I primi timidi abiti.

Se pensiamo agli anni nei quali è nata e vissuta mia nonna,cioè  i primi anni del Novecento,  si può facilmente evincere che tipo di abbigliamento e di accessori fossero disponibili a quei tempi. Focalizzando la memoria, sui racconti narrati da lei nelle serate invernali o in estate seduti in giardino, emergeva  sempre il fatto certo e ineluttabile, che ella era stata abbandonata dai genitori. E per genitori nonna Ione intendeva soprattutto la madre. Quando fu raccolta ed accolta all’orfanotrofio di Parma, abbandonata da chissa’ chi “in fretta e furia, per sbarazzarsi di me” ripeteva spesso,  era avvolta in una copertina di pannetto bianco e azzurro, senza tutina in spugna né tanto meno pannolone o cuffietta di lana. Al  collo aveva una catenina d’oro con una Madonnina o un Crocefisso, presumibilmente messole affinché la proteggesse dalle sventure che la vita certamente le avrebbe riservato. Da quel pannetto di lana in poi, il suo abbigliamento e gli accessori che userà sino al momento della sua morte saranno umili, semplici, riciclati, riparati da lei con abilità o da lei stessa confezionati. Durante gli anni trascorsi nella famiglia che l’adottò, indossava solo abiti dismessi dalle sorellastre, di colore scuro che avrebbero dovuto invecchiarla. Invece Ione era talmente bella e radiosa, che anche vestita di nero o di viola scuro comunicava la sua giovinezza e la sua forza fisica inesauribile. Con i primi guadagni, qualche moneta elargita dal padre come riconoscimento per il durissimo lavoro svolto, comperava qualche pezza di stoffa dall’ambulante del paese che passava di casa in casa con il suo carretto traballante, trainato  da un altrettanto vecchio e stanco cavallo. E con quelle pezze, nei momenti di riposo si confezionava qualche camicetta o gonna lunga sino ai piedi. Prediligeva i colori chiari, dovendo indossare sempre quelli scuri per volere della madre. E quando metteva un indumento di colore beige o panna, o bianco addirittura, non erano pochi i giovanotti che si voltavano per ammirarla! Deliziati e compiaciuti per vedere una sì bella donna, alta, formosa, con lineamenti nobili e delicati, una crocchia enorme di capelli corvini (come il cognome fasullo che le diedero all’orfanotrofio ndr) e lucenti che si ergeva sulla testa, mettendole ancora più in evidenza il lungo e sinuoso collo. Ione sempre serena, rastrellava il campo come se stesse suonando un’arpa o un violoncello. Non ho mai capito sino in fondo come facesse una donna abbandonata dai genitori, che è cresciuta in una famiglia di contadini grezzi ed ha sempre vissuto in contesti molto poveri, racchiudesse in sé tutte quelle doti di eleganza e raffinatezza che la facevano distinguere ed emergere rispetto ad altre donne. E non parlo con parole dettate dal mio grande affetto per lei, ma cerco di rendere merito ad una donna speciale,  che non ha trasmesso a nessuno dei quattro figli i doni in lei intrinsechi che le sono stati fatti alla nascita. Questi suoi modi così eleganti e nobili saranno in futuro, oggetto di ricerche della sua famiglia per  conoscere le sue origini e da dove proveniva.  Ricerche ed ispezioni accurate fatte dai figli e nipoti,  che porteranno gli stessi a supporre, che fosse l’esito di un amore clandestino tra un nobile e la sua servetta. O viceversa. Ma ne parlerò a tempo debito. Diversamente non ci si può spiegare con il solo raziocinio, i comportamenti e le doti naturali che emanavano da lei, ogni qual volta scuotesse anche solo la testa. (Continua )

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