Andar per Biblioteche.

Facendomi un esame di coscienza molto introspettivo, ci entro troppo poco,lo ammetto, sono sempre di fretta e con poco voglia di prendere in prestito un libro. E’ una antipatia atavica immotivata, una non empatia a pelle, per deformi pensieri antichi e storpiati di quando, giovinetta,la frequentavo troppo per le ricerche scolastiche. Che allora, inutile dirlo ma lo ricordiamo per i più giovani, le ricerche non si facevano con Internet, ma si usavano i libri veri, quelli di carta con le parole una dopo l’altra. Gli studi e le ricerche approfondite per l’appunto, si facevano in Biblioteca, soli o con i compagni di classe. Esclusivamente in Biblioteca, o andando a casa di qualche amica che possedeva quel determinato e introvabile testo, perché i saggi genitori, o magari i genitori colti ed abbienti avevano nelle loro ricche ed esaustive biblioteche private.E li avevano conservati con cura e amore, così come si dovrebbe fare con qualcosa o qualcuno di molto prezioso. Perchè un testo antico o moderno che sia è un bene prezioso, senza ombra di dubbio alcuno. Prendevo il tram al pomeriggio, il mitico ed invariato numero cinque, con il brogliaccio per gli appunti, gomma, matita, biro e tanta pazienza, mescolata a rassegnazione e poca voglia di andare nel luogo angusto ed ameno. Ma vi andavo e dopo 15 minuti circa, arrivavo a Reggio Emilia, in centro storico, in via Farini 3. Scendevo alla fermata “del Cristo”,chiamata così da noi di Reggio Emilia. Pochi passi ed entravo nella sede del sapere, nel luogo sacro, nelle stanze del silenzio e della concentrazione, dove tutto mi appariva austero e con fare indagatore,dove anche l’odore inconfondibile della carta stampata mi dava la nausea. Quei luoghi così preziosi e bramati dalla “reggio bene”, nei quali gli ausiliari e le persone che vi lavoravano, indossavano il camice nero. Come i bidelli delle mie scuole medie e superiori, un ricordo terribile, erano severi al pari degli Insegnanti e mi squadravano da capo a piedi, facendomi sentire fuori luogo. Anche le persone che frequentavano la Biblioteca erano soggetti che mi mettevano in soggezione. Vi entravano parecchi adulti sicuramente molto colti o presunti tali, avevano lunghi baffi gli uomini ben arricciati e boccoli freschi di parrucchiera le signore con il tacco a rocchetto. Avvolte nei loro tailleur chanel, grigi o bordeaux d’inverno. Fasciate in gonne a tubo che mettevano in risalto il sedere, con attillate camicette di seta, recanti un grande fiocco sul seno d’estate. Bastava loro un’occhiata fugace, con aria di sufficienza per far sì che comprendessero in una battibaleno, la mia modesta ed umile estrazione sociale.

biblioteca panizzi
Io, ragazzetta di campagna, figlia di onesti e robusti contadini che si aggirava per gli scaffali, impacciata ed un poco rumorosa, goffa e smaniosa di uscire da quel luogo del dovere, nel quale anche un respiro più lungo del normale era dannoso per i sacri testi, quelle mura dentro le quali, raramente trovavo il Libro con la elle maiuscola che andavo cercando per le mie ricerche. Quasi mai al primo tentativo,o solo dopo l’antipatico e scocciato intervento del bibliotecario di turno, che aiutandomi come stesse per aiutare un lebbroso, mi porgeva il testo in un nanosecondo, facendo una silenziosa risatina sarcastica per farmi capire ancora di più la mia inadeguatezza. Ho questi ricordi, ben impressi nella mia mente, ma ciò non mi ha impedito di ritornarvi e sabato mattina e ieri.

Mi sono messa in testa di fare una ricerca storica, per mio diletto e mio desiderio di conoscenza storica reggiana su un edifico chiamato da sempre “Mercato coperto”,che si trova a fianco del nostro store OVIESSE, nella via Emilia San Pietro., ossia la via principale per la “vasca” del sabato pomeriggio. Questo edifico è da un paio d’anni occupato dai reparti della catena d’abbigliamento COIN, con scarsissimi (purtroppo) risultati nelle vendite. E’ stato riaperto e modernizzato, pur conservandone le caratteristiche principali estetiche e storiche preesistenti, secondo i canoni dettati dall’ente della conservazioni dei beni artistici e culturali. Il nostro mercato coperto è stato chiuso al pubblico per anni,con l’antipatico quesito per i nostri assessori comunali, su quale destinazione dargli. Ancor prima ha ospitato per altrettanti lunghissimi anni, le bancarelle dei venditori ambulanti Reggiani, che causa la…devo dirlo per forza! Crisi economica, hanno dovuto chiudere i battenti a poco a poco, l’uno dopo l’altro. I nostri colorati banchetti di lenzuola e magliette, hanno ceduto il posto ai tosti e ben organizzati cinesi, che si sono impiantati in ogni angolo, con notevole spirito e intraprendenza imprenditorial, che sta svanendo lentamente, ma inesorabilmente negli imprenditori reggiani e non solo.Spariti i reggiani, spariti anche i cinesi o nigeriani, ora esiste COIN, e non vende molto, per non dire che è spesso vuoto e triste, per il target piuttosto alto. Da qui l’ appellativo famigliare di “mercato coperto”. Tornando al mio nuovo impatto con la Biblioteca Antonio Panizzi, è stato un ritrovarsi dopo tanto tempo. L’incontro è risultato assai modificato, molto diverso, più amichevole e meno severo. Entrando nella sede principale, che fa da mamma alle altre quattro decentrate: Biblioteca di via Emilia ospizio, di San Pellegrino, della Rosta Nuova, di Santa Croce non ho potuto non notare i restauri e i notevoli cambiamenti in meglio, di ogni sala e reparto. A partire dai nuovi e telematici servizi che essa offre, le sale mai viste, tra le quali la sala del Planisfero, la Torre con racchiusi i volumi della storia di Reggio Emilia, quelli che si possono solo consultare nelle apposite salette, in silenzio e con i guanti di cotone. Mi sono trovata a fare conoscenza con una nuova amica, molto colta, molto accogliente, che avevo conosciuto poco in passato e che ora vorrei conoscere meglio, vorrei diventarle amica, studiarla e sapere dove mettere le mani per sfilare il libro giusto nello scaffale giusto. Ho chiesto a due bibliotecari di cercarmi i testi sulla zona del Mercato Coperto, per sapere cosa c’era nei secoli passati e la ricerca è stata piuttosto lunga e laboriosa, ma loro con competenza e pazienza mi hanno accontentata. Erano vestiti “in borghese”, senza divise nere o blu, solo un cartellino di riconoscimento con nome e cognome e reparto di appartenenza. Ma quante diversità ho notato! La gente che era intenta a leggere, a cercare, a prendere appunti era gente nella media, vestita normalmente e nessun sguardo mi ha fatto sentire diversa. I ragazzi sorridenti ed attenti alla lettura, nessun viso serio o triste. Mi ha colpito la quantità impressionante di volumi, di testi, di CD, di riviste, di quotidiani, (si noleggiano anche le riviste!) che la Panizzi ospita. Regna ancora sovrano l’ordine,i testi sono protetti dalla copertina trasparente, il personale è gentile e le iniziative che essa offre sono infinite.C’è silenzio, i toni sono sommessi, ma sono toni comprensibili ed amici, si tocca con mano l’educazione ed il rispetto per l’essere umano, desideroso di sapere. Ho preso a prestito anche due romanzi che leggerò entro ottobre per poi restituirli e prenderne altri. Voglio riprendere a leggere,desidero ritornare spesso in Biblioteca. Ripenso con gioia che quando ero iscritta all’oramai estinto “Club degli editori”, leggevo un libro a sera….Si usava comprare i libri per corrispondenza, bei tempi. Ah proposito dimenticavo i titoli dei miei due nuovi amici”Le ragazze rubate” di Jennifer Clement (ed. Guanda) e “Il rituale dei bambini perduti” di Jean Zimmerman. Buon pranzo a tutti voi.

Autore: Fabiana

Sono nata il 6/6/64. tutto il resto é noia, mi trovi su SHPOCK, su VINTED, SUBITO.IT. SE HAI BISOGNO CHIAMAMI X COSE SERIE al 3204380039!

8 pensieri riguardo “Andar per Biblioteche.”

  1. Buon sabato sera Fabiana!
    Io andrò il biblioteca lunedì pomeriggio ad iscrivermi per poter partecipare alle nuove iniziative che verranno proposte!
    A presto

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  2. Anche in ritardo ti ringrazio e ti dico che ho trascorso un ghiotto sabato sera, siamo andati a mangiare il gnocco fritto con salumi, formaggi, lardo pestato, nutella, stracchino fresco, formaggio parmigiano grattugiato e verdure fresche,in una delle trattorie più caratteristiche della mia zona. L’antica trattoria “da Filippini”, si trova a Montericco una splendida collina di Albinea, nota per i suoi vini bianchi, poco distante da casa mia. Poi, abbiamo innaffiato il tutto con birra (mio marito) ed un quartino di bianco io. Cosa blasfema per i veri Reggiani DOC accostare birra e bianco a gnocco stupefacente!! L’abbinamento con questa torta salata, tipica delle mie zone, ben si sposa ma solo con un rosso robusto e corposo, come il nostro famoso Lambrusco. Ma noi personalmente non facciamo più uso di vini rossi da molti anni, per questioni di salute e di palato. Oggi domeica 5 Ottobre, siamo indecisi se visitare qualche mercatino del riuso, o andare all’immancabile appuntamento annuale del MERCANTEINFIERA a Parma. Quest’anno è arrivato alla trentatreesima edizione, durerà sino a domenica prossima e saranno presenti circa 1000 espositori provenienti da ogni parte d’Italia, qualcuno anche dall’Europa e oltre. Va da sè che la merceologia esposta è di tutt’altro genere, si va dai quadri del seicento, ai tappeti persinai, mobili di un certo rilievo, gioielli antichi, orologi da collezione, abiti firmati, borse di Chanel oramai introvabili, cristalli di Murano e via discorrendo…sino ad arrivare ai nostri giorni, con un vintage anni 50/60 e settanta.Di tutto rispetto, molto piacevole a vedersi e ad acquistarsi, come quel Jukebox amaericano anni cinquanta tipo “Happy Days” che un anno, ero ad un passo dall’acquistare…. Ogni capannone (sono quattro enormei!) sviluppa un tema, Dopo aver visitato circa venticinque edizioni non mi sono ancora stancata e ogn ianno viene affiancata anche una mostra collaterale diversa dall’anno precedente. Incontro sempre personaggi televisivi, come Zucchero Fornaciari, Iva Zanicchi, alcuni giornalisti come Bruno Vespa, G iuliano Ferrara, un anno ho visto Carlo Verdone, Gianni Morandi e signora, insomma persone famose ma amanti di un gusto antico, un pò retro e sicuramente molto caldo ed accogliente. Un mobile solo vecchio, anche se era solo della nonna e quindi non di alto valore economico, conferisce alle nostre dimore un certo calore, ci ricorda chi lo possedeva, ci trasmette aria di casa già vissuta. Lo possiamo ripatinare o lasciare al naturale, possiamo destinarlo a tutt’altro uso, diverso dall’uso originale, lo possiamo reinventare o amare così com’è. Personalmente amo molto l’accostamento moderno/antico, il connubio tra il tempo passato ed il tempo presente, mi piace mostrare i pizzi delle mie nonne e bis nonne e mi adoro il tavolino Ikea, che ha trovato pace e collocazione nel mi ogrande soggiorno! Mi diverte far sposare un vetro di Murano con un “must” dell’Ikea, accostare una zuppiera di Richard Ginori o di Limoges ad un robot moderno di Miele. Accanto alla lavastoviglie, simbolo della modernità per eccellenza, ho messo una raccolta di pezzi di rame in minitura, con stampini da budino piccolissimi ed ilrisultato mi conforta parecchio! Il mio desiderio di oggi, cara Bea è di poter tornare a casa stasera con qualcosa di vissuto! Ho il mio piccolo budget che non sforerò, ma son sicura che qualcosa che mi chiamerà e mi affascinerà a tal punto da acquistarlo, vedendo già la collocazione nella mia dimora, lo troverò! Ecco gentile ed affezionata Beatrice, il mio desiderio di oggi l’ho riassunto tutto nella risposta per te. Buona domenica anche a te, che cosa farai tu di bello oggi??Un bacio amichevole! A stasera e se non torno troppo tardi racconterò che cosa di simpatico ho scovato….

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  3. Buonasera Fabiana, come stai? Io sto studiando molto poiché come ti dicevo ho ricominciato a frequentare la scuola di musica.
    Grazie per la tua risposta gentile, a presto! ^_^

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  4. Buongiorno Bea carissima! Sto abbastanza bene, ho impostato diversi progetti nuovi e stanno mano a mano prendendo corpo e forma. La serenità, il lavoro durissimo d’introspezione e domande che sto facendo su di me, mi assorbono moltissimo. Noto con grande stupore che qualche piccolo risultato lo sto ottenendo. Spero di non perdere anche l’ultima dei miei lettori, quella più affezionata e “fedele”. Sei sempre stata una presenza sicura, un porto amichevole nel quale leggerti, mi fa piacere che tu ti stia impegnando tanto con la musica. Anche Alice finalmente ieri ha iniziato il suo primo pomeriggio di pianoforte. Siamo entusiaste! Ti auguro una buona giornata, piena di sorprese. A presto?

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  5. Cara Fabiana, ti auguro che il tuo lavoro d’introspezione ti possa dare i risultati che desideri.
    Ti ringrazio per le tue gentili parole, adesso sto per uscire, a stasera, un abbraccio!

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  6. Devo capire ancora tante cose, con tempo e tanta pazienza forse le risposte chiare le avrò. Ringrazio il cielo per cominciare a darmene qualcuna e ad aprire gli occhi su tante situazioni. Ti aspetto sempre con gioia, buon pomeriggio. Fabiana.

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