo e nemmeno i nterra. Resta il fatto che le persone qualche volta ascoltano anche se prima fanno orecchie da mercante. Qualcuno ha accolto il mio accorato appello e si è disiscritto come pensavo fosse. A malincuore, con rassegnazione ma convinta del messaggio che intendo portare, ci avevo visto lungo e chi non desidera abbandonarmi, nonostante la mia, oserei dire “pressante richiesta”  non lo fa. Liberissimi, ma se rimanete fatevi sentire ogni tanto, altrimenti non ha proprio senso che stiate qua dentro!  Pochi amici ma buoni, virtuali o no per me questa massima è sempre valida. Ah proposito: qualcuno ha anche pensato che fosse un ostratagemma per farmi pubblicità, ci vuol altro! Peccato per chi lo pensa!  Sotto questa mia lecita richiesta non ci sono secondi o terzi fini!  Pazienza, ora facciamoci due risate con l’oggetto del desiderio!cessoabocca.pg

Bigiotterie & dintorni.

(Non vedo l’ora di mettere in commercio i nuovi monili e di depositarne il marchio)

Non vorrei ora annoiarvi e farvi sbadigliare, ma non posso non mettervi al corrente dell’uso spietato e smodato che ne ho fatto per le nuove collezioni di bigiotteria. Egli potrebbe, tramite il sindacato dei cessi, farmi causa per sfruttamento minorile, data l’altezza! Spero non lo faccia, ma possa capire quanto mi sta a cuore vederlo valorizzato al massimo e farlo conoscere in ogni sua più piccola venatura. Ho voluto tutto, ma proprio tutto in parure: dai waterini in smalto e porcellana che pendono dalle orecchie, alla spilla da appoggiare sul risvolto della giacca, i gemelli per i polsini delle camicie da uomo, il girocollo in oro, i bracciali e naturalmente gli anelli in oro massiccio. Anelli dotati di coperchio che nascondono il tanto decantato cianuro, che, in caso di emergenza possiamo ingoiare senza pericolo di essere viste. Non intimoritevi e non scandalizzatevi donne e uomini di poca fede! Sin dai tempi antichi ogni anello che si rispettasse conteneva il proprio veleno, non vedo perché anche il nostro water non ne possa contenere una modica quantità. Sono tutti modelli inediti, mai disegnati prima d’ora e con marchio depositato, dei veri capolavori d’ingegno e precisione. Non potevo permettermi il lusso che un girocollo perdesse acqua o altro, indossandolo ad una serata di gala, come non ho di certo dimenticato il rossetto per noi eterne ragazze. Per il tanto amato “belletto” come si chiamava anni fa, ho pensato di utilizzare i pappagalli con tappo. Svitandoli uscirà il tubetto colorato che verrà appoggiato sulle labbra e sarà in tutte le tonalità di colore e di ogni lunghezza, insomma belletti per tutte le labbra: rifatte o al naturale. Per capire esattamente che cos’è il pappagallo ci vuole ancora un poco di pazienza.pappagallo

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Per tutte queste mie creazioni, mi sono ispirata alle uova di Fabergé, famosissimo orafo degli Zar di Russia al loro servizio dal 1880 in poi*.

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Osservando attentamente la forma del mio amato, ho notato che assomiglia alle meravigliose uova realizzate dall’orafo forse più famoso al mondo.Mi son detta: perché non ci provo anch’io e realizzo una collezione di monili lavorati a mano, pezzi unici per veri intenditori? L’avessi mai fatto: mi arrivano ordini e richieste da ogni parte del mondo, soprattutto dagli Emirati Arabi, che, oltre a possedere le collezioni di Rolls Royce vogliono avere anche la collezione di cessi.
Contenti loro!  Negli orecchini più preziosi, creati con diamanti estratti dai water da collezione, quelli da catalogo per intenderci, ho inserito una piccola clip che fungerà da telecomando per poter mettere in moto l’automobile a distanza. Ma questa è una vera chicca e non lo dirò a nessuno, voglio tenere il brevetto solo per me.
Visto che non mi accontento mai, ho arricchito gli orecchini di altri congegni utili. Noi donne civettuole per natura, scostiamo spesso i capelli dalle orecchie mentre parliamo, sbattendo le palpebre con aria da sogliola lessata, mettendo in mostra i lobi e di conseguenza gli orecchini ivi appesi.
Pigiando la piccola monachella* che gli orecchini waterosi anni settanta avranno, azioneremo un piccolo transistor nascosto che simulerà il rumore di una cascata d’acqua profumata al cedro del Libano.Santorini 003

sfilata abiti da sposa cervarezza 2014 017
In questo modo i casi sono due: o il giovane con il quale stavamo scambiando l’indirizzo di posta elettronica, pensa che per l’emozione ce la siamo fatta sotto, oppure crede di essere così infatuato di noi, da sentire oltre alle campane, anche un acquazzone profumato. In entrambi i casi per il suo ed il nostro stupore non lo perderemo più di vista. Se poi le cose proseguiranno e da una parola dovessimo addivenire a contatti più intimi, ho pronto nel cassetto della biancheria, il completino che gli darà il colpo di grazia finale.
Quel colpo che viene sferrato solo una volta, credo, nella vita: quando vogliamo portare il condannato direttamente sull’altare del Paradiso.

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Non me lo ricordo più.

Questa volta l’ho fatta proprio grossa e con il Water non c’entra nulla. Ho perso la mia macchina fotografica, la mia nuova amica che mi consentiva di imparare ad immortalare ciò che i miei occhi vedevano. Era stata per me una grande conquista anche il solo saper come tenerla in mano e come inquadrare un obiettivo ben preciso. Mi dicevo che alla mia età non sarei più stata in grado d’imparare ed invece lei semplice da manovrare mi ha permesso di fare moltissimi scatti in questo anno 2015. Non era una gran macchina, lo so ma per me,principiante ed autodidatta andava più che bene. E’ sbagliato però dire che “l’ho persa, o che si è persa da sola”, sono io che purtroppo, non ricordo più dove l’ho nascosta. Il fatto in sé è molto triste, devo ammettere che la mia proverbiale memoria non è più quella di una volta, devo scrivere sempre più appunti ed appuntamenti altrimenti potrei dimenticarmene. Ricordo che eravamo appena ritornati da Santorini, ricordo le valigie da sistemare e la pulizia generale della camera di mia figlia. Poi il vuoto, ed è terribile. Non vorrei averla buttata nel sacco dell’immondizia in seguito al decluttering, che in questo caso sarebbe stato un decluttering dannoso ed oneroso. Ma la colpa, se non la troverò è solo mia, sono distratta, troppo svelta nel muovermi e combino disastri. A volte voglio fare mille cose in una giornata. Come dire: predico bene e razzolo male. Ricordo che mi son detta che per un po’ di tempo non avrei più fotografato, non so il perché di questo stupido pensiero e decisione inutile. Ricordo solo di averla nascosta molto bene  in un posto non consono a nascondere qualcosa. Un nascondiglio segreto, difficile da ragiungere,“Così non la vedo e non sono tentata dall’usarla!”, mi dicevo mentre la mettevo lì dentro. Ma oggi non ne sono più tanto sicura. Ragionamenti sterili, ricordo un angolo e poi i giorni passavano ed io non ci ho pensato più. Ma rivedendo la libreria di “Word Press” colma e strabordante di foto già usate e pubblicate diverse volte, mi era ritornata la voglia prepotente di fotografare ancora paesaggi e situazioni nuove. Ora le sto cancellando ,vorrei footgrafie nuove per questo autunno! Un ben giorno mi decido ad andare a prenderla, vado diretta nel posto in cui pensavo con certezza che fosso;sicura come sicura di essere qui in questo momento, apro un cassetto e non c’è. Panico assoluto! Ne apro altri, butto all’aria la biancheria, tasto, tocco sopra e sopra gli indumenti, guardo dentro alle borsette, nelle cabine armadio , nei bagni, nei cassetti della cucina…non la trovo. Non mi ricordo e non avere i ricordi su qualcosa che ho fatto, per me è fonte di dolore atroce. Penso alle cose e alle malattie più brutte, piango e sono molto triste perché mi ero affezionata a lei. Mi manca! E se l’ho buttata via sovrapensiero? In quell’enorme sacco delle cose di mia figlia? Mio marito che con me è sempre molto comprensivo e paziente, mi rassicura dicendo che se non salterà fuori ne compreremo un’ altra, adatta alle mie poche capacità.Se da un alto posso essere rassicurata dalla bella notizia, dall’altro ho comunque il dispiacere perché comunque sia, io non mi ricordo com’è esattamente andata. Mi hanno suggerito di scrivere da qualche parte quando nasconderò un’altra cosa alla quale tengo molto, ed io ho pensato con molta amarezza e tristezza che sto invecchiando e che non ci posso fare nulla. Non posso arrestare questo processo naturale, così come devo rassegnarmi alla vista che mi sta abbandonando sempre di più. Ogni giorno che passa devo usare gli occhiali per compiere gesti (da vicino) che sino a pochi mesi fa riuscivo a fare senza l’ausilio delle lenti. Per me, persona che vorrebbe essere libera e non schiava del tempo, ancora autosufficiente, so che farò molta fatica a dover dipendere dagli altri. Diviene amara la constatazione del tempo che se ne frega e passa noncurante dei danni che lascia Se passasse lasciandomi indenne pazienza, ma la mia memoria ed il fatto che sto già dipendendo da altri come gli occhiali, mi fa male all’anima. cancellatediCanalieancoraautunno! 008
Non è questione di vanità o di voler essere sempre giovane ed attraente: è la grande paura di non riconoscere più chi sono io e chi sono le persone che amo di più. Perdonatemi la confessione.Come posso fare: rinuncio alle ricerche e ne acquisto un’altra o spero un giorno, chissà dove e chissà quando di ritrovarla?cancellatediCanalieancoraautunno! 035

Piacere: Io sono un water e me ne vanto!

È lui il protagonista delle sfilate.

              (Maglione e pantalone per ogni stagione!)

A questo punto del nostro viaggio all’interno del nostro protagonista, mi auspicherei che fosse visto sotto un’ottica diversa, più umana, con una veste nuova.  A questo proposito, perché di vesti parlerò, la mia felicità giunse al culmine quando proposi ad una mia cara amica stilista di utilizzarlo nella moda. Ma come nella moda? Vi chiederete attoniti ed un po’ imbarazzati, “Ma come fai ad indossare un water? Come fai a metterlo sul capo durante un’omelia, come puoi infilarlo come si fa con i jeans?”lerughedellavecchiaia
Non ci vuole mica molta fantasia, oppure sì! tanta ne occorre per provare a trasformarlo in un tailleur da pomeriggio per un thé con la futura suocera.
Vediamo come, passaggio per passaggio.
La parte superiore cioè la cassetta a muro, sarà la giacca con bottoni gioiello cuciti, il vaso fungerà da gonna, il coperchio naturalmente diventerà il cappello a larga tesa; il grande fiocco inamidato che completerà l’insieme sarà lo scopino apposito.

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Aggiungerei una collana fatta da tanti water in miniatura intervallati ora da una padella formato mignon da notte, ora da un vasino per bambini, in oro e turchese, infilati su catenella.LamiaCERVAREZZA 047
Ovviamente vi prego di immaginarvi la catenella d’un tempo, usata per far scorrere l’acqua dentro al nostro simpatico amico tuttofare.
Ai piedi sicuramente metterei due water chanel con tacco alto ed in mano una piccola water pochette in raso rosa, da tenere rigorosamente chiusa.
Non credo ci saranno problemi di sorta, non poniamoci nemmeno il quesito secolare se piaceremo o no alla futura suocera, LamiaCERVAREZZA 066

 

tutt’al più penserà di noi che siamo un cesso, ma tanto è preventivato.
Comunque ci vestiremo e ci presenteremo, lei dirà questo di noi ipotetiche nuore, quindi giocando d’anticipo non ci troveremo impreparate agli scontati complimenti. Consiglio anche di portare una scatola di cioccolatini assortiti con forme che lascio immaginare a voi.
Quando la aprirà rimarrà sicuramente di stucco e sarà la volta buona che inizierà la dieta prematrimoniale! Ho provato ad indossarlo io stessa come gonna primaverile a palloncino per questa sua forma rotondeggiante e non passavo certo inosservata!giardinodellacasadiriposo 005
Ma che meraviglia: una persona si veste per uscire e dall’armadio estrae il suo water tailleur abbinato a borsa, scarpe, collana, cappello e guanti; è una moda mai lanciata e di questa mia creazione vado molto fiera.
Quando lo sfoggiai al mare dividendolo in due parti per ottenere il bikini, fui letteralmente spogliata dalle ragazze che, stufe del soliti costumi, erano a caccia di idee nuove.lamiacamminatadel mattino 009
Per Natale, sapendo di questa mia nuova velleità sartoriale, le mie amiche me ne hanno regalati parecchi. In stoffe di diverso genere, anche plissettate, introvabili per la verità, come quello regalatomi da mia cugina in lana bouclè. Quello in lana bouclè vi assicuro che è una perla rara, un pezzo veramente unico e lo utilizzerò per maglie invernali da indossare quando le cervicali si faranno sentire, allora sì che sarò fiera di mostrare di che water sono fatta. Con i vari water ho confezionato pantaloni a sigaretta, a zampa d’elefante, cappotti di cachemire con il collo alto, giacche asimmetriche, maglioni, camicette a seconda delle forme che avevo tra le mani.tortaperalice
Essendo un oggetto versatile ben si presta alle mode che cambiano, si trasformano ma poi tornano sempre.
Come te, mio dolce water, mi scappi, ti neghi, ti fai desiderare, poi ti concedi ed io ti acchiappo e ti trasformo facendo di te ciò che voglio.
Ho creato persino un ombrello girevole in plastica leggera, con cappello incorporato e bastone da passeggio ricavato da un vecchio water con piedistallo, naturalmente stilizzato ma molto utile per appoggiarsi.
Visto che lo vorrei utilizzare a più non posso, ho aggiunto sul manico del bastone un fazzoletto per il raffreddore ripiegabile, in seta pura, tagliato a forma di turca, per appoggiarvi le pareti del naso.
Etcì! Salute!       linus

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Cibo buttato? No, cibo recuperato!

Il grande evento dell’Expo di Milano, ha come tema principale e comune a tutti gli Stati mondiali che vi hanno partecipato, il cibo. Cibo utilizzato, cibo buttato, sprech ialimentari ,acquisti abnormi, cibo per tutti ma milioni di esseri umani muoiono ancora di fame. Il cibo, fonte primaria di vita assieme all’acqua, questo cibo che ancora fresco ed ottimo da gustare vien buttato nella spazzatura arrecandoci un danno economico ed etico imponente. Si calcola, ma potrebbero essere purtroppo molti di più, che ogni essere umano faccia finire nella pattumiera circa 150 kg. Di alimenti all’anno. Ogni tipo di alimento ancora commestibile, magari cucinato la sera prima o magari ancora imballato nel cellophane viene buttato via. Come ci sentiamo dentro di noi nel momento in cui prendiamo quell’arrosto ancora buono, la pasta condita con il ragù e con estrema disinvoltura la buttiamo nel pattume? Io spero che ognuno si senta male pensando che con i nostri avanzi possono mangiare tante altre persone per giorni interi. Fino a pochi decenni fa il cibo era considerato sacro. Le nostre nonne raccoglievano a fine pasto le briciole di pane rimaste sulla tovaglia e le mettevano in un vaso. Quando ne avevano raccolto una discreta quantità, lo usavano come pangrattato per impanare alcune pietanze. La cucina tradizionale Italiana è sempre stata nota per le strategie anti spreco, per le sue ricette del riciclo alimentare o riutilizzo degli alimenti, insomma per usare un vecchio proverbio si poteva andare ad un pranzo di nozze ove si mangiavano solo fichi secchi! Io stessa pur amando molto cucinare ed inventare piatti nuovi, alla vista di qualcosa che rimane nel frigo il giorno dopo anche se ben incartato e protetto, anche se un ottimo aspetto di freschezza, ho un senso di nausea e disgusto e la prima cosa che mi viene istintivo fare, è quella di buttare il piatto con l’arrosto rimasto. Se a mezzogiorno mi rimane della pastasciutta con il ragù invece di riciclarla, preparando un’ottima pasta al forno, ho l’istinto irrefrenabile di buttarla via. E questa è una cosa sicuramente disdicevole se penso ai milioni di affamati che nel 2015 muoiono ancora per denutrizione o cattiva alimentazione. Non mi fermo a pensare che potrei portare questi piatti e non avanzi, come si usa chiamarli ad un’altra famiglia magari segnalata dalla Parrocchia, che non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena. Per tutto ciò che rimane sulle nsotre tavole  c’è ancora una speranza di vita o un’idea di recupero. Dovremmo imparare a conoscere e lo farò anch’io, Pellegrino Artusi (nato a Forlimpopoli, il 4 Agosto del 1820 e morto a Firenze il 30 marzo 1911, fu scrittore, critico letterario e gastronomo ndr).Nel 1891 pubblicò a sue spese La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, manuale di cucina e raccolta di ricette, frutto della conoscenza acquisita in numerosi di viaggi nel nord e centro Italia e delle sperimentazioni delle ricette stesse, ad opera dei cuochi della sua casa, Francesco Ruffilli e Marietta Sabatini.. Se avessimo guardato meglio mamme. nonne, zie e suocere mentre cucinavano invece di sbuffare contrariate, oggi ne sapremmo molto di più. Personalmente sono stata molto fortunata a gaurdare e ad aiutare sin da bambina la nonna e la mamma, essendo appassionata da sempre di cuina.  La mia mamma conservava addirittura i noccioli di pesche ed albicocche, li triturava molto finemente e poi li metteva nelle torte e nelle marmellate per rafforzare questi due gusti, già di per sé molto dolci ed accattivanti! . Mi rincuoraperò il fatto di aver cambiato negli ultimi tempi le abitudini alimentari ed i relativi acquisti. Se non tutti i mali vengono per nuocere questa crisi abnorme ci insegna a non sprecare più, questo dopo anni di consumismo sfrenato e dissennato. La tradizione anti spreco si sposa oggigiorno con le nuove abitudini alimentari, rispolverando una cucina casalinga nella quale la Dirigente di Famiglia di allora, cioè la progenitrice ossia la casalinga semplice, doveva far quadrare bilanci e costi, mettendo a tavola anche dieci/quindici persone. le famiglie di allora erano molto più numerose di quelle di oggi e le bocche da sfamare erano bocche con molto appetito, trattandosi di uomini che lavoravano moltissime ore in una gioranta, come i contadini che non conoscevano le feste comandate, i sabati e le domeniche. In questo noi oggi siamo ricchi, perchè possiamo osservare i giorni cosidetti di festa e fare uno stacco dal lavoro di almeno 1/2 giorni la settimana. Dobbiamo metterci in testa che la cucina senza gli sprechi non è una cucina fatta di avanzi, di scarti, di bucce, torsoli e foglie di lattuga non immacolate. Leggo che anche il pluri stellato cuoco MASSIMO BOTTURA; all’Expo ha dato dimostrazione delle sue abilità culinarie, utilizzando solo le eccedenze dei cibi degli altri ristoranti! Massimo Bottura è nato a Modena, il 30 settembre 1962, è perciò un cuoco Emiliano. ma soprattutto è un cuoco  Italiano. È chef e proprietario dell’Osteria Francescana, ristorante premiato con tre stelle Michelin a Modena[1], classificatosi secondo ristorante al mondo nella lista “The World’s 50 Best Restaurants Awards 2015.”  Osteria_francescanamassimobottura

 

 

 

 

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Il water prosegue il suo cammino…

2. Il water è anche mezzo di trasporto. (Certo che d’allora in poi ne ha fatta di strada!)

Abbiamo dunque imparato che è collocabile e trasportabile ovunque; di sana e robusta costituzione, non gli rimane quasi mai nulla sullo stomaco, è affidabile nei lavori domestici, sincero nei giudizi, di poche parole ma un gran lavoratore! Fu utilizzato anche come primo mezzo di trasporto secoli e secoli fa, è lui l’avo del calesse che fu inventato molti anni dopo. Certamente i primi non erano perfetti: erano grezzi e molto rigidi, avevano ruote quadrate, difficili a girarsi su se stesse, ma per il loro notevole peso e la grandezza della tazza, adatti a contenere dentro la loro pancia enormi quantità di prodotti dell’agricoltura.
Potevano così effettuare lunghissimi percorsi, poco importava il tempo che impiegavano. Questi grandi water a calesse, venivano attaccati con lunghe e robuste catene ad un paio di buoi, anziani e lenti, stipando la bocca della grande plancia si poteva così partire per un lungo e travagliato viaggio.Santorini 010
Ogni tanto il contadino che accompagnava il water, lo faceva riposare, dava da bere alle ruote e alle giunture di pietra e sassi, ristorandole un po’ per la grande fatica che compievano.  Nell’epoca romana venne anche utilizzato nelle miniere; c’era già nell’aria l’idea del treno e furono utilizzati tanti water, concatenati tra loro. Venivano anche in questo caso trainati da bestie da soma o da esseri umani!
L’uomo allora era schiavo del water ed era al suo servizio; oggigiorno è il water al servizio dell’uomo, pur essendo ancora l’uomo dipendente da lui.
Le situazioni cambiano con il corso dei secoli, ma i bisogni reali restano.

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Erano dei graziosi e simpatici waterucci da viaggio ad un posto solo, sgangherati e di foggia ridicola, dei piccoli contenitori per persone, le quali non dovevano nemmeno alzarsi sui binari per farla fuori dal finestrino. Non erano provvisti di finestrini o portiera, ci si doveva buttare dentro, nel senso logico della parola e rimanervi incorporati fino al termine del viaggio. In fila indiana componevano le carrozze passeggeri, erano ad un posto unico e raramente si potevano vedere due seggiolini affiancati.lamiacamminatadel mattino 008

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Erano i primi tentativi di carrozze e ancora non fu trovato il modo per ripararsi da intemperie varie.
Cosicché si viaggiava a cielo aperto, inwaterati a dovere e riparati solo da qualche ombrellino di fortuna.
Mi sarebbe piaciuto vederli tutti quei vasi sanitari in fila indiana, scorrere in modo goffo su ruote e binari d’acciaio!puliamol'italia 002
Per carità, per il solo fatto di essere gli antenati di un mezzo di trasporto così comodo, vanno rispettati e valorizzati ancora una volta.
Si sono meritati diverse medaglie al valore per ogni impresa che hanno compiuto, valore per essere stati i primi prototipi di tante invenzioni che si sono rivelate di fondamentale importanza per l’umanità.
Mai si sono lasciati scoraggiare dalle difficoltà che dal basso della loro posizione hanno sicuramente incontrato nel loro percorso di vita.
Per arrivare ad anni più recenti lo si può vedere volare in cielo, nelle fiere e sagre di Paese, oppure in vere e proprie gare sportive, dove viene premiato il più originale, quello che per primo arriva al traguardo.
Viene costruito in lattice naturale, resistente, leggero e ogni concorrente presenta il proprio: il più grande e colorato ha maggiori probabilità di vincere. Ve ne sono di tre tipi: a gas umano, a mongolfiera e a pallone di Rozière* che è un ibrido tra i primi due. Funziona con gas leggeri e aria riscaldata, si usa per lunghissimi tragitti per ottenere il massimo delle prestazioni.carrocongerani
Si può facilmente intuire che i passeggeri a bordo vengono scelti in base al tipo di gas che riescono ad emettere, per far vincere il loro water.
Cari amici, avete visto il nostro protagonista come è duttile, trasformista e generoso?
Aiuta anche noi donne, perennemente in lotta con la bilancia.
“In che modo?” mi chiederete.
Ebbene, munendolo di due pedali da bicicletta ed un manubrio io lo uso da parecchio tempo come cyclette da camera e comodamente seduta, raccolgo i frutti in tempo reale delle mie estenuanti pedalate.
L’ho fatto costruire adattandolo al mio deretano di oggi, l’ho munito di lettore di musica digitale, leggasi “aipod” un rotolino di carta igienica sul manubrio di destra e voilà!
Ecco inventato il water per dimagrimenti rapidi e sicuri, indolore e comodissimo.85134b_sorelle-bandiera-visore
Serve anche ai bambini piccoli che vogliono imparare a camminare e sino ad oggi il loro unico mezzo di trasporto che conosciamo è il girello.
Si presta egregiamente a questo uso cari amici!
Procurandogli due grosse ferite rotonde sui lati per far uscire le gambette dell’aspirante maratoneta, inserendo al di sotto due staffe con rotelle, il pupo può scorrazzare per la casa tranquillo e beato, all’occorrenza fare anche popò, depositandola direttamente sul fondo del girello.
Verrà poi tolta la cacchiera per bebè al termine della giornata, dal volontario di turno armato di mascherina e guanti.
In questo modo il bambino è autonomo e non disturba la mamma, se poi sul fronte del water viene incollato un vassoio munito di merenda e di biberon, il gioco è fatto! Completo di tutti gli accessori, così il nostro “materno water” all’occorrenza diventa baby sitter.
Lo hanno ribattezzato “waterinoprimopassino”. In seguito si potrà trasformare in un piccolo triciclo, ed infine, diventerà la prima bicicletta.
Tre usi in un cesso solo! Pazzesco: togli un pezzo, aggiungi una rotella, metti un freno, togli la cacchiera e magicamente si trasforma anche nel primo “cinquantino”.uovodipasqua

 

Come il maiale, non butti via nulla ma utilizzi tutto. Lo si vede anche sfrecciare libero in stradine di campagna ed in autostrada, superando a volte i limiti di velocità.  Trasformato in spider, in coupè cabriolet, in decappottabile, in vettura Targa,* o HardTop*: può ospitare solo due passeggeri.pizza e torta di mele 012
Quasi sempre di colore bianco, a volte rosso per far colpo sulle ragazze, raramente e solo per andare ai matrimoni e ai funerali il water è di colore nero inferno.
Al suo interno le poltrone sono in pelle umana, al posto dei tappeti verranno inseriti oblò per gustarsi il pavimento stradale.
Nel cruscotto, come dotazione base un mini-bar con mini barista, vasca idromassaggio per momenti intimi, televisione in bianco e nero, (fa più anni sessanta) e coperchio trasformato in ampia capote.
Non ho la certezza che qualche prototipo possa essere già pronto per il prossimo lancio sulla luna, di sicuro dovrà essere perfezionato a tale scopo.
I vari studi ed esperimenti che gli ingegneri della NASA stanno effettuando, ci fanno ben sperare per il futuro.
Giovani leve alla riscossa, water bianchi, come le voci, potranno finalmente dimostrare di che pasta sono fatti!
Lanciare water nello spazio costerà sicuramente molto meno: verranno utilizzati quelli in disuso, quelli antichi di famiglia, conservati per anni nelle casseforti e mai utilizzati.
Naturalmente previa messa a punto, dotandoli di ogni strumentazione necessaria per il volo.
I vecchi e superati Shuttle potranno andare così in pensione, sostituiti dai moderni water.
Io di certo e qua ci potete giurare! sarò in prima fila a Cape Canaveral (Florida) quando ci sarà il lancio del primo razzowater nello spazio.
Spero che ne partano tanti e tutti insieme; si faranno compagnia e lo spettacolo dei water che volano in cielo alla velocità della luce, mi fa pensare a quando, anche noi saremo lanciati lassù, per rimanervi per lungo e lungo tempo.
Non vi pare?sfilata abiti da sposa  cervarezza 2014 534
sfilata abiti da sposa  cervarezza 2014 150